Intervista a Abdul Hadi Shaykh
Palazzi direttore dell’Istituto Culturale della
Comunità Islamica Italiana
Fede e identità in Albania
di
Raffaele
Panico
In Albania, a pochi chilometri da “casa nostra”, troviamo un
importante laboratorio-incontro di religioni, anche attraverso le
vicende del XX secolo, sia del socialismo reale, sia del protettorato
italiano e quindi del Regno d’Italia e d’Albania. Crocevia tra l’Italia
e i Balcani, in Albania troviamo ben 4 confessioni religiose: cattolica
a nord, ortodossa al sud, la maggioranza musulmana sunnita nel resto del
paese. Particolare poi è la setta dei Bektashi che mostra un sincretismo
interessante. Abbiamo ascoltato Shaykh Abdul Hadi Palazzi,
direttore dell’Istituto Culturale della Comunità Islamica
Italiana.
L’insistenza nello stesso territorio e presso la
stessa etnia di più religioni monoteiste assume una importanza notevole.
C’erano tentativi di proselitismo fra le diverse realtà religiose?
Tentativi di proselitismo organizzato non hanno mai assunto rilevanza,
proprio perché la comunanza etnico-linguistica e
culturale ha dato origine ad una sorta di laicità preliberale.
Si era comunque albanesi, e le convinzioni
religiose restano un fatto privato, non tale da mutare un
connazionale in un elemento alieno.
Morozzo della Rocca ha parlato di fede patriottica albanese
più che fede religiosa, dunque?
Il patriottismo è senz’altro una fede collettiva comune
a tutti gli albanesi, mentre il credo religioso restava
un fattore basato sulle convinzioni personali. In ciò
ha giocato un ruolo importante la paura della cancellazione
dell’identità etnica, giacché il piccolo popolo delle
aquile si è dapprima visto inglobato in un impero
musulmano di vaste dimensioni, e poi circondato da
popoli slavi. Sporadiche conversioni da una religione all’altra
ve ne sono state, ma per lo più limitate a casi di matrimonio fra
persone appartenenti a credi religiosi diversi. Le famiglie
inter-religiose comunque in Albania sono sempre esistite, e in genere
non hanno mai dovuto fronteggiare discriminazioni sociali.
La fede patriottica è stato il fattore che ha permesso
la sopravvivenza dell’etnia albanese, e della sua lingua
non-slava. L’appartenenza all’una o all’altra religione invece
non è mai stata vissuta come un ostacolo all’unità albanese.
Tra il X e XII secolo gli albanesi accettano la fede
cattolica nel nord dell’Albania, per coesistere con i vicini slavi, o
greci ortodossi, e non assimilarsi così a questi. Poi, con un’analoga
resistenza patriottico-nazionalista, le genti dell’Albania centro
meridionale passano alla fede coranica e, insieme la dominazione turca e
il sistema dei “Millet”. Un po’ come era avvenuto con i cristiano
bogomili in Bosnia, vessati, e quindi convertiti all’islam per salvare
la propria identità?
In realtà l’identità nazionale bosniaca è molto più artificiosa
e tenue rispetto a quella albanese. I Bosniaci sono slavi
quanto lo sono i Croati e i Serbi, ed è stata semmai la
religione a far nascere o a preservare come distinti gruppi
umani appartenenti alla medesima etnia. Fra gli
Albanesi invece l’adesione a religioni diverse non ha indebolito la
preesistente coesione nazionale, ma semmai ha permesso ad un piccolo
popolo di sviluppare relazioni esterne e di uscire dall’isolamento.
Infine, nel 1967 la proclamazione dell’ateismo di Stato,
quasi a dimostrazione di razionalità “scientifica” della preminenza
della fede patriottica su quella religiosa...
Il regime di Enver Hoxha ha portato la
persecuzione antireligiosa a livelli mai raggiunti in altri
regimi comunisti, nemmeno al tempo dello stalinismo. La preminenza del
patriottismo come elemento identitario era comunque già forte anche nei
secoli passati. Si pensi ad esempio al fatto che ben prima del comunismo
l’eroe nazionale degli albanesi era Skanderberg, un
cristiano che combatteva per l’indipendenza nazionale da un impero
islamico. Anche i patrioti musulmani si riconoscevano
nella sua figura.
Il Kossovo, come si inquadra in questo contesto?
Il caso del Kossovo conferma questo elemento di prevalenza
dell’identità nazionale, prima durante e dopo la caduta del
comunismo. Sebbene i Kossovari siano nella stragrande maggioranza
musulmani, nell’Uck hanno militato a
pieno titolo anche elementi cristiani o laici. I gruppi
musulmani fondamentalisti non sono riusciti ad infiltrarsi in seno all’Uck,
com’è invece purtroppo accaduto fra i musulmani della Bosnia.