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"Inutile nasconderlo:
dividere Gerusalemme attribuendo anche una minima parte della sovranità
sulla Città all'Anp significa consegnare i quartieri arabi ad Hamas, alla
cosiddetta Jihad Islamica, a Forza 17, e ai Tanzim". Secondo quanto
riferisce Khaled Abu Toameh dalle colonne del Jerusalem Post questo
giudizio è contenuto nel documento conclusivo del summit dei residenti
arabi di Gerusalemme, convocato il 15 dicembre scorso dal Mukhtar di Sur
Behar, Zohair Hamdan, membro della Islam-Israel Fellowship e
rappresentante dell'Associazione musulmani italiani (Ami) a Gerusalemme.
L'incontro è stata una risposta degli arabi democratici anti-Olp alla
proposta di partizione di Gerusalemme, nuovamente inserita nel programma
elettorale dei laburisti israeliani. Come già proposto a Camp David nel
2000 dall'allora primo ministro israeliano Ehud Barak, la piattaforma
laburista odierna prevede che - alla conclusione del trattato di pace - i
quartieri arabi di Gerusalemme verranno trasferiti alla sovranità del
supposto "stato palestinese", mentre quelli ebraici seguiteranno a far
parte d'Israele. Al termine dei lavori Hamdan ha dichiarato: "E' strano
che vi siano così tanta gente ancora fraintenda quanto accaduto in Israele
durante gli ultimi due anni. Se Israele abbandonerà anche un solo sobborgo
dell'attuale Municipalità indivisa, quello stesso sobborgo inizieranno
subito a contenderselo i capibanda di Fatah, Hamas, Jihad islamica, Fronte
Popolare di Habash. I quartieri arabi della Porta di Damasco, il monte
Scopus e il Monte degli Olivi saranno terra di conquista per contrapposte
bande armate, che riduranno Gerusalemme Est come Gaza o Beirut."
Leader del Movimento per la riconciliazione nazionale (Mrn), cioè degli
arabi di Gerusalemme che rifiutano la sovranità dell'Anp, Hamdan, cha suo
tempo ha manifestato contro il governo Barak accusandolo di "svendere
Gerusalemme Est ad Arafat", ora replica l'iniziativa con una seconda
campagna anti-partizione, affinché gli Israeliani e la Comunità
internazionale comprendano quelli che definisce "i rischi impliciti
nell'eventualità di cedere parte della sovranità municipale all'Autorità
palestinese".
"A partire dal 2000 - ha detto Hamdan - i laburisti hanno lanciato un
principio ideologico devastante: quello del 'ritiriamoci dal dove la
popolazione è a maggioranza araba.' Immaginate il futuro di un Israele
retto dai laburisti, cui prima o poi verrà chiesto, sulla base dello
stesso principio della 'preponderanza araba', di abbandonare Nazareth, il
Negev, la Giudea, la Samaria e anche la Galilea, aree in cui vivono
centinaia di migliaia di arabi. I laburisti nascono come partito della
sinistra progressista, e poi finiscono per invocare il criterio della
discriminazione razziale. Ai loro elettori oggi dicono "Liberiamoci dagli
Arabi", ma confondono questa 'liberazione' come la resa ai peggiori fra
loro."
Sopravvissuto ad un tentativo di assassinio e gravemente ferito dopo una
serie di conferenze ed interviste alla stampa israeliana e internazionale
in cui aveva pubblicamente condannato l'Anp e Arafat, Hamdan conferma che
la grande maggioranza del 200.000 arabi di Gerusalemme vogliono restare
sotto sovranità israeliana, ma nega che ciò dipenda solo dal desiderio di
tutelarsi quanto a pensione, sanità, istruzione pubblica e opportunità di
lavoro.
"Secondo me - ha dichiarato Hamdan al Jerusalem Post - il problema non è
soltanto economico. Ormai la maggioranza degli arabi di Gerusalemme sa
quanto sia corrotto e tirannico il regime di Arafat. Guardiamo a quel che
l'Olp ha fatto in Libano, in Giordania, e recentemente in Cisgiordania e
nella Striscia di Gaza. Una tragedia dopo l'altra."
Un altro dei mukhtar coinvolti nell'iniziativa contro la partizione di
Gerusalemme ha dichiarato che lui e i suoi colleghi hanno in programma una
serie di incontri con quanti fra i rappresentanti delle istituzioni e del
mondo politico israeliano condividano la posizione araba contraria alla
partizione della Città.
"Seguitiamo a mandare messaggi al presidente degli Stati Uniti George W.
Bush, al segretario generale dell'Onu Kofi Annan e al re Abdullah di
Giordania, dicendo loro che Gerusalemme e la Moschea di al-Aqsa non sono
una proprietà di Arafat. Chiediamo un referendum esteso a tutti gli
abitanti arabi di Gerusalemme, che permetta loro di decidere sul loro
futuro, di contare chi vuole restare in Israele e chi vuole il regime
dell'Anp. Non accettiamo una politica in cui la sinistra
pseudo-progressista vuole trattarci come pecore da accompagnare al
mattatoio di Arafat, e ci stiamo democraticamente mobilitando per
impedirlo."
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