6 novembre 2007 |
 |
Bertolini
(FI): «Il ministro Amato pur di accontentare
i suoi amici dell' Ucoii cancella qualunque elemento riconducibile ad Israele»
Quelle mappe senza Israele
di Magdi Allam
È a pagina 100, l'ultima del neonato «Prontuario di Polizia in lingua araba», che sono
rimasto scioccato. La cartina geografica del Medio Oriente indica in inglese e in arabo i nomi di tutti gli Stati,
dei territori palestinesi della Cisgiordania e di Gaza, ma
non di Israele.
Che compare solo nella citazione «Gerusalemme occupata da Israele». Mi sono detto: «Possibile che una
pubblicazione ufficiale dello Stato italiano
ignori la realtà di Israele, così come fanno i Paesi arabi e musulmani nei loro testi scolastici e nei loro atlanti dal momento che
ne negano il diritto all'esistenza?». Ed è nel suo insieme che questo opuscolo, ispirato a un
relativismo valoriale e all'ideologia del multiculturalismo, che
lascia perplessi.
Va bene, come scrive nella comunicazione inviatami
Roberto Sgalla — direttore delle Relazioni esterne e Cerimoniale del ministero dell'Interno — che «il prontuario permette all'operatore di polizia di affrontare un dialogo di primo livello e allo straniero di acquisire le informazioni di cui ha bisogno ». Ma
non va bene, come si legge a pagina 7 del prontuario, incentivare una strategia che affida al poliziotto non solo le competenze e le attribuzioni di «stretta polizia», ma anche quelle di
promotore di un «lavoro sociale» e di «crescita interculturale». Il ministero dell'Interno dovrebbe limitarsi a far rispettare la legge e l'ordine così come previsto dal diritto e dalle norme operative dello Stato italiano, non trasformarsi invece in mediatore linguistico, culturale e addirittura giuridico, ingegnandosi a
conciliare valori, tradizioni, religioni e principi legali diversi a seconda del Paese di provenienza dell'immigrato.
Perché il rischio è che, per non urtare la suscettibilità del clandestino immigrato a cui si sottopone una carta geografica del Medio Oriente per chiedergli da quale Paese provenga, si finisca per
sceglierne una che non menzioni Israele. Oppure, come si evince dall'affermazione «Ripresa in matrimonio della moglie ripudiata» (Capitolo 7, Informazioni allo sportello, pagina 75), che si
tollera di fatto il diritto islamico poligamico a dispetto
della norma del codice penale italiano che vieta e sanziona la bigamia. Come è possibile che lo Stato italiano, da un lato, non riconosca il matrimonio islamico perché si tratta di un contratto privatistico tra due soggetti basato sulla legittimazione della poligamia e in cui il marito ha la facoltà di ripudiare la moglie in qualsiasi momento senza dover renderne conto a nessuno e, dall'altro, possa anche semplicemente prendere in considerazione il fatto che
uno si presenta in questura dicendo di aver ripreso in matrimonio la moglie ripudiata, magari chiedendo il suo
reinserimento nel permesso di soggiorno dopo essersi risposato con il solo rito islamico?
Ugualmente mi chiedo perplesso e indignato come si possa
affidare la formazione linguistica e culturale della polizia di Stato alla Libia di Gheddafi, tramite due sue associazioni («Unione Islamica in Occidente» e
«World Islamic Call Society») e «docenti dell'Università di Tripoli e di scuole coraniche italiane», trattandosi di
un regime che ha ammesso di essere stato uno sponsor del terrorismo internazionale, che continua a
ricattare l'Italia tramite la manipolazione del flusso dei clandestini e la richiesta di miliardi di euro
di risarcimento per i danni coloniali, mentre ha deciso di
investire 40 milioni di dollari per realizzare un film in cui sostiene la tesi che gli italiani avrebbero commesso un «genocidio» in Libia.
O come si possa affidare la gestione dei poliziotti che aspirano a fare dei corsi di lingua e cultura araba all'Università di Rabat a una docente,
Claudia Tresso, che nel 2006 ha sottoscritto un appello in cui si afferma che
«la politica di Israele si fonda da decenni sulla pulizia etnica e sull'apartheid» e che «il riconoscimento dell'esistenza di Israele da parte di chi finora nella regione non l'ha concesso, è
subordinato alla creazione dello Stato palestinese». Possibile che il ministero dell'Interno abbia come
partner privilegiato uno sponsor del terrorismo internazionale e come
interlocutore chi nutre un pregiudizio nei confronti di Israele fino a mettere in discussione il suo diritto alla vita?
Per tutto ciò credo che sia arrivato il momento di riflettere sulla
dilatazione del ruolo e delle mansioni del ministero dell'Interno. Personalmente sono convinto dell'opportunità di
scorporare la politica dell'immigrazione e dell'integrazione, creando un apposito dicastero così come è in Francia e Olanda.
Che i poliziotti facciano i poliziotti e si occupino nel miglior modo possibile della sicurezza e dell'ordine pubblico, lasciando ad altri il compito — ed è essenzialmente di natura valoriale, ideale e politica — di definire un modello di convivenza sociale che si fondi
sul rispetto e sulla difesa dell'identità nazionale e in cui l'integrazione deve essere un
percorso obbligatorio per tutti coloro che
vengono in Italia per migliorare le proprie condizioni di vita.
|
7 novembre 2007 |
 |
Errori nel Prontuario: la polizia taglia della metà il manuale in lingua araba
di Martirano Dino
ROMA - Fortunatamente è stato facile tagliare l'edizione on line del «Prontuario di polizia in lingua araba». Così,
dopo il commento di Magdi Allam apparso sulla prima pagina del Corriere della Sera («Quelle mappe senza Israele»), il Dipartimento della pubblica sicurezza
si è scusato con lo Stato di Israele e ha provveduto a ridimensionare con una pesante sforbiciata il «traduttore destinato» alle forze di polizia: le pagine, che
erano 100, ora sono 52. Sparisce la cartina del Medio Oriente che, fino a ieri mattina, riportava la dizione
«Jerusalem occupied by Israel». Cancellato il
«box» sui corsi di lingua e cultura araba. Invece rimane al suo posto, a pagina 33 stavolta, la frase standard
«Ripresa in matrimonio della moglie ripudiata», schiacciata tra le voci «Divorzio» e «Spese di mantenimento nel matrimonio». Per l' incidente della mappa senza Israele, il direttore delle Relazioni esterne del Dipartimento di pubblica sicurezza,
Roberto Sgalla, ha chiesto scusa: «È una
macroscopica e ingiustificabile svista del tutto involontaria a cui ci auguriamo non vengano attribuiti ulteriori significati e intenzioni a
noi completamente estranei». Ma nel testo di Sgalla c'è anche dell'altro, come a circoscrivere la responsabilità della pubblicazione e per
non coinvolgere il ministro dell'Interno: «È doveroso precisare che il lavoro è stato interamente curato e realizzato dalla polizia di Stato». Ma la precisazione non è bastata ad
Isabella Bertolini (Forza Italia): «Il ministro Amato pur di accontentare i suoi amici dell' Ucoii cancella qualunque elemento riconducibile ad Israele». Eppure qualche altro problema c' è stato, se ben tre capitoli del Prontuario («Immigrazione clandestina», «Sezione investigativa» e «Provvedimenti penali e/o amministrativi») sono stati «secretati» sul sito della polizia e trasferiti in blocco sul portale Intranet «Doppiavela» riservato agli operatori. Un' operazione necessaria, forse, perché ci si è accorti in ritardo che, con
il vecchio testo accessibile a tutti da ogni angolo della Terra, scafisti e mercanti di esseri umani potevano magari preparare il «Controprontuario» con le risposte già
predisposte per sviare le indagini.
|