Domande e risposte sul wahhabismo
Domanda: Stando a ciò che ho letto, i wahhabiti concepiscono Allah (Lode a Lui, l'Altissimo) come una divinità antropomorfa. E' davvero così?
Risposta:
Sì, è proprio così. L'antropomorfismo della
dottrina wahhabita è infatti la
principale delle ragioni per cui gli Ulema sunniti considerano il wahhabismo
miscredenza (kufr), e ritengono che, fintantoché qualcuno professa questa dottrina, la
sua professione di fede (Shahadah) non è valida. Anche se dice "La ilaha
illa Allah", il wahhabita consapevole (non colui che imita i wahhabiti
senza nemmeno sapere ciò in cui essi credono) intende per "Allah" non
il Signore dei Mondi, immateriale, immune da forma, limiti e collocazione
spazio-temporale, ma una divinità antropomorfica inesistente, frutto
dell'immaginazione e dell'aberrazione dell'intelletto.
La dottrina di Muhammad Ibn 'Abdi-l-Wahhab è una riproposizione (peggiorata)
della antica eresia antropomorfista di Muhammad Ibn Karram, un teologo che fu da subito
considerato eretico dai Musulmani, e che praticamente non ebbe seguaci di
rilievo. Successivamente, questa stessa eresia fu accolta da Ibn Taymiyyah
al-Harrani, un polemista del XIII-XIV secolo d.C., che invece la diffuse a
macchia d'olio, predicandola tanto in Egitto che in Siria. Gli Ulema sunniti lo
fecero più volte arrestare, ma Ibn Taymiyyah ogni volta ritrattava, e accettava
di firmare documenti in cui abiurava l'eresia ed accettava il credo sunnita.
Tornato in libertà, Ibn Taymiyyah riprendeva a insegnare l'antropomorfismo (e
molte altre innovazioni), e Ulema come l'Imam as-Subki, l'Imam ad-Dhahabi,
L'Imam Ibn Hajar, lo Shaykh al-'Iraqi e molti altri seguitavano ad invitarlo al
pentimento ed a confutarne gli scritti. Quando poi la misura fu colma, i Mufti
delle quattro scuole sunnite scrissero una fatwa che chiedeva la condanna di Ibn
Taymiyyah all'ergastolo. Ibn Makhluf, probabilmente il più grande giurista
malichita di quel tempo, scrisse invece: "Ibn Taymiyyah insegna
l'antropomorfismo, e secondo la nostra dottrina chi diffonde un'eresia del genere
fra i Musulmani deve essere condannato a morte".
Di fatto Ibn Taymiyyah morì nel carcere di Damasco, l'Imam as-Subki scrisse un
ponderoso trattato in cui spiegò in dettaglio "le settanta proposizioni
ereticali contenute negli scritti di Ibn Taymiyyah", e dell'eresia
antropomorfista non si sentì più parlare per lungo tempo. Ibn Kathir, che pure
era stato un discepolo di Ibn Taymiyyah, rifiutò di accettare il suo
antropomorfismo (ma purtroppo accettò altre sue eresie di secondaria importanza), mentre
l'altro suo discepolo, Ibn Qayyim, accettò come "verità
indiscutibile" tutto quel che Ibn Taymiyyah aveva insegnato. Per questo
gli Ulema sunniti dicono che il Commentario coranico (Tafsir) di Ibn Qayyim è
un'opera eretica e deviante, da rigettarsi in toto, mentre il Tafsir di Ibn
Kathir può essere studiato anche dai Sunniti, ma con estrema cautela.
Muhammad Ibn 'Abdi-l-Wahhab, vissuto fra il XVII e il XVIII secolo d.C.,
discendeva da una famiglia di sapienti hanbaliti; aveva studiato con differenti
Shaykh Sufi e Ulema, ma era sempre insoddisfatto, e spesso accusava di "deviazione"
ed "eresia" colui che fino al giorno prima era stato il suo maestro. Alla fine
trovò alcuni libri di Ibn Taymiyyah, li lesse, ne accettò il contenuto, e cadde
anch'egli nell'antropomorfismo. Ritenne che
solo Ibn Taymiyyah fosse "ben guidato", e che tutti i sapienti sunniti
che lo avevamo unanimemente condannato fossero loro ad essere "eretici".
Cominciò allora a chiamare Ibn Taymiyyah "Shaykh al-Islam" (i
wahhabiti lo fanno ancora oggi), a riproporre tutte le sue eresie, ed ad
aggiungervi del proprio (come il dire che "il Sufismo non è
islamico"; Ibn Taymiyyah era invece egli stesso un seguace della Tariqah
Qadiriyyah). Un ottimo libro sulle eresie di Ibn Taymiyyah e dei wahhabiti è
"I pronunciamenti sunniti", scritto da Shaykh 'Abdullah al-Harari, uno
dei più importanti sapienti sunniti contemporanei. Shaykh Abu Omar Palazzi ha iniziato a
tradurlo in italiano, ed i suoi primi paragrafi possono esser letti
all'indirizzo
http://amislam.com/maqalit.htm
Coerentemente con quanto insegnato da Ibn Taymiyyah e da Ibn 'Abdi-l-Wahhab, i
wahhabiti ritengono che Allah sia "una sostanza", abbia "una
forma che a Lui si addice", sia "collocato in cielo", abbia
"due occhi reali", "due mani reali" (Ibn al-Uthaymayn dice
addirittura "l'una è destra e l'altra è sinistra"), "due
gambe", sia "realmente seduto sul trono", che "nel Giorno
del giudizio Allah scoprirà la Sua coscia", e che "nell'ultimo
terzo di ogni notte Egli realmente discende verso il cielo più basso, così come un
imam discende dal pulpito". Abu Aminah Bilal Philips, uno dei principali
esponenti del wahhabismo contemporaneo, scrive testualmente nel suo libro
"I fondamenti del Tawhid": "La differenza fra l'Islam e le
altre religioni è che le prime ritengono che Dio sia presente dovunque e
immateriale, mentre l'Islam insegna che Allah è dotato della forma che Gli si
addice, ed è in cielo, seduto sul Suo trono." Secondo simili deliranti
teorie, l'Islam sarebbe l'unica religione ad avere una concezione antropomorfica
della Divinità. Sia lode ad Allah, che trascende quanto costoro Gli
attribuiscono.
Non solo i wahhabiti sostengono cose del genere, ma considerano "miscredente" e
"politeista" chi le rigetta. I Sunniti ritengono invece che l'ayah
"Nessuna cosa è simile a Lui" (as-Shura, 11) sia il fondamento
imprescindibile dell'interpretazione
di tutti gli ayat e gli ahadith che parlano degli attributi divini. Quando
alcuni ayat ed ahadith sembrano implicare una qualche forma di antropomorfismo,
vanno necessariamente interpretati metaforicamente (cioè mediante il ta'wil),
mentre l'interpretarli alla lettera (haqiqi) significa cadere nella miscredenza.
Questi punti sono spiegati in modo chiarissimo dagli Imam della teologia
speculativa (kalam), come al-Ash'ari, al-Ghazali e Razi; i wahhabiti odiano e
disprezzano questi stessi Imam, e proibiscono la lettura dei loro scritti. Secondo i Sunniti, quando il Corano parla di
"mano di Allah", si riferisce alla Sua potenza, e pensare che si
riferisca ad un organo corporeo è miscredenza; quando il hadith dice "Allah
discende verso il cielo inferiore", si riferisce al fatto che la
misericordia di Allah discende, mentre supporre che Allah si sposti da un punto
all'altro del cielo significherebbe supporre che Egli abbia un corpo ed una massa (del
resto l'ultimo terzo della notte inizia in ogni momento in punti diversi della
terra, ed accettare la teoria dei wahhabiti significherebbe che Allah scende e
sale in continuazione!). Lo stesso dicasi l'ayah coranico secondo cui "Allah è
in cielo"; per i Sunniti significa che Allah è elevato in
senso ontologico, cioè trascendente, non che è fisicamente situato in un luogo
al di sopra della terra. Coerentemente con i loro assunti, i wahhabiti hanno
invece sostenuto per più di due secoli che la terra è piatta, aggiungendo
persino "nonostante le ipotesi scientifiche che pretendono (sic!) il
contrario". Hanno ripetuto per più di
duecento anni - con la massima serietà - che "se la terra fosse sferica, Allah non potrebbe essere al
di sopra di essa!" Per convincere i wahhabiti che la terra è sferica è
stata necessaria (negli anni settanta!) una fatwa di Ibn Baz, che ha fatto
giurare ad un astronauta saudita di aver visto la terra dal cielo.
I wahhabiti ritengono che l'interpretazione degli attributi divini sia
"haram", e chiamano "negatori degli attributi divini" i
Sunniti che rifiutano di intenderli alla lettera. A smentire la loro pretesa
che il ta'wil sia "haram" e sufficiente ricordare quanto narrato
dall'Imam Muslim, che Allah abbia misericordia di lui. Il Profeta, sall-Allahu 'alayhi wa sallam, prese in braccio
Ibn 'Abbas bambino, che Allah si compiaccia di lui, e pregò per lui dicendo: "O Allah, fa di lui un
sapiente, ed INSEGNAGLI IL TA'WIL DEL CORANO".
Oltretutto, i wahhabiti non solo divergono dai Musulmani per quanto attiene agli
attribuiti dell'Essenza divina, ma anche per quel che riguarda il magistero
profetico. Il Profeta, sall-Allahu 'alayhi wa sallam, ha detto: "Ero
profeta quando ancora Adamo era ancora fra l'acqua e l'argilla", e questo
hadith i wahhabiti lo negano.
I Sunniti credono che
Sayyiduna Muhammad Ibn 'Abdillah,
sall-Allahu 'alayhi wa sallam, sia profeta da prima della creazione di Adamo, e
che continuerà ad essere profeta in perpetuo. I wahhabiti ritengono invece che
sia diventato profeta all'atto della sua missione, e che abbia cessato di essere
profeta con la morte. Secondo loro, egli ha avuto solo la funzione di
trasmettere il messaggio quattordici secoli orsono. Anche la seconda parte della
loro Shahadah non ha lo stesso significato della Shahadah dei Musulmani. Secondo
quanto essi suppongono, nella Tomba di Medina c'è un cadavere, non un profeta
che è vivo, prega ed intercede per la sua Ummah. Essi confondono il rango
profetico (nubuwwah) con la missione profetica (ba'athah), e limitano il primo a
quest'ultima. "Come fece Muhammad a divenire un Profeta e un Messaggero di Dio? Il
brano di cui sopra è tratto da un catechismo wahhabita distribuito
dall'associazione denominata UCOII (cioè dalla filiale italiana della setta dei
cosiddetti "Fratelli Musulmani"). La domanda e la risposta
tendono ad insinuare - subdolamente - che il Profeta, sall-Allahu 'alayhi wa
sallam, sia diventato tale all'età di quarant'anni, mentre l'Islam insegna che
lo era sin da prima della creazione dell'umanità, e che a quarant'anni ha
soltanto ricevuto l'incarico di esercitare il dono che già possedeva. Forse
l'autore del catechismo lo ignora, ma tutti gli altri profeti hanno attinto la
loro profezia dalla profezia di Muhammad, sall-Allahu 'alayhi wa sallam, ed è
grazie alla profezia di Muhammad che Adamo è stato perdonato. Il Corano dice anche "con esso [cioè col Corano] Allah
NE SVIA MOLTI e ne
guida molti, ma ne vengono sviati soltanto i traviati." (al-Baqarah, 26)
Non si tratta di una sottigliezza. Chi è laureato in medicina è sempre un
medico, anche se magari passano anni prima che inizi ad esercitare la
professione, anche se fa un altro lavoro, se è in pensione, ecc. In egual modo,
il Profeta Muhammad, sall-Allahu 'alayhi wa sallam, era profeta da prima prima che Adamo venisse creato, e continua ad
esserlo, anche se la sua missione terrena è stata limitata a 23 anni.
Si consideri, a titolo d'esempio, il contenuto di questo messaggio, a suo tempo distribuito
su Islamitalia e su
altre mailing list italiane:
"All'età di quarant’anni, mentre era impegnato in un ritiro di meditazione,
Muhammad ricevette la
sua prima Rivelazione da Dio attraverso l'Arcangelo Gabriele. Questa
rivelazione, che
continuò per ventitré anni, é nota come il Corano."
Il Profeta, sall-Allahu 'alayhi wa sallam, ha detto in un hadith qudsi:
"Quando Adamo trasgredì, si pentì, e pregò dicendo: 'O Allah, ti chiedo
di perdonarmi per il rango di Muhammad!' Allah rispose: 'Non ho ancora creato
Muhammad. Come fai a conoscerlo?' Adamo disse: 'Quando ho volto lo sguardo al
Tuo trono, ho visto che vi è scritto "La ilaha ill-Allah - Muhammadun Rasul-Ullah", ed ho pensato che devi amare tantissimo Muhammad, al punto da
porre il suo nome a fianco del Tuo.' Allah disse: 'Hai detto il vero; scriverci soltanto
"La ilaha ill-Allah" non sarebbe stato sufficiente. Ti
perdono per il rango di Muhammad'."
Ecco in che modo un musulmano può rispondere a chi gli viene a raccontare che Muhammad,
sall-Allahu 'alayhi wa sallam, è diventato profeta a quarant'anni.
Il Profeta, sall-Allahu 'alayhi wa sallam, aveva già previsto l'apostasia dei
wahhabiti, e detto di loro: "Vestiranno come noi e parleranno la nostra
lingua, ma non saranno dei nostri. Reciteranno frequentemente il Corano, ma il
Corano non andrà oltre la loro gola" (cioè sarà solo un suono emesso: lo
reciteranno senza capirlo).
Domanda: Sembra dunque che, oltre ad essere un'eresia il wahhabismo è anche un insulto alla ragione, in quanto nega l'idea che il Creatore sia al di fuori del tempo, e trascendente rispetto alla Sua creazione.
Risposta:
E' effettivamente così; non bisogna dimenticare che il wahhabismo è nato fra
beduini analfabeti, e che coloro che lo hanno accettato e imposto agli altri con
la forza sono stati gli Al Sa'ud
(cioè gli antenati dell'attuale famiglia reale saudita) una banda di predoni
del deserto che vivevano assaltando le carovane di mercanti, e persino quelle
del Pellegrinaggio. Gli Al Sa'ud sono discendenti dei Bani Hanifah, quella
stessa tribù che seguì il falso Profeta Musaylimah. Cosa si può pretendere capissero di
teologia, o interpretazione del Corano? Quel che importava loro era soltanto il
saccheggio e il bottino. Ibn 'Abdi-l-Wahhab insegnava che i Musulmani
dell'Arabia che rifiutavano la sua dottrina erano "adoratori delle
tombe" e "politeisti". Era "lecito" combatterli, rubare
i loro beni e violentare le loro donne. Convertirsi al wahhabismo offriva agli
Al Sa'ud la possibilità di trasformarsi da banditi ai margini della società in
"Mujahidin", di dare una legittimazione "religiosa" ai loro
crimini, ed implicava anche la speranza di assaltare Mecca e Medina, e di
predare l'oro e i gioielli che erano custoditi nelle due grandi Moschee (cosa
che poi effettivamente fecero).
Domanda:
Dobbiamo allora negare la buona fede di
coloro che ammirano Ibn 'Abdi-l-Wahhab, e che lo ritengono un sapiente musulmano
ed un rigoroso riformatore della società? In ogni caso,
il negare la trascendenza di Allah, riducendo l'Altissimo ad un Dio-uomo, simile alle Sue creature,
mi sembra una cosa gravissima. O sbaglio?
Risposta: Non sbagli affatto. Quelli che sostengono che vi sia qualcosa da "ammirare" in Ibn 'Abdi-l-Wahhab probabilmente ignorano sia la demenzialità delle dottrine da lui predicate, sia - soprattutto - i crimini commessi dai suoi predoni. Non hanno la minima idea del fatto che la cosiddetta "riforma wahhabita" è stata in realtà un bagno di sangue, implicante il martirio di centinaia di Ulema Sunniti e di decine di migliaia di Musulmani. Gli abitanti di Mecca vennero chiusi d'assedio per mesi e fatti morire di fame; gli abitanti di Ta'if rifiutarono di convertirsi al wahhabismo, e gli Al Sa'ud li macellarono in massa, compresi i bambini.
Quanto poi ai misfatti compiuti una volta giunti al
potere, a Mecca gli Al Sa'ud hanno distrutto la casa dove è nato il Profeta, sall-Allahu 'alayhi
wa sallam, mentre sulla fondamenta della casa di Khadijah, che Allah sia
compiaccia di lei, hanno addirittura costruito delle latrine. A Jeddah hanno distrutto la tomba di Eva, ed a Medina la Moschea di Abu Bakr, che
Allah sia compiaccia di lui, la casa di Abu Ayyub al-Ansari, che Allah si
compiaccia di lui, e le tombe dei Compagni nel cimitero di al-Baqi'. Ancora oggi, ci sono dei poliziotti di guardia alla Tomba del Profeta,
sall-Allahu 'alayhi wa sallam, e se qualche musulmano si azzarda a toccarla per
ricevere la barakah, o a parlare col Profeta, sall-Allahu 'alayhi wa sallam, a
chiedergli di intercedere per lui presso Allah, ecc., i poliziotti lo bastonano
senza pietà, e spesso lo uccidono.
Ovviamente le organizzazioni che trattano di Diritti Umani e di "libertà
di religione" passano tutto ciò
sotto assoluto silenzio. I Sauditi sono considerati "moderati", alleati degli
Stati Uniti e dell'Occidente, e quindi è bene tacere sui loro efferati crimini.
Per fare un solo esempio, oggi si parla frequentemente di "lotta alla pedofilia", ma
è noto che alcuni principi sauditi tengono prigionieri
centinaia di bambini e bambine che sono stati rapiti alle loro famiglie e
vengono usati come schiavi del sesso. Indaga forse qualcuno su una situazione
del genere?
Sembra poi che le profanazioni compiute da Sauditi sino ad oggi siano ben poca cosa, rispetto a quelle che progettano per il futuro. Hanno infatti apertamente dichiarato di voler abbattere la Cupola Verde che copre la Tomba del Profeta, ed anche di volere riedificare la Moschea di Medina in modo che essa sia completamente separata dalla Tomba. Possa Allah sventare simili macchinazioni.
Possa Allah l'Altissimo salvare i Musulmani dall'eresia wahhabita e dalle sue conseguenze. Possa Egli affrettare la liberazione del Haramayn, in modo che Mecca e Medina siano liberate dall'occupazione saudita, e tornino nuovamente nelle mani della Gente della Sunnah e del Consenso. Amin.