Il
giornalista Magdi Allam, ha recentemente pubblicato un libro
dall’eloquente titolo “Viva Israele. Dall'ideologia della morte alla
civiltà della vita: la mia storia”. In esso Allam esprime una tesi di
fondo in cui i musulmani moderati d’Italia non possono non riconoscersi
appieno: quella secondo cui un musulmano realmente moderato non
può fare a meno di stare dalla parte d’Israele, senza se e senza ma,
perché la lotta quotidiana d’Israele contro il terrorismo integralista
è
la nostra stessa lotta, perché chi milita contro Israele allo stesso
tempo milita per l’imbarbarimento e la chiusura degli spazi di
democrazia nel mondo islamico e perché chi vuole far scomparire Israele
dalle carte geografiche intende allo stesso tempo cancellare l’esistenza
dei musulmani liberali e consapevoli che hanno il coraggio di resistere
all’avanzata dell’integralismo wahhabita. Che l’opzione filo-israeliana
rappresenti una imprescindibile cartina di tornasole per distinguere i
musulmani autenticamente moderati da quelli che si fingono tali è una
tesi che l’Istituto culturale della comunità islamica italiana proclama
in Italia e all’estero da oltre dieci anni, e non possiamo che
rallegrarci del fatto che – dopo l’11 settembre – Allam l’abbia accolta
senza riserve e diffusa fra molti nostri correligionari.
Se una vasta parte dell’opinione pubblica ha accolto con favore il libro
di Allam, era da attendersi che esso destasse le ire delle
organizzazioni estremiste ideologicamente fiancheggiatrici del
terrorismo (Ucoii), degli antisemiti dichiarati d’estrema destra e
d’estrema sinistra, nonché di tutti coloro che nei confronti d’Israele
nutrono i pregiudizi più beceri. Nel libro però, Allam non si limita
soltanto a denunciare il pericolo rappresentato dalla filiale italiana
dell’organizzazione filo-terroristica dei “fratelli musulmani”, ma pone
criticamente in risalto il ruolo deleterio svolto da quegli orientalisti
di medio e piccolo calibro che perorano la causa dei “fratelli
musulmani”, ed anzi sostengono che essi (pur senza rinunciare al
terrorismo) si starebbero in qualche modo “aprendo alla democrazia”, e
quindi andrebbero addirittura aiutati a radicarsi in seno alla società
italiana col complice sostegno delle Istituzioni. Fra i fautori di
questa tesi alquanto singolare, Allam ne cita in particolare due, cioè
Paolo Branca e Massimo Campanini.
Circa quest’ultimo scrive: “Il caso del professor Campanini non è
l’unico. L’Università italiana pullula di professori cresciuti all’ombra
delle moschee dell’Ucoii, simpatizzanti coi Fratelli Musulmani,
inconsapevolmente o irresponsabilmente collusi con la loro ideologia di
morte". Se Campanini ha annunciato la sua intenzione di querelare Allam…
per aver fornito una sintesi calzante ed accurata delle sue posizioni,
Branca ha fatto di peggio.
Invece di controbattere le accuse, ha firmato una incredibile petizione
contro il libro di Allam, cui ha aderito un centinaio di coloro che –
paradossalmente – ritengono che dire “Viva Israele” rappresenti “un
preoccupante imbarbarimento dell’informazione”.
Invece di criticare le tesi espresse da Allam nel libro, i firmatari
sono ricorsi ad una sorta di “fatwa laica”, ad una
scomunica collettiva
mirante a fare “terra bruciata” attorno all’autore. La petizione non
contiene infatti repliche o confutazioni ragionate, ma solo un attacco
mirato alla persona dell’Autore. A ragione Pierluigi Battista parla in
proposito di un atteggiamento “che ha il sapore dell’intimazione al
silenzio, o comunque di un trattamento speciale che genera allarme
sociale attorno a un libro e un effetto di intimidazione su un autore e
sul suo editore chiamati, per così dire, a una maggiore prudenza nel
futuro.”
Non stupisce pertanto, di trovare - nell’elenco dei firmatari del
documento-anatema - le firme di esponenti dell’integralismo cattolico
filo-comunista e pregiudizievolmente anti-israeliano, a fianco di quelle
del leader della sezione giovanile dell’Ucoii, Khaled Chaouki, del
ceramista italo-afgano Gabriele Mandel, noto per le sue
dissacranti
parodie del Sufismo e anche lui aderente all’Ucoii, o del vetero-comunista
Angelo D'Orsi, che oltre al libro di Allam vorrebbe
mandare “al rogo” anche quelli di Giampaolo Pansa.
Di fronte a simile triviale tentativo di “messa al bando” di un
giornalista e di uno scrittore, i musulmani moderati non possono che
ribadire la loro solidarietà con Magdi Allam, e dirgli “Siamo ancora una
volta con te, al tuo fianco nel denunciare le organizzazioni
integraliste, e al tuo fianco nel dire – per l’ennesima volta – Viva
Israele!, e per dirlo proprio a coloro che non vogliono sentirlo.”