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sul tema della violenza sulle donne Lapidazione? Sì grazie
di
Shaykh Abdul Hadi Palazzi
“La violenza contro le donne – scrive la Linguiti – è riconosciuta dalla comunità internazionale come una violazione dei diritti umani fondamentali dell’integrità fisica e psicologica, della libertà e dignità, una violazione che ha carattere endemico e non occasionale e che conosce trasversalità di tempi, luoghi, culture. La violenza maschile contro le donne costituisce un problema strutturale delle società”. Tutte parole che ci sembrano senz’altro condivisibili. Ma chi sono i soggetti convocati al nobile scopo di prevenire la violenza contro le donne? Qui la soluzione prospettata dalla sottosegretaria appare davvero analoga a quella di chi pensa di risolvere i problemi affidando la gestione degli asili ai pedofili, o quella delle banche del sangue ai vampiri. Leggiamo infatti nella intestazione della lettera, che – fra le cui organizzazioni convocate (guarda caso tutte presiedute da uomini) vi sono l’Ucoii e l’Unione Islamica in Occidente. Quest’ultima – per chi lo ignorasse – altro non è che una struttura estera del regime di quel “campione dei diritti umani e dell’emancipazione femminile” che è il dittatore libico Gheddafi, cioè una istituzione di un paese – la Libia - in cui le donne escono a stento di casa e vengono regolarmente costrette dalle famiglie a sposare dei perfetti sconosciuti quando sono ancora adolescenti. Quanto invece all’Ucoii, è ormai noto che si tratta di un’organizzazione legata ai “fratelli musulmani”, integralista, antisemita ed ideologicamente fiancheggiatrice del terrorismo, il cui presidente – Nour Dachan – è stato rinviato a giudizio per “istigazione all’odio razziale e religioso”. Portavoce del dipartimento femminile dell’Ucoii è Asmae Dachan, figlia di Nour Dachan, nota per le sue dichiarazioni a “Porta a porta” secondo cui non solo la lapidazione delle adultere è accettabile, ma “è inutile che i cristiani si dichiarano tali se poi non applicano la lapidazione”. Il video del programma è disponibile anche online su YouTube ed è strano che la Linguiti non ne sia informata, tanto più che nello studio di Vespa a fare obiezioni alla figlia di Dachan c’era proprio la ministra Pollastrini. Se in generale il governo Prodi ormai naviga “a vista”, lacerato da quotidiane contrapposizioni fra le diverse componenti della sua traballante maggioranza, bisogna però dire che – quanto a schizofrenia istituzionale – con una convocazione del genere il ministero delle Pari Opportunità ha davvero raggiunto l’acme: la “ministra” giustamente condanna – in diretta TV – le farneticanti dichiarazioni contro le donne fatte dalla dirigente di un’organizzazione integralista, e poi la sua sottosegretaria – per definire un piano d’intervento contro la violenza sulle donne – convoca proprio i rappresentanti di quella stessa organizzazione! Memori di quanto dichiarato da Asmae Dachan, viene davvero da chiedersi quale contributo l’Ucoii possa dare a risolvere il problema della violenza sulle donne. Forse proporre l’inserimento della lapidazione per le adultere anche nel codice penale italiano, magari limitandolo alle immigrate musulmane con una legge ad hoc? Chiunque abbia visto la puntata di “Porta a porta” si rende benissimo conto che – quando si tratta di violenza di genere – un’organizzazione come l’Ucoii e l’ideologia cui essa si ispira sono parte rilevante del problema, e non certo della soluzione. Chiunque – ovviamente – eccetto “La Sottosegretaria di Stato ai Diritti e Pari Opportunità” Donatella Linguiti. -----------------
Intendo rettificare un errore contenuto nel mio articolo “Lapidazione? Sì grazie”, pubblicato da L'opinione il 2 ottobre scorso. Nel testo attribuivo erroneamente a
Asmae Dachan le dichiarazioni che invece sono state fatte da
Sara Orabi.
Mentre Asmae Dachan è la portavoce della sezione femminile dell'Ucoii, Sara Orabi è
membro dei Giovani Musulmani Italiani, la sezione giovanile dell'Ucoii.
L'errore sulla persona non toglie che quanto affermato durante la
trasmissione "Porta a porta" sia comunque riconducibile a
esponenti della medesima struttura integralista.
Shaykh Abdul Hadi Palazzi
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