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3 aprile 2007
«L’Ucoii non rappresenta i musulmani d’Italia»
di Redazione
«L’Ucoii? Non
rappresenta certo i musulmani d’Italia. Il problema è che il
vostro Paese non ha ancora capito come si risolve il problema degli integralisti».
Ejaz Ahmad, giornalista e mediatore culturale di origine
pakistana, è membro della Consulta islamica creata dal Viminale. Il presidente
dell’Unione delle comunità islamiche Nour Dachan lo ha visto all’opera più di
una volta e non ha dubbi sulle sue intenzioni.
L’Ucoii afferma di rispettare la Costituzione italiana. Verità o bluff?
«Durante le riunioni della Consulta ho assistito a diversi episodi emblematici.
Il più clamoroso riguarda la parità dei diritti tra uomo e donna. Un giorno
Dachan si è presentato con due foglietti, uno azzurro e uno rosa. Sul
primo aveva indicato i diritti degli uomini, sul secondo quello delle donne,
che ovviamente erano diversi. Gli altri membri della Consulta
sono insorti».
C’è chi sospetta l’Ucoii di antisionismo, se non di antisemitismo...
«Di certo hanno rifiutato di firmare la Carta dei Valori perché
implicava l’accettazione di tutti i trattati internazionali firmati
dall’Italia e dunque anche quelli con Israele. Questo la dice lunga...»
C’è chi dice: creiamo un unico percorso di formazione degli imam. Giusto o
sbagliato?
«Giusto, ma anche su questo punto l’Ucoii dice no; perché se così fosse
perderebbe il controllo sulle moschee. Oggi 130 centri di preghiera
gravitano nella sua orbita. Eppure questa è la strada giusta per favorire
l’Islam moderato».
Perché?
«I Paesi musulmani sanno che non si può lasciare libertà ai
fondamentalisti e dunque impongono norme molto severe nella
gestione degli imam, ma lo Stato italiano non ha ancora capito
la natura della questione».
Esistono dunque due Islam?
«L’Ucoii vuole imporre l’Islam in Italia senza mediazione,
dunque importando modelli culturali e consuetudini dei Paesi d’origine.
Mentre io come altri chiediamo un Islam italiano ovvero una religione
che si adatta alla società e ai costumi italiani».