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La moschea di Bologna e la “retro” di Cofferati
di
Shaykh Abdul Hadi Palazzi
Ora si tratta di continuare la lotta affinché anche il progetto “in versione ridotta” venga accantonato, evitando così che un’amministrazione comunale affidi la gestione di luoghi con presenta funzione “di culto” ad un’organizzazione nota per il suo estremismo integralista e per le sue prese di posizioni apologetiche del terrorismo suicida. Se su questo punto in seno al consiglio comunale bolognese l’opposizione appare ormai compatta, giova segnalare che Cofferati uno sfaldamento della sua stessa maggioranza, se è vero che il consigliere ex diessino Franco Grillini, ha giustamente dichiarato che “essendoci di mezzo un’organizzazione integralista come l’Ucoii, bisogna muoversi con i piedi di piombo”, e ha suggerito di congelare il progetto per due anni, cioè fino alle nuove elezioni amministrative. Se la grande stampa ha subito dato notizia della subitanea marcia indietro del “Cinese”, ben poco spazio è stato invece dato alle ragioni di questo repentino mutamento. Possono certamente aver influito la contrarietà al progetto della stragrande maggioranza dei bolognesi, la necessità di evitare un referendum dall’esito scontato, nonché l’identificazione – da parte dell’opposizione – di gravi irregolarità che avrebbero comunque portato alla bocciatura del progetto da parte degli organi di controllo competenti. Va però doverosamente fatta menzione del ruolo aggregante di quelle associazioni di cittadini che da subito si sono mobilitate contro il progetto, cioè l’Osservatorio del Diritto Italiano e Internazionale (Oddii), presieduto da Adriana Bolchini Gaigher, e la Lega Antidiffamazione Cristiana, guidata da Norma Tarozzi. Dopo aver lanciato la raccolta di firme per un referendum cittadino sul progetto “enclave Ucoii”, il 14 giugno scorso quelle associazioni hanno dato vita, presso la Sala del Barracano, ad una manifestazione che ha avuto il merito di far comprendere ai bolognesi come la giunta di sinistra si apprestasse a concedere all’Ucoii non una semplice moschea, ma una vera e propria enclave integralista, una zona franca per l’indottrinamento in senso antioccidentale ed antidemocratico delle nuove generazioni di musulmani, e come a perorare il progetto fosse proprio quel sindaco che non perde occasione di riempirsi la bocca di dichiarazioni inneggianti all’integrazione, alla legalità e alla sicurezza. Consapevoli di essere in piena sintonia con l’opinione pubblica del capoluogo emiliano, quelle stesse associazioni hanno recentemente organizzato un nuovo convegno, invitando come relatore anche chi scrive in rappresentanza dell’Assemblea musulmana d’Italia, assieme a don Davide Righi, docente presso la Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna, al deputato leghista on. Gianluca Pini, alla segretaria provinciale dell’Udc Cristina Marri e alla responsabile dell’Ufficio legale dell’Oddii avv. Antonia Parisotto. Il convegno si è svolto lo scorso 19 settembre presso il Circolo Arci del quartiere San Donato al Pilastro, e l’interesse dei Bolognesi era tale che molti dei presenti non hanno trovato posto in sala. L’annuncio della marcia indietro di Cofferati risaliva proprio al giorno prima, e i relatori sono stati concordi nel ribadire come il successo della mobilitazione debba intendersi come rilevante, ma parziale, in quanto si tratta non di ottenere non la riduzione della dimensione del progetto iniziale, ma di scongiurare che una qualsivoglia amministrazione comunale possa scegliere di concedere la gestione di proprietà pubbliche ad un’organizzazione che – al pari dell’Ucoii – esprime valori e principi del tutto incompatibili con quelli della democrazia e della pacifica convivenza. In questo senso il capogruppo di Forza Italia al Comune, Daniele Carella, ha preso la parola alla fine dei lavori per ribadire come sia necessario che tutti i membri del Consiglio Comunale “vengano portati a conoscenza della natura dell’Ucoii e dei soggetti che l’Amministrazione comunale ha deciso di scegliere come controparte”.
La lotta contro l’Ucoii ormai passa anche per Bologna.
Shaykh Abdul Hadi Palazzi
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