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Mercoledì 26 marzo 2008

Intervista a Abdul Hadi Shaykh Palazzi
direttore dell’Istituto Culturale della Comunità Islamica Italiana

Fede e identità in Albania

di Raffaele Panico

In Albania, a pochi chilometri da “casa nostra”, troviamo un importante laboratorio-incontro di religioni, anche attraverso le vicende del XX secolo, sia del socialismo reale, sia del protettorato italiano e quindi del Regno d’Italia e d’Albania. Crocevia tra l’Italia e i Balcani, in Albania troviamo ben 4 confessioni religiose: cattolica a nord, ortodossa al sud, la maggioranza musulmana sunnita nel resto del paese. Particolare poi è la setta dei Bektashi che mostra un sincretismo interessante. Abbiamo ascoltato Shaykh Abdul Hadi Palazzi, direttore dell’Istituto Culturale della Comunità Islamica Italiana.

L’insistenza nello stesso territorio e presso la stessa etnia di più religioni monoteiste assume una importanza notevole. C’erano tentativi di proselitismo fra le diverse realtà religiose?

Tentativi di proselitismo organizzato non hanno mai assunto rilevanza, proprio perché la comunanza etnico-linguistica e culturale ha dato origine ad una sorta di laicità preliberale. Si era comunque albanesi, e le convinzioni religiose restano un fatto privato, non tale da mutare un connazionale in un elemento alieno.

Morozzo della Rocca ha parlato di fede patriottica albanese più che fede religiosa, dunque?

Il patriottismo è senz’altro una fede collettiva comune a tutti gli albanesi, mentre il credo religioso restava un fattore basato sulle convinzioni personali. In ciò ha giocato un ruolo importante la paura della cancellazione dell’identità etnica, giacché il piccolo popolo delle aquile si è dapprima visto inglobato in un impero musulmano di vaste dimensioni, e poi circondato da popoli slavi. Sporadiche conversioni da una religione all’altra ve ne sono state, ma per lo più limitate a casi di matrimonio fra persone appartenenti a credi religiosi diversi. Le famiglie inter-religiose comunque in Albania sono sempre esistite, e in genere non hanno mai dovuto fronteggiare discriminazioni sociali. La fede patriottica è stato il fattore che ha permesso la sopravvivenza dell’etnia albanese, e della sua lingua non-slava. L’appartenenza all’una o all’altra religione invece non è mai stata vissuta come un ostacolo all’unità albanese.

Tra il X e XII secolo gli albanesi accettano la fede cattolica nel nord dell’Albania, per coesistere con i vicini slavi, o greci ortodossi, e non assimilarsi così a questi. Poi, con un’analoga resistenza patriottico-nazionalista, le genti dell’Albania centro meridionale passano alla fede coranica e, insieme la dominazione turca e il sistema dei “Millet”. Un po’ come era avvenuto con i cristiano bogomili in Bosnia, vessati, e quindi convertiti all’islam per salvare la propria identità?

In realtà l’identità nazionale bosniaca è molto più artificiosa e tenue rispetto a quella albanese. I Bosniaci sono slavi quanto lo sono i Croati e i Serbi, ed è stata semmai la religione a far nascere o a preservare come distinti gruppi umani appartenenti alla medesima etnia. Fra gli Albanesi invece l’adesione a religioni diverse non ha indebolito la preesistente coesione nazionale, ma semmai ha permesso ad un piccolo popolo di sviluppare relazioni esterne e di uscire dall’isolamento.

Infine, nel 1967 la proclamazione dell’ateismo di Stato, quasi a dimostrazione di razionalità “scientifica” della preminenza della fede patriottica su quella religiosa...

Il regime di Enver Hoxha ha portato la persecuzione antireligiosa a livelli mai raggiunti in altri regimi comunisti, nemmeno al tempo dello stalinismo. La preminenza del patriottismo come elemento identitario era comunque già forte anche nei secoli passati. Si pensi ad esempio al fatto che ben prima del comunismo l’eroe nazionale degli albanesi era Skanderberg, un cristiano che combatteva per l’indipendenza nazionale da un impero islamico. Anche i patrioti musulmani si riconoscevano nella sua figura.

Il Kossovo, come si inquadra in questo contesto?

Il caso del Kossovo conferma questo elemento di prevalenza dell’identità nazionale, prima durante e dopo la caduta del comunismo. Sebbene i Kossovari siano nella stragrande maggioranza musulmani, nell’Uck hanno militato a pieno titolo anche elementi cristiani o laici. I gruppi musulmani fondamentalisti non sono riusciti ad infiltrarsi in seno all’Uck, com’è invece purtroppo accaduto fra i musulmani della Bosnia.

 

Tre articoli di Shaykh Abdul Hadi Palazzi

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