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“Ad Istanbul, tra pubbliche intimità”
di
Shaykh Abdul Hadi Palazzi
La Istanbul di Pietrangeli è quindi tanto la città di Santa Sofia, di Karokoy e di quegli Ottomani che fecero di Rumi il protettore del loro impero multietnico, quanto il ponte contemporaneo fra l’Oriente e l’Occidente dello spirito, un regno di passate glorie militari, ma anche della decadenza e degli assidui fumatori che sciolgono la loro essenza fra quelle volute di hashish che sono assieme “ara fumante agli dèi”, “braciere d’iniziazione” e “aromi aspersi / lungo i sentieri / del Re del Mondo”. Passo dopo passo e verso dopo verso, l’intimità condivisa dal poeta ci porta a trascendere la geografia, ed Istanbul si rende insensibilmente prossima alle città-ponte, a Buenos Aires, a Lubjana, a Trieste, a quella stessa Roma che estende il viatico del vagare “provvisorio”. Se nelle successive sperimentazioni dei Re Mix de Il pazzo il poeta appare criptico e quasi intimistico, il suo grido di spontaneità prorompe invece in tutta la sua solarità nello snocciolarci, senza fronzoli o arzigogoli, il suo amore adorante per le africane tunisine che vorrebbe cospargere d’incensi.
Ci sia inoltre consentita un’osservazione relativa al rigore morale e al
coraggio politico dell’Autore. Mentre in taluni ambienti intellettuali è diventata quasi una
deprecabilissima consuetudine esibire forme di ambigua comprensione nei confronti del
terrorismo, e presentare l’attentatore, il “bombarolo” o lo stragista come una sorta di
attore tragico verso il quale diviene quasi doveroso ostentare una qualche forma di
sociologica compiacenza, quando non di malcelata ammirazione, la
condanna del terrorismo da parte di Pietrangeli è al contrario quanto mai
recisa e senza appello, e la sua descrizione del
Kamizaze senza dio è scevra dalla benché minima condiscendenza. Anche questo contribuisce a fare dei versi di
Ad Istanbul, tra pubbliche intimità una lettura che rende i
corpi evanescenti e al contempo allieta lo spirito, e non può che destare nel lettore una
gratitudine simpatetica per il dono che il poeta ha inteso con noi condividere.
Shaykh Abdul Hadi Palazzi
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