Archiviata la denuncia dell’Unione delle
comunità islamiche contro L'Opinione
Nei confronti dell’Ucoii solo critiche fondate
di
Giorgio
De Neri
“L’opinione delle libertà” ha riportato fedelmente le idee e le
opinioni dell’editorialista islamologo del “Corriere della sera”
Magdi Allam a proposito dell’Ucoii, l’Unione delle comunità
islamiche italiane e dei suoi capi, Hamza Piccardo e
Nour Dachan.
Compresa quella in cui suggeriva all’ex ministro dell’Interno
Giuseppe Pisanu di valutare attentamente la possibilità di mettere
fuori legge la stessa associazione a causa del suo ambiguo
atteggiamento nei confronti del terrorismo islamico e delle proprie
iniziative contro lo stato di Israele. La sentenza che
assolve Magdi
Allam, il direttore Arturo Diaconale e il giornalista de
“L’opinione” Dimitri Buffa risale allo scorso 24 marzo ma giornali e
agenzie non hanno dato a essa lo stesso risalto che invece diedero
ai comunicati con cui l’Ucoii annunciava querele il 23 agosto di
quasi due anni fa.
Nella sentenza redatta dal giudice per l’udienza preliminare del
tribunale di Roma, Maurizio Caivano, si legge tra l’altro che: “nel
corso dell’intervista sono state usate frasi ed espressioni che, pur
fortemente critiche nei confronti dell’Ucoii, non sconfinano
tuttavia nella contumelia e nella denigrazione altrui e sono
pertanto prive del requisito dell’offensività”. Rispetto all’operato
del giornalista che ha intervistato Magdi Allam, cioé Dimitri Buffa,
si legge tra l’altro che “il Buffa ha agito evidentemente con
l’intento di dare un’informazione quanto più completa in ordine ad
un tema di particolare interesse nell’attuale contesto storico e
politico”. Davanti al magistrato il presidente dell’Ucoii ha detto
che la sua organizzazione ha “carattere liberale e moderato e che ha
sempre condannato gli attentati suicidi nonché qualsiasi forma di
terrorismo (menzionando espressamente i comunicati di condanna per i
rapimenti e le uccisioni in Iraq), e poi ha sostenuto che “l’Ucoii
non ha mai avuto rapporto alcuno con organizzazioni integralistiche
anti occidentali” e che “in tale contesto ha sempre promosso
l’integrazione ed il dialogo interreligioso manifestando il proprio
sostegno a favore della pace e del dialogo tra mondo occidentale e
mondo islamico”. Insomma agnelli, se non pecore. Peccato però che il
magistrato che ha assolto giornalista e direttore de “L’opinione”,
nonché l’intervistato Magdi Allam, debba aver vissuto in Italia
negli ultimi due anni e quindi aver avuto la possibilità di formarsi
un parere sui fatti e non sulle parole o sulle petizioni astratte di
principio.
Ad esempio potrebbe avere letto il manifesto a pagamento fatto
pubblicare sui quotidiani del gruppo Riffeser dall’Ucoii in cui si
equiparava Israele al nazismo e le azioni di guerra in Libano o nei
territori palestinesi alle deportazioni di ebrei da parte di Hitler.
O magari potrebbe avere visto l’incredibile intervista del Tg1 a un
altro dei boss dell’Ucoii, l’omeopata di Allah, Baha Ghrewati, che
rivendicava la bontà dell’istituto della poligamia islamica
sostenendo tra l’altro che “essa rappresenta un sicuro rimedio per i
problemi maschili della prostata”. Sicuramente il magistrato Caivano,
che ha archiviato definitivamente la denuncia, su conforme richiesta
del pm di udienza risalente al 13 dicembre del 2005, deve essere
rimasto molto impressionato dalla mole di documenti che Magdi Allam
è stato in grado di produrre per dimostrare che quanto lui va
dicendo da anni sull’Ucoii e i suoi esponenti tutto può essere
tranne che una diffamazione. Semplice diritto di cronaca. O
legittimo esercizio del diritto di critica. Come nel caso di
un’incredibile intervista rilasciata dall’ex segretario dell’Ucoii
Hamza Piccardo a “Panorama” in data 22 settembre 2005 nella quale si
potevano leggere espressioni come questa: “lo stato di Israele è uno
stato coloniale nato da una pulizia etnico – religiosa”. Poco prima
ad apposita domanda, Piccardo aveva anche negato la legittimità
dell’esistenza stessa dello stato ebraico. E più avanti, al
giornalista che gli chiedeva se si potesse considerare un atto di
resistenza tagliare le teste (come avviene in Iraq e in Afghanistan)
Piccardo rispondeva così: “la guerra è pena di morte applicata su
scala industriale, in guerra ognuno usa i mezzi che ha”. E, a
proposito dei legami tra l’Ucoii e i fratelli mussulmani e altri
movimenti considerati terroristi in Medio Oriente come Hamas, lo
stesso Piccardo ammetteva che pur non essendoci un “legame organico”
non era invece da escludere “la sussistenza di collegamenti di altro
genere”.
Insomma tutto quello che aveva detto Magdi Allam e che
Dimitri Buffa
aveva fedelmente riportato altro non era che la nuda verità. E al
giudice che ha archiviato la denuncia contro il nostro giornale non
deve essere apparsa molto credibile la parola di gente come Piccardo
che nello stesso giorno della strage di Nassyria, il 12 novembre
2003, aveva avuto il coraggio di dire che “non c’era patria ne
costituzione da difendere a Nassirya”. Facendo capire, al di là
delle condoglianze di repertorio a suo tempo offerte, che i nostri
soldati laggiù se l’erano in qualche maniera cercata. A corollario
di questa soddisfazione giudiziaria ottenuta dal nostro giornale c’è
da evidenziare che evidentemente almeno in questo caso l’articolo e
l’intervista erano veramente inattaccabili sotto ogni rilievo
politico ed editoriale. Altrimenti, e di esempi contrari ce ne
potrebbero essere tantissimi, una bella condanna in nome dell’islamically
correct non ce la toglieva nessuno. Essendo universalmente noto che
in materia di diffamazione a mezzo stampa la legge non è affatto
uguale per tutti. Infatti per quei giornali che militano a sinistra
la legge è sicuramente più uguale. Un po’ come capitava ai maiali
del famoso romanzo di George Orwell “Animal farm”. E un giornale
moderato che viene assolto da una querela presentata da chi invece
rappresenta gli interessi di organizzazioni islamiche che moderate
non possono dirsi davvero è la classica notizia che appartiene alla
categoria dello spirito de “l’uomo che morde il cane”.