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I PRONUNCIAMENTI SUNNITI

nella confutazione dell'antropomorfismo 

di Ibn Taymiyyah al-Harrani

e dei suoi accoliti contemporanei

Hujrah as-Sa'adah

di 

Maulana al-Hafiz al-Muhaddith

Shaykh ‘Abdullah al-Harari as-Shaf‘i ar-Rifa‘i,

che Allah lo custodisca

(Parte prima dell'anteprima italiana a cura di Abu Omar Palazzi)


Prefazione all'edizione italiana

Sia lodato Allah ed a Lui siamo grati per ciò che ci dona spontaneamente nella Sua magnanimità,  senza essere in alcun modo obbligato a farlo. Che Allah elevi la stazione del Profeta Muhammad, su di lui benedizione e pace,  e protegga la sua Comunità da ciò che egli stesso ha per noi paventato. Amin

Siamo lieti di porre a disposizione dei nostri studenti e lettori un testo che informa quanti non fossero ancora edotti in materia circa il caso di Ibn Taymiyyah di Harran e del processo che egli subì in Damasco a causa delle sue numerose divergenze dal consenso della maggioranza in materia di fede e giurisprudenza e della sua pertinace ed ostinata opposizione nei confronti dei nostri nobili predecessori,  benedica Allah i primi egli ultimi fra loro, fra i quali eccellono le prime tre generazioni dei Compagni dell'Inviato di Allah (sall-Allahu 'alayhi wa sallam), dei loro Seguaci e dei "Seguaci dei Seguaci". 

Conformemente ad una tendenza invalsa fra i Sapienti della Gente della Sunnah e confermata dalle loro corti sciaraitiche, il caso dell'eresia di Ibn Taymiyyah viene qui esposto come dichiarata ostilità nei confronti  del Ayah 110 della Sura della Famiglia di 'Imran:

"Siete l'eccelsa fra le Comunità apparse fra gli uomini, in quanto prescrivete il benefico e vi guardate dall'empietà e credete in Allah."

A Lui offriamo il frutto del nostro lavoro, e Gli chiediamo di coprire le nostre manchevolezze con La sua illimitata indulgenza. Invero Egli è il più Misericordioso dei misericordiosi.

Siano con voi la pace la misericordia di Allah e la sua benedizione.

Al-Faqir Abu Omar


 

Introduzione

            Il Muhaddith ed Hafiz Shaykh ‘Abdullah al-Harari, che Allah lo custodisca,  ha scritto, e questo ne è il senso:

Lode ad Allah che ci colma di ogni bene a Suo piacimento. Possa Egli elevare la stazione del Profeta Muhammad, e benedire lui, la sua famiglia ed i suoi compagni.

Sappi, o fratello, che la cagione di questo trattato dipende dal fatto che il visionarismo di taluni li spinge ad indegne congetture circa l'Essenza divina, i Suoi Nomi ed i Suoi Attributi, tanto  da far loro attribuire ad Allah l'Altissimo ciò che in nessun modo è degno di Lui, cioè "limiti", "collocazione spaziale" e "fattezze formali", e nel contempo a dichiarare illecita l'intermediazione dei Profeti e dei Santi dopo la loro morte, la visita delle loro tombe e la ricerca della loro benedizione;  giammai nulla di simile fu detto da alcuno dei Musulmani che vissero prima di Ibn Taymiyyah.

Giacché il caso di necessità è quanto mai grave, abbiano accolto l'onere di dimostrare che i termini della questione sono invero irreconciliabili, poiché la fede unanime dei nostri Predecessori nell'Islam è che Allah l'Altissimo è immune da limiti, sia per quanto riguarda la gnosi della Sua Ipseità che l'informazione circa lo stato delle Sue creature, giacché Egli trascende le contingenze spazio-temporali e l'insieme dei limiti similari, pur essendo con noi ovunque noi siamo.

Al contrario, la ricerca dell'intercessione (tawassul) degli intimi del Misericordioso è lecita su fondamento coranico secondo il consenso delle Quattro Scuole Sunnite, e praticata ininterrottamente dai Musulmani dal tempo dell'Inviato di Allah (sall-Allahu 'alayhi wa sallam) sino al presente.

Nell'ambito del hadith profetico vi è del pari prova molteplice ed unanimemente accolta che la ricerca dell'intercessione dei Profeti e dei Santi - tanto durante la loro vita che dopo la morte - che la visita dei loro sepolcri, chiedendo loro che essi chiedano per noi ad Allah, nella speranza che Allah accetti i loro voti e i  nostri  per il tramite della loro intercessione, è pratica non solo lecita, ma conforme alla Sunnah dell'Inviato di Allah (sall-Allahu 'alayhi wa sallam) ed a quella dei Suoi Luogotenenti, dei suoi Compagni e dei loro Seguaci.

Vogliamo mostrare come a confutare Ibn Taymiyyah su questi punti siano stati soprattutto i suoi ex-maestri, quelli stessi che lo espulsero dalla scuola dell'Imam Ahmad Ibn Hanbal, ritenendo che egli non potesse, al contempo, pretendersi aderente ad una scuola per poi confutare quotidianamente l'unanimità dei suoi sapienti. 

Quanto invece all'aspetto sciaraitico, confermiamo che è obbligo legale comunitario confutare questo genere di impostura e stroncarne la propaganda, ribadendo invece come l'intercessione di Profeti e Santi sia lecita, come far visita alle loro tombe con l'intenzione di procacciarsi la loro benedizione non sia in alcun modo "pratica idolatrica", come toccare le loro tombe in quanto luoghi benedetti sia permesso, non implichi affatto " politeismo" e non sia minimamente  proibito.  Il trattato conterrà, se Allah vuole, le prove molteplici fornite nell'ambito delle scienze islamiche, ed il lettore potrà, col permesso di Allah, apprendere il loro svolgimento nei dettagli e nelle relative categorie.


Articolo Primo

1 - Ibn Taymiyyah ed il Consenso dei Musulmani.

                Sappi, e che Allah ti giovi, che Ibn Taymiyyah di Harran compose testi e trattati molteplici su argomenti disparati,  e ciò gli conferì una certa rinomanza. Il Muhaddith ed Hafiz delle Genti dell'Iraq, l'esimio Shaykh Wali ud-Din al-'Iraqi, figlio del Maestro dei giurisperiti, lo Shaykh Zayn ud-Din al 'Iraqi, che Allah abbia misericordia di lui, fu tra i primi ad antevedere negli scritti di lui talune devianze. Riguardo ad Ibn Taymiyyah egli scrisse:

             "La sua scienza eccedeva il suo intelletto, ed egli ha già confutato il consenso dei nostri Sapienti su oltre sessanta articoli, alcuni dei quali pertinenti all'ambito dei principi essenziali. Chiamato a giudizio egli ritratta ed abiura, ma subito torna a propagare i medesimi errori che aveva da poco rigettato.  I Sapienti nostri contemporanei fecero a gara nel confutarlo e nell'evidenziare i segni della sua devianza dalla retta dottrina. Alcuni fra gli illetterati  divengono invece suoi seguaci, supponendo a torto che egli sia fra i sapienti benguidati."

                 Fra quanti guerreggiarono contro di lui e furono solerti nel ammonirlo va innanzitutto ricordato l'Imam Hafiz Taqi-ud-Din ‘Ali Ibn ‘Abd-il-Kafi as-Subki.

                Nell'opera "ad-Durrat ul-Mudiyyah" egli scrive:

                "Ibn Taymiyyah introduce speculazioni fantasiose nei principi di teologia e nelle loro conseguenze, al punto da scuotere i pilastri dell'Islam, pur seguitando a dar mostra esteriore di attenersi al Libro di Allah ed alla Sunnah del Suo Inviato (sall-Allahu 'alayhi wa sallam), ed anzi dando a bere agli incolti di essere un oratore di Verità e una guida sui sentieri del Paradiso. Non passa giorno senz'egli ch'egli si scosti sempre più dal Consenso della Comunità, e cada nell'eresia deviando dal sentiero della Gente del Corano e della Sunnah ed infrangendo il Consenso della Comunità Islamica.

                "Costui è caduto nella attribuzione ad Allah di "corporeità" e "composizione", tanto da scrivere che "non è affatto impossibile che Allah abbia bisogno di una Sua stessa  parte", e da suppone il sussistere di "contingenze" nell'Essenza Divina; sostiene poi che il Corano è "di natura creata, giacché Allah lo ha recitato quando prima non esisteva". Egli dice persino, e questo gli fu additato a massima colpa,  che "Allah prima parla e poi tace",  e che "accade a Lui quel che accade alle Sue creature".  Disse persino, seguendo in ciò gli Ellenizzanti,  che "non vi è prova certa il cosmo sia venuto ad essere dalla non-esistenza" e che "è possibile che le contingenze siano da sempre esistenti e permanenti, senza bisogno di un loro principio". Da ciò arrivò persino a dedurre che "gli Attributi Divini sono di natura creata", ma al contempo - contraddittoriamente - che "nulla impedisce al creato di esistere in perpetuo." Nessuna religione prima di lui ha mai supposto stramberie di tal sorta. Egli non aderisce né alla Scuola dei Benguidati, né ad alcuna delle Settantadue Scuole dell'eresia, giacché ama sopra ogni cosa fare scuola a se stante e provocar contese. I semi di miscredenza che egli getta in materia di principi sono quanto mai temerari, ma rappresentano ben poca cosa se paragonati alle scempiaggini che costui teorizza in materia di conseguenze."

L'Hafiz Abu Sa’id al-’Ala'i, maestro e precursore dell'Imam Zayn ud-Din, scrisse di lui quanto riportatato dal Hafiz e storico Shams-ud-Din Ibn Tulun nell'opera "Thakha'ir al-Qasr":

"Fra le devianze di Ibn Taymiyyah vanno annoverate: le pretese secondo cui 'Allah è il sito della Sua creazione',  'l'universo esiste da sempre quanto alla sua specie, ed Allah lo ha creato per farlo esistere in eterno', nonché gli altri notori pronunciamenti con cui egli attribuisce ad Allah 'corporeità', 'direzione' e 'movimento'.  Ibn Taymiyyah ha scritto una intera dissertazione al fine di dimostrare le già menzionate proposizioni ereticali secondo cui  'la Divina conoscenza non si estende alle cose che non hanno fine, quali la dimora paradisiaca', 'la Divina conoscenza non si stende ai dettagli di ciascuna cosa peritura', 'l'Inviato di Allah (sall-Allahu 'alayhi wa sallam) non ha funzione profetica permanente dopo la sua morte', e 'coloro che ricercano la di lui intercessione sono nell'errore'. Queste stesse tesi le ha abiurate e riproposte a più riprese.

"Per quanto attiene alla Giurisprudenza, egli si fa beffe dei Musulmani al punto dar libero sfogo alla sua esagerazione nel decretare - contro il Consenso - che 'il viaggio per visitare la tomba del Profeta a Medina è atto peccaminoso, tale da annullare il valore delle preghiere abbreviate elevate dal viaggiatore'.

"Prima di lui, nessuno aveva mai proferito o scritto una cosa del genere fra i Musulmani.

"Egli ritiene altresì che la pena del Fuoco sia di natura temporanea, nonostante il Corano dica:

"Essi sono i compagni del Fuoco: ivi dimoreranno in perpetuo. "

"Più volte fu citato in giudizio, e più volte ritrattò, trasgredendo la parola data a molti fra  i Sapienti di Damasco e i Giurisperiti delle Scuole Sunnite, fino al giorno in cui i Mufti delle Quattro Scuole ritennero colma la misura e firmavano una fatwa, chiedendo che l'emiro sanzionasse per lui la pena dell'ergastolo sino ad abiura ed al pentimento integrale."

Fra le Scuole Sunnite ve ne sono quattro che permangono fino al giorno d'oggi fra gli uomini, cioè quelle degli Imam Abu Hanifah (80-150 H), Malik Ibn Anas (93-179 H),  Ahmad Ibn Idris ash-Shafi’i (150-204 AH), ed Ahmad Ibn Hanbal (164-241 H). Esse ai differenziano negli specifici dettagli della deduzione delle norme giurisprudenziali,  pur aderendo ai parametri della medesima teologia speculativa.  Il testo della "Fatwa della Quattro Scuole per la confutazione di Ibn Taymiyyah" verrà citato, se Allah vuole, al termine del volume. Egli vi viene definito come "uomo ostinato e protervio", "al punto da dover costringere i docenti ad una documentata denuncia". L'evento è narrato da  by Salah-ud-Din as-Safadi, uno studente che frequentava tanto le lezioni di Ibn Taymiyyah quelle dell'Imam Taqi as-Subki, nell'opera "Uyun-ut-Tarikh". 

 Il Sultano Muhammad Ibn Qalawun, che Allah ne abbia misericordia, ebbe  compassione degli Ulema Sunniti e, rispettando la loro funzione ed il lascito affidato alle loro mani, ordinò che la fatwa di confutazione congiunta fosse letta dai pulpiti delle Moschee ai Musulmani adunati per l'Orazione del Venerdì nelle Moschee dell'Egitto e dello Sham, (regione oggi ripartita fra Libano, Siria, Israele e Giordania). Il popolo fu invitato a guardarsi da lui in quanto "seminatore di insidie e discordia".

L'Imam ad-Dhahabi di Damasco, ad esempio, era un contemporaneo di Ibn Taymiyyah, ed in primo tempo lo aveva apertamente lodato. Quando però fu chiamato a testimoniare,  scrisse quanto è riportato nel memoriale che va oggi sotto il nome di "Bayanu Zaghal-il-’Ilm wat-Talab". Vi si dice:

"Per Allah, il mio occhio non era mai caduto su un individuo  predisposto al sapere e diligente quanto Ibn Taymiyyah. Fin dalla prima gioventù non curava né il vestire, né il cibo, né le donne: ricercava anzi assiduamente il Vero, ma prendeva sommo diletto nelle dispute verbali.  Venne il giorno in cui il mio orecchio fu colmo dall'ascoltare le sue astruserie, e il mio cuore cessò di anelare all'attenuazione dei suoi estremismi. Era divenuto un uomo arrogante,  presuntuoso, borioso e narcisista, che smaniava incessantemente di  primeggiare nelle accademie.  La sua avventatezza l'indusse a criticare schiere di Sapienti di Siria e d'Egitto, fino al giorno in cui essi decisero che la sua saccenteria aveva colmato la misura. Lo confutarono,  poi lo degradarono, quindi lo additarono al disprezzo della gente, lo accusarono di menzogna ed  resero infine palese la sua eresia.

"Guardiamo dunque quali siano le conseguenze dell'eccedere nelle controversie e nelle apparenze formali e chiediamo perdono ad Allah. Vi sono uomini che sono meno diligenti, meno colti e meno ascetici di lui, e che nondimeno sono ben più di lui indulgenti nei confronti dei loro simili. Allah non ha oggi consegnato Ibn Taymiyyah nelle loro mani a motivo della loro rettitudine o della loro signoria, ma a motivo delle di lui trasgressioni e del suo intento premeditato. Dico adunque che Allah è estremamente indulgente nei confronti di quest'uomo e dei suoi accoliti, giacché la pena [del carcere a vita] che oggi essi ricevono è invero la minima che sia loro applicabile. Non nutro il minimo dubbio in proposito."

Il testo di questo memoriale risulta poi confermato da una ulteriore testimonianza, giacché esso è accolto dall'Imam Hafiz as-Sakhawi, che lo cita, autenticandolo, nel saggio "al-'I’lam bit-Tawbikh". 


Articolo Secondo

2 - La pretesa di Ibn Taymiyyah secondo cui le contingenze non hanno principio
ed esistono eternamente assieme ad Allah

Si tratta invece di una pretesa tra le più deteriori, tale da indurre  Ibn Taymiyyah a dissentire - in materia di Fede - tanto dalla retta intellezione che dal Consenso dei Musulmani.  La teoria dell'eternità del contingente è esposta in quattro delle sue opere: "Minhaj as-Sunnat-in-Nabawiyyah", "Muwafaqatu Sarih-il-Ma’qul li Sahih-il-Manqul", "Sharh Hadith-in-Nuzul", "Sharh Hadith ‘Imran Ibn Husayn", and "Naqdu Maratib-il-Ijma‘".

          In "Minhaj-us-Sunnat-in-Nabawiyyah", tomo primo, pagina 24, Ibn Taymiyyah dichiara:

            "A chi ci chiede 'ritieni dunque che in Allah accadano eventi contingenti?' rispondo: sì, e questa nostra risposta è conforme tanto alla Shari'ah che all'intelletto."

Ibn Hazm, al contrario, dichiarò che vige il Consenso circa "C'era Allah, e nessuna cosa era con Lui", e che chiunque diverge da questo principio di fede è un miscredente. A ciò Ibn Taymiyyah risponde dicendo: "E' invero strano che Ibn Hamz pretenda che il Consenso consiste nel ritenere che solo Allah  esista dall'eternità e che nessuna cosa esisteva assieme a Lui."

In "Sharh Hadith ‘Imran Ibn Husayn", pagina 193, Ibn Taymiyyah dichiara: "Se si suppone che gli esseri contingenti esistano dall'eternità assieme ad Allah, codesta coesistenza non è in conflitto né con la Shari'ah, né con l'intelletto, giacché in ogni caso Allah eccelle sulle cose create a causa della Sua  perfezione."

Allah l'Altissimo dice che il Creatore non può essere in alcun modo paragonato a coloro che non sono in grado di creare alcunché, ma Ibn Taymiyyah dice "le creature esistono assieme a Lui dall'eternità", ed aggiunge "molti fraintendono ciò che voglio dire, poiché io mi riferisco alle creature quanto alla loro specie, e non alla loro individualità."

In "Muwafaqatu Sarih-il-Ma’qul li Sahih-il-Manqul", pagina 291 egli ribadisce: "quanto alla tesi dei nostri avversari, non possiamo in alcun modo accettarla. Le contingenze effimere debbono necessariamente rimandare a contingenze sussistenti dall'eternità."

A pagina 342 del manoscritto "Tashnif-ul-Masami’" il Muhaddith ed Usuli Badr-ud-Din az-Zarkashi ribadisce come i Musulmani siano unanimi nel dichiarare miscredente chiunque ritenga che il mondo sia eterno. Egli menziona l'opinione dei Peripatetici secondo cui il mondo è eterno tanto quanto alla forma che quanto alla materia,  e quella di coloro che dicono "alcune forme sono eterne, altre vengono ad essere nel tempo", per poi ribadire come la Gente dell'Islam tacci di miscredenza entrambe le opzioni. Ciò è confermato dal Hafiz Ibn Daqiq al-’Id, dal Qadi ’Iyad, e da quel che l'Hafiz Ibn Hajar scrive in "Sharh al-Bukhari".  L'eresia di Ibn Taymiyyah su questo punto è inoltre evidenziata - come abbiamo già accennato -  dal Hafiz as-Subki nel trattato "ad-Durrat-ul-Mudiyyah" and da Abu Sa’id al-’Ala'i. Al-Jalal-ud-Dawwani conferma in "Sharh-ul-’Adudiyyah" che Ibn Taymiyyah seguitò ad attenersi a questa fallace prospettiva ed a trarne ulteriori indebite conseguenze.  Scrive infatti: "Ho letto negli scritti di Ibn Taymiyyah che egli ritiene che il Trono divino sia eterno quanto alla sua specie."

Il sapiente hanafita ’Allamah al-Bayyadi, dopo aver citato - nell'opera "Isharat al-Maram", pagina 197 - le prove circa la temporalità del mondo, sostiene che queste stesse prove consentano agevolmente di confutare "la congettura di Ibn Taymiyyah circa l'eternità del Trono, secondo quanto riportato in 'Sharh-ul-’Adudiyyah'."

Ibn Taymiyyah scrisse altresì un saggio contro lo sciita al-Hilli, spesso citato tanto dai detrattori di Ibn Taymiyyah che da coloro che tentano di difenderlo. As-Subki, nel recensire questo testo, scrisse:  "Ibn Taymiyyah ha confutato il caposcuola dei  Rawafid (gli Sciiti Imamiti), e ritiene che questa confutazione rappresenti un punto di approdo definitivo.  Per raggiungere tale obiettivo, egli ha però mescolato il Vero con le teorie proprie ai seguaci dell'esagerazione (hashw), in tutti i modi in cui gli è stato possibile.  In tal senso, egli pretende che le contingenze sussistano in Allah, dall'eternità. Gloria Lui, che non ha condòmini nella Sua eternità, e che è immune da quanto costui suppone circa la Sua Essenza."


Articolo Terzo

3 - La pretesa di Ibn Taymiyyah di attribuire limiti ad Allah

           Nel compendio teologico dell'Imam at-Tahawi, conosciuto col nome di "'Aqidah at-Tahawiyyah", ma il cui titolo originale è "Menzione del credo della Gente della Sunnah e del Consenso secondo la scuola dei giuristi dell'Islam Abu Hanifah an-Nu'man Ibn Thabit al-Kufi, Abu Yusuf Ya'qub Ibn Ibrahim al-Ansari ed Abu ‘Abdillah Muhammad Ibn al-Hasan ash-Shaybani" viene recisamente negato che sia lecito attribuire ad Allah l'Altissimo qualsivoglia genere di limiti. L'Imam at-Tahawi scrive infatti: 

          "Egli (Allah), nella Sua maestà, trascende i limiti (hudud) e le estensioni (ghayat)."

Ibn Taymiyyah invece attribuisce ad Allah supposti limiti nell'opera "al-Muwafaqah", Volume 2, pagina 33.  Ivi dice: "I Musulmani ed i non-Musulmani sono concordi sul fatto che Allah è collocato in cielo, e che limita Se Stesso a questa collocazione" A  pagina 29 del medesimo testo scrive: "Egli (Allah) possiede un limite che ci è noto, ed un altro limite che a Lui solo è noto." Vediamo dunque come egli non solo concepisca una assurdità del genere, ma pretenda persino che tanto i Musulmani che i non-Musulmani siano d'accordo con lui nell'attribuire limiti ad Allah.

          Al contrario, che Allah sia assolutamente immune da limiti è confermato da dichiarazioni risalenti ad Abu Hanifah e ad altri giurisperiti suoi contemporanei, come pure a coloro che li hanno preceduti, come ad esempio l'Imam Zayn-ul-’Abidin ‘Ali Ibn al-Husayn, si compiaccia Allah di lui e di suo padre, com'è confermato dal suo celebre testo "As-Sahifat as-Sajjadiyyah". Nel trattato "Sharh Ihya'i ‘Ulum-id-Din" il Muhaddith ed Hafiz Muhammad Murtada az-Zabidi, commentatore dell'opera "al-Qamus", menziona,  con una catena di trasmissione muttasil,  che l'Imam Zayn-ul-’Abidin ha detto: "Non si addice ad Allah l'avere un limite" e "nessun luogo Lo ricomprende." Le inoppugnabili parole dell'Imam dimostrano che Allah non possiede né un limite a Lui solo noto, né un limite noto alle Sue creature.

Su quale base può dunque Ibn Taymiyyah pretendere che i Musulmani siano d'accordo con lui nell'attribuire limiti ad Allah? Il trattato sopra citato dell'Imam at-Tahawi dimostra invece in modo palese che i nostri Predecessori apertamente negano che sia possibile attribuire ad Allah una cosa del genere. Egli cita questa dottrina della negazione dei limiti come propria ad Abu Hanifah ed ai suoi due principali discepoli, e alla loro testimonianza si aggiunge quella  dell'Imam Zayn-ul-’Abidin. Questi quattro Imam sono considerati fra i più autorevoli Predecessori, e l'Imam at-Tahawi dice chiaramente che la fede dei Predecessori si identifica con "il credo della Gente della Sunnah e del Consenso".

La frode di Ibn Taymiyyah  viene pertanto svelata e confutata.  Assai di frequente, egli tenta invano di attribuire le sue astruserie teoriche ai nostri predecessori nell'Islam. Nel far ciò, egli intende dare a bere agli ignoranti di essere un seguace della scuola dei Predecessori, ma le cose stanno ben altrimenti.  

Continua, insha Allah Ta'ala e col Suo permesso.

Insha Allah Ta'ala, i restanti articoli verranno tradotti quanto prima.


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