
12 gennaio 2003
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I TRE PERSONAGGI
CHE FORMANO Di padre scozzese e madre egiziana, in realtà
si chiama Emilio di Dimitri Buffa ROMA - Hanno picchiato uno di loro, i neo-nazisti veronesi di Forza Nuova, forse senza saperlo. Hanno malmenato uno come Adel Smith, che odia esattamente alla stessa maniera gli ebrei, l'occidente e il capitalismo americano, e che pubblica in Italia i libri dell'ex braccio destro di Franco Freda, il professor Claudio Mutti. Stessa ideologia, stesse letture esoterico-negazioniste sull'Olocausto. Solo che Smith è integralista islamico, e quelli di Forza Nuova integralisti cattolici. Adel Smith, in realtà, è battezzato, e si chiama Emilio. Si accompagna alla sua guardia del corpo, Massimo Zucchi, un passato di militanza nella sinistra extraparlamentare negli anni Settanta. Sono loro il presidente e Il segretario dell'Unione musulmani d'Italia. E gli unici iscritti a quel movimento, insieme con la convertita italiana che si portano dietro regolarmente. Nel suo curriculum vitae Smith, oltre ai deliri televisivi ormai noti, annovera anche una cacciata solenne dalla grande Moschea di Roma, il 9 novembre 2001. Presentatosi insieme con il solito Zucchi con un banchetto pieno di libri nazi-islamici pubblicati dalla Tipografia La Luce editrice (la casa editrice fondata in Albania dallo stesso Smith e finanziata non si sa bene da chi), tutto aveva messo nel conto tranne che venire cacciato a calci nel sedere proprio il venerdì di preghiera dai suoi correligionari, che invece non ambivano affatto di essere accomunati a quello che continuano a considerare un esibizionista e un fenomeno da baraccone. Adel Smith nasce in Egitto da un padre scozzese, la cui famiglia viveva da tempo in Italia, e da una contadina egiziana della provincia dl Alessandria che si chiamava Mona, Il padre di Smith, di professione architetto, conosce a Roma colleghi che lavorano per il re d'Egitto Farouk, e costoro lo fanno assumere come progettista ed arredatore di palazzi reali e governativi. Si trasferisce in Egitto e dopo anni di convivenza, quando rimane incinta, sposa una donna di oltre vent'anni più giovane di lui. Per farlo legalmente, si converte all'Islam, e assume il nome di Muhammad al-Mahdi. Fa però battezzare il figlio col nome di Emilio: Adel è dunque un "nome d'arte". Poi una seconda figlia. I bambini vengono educati in una scuola italiana di Alessandria d'Egitto. Dopo il colpo di Stato di Nasser, il padre di Emilio-Adel è costretto a tornare in Italia, dove poi muore. E Adel campa facendo da traduttore per i suoi correligionari arabi. Vive praticamente di espedienti. Ma all'epoca, più che con i cattolici, ce l'ha con i Testimoni di Geova, per via di un suo amico la cui moglie è stata convertita da loro. Nella sua vita c'è poi un misterioso viaggio nella ex Yugoslavia su un camper non suo (che poi non verrà più restituito), il cui noleggio viene pagato da Najib Billami, ex autoproclamato imam della Toscana. Nei Balcani Smith fa dei soldi, ma nessono sa esattamente come. In Italia quasi nessuno si fide di lui, tranne l'ex braccio destra di Freda, il professor Claudio Mutti di Parma, principale ideologo del neonazismo italiano contemporaneo. E' simpatizzante del fanatismo islamico dopo la rivoluzione di Khomeini in Iran. Mutti utilizza Smith come stampatore: decine e decine di testi nazisti, e poi molte rivistine dell'estrema destra antisemita, italiane, francesi, tedesche, olandesi, inglesi e russe. Poi il famoso "quarto d'ora di celebrità" nella trasmissmissione di Bruno Vespa, dove arrivò a definire il Cristo in croce "un cadaverino", e le presenze in tante televisioni locali, che se lo contendono per alzare l'audience. Fino all'altro ieri, quando ha rimediato le botte di gente che, senza saperlo, la pensa come lui sugli ebrei. In prigione la conversione di Matteo Legnani MILANO - Amico, collaboratore, guardaspalle. Massimo Zucchi, 44enne segretario dell'Unione musulmani d'Italia, è l'ombra del teleprovocatore islamico Adel Smith. I due si assomigliano pure, non fosse per qualche chilo di differenza: stessa barba, stessi baffi, stesso taglio di capelli. Da bravo guardaspalle, Zucchi è quello che l'altra sera, negli studi di Telenuovo, ne ha prese di più, di botte, parandosi tra il suo mentore e i militanti di Forza Nuova. I due sono pressoché inseparabili, spessa persino nelle dichiarazioni riportate dai giornali. Ma prima di darsi anima e corpo alla causa del fondamentalismo islamico, Massimo Zucchi era nientemeno che un'esponente dell'autonomia organizzata romana. Il suo nome compare tra quelli degli arrestati in due operazioni antiterrorismo: il 17 dicembre 1981, allora 22enne, viene catturato dalla Digos romana insieme ad altri nove compagni nell'ambito di un'inchiesta condotta dal sostituto procuratore Priore. Le accuse vanno dall'incendio doloso alla detenzione di armi da fuoco, fino al tentato omicidio di agenti delle forze dell'ordine. Quattro anni dopo, il 5 aprile 1985, Zucchi viene arrestato dai Carabinieri con l'accusa di partecipazione a banda armata denominata Brigate rosse. In entrambe le occasioni, dopo qualche mese in gattabuia, Zucchi se la cava senza subire condanne definitive. Ma è in carcere che si avvicina all'islam, scoprendo il grande complotto degli ebrei grazie ad un altro detenuto, un estremista di destra. Quando alcuni anni dopo scoppia la guerra del Golfo, senza sapere pressoché nulla di Islam, decide di farsi musulmano e prende il nome d'arte di "Abdul Haqq'". Da chi lo conosce è descritto come un «simpatico, donchisciotte romanaccio venditore di materassi». Nel 2001 entra a far parte dell'Unione musulmani di Adel Smith, del quale diventa il fedele scudiero. Ma il 12 settembre 2001, all'indomani dell'attacco all'America, decide di uscire dall'ombra con una dichiarazione personale al quotidiano"Il Tempo" di Roma: «Se Israele definisce i suoi attacchi contro la popolazione palestinese come difesa preventiva, quanto accaduto ieri va definito come tana legittima difesa preventiva. E poi, perchè gli Stati Uniti non applicano da buoni cristiani il precetto di porgere l'altra guancia?». Ora, la guancia, ha lui l'occasione di porgerla.
di Enrico Fortuna Completa il "partito" Rosa Petrone, una ex infermiera dell'ospedale Niguarda di Milano, che dopo aver sposato un marocchino ha ripetutamente chiesto l'autorità sanitaria di togliere i crocifissi dalle corsie. Da quando la sua richiesta è stata respinta dall'ospedale, si è licenziata, e passa il tempo girando per l'Italia assieme a Smith e Zucchi.
BOURIOUI BOUCHTA - Imam marocchino della moschea adi Porta Palazzo, a Torino, di professione macellaio, balza agli onori delle cronache dopo l'li settembre 2001, quando dichiara in un comizio che «Bin Laden non è un terrorista». HAMZA ROBERTO PICCARDO - È il segretario dell'Ucoii (Unione comunità islamiche italiane), affiliata ai "Fratelli musulmani" che in Palestina comprendono anche Hamas. Convertitosi all'islam 30 anni fa, è sposato con una donna di Marrakesh. I MODERATI: ABDUL HADI PALAZZI - E' il segretario dell'Associazione Musulmani Italiani, l'unica organizzazione islamica attiva in Italia che sia filo-israeliana. Nel 2001 è stato anche ricevuto dal presidente israeliano Moshe Katsav. ABD AL WAHID PALLAVICINI - Segretario della "Comunità religiosa islamica", da lui fondata nel '93. E' stato rappresentante dell'islam all'incontro di Assisi ed è strenuo promotore del dialogo coi cattolici.
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