
martedì 12 settembre 2006
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Cinque anni dopo le
Torri Gemelle di Renato Farina Gli islamici dell'Ucoii hanno piazzato lì un ebreo estremista di Vienna per avere un alibi ed evitare l'accusa di razzismo. Si trova di tutto a questo mondo. Sono storie vecchie, ma finora la bandiera vergognosa dell'antisemitismo non era mai sventolata sotto l'occhio protettivo di chi custodisce la nostra massima istituzione. Si è equiparato Israele allo Stato criminale nazista. Una gramigna da estirpare. Magari da bruciare in un forno. Interessante, non è vero? Da spararsi. Tutto questo è accaduto, ripetiamo a costo di stufare, l'11 settembre a Roma, sotto il manto protettivo della nostra tollerantissima democrazia e del nostro presidente della Camera, il quale probabilmente non sapeva nulla, e che è senz'altro squisito. I suoi uffici hanno disposizione, com'è noto e ribadito, di attenersi strettamente ai regolamenti. In questo caso, la richiesta era timbrata dal Partito dei Comunisti italiani. Dunque il nulla osta è arrivato puntualissimo. Del resto di che cosa lamentarci? Hanno vinto le elezioni, loro. Con questo "loro" intendiamo l'Unione. Ma che Unione è? Chi hanno messo insieme? Sembra soprattutto, in questa triste data, l'Unione tra comunisti e islamici del tipo fondamentalista. L'avevamo scritto e ci prendevano in giro durante la campagna elettorale, come se fossimo esagerati. Non siamo scemi. Lo sappiamo che Prodi, Rutelli e Fassino non sono di quelle idee, e non concorderanno per nulla con quel convegno, anzi forse hanno già preso le distanze: poi però gli amici degli amici ragionano così, votano per loro e sono decisivi, nel Paese e in Parlamento; sono un disco della loro spina dorsale, magari un'ernietta, ma senza non governerebbero. Comandano con loro. Gli danno persino le sale della Camera. Cinque anni fa, le Torri Gemelle. Abbiamo imparato qualcosa in Italia? Sì, a cedere. A essere morbidi e delicati come piumini con chi ci vuole annientare. Il 12 settembre del 2001 i quotidiani italiani scrivevano "Siamo tutti americani". Adesso siamo tutti di Al Qaeda? Non lo si dice, ma sono loro adesso a passare per brave persone. Bush, Berlusconi e Blair sono attaccati come causa di ogni male, si accredita la tesi per cui l'attacco a Manhattan sia stato causato dalla loro successiva lotta al terrorismo in Afghanistan, geniale. Anzi, le tesi che incolpano gli Usa di essersi tirati in testa gli aerei da soli hanno circolazione compiaciuta su tivù e giornali. George W. stasera sarà messo alla gogna a Ballarò, su Rai 3, con un documentario che fu salutato dai pubblici apprezzamenti di Osama Bin Laden. Al citato sceicco, peraltro, Repubblica ha dedicato queste righe immortali: «(Osama) leader che fa quel che dice e crede in quel che fa; una "guida" che non vuole cancellare la nostra democrazia, ma scoraggiarci con le armi dal distruggere le cose che l'Islam ama; un uomo che sta vincendo la guerra non con il terrore ma con le parole... » (Giuseppe D'Avanzo, 4 ottobre 2005). Ma sì, siamo tutti di Al Qaeda, altro che quel pirla di Bush. Persino papa Ratzinger viene interpretato alla rovescia per convincere i cattolici che l'Occidente è il cattivo e l'Islam è buono e ha senso del timor di Dio. Hamza Piccardo ieri, 11 settembre, si è detto commosso, su La Stampa, per le parole del Papa, è in tutto d'accordo con lui. Poi però non ci pensa neanche lontanamente a rinnegare le sue parole scritte appena dopo l'11 settembre. Ve le ricordiamo noi, visto che oggi l'Ucoii ha celebrato a suo modo l'anniversario alla Camera. Eccole: «La Guerra santa dispiace a molti ma è un ordine di Allah, gloria all'Altissimo, e in certe condizioni è un obbligo per il credente. Non c'è suicidio nell'islam e infatti quei ragazzi che colpiscono l'occupante anche a costo della loro vita non sono suicidi ma credenti che accettano di rendere estrema testimonianza della loro fede. Non disprezzarli, essi sono cari ad Allah e sono vivi presso di Lui» (15 settembre 2001). E oggi sono illustri ospiti della Camera e pontificano sul Pontefice. Magnifico. Lo sappiamo bene che molta gente la quale ha evitato di votare la Cdl e si è astenuta o ha messo nell'urna una scheda con la crocetta a sinistra, ora si è pentita, non è affatto disposta a sottomettersi al vento del multiculturalismo, che annulla le nostre tradizioni e lascia spazio al dominio di quelle altrui. Ma in questi cinque anni ha prevalso l'ideologia che sin dal 2003 chiamammo dei "bamba". Gente che si fa male da sola, difendendo Saddam pur di fare un torto agli americani e ad Israele. Hanno creduto alla propaganda pacifista, all'arcobaleno anche se stinto, e hanno permesso vincesse l'Ulivo. Come ha chiamato Berlusconi quelli che votavano a sinistra contro i loro interessi? La parola non è educata, non ripetiamo l'epiteto ghiandolare, ma siamo d'accordo. Il piccolo fatto di cui sopra lo dimostra una volta di più. Intendiamoci. L'evento è microscopico per numero di adepti ed eco di tivù. Ma è una enormità simbolica. Inquina l'essenza della nostra democrazia. La conosciamo questa strategia, denunciata da Oriana Fallaci: usano la libertà per strangolarci. Io non me la prendo con loro. Ma con chi gli regala la corda e pure il sapone.
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