SETTE
Settimanale del CORRIERE DELLA SERA

N. 29 - 2002 - pp. 54-55

 
POLEMICHE: L'IRPEF E I FEDELI DI ALLAH
 
L'OTTO PER MILLE ALL'ISLAM RISCHIA DI AIUTARE I TERRORISTI. PAROLA DI MUSULMANO
 
Anzi, del segretario generale dell'Associazione musulmani italiani. Che ha scritto al «Corriere» per denunciare il pericolo. E che ora spiega a «Sette» perché sulla «legge per le libertà religiose» (in discussione al Parlamento) ha ragione Bossi.
 
Umberto Bossi non è più il solo ad alzare la voce contro il disegno di legge per le Libertà religiose, in esame alla Commissione Affari costituzionali della Camera. Il Senatur, che vede come fumo negli occhi la possibilità di concedere l'8 per mille anche ai musulmani, ha trovato un improbabile alleato di ferro nell'Associazione musulmani italiani (3.000 iscritti effettivi, requisito indispensabile la nazionalità italiana, e 3.000 simpatizzanti, stranieri) e nel suo segretario generale. Di più, il professor Shaykh Abdul Hadi Palazzi, italiano di lontane origini siriane con una laurea in Scienze islamiche dell'Università del Cairo, ha denunciato in un'intervista a Libero che «lo Stato italiano ha addirittura cercato di spingerci a trovare un dialogo con i fondamentalisti in Italia». Precisando nelle «Lettere al Corriere» che «se fosse approvato l'attuale disegno di legge, a essere messi sullo stesso piano giuridico delle altre fedi sarebbero non i fedeli musulmani, ma solo i capi dei "fratelli musulmani" in Italia, emissari della Rabitah saudita, un'organizzazione che gli Usa considerano dedita al sostegno finanziario dei gruppi di terroristi».

Professore, in che modo le sono state fatte queste «pressioni»?

«Tutte le volte che parlavamo con interlocutori istituzionali ci veniva detto: "Oltre alla vostra richiesta di intesa ne esiste un'altra presentata dall'Unione delle comunità e delle organizzazioni islamiche; e il governo italiano non può prendere in considerazione due richieste da due organizzazioni distinte come rappresentanti della medesima comunità"».

E perché non riuscite a presentarvi come un unico interlocutore?

«Per differenze di vedute radicali. Noi pensiamo che sia necessaria l'intesa per favorire l'integrazione e l'educazione religiosa dei musulmani, soprattutto di quelli di seconda generazione che nascono in Italia da genitori musulmani. Invece l'organizzazione con cui ci chiedono di trovare un accordo è la sigla sotto la quale agisce in Italia l'associazione dei Fratelli musulmani, basata su principi teologici e ideologici completamente distanti dai nostri. Un'organizzazione che in Italia si chiama Ucoii e in Medio Oriente si chiama Hamas, sono due filiali locali della stessa rete che legittima ideologicamente il terrorismo».

E ha rapporti con Al Qaeda?

« Sì, nel senso che Al Qaeda nasce da uno scisma della struttura dei Fratelli musulmani. Scisma non dottrinale, ma per una questione metodologica. Mentre i Fratelli musulmani ritengono che il terrorismo sia un'opzione lecita ma non l'unica, Al Qaeda considera il terrorismo come l'arma più efficace. Da questo punto le due organizzazioni divergono, ma comunque mantengono stretti rapporti. Il Dipartimento di Stato americano ha rivelato che il principale centro di finanziamento in Europa di Al Qaeda era la banca dei Fratelli musulmani a Lugano, la stessa attraverso cui transitavano i fondi dell'Ucoii. Non solo, le pubblicazioni dell'Ucoii esaltano i terroristi di Hamas e li chiamano martiri. Per noi l'intesa con lo Stato italiano deve servire a proteggere i musulmani proprio da questo genere di propaganda estremista, la propaganda di un partito politico che abusa del nome della religione islamica per diffondere contenuti contrari ai veri principi dell'Islam».

Perché secondo lei il governo non percepisce questa differenza fra le due anime dell'Islam in Italia?

«Uno dei motivi è che si guarda più alla consistenza delle strutture che alla consistenza numerica. Noi siamo un'organizzazione che si basa sul contributo volontario di iscritti e simpatizzanti, non abbiamo alcuna organizzazione estera, né alcuno Stato, né alcuna ambasciata che finanzia le nostre attitità. I Fratelli musulmani sono invece un network internazionale, guidato da militanti di professione. In Italia non sono più di qualche centinaio, però controllano la maggior parte delle moschee. L'obiezione del governo riguarda la mancanza di un interlocutore unico. Ma questo significa non capire il
problema in prospettiva.

Cioè?

«Il rischio è che i rappresentanti ufficiali dell'Islam in Italia e in Occidente siano le stesse organizzazioni che nella maggior parte dei Paesi arabi sono fuorilegge perché considerate estremiste».

Ha ragione chi sostiene che l'otto per mille agli islamici servirà a finanziare il terrorismo?

«Se dovesse passare il criterio di rappresentanza attuale, cioè se l'interlocutore dello Stato dovesse essere questo Consiglio islamico... be', è fuori di dubbio che in questo Consiglio i rappresentanti delle organizzazioni perlomeno ideologicamente fiancheggiatrici del terrorismo hanno la maggioranza assoluta. Non dimentichiamo che il vicepresidente di questo Consiglio, Hamza Piccardo, è andato in tv, da Giuliano Ferrara e Gad Lerner, a dire che rivendica le azioni di Hamas e considera i terroristi suicidi come martiri dell'Islam...».

Sara Gandolfi
 

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