In data 23 ottobre  1999 la Direzione dell'Istituto Culturale della Comunità Islamica Italiana inviava al Sen. Giulio Andreotti
il seguente messaggio di felicitazioni:

BISMI-LLAHI-R-RAHMANI-R-RAHIM

“Dì: ‘E’ giunto il Vero, e la menzogna nulla aggiunge e nulla ripristina’.”
(Corano 34, 49)

“E dì: ‘È giunto il Vero e la menzogna è svanita.
In verità il falso è evanescente per natura’.”
(Corano 17, 81)

Carissimo Senatore Andreotti,

Pace,

a nome del Consiglio Direttivo dell’Associazione Musulmani Italiani e della Direzione dell’Istituto Culturale della Comunità Islamica Italiana, ringraziamo Allah per la Sua assoluzione e per la smentita delle calunnie ai Suoi danni, e manifestiamo il nostro umano e civile apprezzamento per l’operato della V Sezione Penale del Tribunale di Palermo che La ha assolta da tanto iniqua congettura, dichiarando l’infondatezza dei teoremi ai Suoi danni, basati su estremismi inquisitori non sostanziati da riscontro.

Intendiamo, col permesso di Allah, come Musulmani e come Italiani, continuare ad essere cittadini di uno Stato di diritto e seguitiamo a manifestare le nostre perplessità e preoccupazioni rispetto a certa smania di protagonismo nella funzione inquirente che poi risulta carente quanto ad oggettivazione della prova ed acquisizione di riscontri.

Unisco mie personali congratulazioni e rinnovo vivissimi sensi di stima, solidarietà ed amicizia.

Dice il Corano (3: 54) : “Essi tramano ma Allah infine li sventa; ed Allah è il migliore di coloro che intrigano.”

Mi creda Suo,

Prof. Abdul Hadi Palazzi,  

Direttore, Istituto Culturale della Comunità Islamica Italiana


La risposta inviata dal Senatore Andreotti all'Istituto:


LIBERO
quotidiano diretto da Vittorio Feltri

A. XXXVII n. 108
Giovedì 9 maggio 2002


Prima Pagina

Frenetiche trattative mentre a Betlemme inizia il trasferimento dei primi seguaci di Arafat asserragliati nella Basilica della Natività

CE LI RIFILERANNO, VEDRETE

Terroristi palestinesi, Casa Bianca e Vaticano premono sull'Italia perché li ospiti
Berlusconi a Bush: Da soli non ce la facciamo. No secco di Bossi


ROMA - La soluzione, forse, arriverà lunedì, dopo il vertice dei ministri degli Esteri Ue che deve decidere cosa fare dei tredici terroristi palestinesi che Israele non vuole sul suo territorio e che ancora sono asserragliati dentro la basilica della Natività a Betlemme.

Nel frattempo le pressioni degli Stati Uniti e soprattutto del Vaticano hanno iniziato fare breccia: ieri si è consumata la spaccatura tra i centristi della maggioranza, favorevoli ad accogliere i tredici, e la Lega che, insieme ad An, ha paura di perdere consensi in vista delle amministrative del 26 maggio. Bossi ha tuonato: quella dei palestinesi è «una partita chiusa». E Fini: «Sono personaggi pericolosi, ho visto i loro curriculum: accoglierli è improponibile». Ma i centristi, con il sostegno del Vaticano, ufficialmente «deluso» di come sono andate le cose, insistono. La questione non è affatto chiusa.

(servizi alle pagine 2-6)

Arafat non riesce più a controllare i terroristi. E la questione dei tredici asserragliati nella Natività resta ancora aperta

MA ALLA FINE LI SPEDIRANNO IN ITALIA

Cossiga: «PRENDIAMOLI, FORSE CI CONVIENE»
Feltri: «DICO OTTO VOLTE NO. E ATTENTI CHE SI VOTA»
Gasparri: «L'ITALIA NON E' LA PATTUMIERA DI ARAFAT»
Palazzi: «SONO CRIMINALI, ACCOGLIERLI E UN PERICOLO»
Pannella: «PERCHE' NON LI SISTEMATE IN VATICANO?»
Sharon a Bush: «ARAFAT VA ESPLUSO DALL'ANP»



Anzitutto, p. 2

L'esponente di An «bisogna salvaguardare la dignità nazionale: i 13 palestinesi devono essere processati in Israele»

«L'ITALIA NON E' LA PATTUMIERA DI ARAFAT»

Il ministro: «Da troppi anni rappresentiamo l'eldorado per personaggi equivoci».

«Qualcuno non ha preso atto che questo, oggi, è un Paese con un preciso senso della sua dignità»

di Gennaro Sangiuliano


ROMA - Nei fatti è stato l'asse An-Lega a fermare sulla pista dell'aeroporto di Tel Aviv quell'aereo britannico che avrebbe dovuto portare in Italia il gruppetto dei tredici palestinesi che sono fra gli occupanti della Natività di Betlemme. Di questo Maurizio Gasparri, ministro delle Telecomunicazioni ma da sempre attento alle questioni della sicurezza, si mostra orgoglioso: « Quando affermiamo di voler salvaguardare l'identità nazionale, evidentemente, non facciamo solo un'enunciazione teorica, la traduciamo in fatti».

Allo stato dell'arte la questione sembrerebbe chiusa anche se una trattativa più ufficiale e a livello europeo, viste le pressioni del Vaticano, potrebbe riaprirla.

D: Ministro, è difficile comprendere come l'Italia abbia potuto trovarsi al centro di questa questione senza che il governo ne fosse informato...

«Non vorrei pensare ad una trama occulta ma qualcuno non ha preso atto che l'Italia, oggi, è un paese con un preciso senso della
sua dignità. Sembra banale affermarlo ma tutto quanto implica il suo territorio nazionale viene deciso, evidentemente, dalle nostre istituzioni nazionali».

D: Ora, però, si rischia di apparire come coloro che non vogliono dare un contributo definitivo alla spinosa questione della Basilica della Natività...

«Partiamo da un dato: tutti i media internazionali, gli stessi americani, oltre che, ovviamente, gli israeliani, qualificano questi signori come terroristi. Il presidente delle Comunità ebraiche Amos Luzzatto sostiene che devono essere processati in Israele. Come vede c'è un problema giuridico, a cui se ne aggiunge un altro di opportunità politica. Perché proprio l'Italia deve farsi carico di questa situazione? Per troppi anni siamo stato una sorta di eldorado per personaggi equivoci, si ricordi il caso Ocalan, e poi una lunga catena di "leggerezze" che hanno rovinato la nostra immagine internazionale, accreditando l'idea di un paese molle, dove tutti alla fine si aggiustano. Noi stiamo lavorando per invertire questa dimensione riaccreditandoci per coerenza e rigore. Del resto, noto che, al momento, Gran Bretagna, Francia e Germania si sono defilate. Anche Grecia e Turchia hanno detto di no. Non vorrei adoperare parole improprie a un contesto diplomatico ma l'Italia non è il contenitore di risulta di ciò che gli altri rifiutano».

D: Dunque, problema giuridico e opportunità politica...

«Esatto, pensiamo un attimo a cosa accadrebbe se un magistrato israeliano, poi, chiede di processare questi signori per fatti specifici a loro riconducibili. Il Jerusalem Post li accredita di una sfilza di atti terroristici. Ci ritroveremmo in un nuovo caso Ocalan. Quale status giuridico avrebber questi "ospiti"? E ancora quale entità chiede di ospitarli: lo Stato d'Israele? L'Onu? L'Anp? Non mi pare sia stato chiarito: non sono dettagli ma dati sostanziali».

D: c'è, però, un pressing americano, martedi sera il segretario di Stato Usa Colin Powell ha telefonato ben due volte a Berlusconi per strappargli un assenso...

«I nostri alleati americani, a cui riaffermiamo la nostra amicizia e simpatia, hanno sempre detto che con il terrorismo ci vuole la massima fermezza e non si tratta Ebbene, questa è anche la nostra linea e ci comportiamo di conseguenza. Berlusconi ha commentato: "Impossibilia nemo tenetur" Mi associo».

D: Andreotti e qualcun altro affermano che ospitarli ci metterebbe al riparo da fatti di terrorismo...

«Non mi sembra sia un argomento, i terroristi si combattono e basta. A parte che i movimenti più oltranzisti, come Hamas, annunciano che rifiutano l'intesa e minacciano proprio i paesi che li ospiteranno. Vorrei anche ricordare che l'Italia negli anni '70 venne tragicamente colpita, come nella strage di Fiumicino l'accondiscendenza allora non pagò».

D: In questo complesso gioco diplomatico c'è anche il Vaticano che punta a liberare la Basilica della Natività...

«Comprendo le esigenze del Vaticano che ha a cuore il destino dei luoghi santi e di un punto così denso di significato come la Basilica della Natività. Anche io, come cristiano, spero che quanto prima questi luoghi vengano restituiti alla loro funzione di culto. Tuttavia, c'è un interesse alla sicurezza e una coerenza di comportamenti dello Stato italiano che vanno salvaguardati».

D: Fini ha affermato che allo stato delle cose difficilmente i palestinesi verranno in Italia, a meno che non se ne faccia carico tutta l'Europa con un'equa suddivisione e con la massima chiarezza sullo status di questi ospiti...

«Fini ha ragione, se proprio il problema andava posto, doveva passare per i canali ufficiali, con la massima chiarezza e coinvolgendo tutta l'Europa, nessuno escluso. Il fatto che si sia pensato all'Italia in questi termini, sottintende che qualcuno continua a credere che il nostro sia il Paese dei soli mandolini».
 


Anzitutto, p. 4


Intervista a Sheikh Abdul Hadi Palazzi, segretario dell'Associazione musulmani italiani

«SONO CRIMINALI, ACCOGLIERLI E UN PERICOLO»

Il leader degli islamici moderati: una minacccia per gli arabi che vivono qui

«Siamo risolutamente contrari al trasferimento anche di un solo ricercato»

di Dimitri Buffa


ROMA - Che ne pensano i Musulmani italiani di far entare in Italia come rifugiati tredici dei terroristi che profanano da oltre un mese la chiesa cristiana della Natività? Libero lo ha chiesto al segretario dell'Ami (Associazione musulmani italiani) Sheikh Abdul Hadi Palazzi che più chiaro nelle risposte non poteva essere.

D: Le sembra giusto accogliere in Italia questi tredici personaggi?

«Siamo risolutamente contrari al trasferimento in Italia anche di un solo terrorista ricercato per la sua militanza nel network fondamentalista Hamas-Fratelli Musulmani (che comprende anche gli interfaccia italiani), in quello laico detto "Martiri di Al-Asqa" del detenuto Marwan Barghouti (imputato del tentato omicidio del mukhtar Zuhair Hamdan, nostro rappresentante a Gerusalemme) o nel marxista-leninista Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Si tratta di imputati per crimini gravissimi. Cedere ad una richiesta del genere significherebbe esporre a serio rischio la vita in Italia di molte migliaia di musulmani moderati, specie di quelli delle ex-colonie italiane, nonché di uno svariato numero di accademici, intellettuali cattolici, leader dei Focolarini, ebrei e esponenti di organizzazioni antiterrorismo che con loro collaborano nel condannare l'estremismo gseudo-religioso. E poi c'è il problema delle eventuali schedature degli arabo-palestinesi moderati italiani e delle ritorsioni contro le loro famiglie».

D: Cioè?

«Tredici capi terroristi di quel calibro qui in Italia comanderebbero e terrebbero le fila della contestazione a Israele, ma sarebbero ben capaci di monitorare quella piccola parte moderata della comunità palestinese in Italia, emarginandola e esponendo i loro familiari in Palestina a inevitabili rappresaglie».

D: Perché queste pressioni sull'Italia allora?

«Il Vaticano e Palazzo Chigi accennano ad una proposta del patriarca latino filo-Olp Michel Sabbah, veicolata in Italia dal senatore Andreotti tramite un consigliere regionale della Toscana. E l'ultima tappa di un processo che inizia con la nomina del primo arcivescovo-terrorista della storia moderna, monsignor Hylarion Cappucci, ufficialmente residente in Vaticano. E' lì da quando Paolo VI ne ha ottenuto l'estradizione da Israele; dove era in galera per traffico darmi ed esplosivi. Oggi gira il mondo con passaporto diplomatico del regime siriano di Assad».

D: Dunque i musulmani moderati e liberali divorziano oggi dal loro amico Andreotti e respingono le sue proposte?

«Il senatore Andreotti lo abbiamo ringraziato per aver intercesso presso Paolo VI per la moschea di Roma, lo abbiamo difeso a spada tratta, in quanto uomo e in quanto cittadino, da assurde accuse di essere il capo della mafia in Italia. Però di fronte ai recenti sviluppi del conflitto mediorientale un feeling si è rotto, e non solo con noi. Riteniamo che condannare il terrorismo stragista ai danni dei civili inermi sia dovere morale di ciascun uomo retto. Non ci stiamo al gratuito giustificazionismo fondato su presupposti pseudo-sociologici di chi paragona l'isterismo stragista di una terrorista suicida ad una "martire che si immola". Su questo le nostre strade si separano».
 


L'OPINIONE
delle Libertà

Quotidiano diretto da Arturo Diaconale

Giovedì 9 maggio 2002 - anno VII - numero 103, p. 1.


ANCHE I MUSULMANI MODERATI RIFIUTANO L'ASILO AI 13 PALESTINESI

Parla il segretario dell'Ami, Sheikh Abdul Hadi Palazzi: "Siamo assolutamente contrari ad accogliere quei criminali"

di Dimitri Buffa


La proposta è di accogliere in Italia come rifugiati tredici terroristi che ad oggi occupano la Basilica della Natività di Betlemme. Che ne pensano i Musulmani italiani? Lo abbiamo chiesto al segretario dell'Ami (Associazione musulmani italiani) Sheikh Abdul Hadi Palazzi che più chiaro nelle risposte non poteva essere.

D: Allora Palazzi, le sembra giusto accogliere in Italia questi tredici personaggi che la comunità internazionale ci vuole appioppare?

"Siamo risolutamente contrari al trasferimento in Italia anche di un solo terrorista ricercato per la sua militanza nel network fondamentalista Hamas-Fratelli Musulmani (che - comprende anche gli interfaccia italiani), in quello laico detto "Martiri di Al Asqa" dei detenuto Marwan Barghouti (imputato del tentato omicidio del mukhtar Zuhair Hamdan, nostro rappresentante a Gerusalemme) o nel marxista-leninista Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Si tratta di imputati per crimini gravissimi. Cedere ad una richiesta del genere significherebbe esporre a serio rischio la vita in Italia di molte migliaia di musulmani moderati, specie di quelli delle ex-colonie italiane, nonché di uno svariato numero di accademici, intellettuali cattolici, leader dei Focolarini, ebrei e esponenti di organizzazioni antiterrorismo che con loro collaborano nel condannare l'estremismo pseudo-religioso. E poi c'è il problema delle eventuali schedature degli arabo - palestinesi moderati italiani e delle ritorsioni contro le loro famiglie."

D: Cioè?

"Tredici capi terroristi di quel calibro qui in Italia comanderebbero e terrebbero le fila della contestazione a Israele, ma sarebbero ben capaci di monitorare quella piccola parte moderata della comunità palestinese in Italia emarginandola e esponendo i loro familiari in Palestina a inevitabili rappresaglie."

D: E allora perché tutti premono sull'Italia perchè accolga e si faccia carico di tredici pericolosi leader del terroristi!

"Sia il Vaticano che Palazzo Chigi accennano ad una proposta del patriarca latino filo-OLP Michel Sabbah, veicolata in Italia dal senatore Andreotti tramite un consigliere regionale della Toscana. Indiscrezioni di stampa non ancora confermate parlano di un colloquio telefonico fra Colin Powell e il presidente Berlusconi. E' l'ultima tappa di un processo che inizia con la nomina del primo arcivescovo-terrorista della storia moderna, quel mons. Hylarion Cappucci, ufficialmente residente in Vaticano. E' lì da quando Paolo VI ne ha ottenuto l'estradizione da Israele, dove era in galera per traffico darmi ed esplosivi. Oggi gira il mondo con passaporto diplomatico del regime siriano di Assad."

D: Che vantaggio ne avrebbero i "fratelli musulmani" legati ad Hamas in Italia?

Si dice che Hamas abbia rigettato l'accordo, e che l'orrenda strage notturna di Rishon ha-Tzion ne sia il segnale. Non si fidano della diplomazia d'Oltretevere, specie da quando in Italia è al governo il centro-destra. Temono la primavera della destra che spira oggi sull'Europa del ventunesimo secolo. Sanno ad esempio che in Italia gli onorevoli Selva alla commissione affari Costituzionali e Provera a quella Esteri non sono disposti a cedere ulteriori spazi alle basi fondamentaliste presenti in Lombardia. Sembra poi che il vicepresidente del Consiglio Fini abbia stoppato la richiesta, e di ciò gli siamo grati. Si tratta di un'idea aberrante, le cui conseguenze potrebbero essere devastanti. Chiediamo da subito al Presidente Berlusconi di respingerla al mittente."

(segue a pagina 4)


PALAZZI: "L'ITALIA NON OSPITI QUEI PALESTINESI"


D: Dunque i musulmani moderati e liberali divorziano oggi dal loro amico Andreotti e respingono le sue proposte?

"Il senatore Andreotti lo abbiamo ringraziato per aver intercesso presso Paolo VI per la moschea di Roma, lo abbiamo difeso a spada tratta, in quanto uomo e in quanto cittadino, da assurde accuse di essere il capo della mafia in Italia. Però di fronte ai recenti sviluppi del conflitto mediorientale un feeling si è rotto, e non solo con noi. Riteniamo che condannare il terrorismo stragista ai danni dei civili inermi sia dovere morale di ciascun uomo retto. Non ci stiamo al gratuito giustificazionismo fondato su presupposti pseudo-sociologici di chi paragona l'isterismo stragista di una terrorista suicida ad una "martire che si immola". Su questo le nostre strade si separano. Non vogliamo una politica di compromesso col terrorismo mediorientale, ma un Italia democratica e garantista, che innanzitutto tuteli i suoi cittadini di ogni fede e convinzione da eventuali danni derivanti dall'operato delle reti che rinfocolano il fanatismo, già presente e attivo nel nostro paese, specie a Milano e nella provincia di Imperia.

 

Home

Liste

Statuto

Cronaca

Organizzazioni

Intesa

Credo

E-mail