11 ottobre 2006 |
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Erano stati assolti dal Gup
di Milano Clementina Forleo
Terrorismo, «il processo a Daki è da rifare»
Lo ha deciso la
Cassazione, annullando la sentenza che assolveva il marocchino
dall'accusa di Terrorismo internazionale
MILANO
- È da rifare, il processo d'appello per
terrorismo internazionale nei confronti del marocchino
Mohamed Daki e degli altri due nord africani assolti dal
Gup di Milano Clementina Forleo, con decisione
convalidata dalla Corte d'Assise di appello di Milano. Lo ha
deciso la Cassazione, annullando con rinvio la
sentenza della Corte di Assise di appello di Milano, che
aveva assolto l'imputato dal reato previsto all'articolo 270 bis
(associazione con finalità di terrorismo internazionale).
La prima sezione penale della Suprema Corte, presieduta da
Torquato Gemelli, ha rilevato «vizi di motivazione»
proprio in relazione a questo capo di imputazione.
Mohamed Daki era stato assolto in secondo grado anche dal reato
di ricettazione di documenti falsi, per cui il gup Clementina
Forleo gli aveva invece inflitto un anno e quattro mesi. Su
questo punto, però, la sentenza di assoluzione dei giudici
d'appello è stata confermata definitivamente dalla Cassazione.
La corte d'Assise d'appello di Milano, dovrà invece
riconsiderare l'accusa di terrorismo internazionale anche a
carico dei coimputati di Daki, Bouyahia Maher e Ali
Toumi Ben Sassi, i quali in secondo grado erano stati
condannati a tre anni di reclusione per associazione a
delinquere (ex articolo 416 cp) e favoreggiamento di
immigrazione clandestina.
Sconfessata la distinzione ideologica fra
«terroristi» e «guerriglieri»
di Margherita
Nanetti
(ANSA) - E' bastato poco tempo ai
giudici della I Sezione penale della Cassazione - quattro ore,
compresa la pausa pranzo - per decidere che è da rifare il
processo d' appello per i tre nordafricani (Abdelaziz
Bouyahia, Ali' Toumi e Mohamed Daki) assolti, tra molte
polemiche, dall' accusa di terrorismo internazionale sia in
primo grado dal Gup Clementina Forleo (24 gennaio 2005),
sia in secondo grado dai giudici dela Corte di Assise e d'
Appello di Milano (28 novembre 2006). I magistrati di piazza
Cavour si chiusi in camera di consiglio poco prima di
mezzogiorno e ne sono usciti attorno alle quattro del
pomeriggio. Considerando che hanno emesso sentenze anche su
altri procedimenti, è evidente che la decisione sui tre presunti
appartenenti alle fila del terrorismo islamico è stata presa
senza contrasti. E questo nonostante la procura della
Suprema Corte - nella requisitoria del sostituto procuratore
generale, Vittorio Meloni - avesse chiesto la conferma
delle assoluzioni dal reato più grave, e il rigetto del
ricorso presentato dalla procura della Corte di Assise e di
Appello di Milano firmato dal giudice, Laura Bertolè Viale.
''Non sono dispiaciuto per la sentenza della Cassazione perché,
se ho sbagliato, mi fa piacere, ed è giusto, che venga
corretto'', ha commentato il giudice Santo Belfiore,
presidente della terza corte d'assise d'appello di Milano che a
novembre scorso decise l' assoluzione.
Mentre il gip Clementina Forleo, il giudice che per
prima prosciolse Daki e gli altri due tunisini coimputati,
distinguendo nelle sue motivazioni il concetto di terrorismo
da quello di guerriglia, si è limitata ad osservare che
''trattandosi di un annullamento con rinvio per difetto di
motivazione della sentenza d'appello, allo stato questa
pronuncia non riguarda la mia sentenza''. Reagisce con stupore
Mohamed Daki, raggiunto telefonicamente a Casablanca.
''Non capisco il motivo della sentenza della Cassazione, io sono
innocente - dice - In primo grado e' stato un solo giudice a
decidere ma all'appello erano otto i giudici che hanno esaminato
il mio caso. E adesso tutto questo non conta? Mi trovo in questa
situazione solo perché avrei ospitato della gente per due
giorni.. questo mi succede solo perché non sono nessuno". Il suo
difensore, avvocato Vainer Burani, ha detto ''Aspetto di leggere
le motivazioni: rifaremo il processo, ma mi sembra singolare che
la Cassazione abbia ribaltato ben due sentenze assolutorie''.
La relazione davanti ai giudici di Piazza Cavour - la cui
difficoltà era del quinto livello, su una scala che arriva fino
all' ottavo - è stata svolta dal consigliere Giovanni Silvestri,
che, ora, ha trenta giorni di tempo per depositare le
motivazioni. Ad avviso degli 'ermellini', come si è appreso da
indiscrezioni, ci sono ''vizi di motivazione'' nel
ragionamento seguito dai giudici dell' appello per escludere la
concretezza dell' accusa di terrorismo internazionale,
punita dall' art. 270/bis del codice penale introdotto dopo
l'attentato alle Torri Gemelle di New York. Proprio sulla
configurabilità di questo reato, la I sezione penale ha,
recentemente, tracciato - in almeno tre diverse sentenze - un
orientamento giurisprudenziale severo che mira a perseguire
questo crimine anche se il progetto terrorista - in genere
un attentato a obiettivi americani o alleati - non viene
portato a termine, o esiste solo a uno stato molto
embrionale.
In poche parole, il verdetto di oggi, non è una 'mosca
bianca', e conta già altri precedenti dello stesso
segno con i quali la Suprema Corte ha preso le distanze dalle
sentenze dei giudici di merito che avevano assolto le
attività di ''resistenza'', alle forze d' occupazione, anche
nell' ipotesi di vittime civili. Attualmente - secondo
quanto ha reso noto l' avvocato Gabriele Leccisi - solo Toumi
si trova ancora in carcere, mentre Bouyahia ha ottenuto
l' applicazione dell'indulto ed e' uscito dalla prigione.
Daki, invece, si trova in Marocco dove è stato espulso
dopo aver scontato la condanna, per ricettazione di documenti
falsi, inflittagli in primo grado e pari a un anno e quattro
mesi. In appello fu assolto del tutto anche da questa
imputazione. Gli altri coimputati, invece, sono stati ritenuti
colpevoli di associazione a delinquere finalizzata a procurare
documenti falsi ai clandestini e violazione delle norme sull'
immigrazione. Gli era stata inflitta la condanna a tre anni di
reclusione e 14 mila euro di multa.
La decisione della Cassazione ha subito suscitato reazioni. Per
Armando Spataro, procuratore aggiunto di Milano, e' la conferma
di ''quanto la Procura aveva dichiarato a suo tempo, e cioè che
ci si trovava di fronte a sentenza sbagliata''. Alfredo
Mantovano (An) ritiene che ''implicitamente rende merito alla
saggezza di chi, come Pisanu, da ministro dell'Interno del
precedente Governo, dispose l'espulsione di Daki perché
pericoloso per la sicurezza italiana, nonostante giudici
fantasiosi avessero (sbagliando, come riconosce la
Cassazione) escluso che fosse un terrorista". Di ''bel
giorno per la giustizia" parla il leghista Roberto
Calderoli. "E' stata annullata la tanto discussa sentenza
del gup Clementina Forleo - aggiunge - Peccato, però, che
il signor Daki, nel frattempo, al posto di soggiornare nelle
patrie galere sia stato espulso e adesso sia uccel di bosco
e dunque in grado di fare danni in qualche altra parte del
mondo". Per Isabella Bertolini (Forza Italia) la sentenza
''e' una buona notizia: dà ragione a chi ritiene che la
prevenzione e la lotta al terrorismo siano priorità per il
nostro paese e smentisce la sentenza di assoluzione
motivata con una discutibile distinzione tra 'guerriglieri' e
'terroristi'''.
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