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L’Ucoii non si pente. Amato: inaccettabile
Duro scontro alla
Consulta islamica su Israele. Il ministro: serve un test di
democrazia
di Virginia Piccolillo
ROMA — «Siete pronti a chiedere scusa?». Mohamed Nour
Dachan, presidente dell’Ucoii, si volta verso il ministro
Giuliano Amato e risponde secco: «No». «Se c’è qualcuno
contro la condanna di questo documento lo dica», insiste Amato.
Nessuna mano si alza. Il ministro guarda, uno a uno, i membri
della consulta per l’Islam italiano e dice: «Quindici contro
uno». E aggiunge «questa posizione non potrà restare priva di
conseguenze». Tutti tacciono. L’Ucoii è rimasta sola.
E la rabbia di Dachan esplode all’uscita: «Vergognatevi fratelli
mi avete tradito. Adesso il giudice darà ragione ai due
senatori di Forza Italia. Ma sappiate che se l’Ucoii esce
dalla consulta, la consulta muore».
Chi c’era descrive così lo scambio di battute
tra il ministro e Nour Dachan che ha segnato ieri la prima
riunione della consulta per l’Islam italiano, convocata dal
ministro dopo la bufera scatenata dall’inserzione dell’Ucoii che
aveva paragonato le stragi naziste a quelle israeliane. Una
riunione che si è chiusa senza espulsioni. Ma con una
chiamata collettiva a un test di democrazia. Tutti i membri
della consulta parteciperanno alla stesura di una Carta dei
valori e dei Principi che in futuro dovranno sottoscrivere.
LA CARTA - C’è il nome: Carta dei valori e
dei principi. C’è la divisione in tre parti: una riguarda la
società internazionale, una la società nazionale e un’altra i
diritti della persona e della famiglia. E ci sono i titoli dei
singoli capitoli. Abbastanza generici e nel contempo stringenti
per contenere la condanna esplicita di Olocausto e terrorismo,
senza citare, nei titoli, le parole. Ma non c’è possibilità di
equivoco. C’è il ripudio della guerra e della pena di morte.
L’affermazione della convivenza e reciproco rispetto tra le
nazioni. Il ripudio delle iniziative unilaterali aggressive. Il
bando delle armi di distruzioni di massa. L’accettazione dei
valori e dei principi e su cui si fonda l’Europa. Il rispetto
delle minoranze e dei diritti della persona. Il principio di non
discriminazione. Il pluralismo religioso. La libertà di
coscienza e di espressione e la parità tra coniugi nel rapporto
tra loro e nella responsabilità dell’educazione dei figli. La
sfida di Amato è convogliare le singole sensibilità e ruvidezze
verso un unico obiettivo. La firma di un documento comune. Che
possa servire da base non solo alla pacifica convivenza ma anche
a un’eventuale intesa con la comunità islamica. Tanto che alla
prossima riunione, fissata per il 3 ottobre, saranno invitati
anche esperti di concordato.
UCOII - L’Ucoii però non parla affatto di
sconfitta. Né di isolamento. «Tanto rumore per nulla» commenta
Roberto Picardo, portavoce dell’Ucoii. «L’Ucoii non è
stata né espulsa, né processata, come auspicava qualcuno che
voleva strumentalizzare il nostro errore di comunicazione.
Resta solo l’amarezza che un episodio che poteva unire i mondo
musulmano invece ci ha diviso». «Ora vedremo di capire cosa sarà
questa Carta, chi la dovrà scrivere materialmente. Vedremo».
Nella missiva Dachan ricorda il clima in cui è nata l’inserzione
«che vedeva ogni giorno una straziante sofferenza di parte
consistente del popolo libanese è sottoposta a una feroce
punizione collettiva» e il «nulla di fatto» della conferenza di
Roma. Volevano tentare, spiega, uno «choc mediatico». Ma dice
che l’Olocausto «si voleva assumere come esempio fra tutti
dell’ingiustizia che colpisce gli innocenti civili donne e
bambini. E dopo avere chiesto ad Amato di «non partecipare a
questa caccia alle streghe», aggiunge di «essere pronto a
incontrare la comunità ebraica».
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