L'opinione delle Libertà, sabato 4 gennaio 2003

Se si svende Gerusalemme all'Anp
di Shaykh Abdul Hadi Palazzi


"Inutile nasconderlo: dividere Gerusalemme attribuendo anche una minima parte della sovranità sulla Città all'Anp significa consegnare i quartieri arabi ad Hamas, alla cosiddetta Jihad Islamica, a Forza 17, e ai Tanzim". Secondo quanto riferisce Khaled Abu Toameh dalle colonne del Jerusalem Post questo giudizio è contenuto nel documento conclusivo del summit dei residenti arabi di Gerusalemme, convocato il 15 dicembre scorso dal Mukhtar di Sur Behar, Zohair Hamdan, membro della Islam-Israel Fellowship e rappresentante dell'Associazione musulmani italiani (Ami) a Gerusalemme. L'incontro è stata una risposta degli arabi democratici anti-Olp alla proposta di partizione di Gerusalemme, nuovamente inserita nel programma elettorale dei laburisti israeliani. Come già proposto a Camp David nel 2000 dall'allora primo ministro israeliano Ehud Barak, la piattaforma laburista odierna prevede che - alla conclusione del trattato di pace - i quartieri arabi di Gerusalemme verranno trasferiti alla sovranità del supposto "stato palestinese", mentre quelli ebraici seguiteranno a far parte d'Israele. Al termine dei lavori Hamdan ha dichiarato: "E' strano che vi siano così tanta gente ancora fraintenda quanto accaduto in Israele durante gli ultimi due anni. Se Israele abbandonerà anche un solo sobborgo dell'attuale Municipalità indivisa, quello stesso sobborgo inizieranno subito a contenderselo i capibanda di Fatah, Hamas, Jihad islamica, Fronte Popolare di Habash. I quartieri arabi della Porta di Damasco, il monte Scopus e il Monte degli Olivi saranno terra di conquista per contrapposte bande armate, che riduranno Gerusalemme Est come Gaza o Beirut."

Leader del Movimento per la riconciliazione nazionale (Mrn), cioè degli arabi di Gerusalemme che rifiutano la sovranità dell'Anp, Hamdan, cha suo tempo ha manifestato contro il governo Barak accusandolo di "svendere Gerusalemme Est ad Arafat", ora replica l'iniziativa con una seconda campagna anti-partizione, affinché gli Israeliani e la Comunità internazionale comprendano quelli che definisce "i rischi impliciti nell'eventualità di cedere parte della sovranità municipale all'Autorità palestinese".

"A partire dal 2000 - ha detto Hamdan - i laburisti hanno lanciato un principio ideologico devastante: quello del 'ritiriamoci dal dove la popolazione è a maggioranza araba.' Immaginate il futuro di un Israele retto dai laburisti, cui prima o poi verrà chiesto, sulla base dello stesso principio della 'preponderanza araba', di abbandonare Nazareth, il Negev, la Giudea, la Samaria e anche la Galilea, aree in cui vivono centinaia di migliaia di arabi. I laburisti nascono come partito della sinistra progressista, e poi finiscono per invocare il criterio della discriminazione razziale. Ai loro elettori oggi dicono "Liberiamoci dagli Arabi", ma confondono questa 'liberazione' come la resa ai peggiori fra loro."

Sopravvissuto ad un tentativo di assassinio e gravemente ferito dopo una serie di conferenze ed interviste alla stampa israeliana e internazionale in cui aveva pubblicamente condannato l'Anp e Arafat, Hamdan conferma che la grande maggioranza del 200.000 arabi di Gerusalemme vogliono restare sotto sovranità israeliana, ma nega che ciò dipenda solo dal desiderio di tutelarsi quanto a pensione, sanità, istruzione pubblica e opportunità di lavoro.

"Secondo me - ha dichiarato Hamdan al Jerusalem Post - il problema non è soltanto economico. Ormai la maggioranza degli arabi di Gerusalemme sa quanto sia corrotto e tirannico il regime di Arafat. Guardiamo a quel che l'Olp ha fatto in Libano, in Giordania, e recentemente in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Una tragedia dopo l'altra."

Un altro dei mukhtar coinvolti nell'iniziativa contro la partizione di Gerusalemme ha dichiarato che lui e i suoi colleghi hanno in programma una serie di incontri con quanti fra i rappresentanti delle istituzioni e del mondo politico israeliano condividano la posizione araba contraria alla partizione della Città.

"Seguitiamo a mandare messaggi al presidente degli Stati Uniti George W. Bush, al segretario generale dell'Onu Kofi Annan e al re Abdullah di Giordania, dicendo loro che Gerusalemme e la Moschea di al-Aqsa non sono una proprietà di Arafat. Chiediamo un referendum esteso a tutti gli abitanti arabi di Gerusalemme, che permetta loro di decidere sul loro futuro, di contare chi vuole restare in Israele e chi vuole il regime dell'Anp. Non accettiamo una politica in cui la sinistra pseudo-progressista vuole trattarci come pecore da accompagnare al mattatoio di Arafat, e ci stiamo democraticamente mobilitando per impedirlo."

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