spacer

Martedì, 6 Aprile 2004

spacerLettera aperta ad Oriana Fallaci
di Dimitri Buffa


Cara Oriana, credo sia umanamente condivisibile il 75% di quanto anticipato del tuo nuovo libro prima da "Panorama" e poi dal "Corriere della sera". Particolarmente condivisibile il carro di Tespi dei tuoi probabili persecutori così come da te paventato e descritto. Con in prima fila la pretaglia buonista, il massimalismo comunista e il revanchismo nazistoide di tanti improvvisati filo islamici. Infatti è innegabile che esibizionisti, professori e alternativi di destra e di sinistra, dalle Alessandre Mussolini ai vari Agnoletto e Casarini, passando per i famigerati Franco Cardini, facciano a gara nel cimentarsi nel loro odio anti-americano e anti-israeliano e nel loro sperticato amore per una certa forma antagonista all'Occidente di Islam.

Lasciaci però cara Oriana un 25% di argomenti su cui non ci sentiamo di condividere la tua chiamata alle armi. Innanzi tutto esistono e sono tanti i musulmani moderati che non prendono le parole del libro alla lettera (cosa succederebbe se anche i cristiani facessero così con i Vangeli e gli ebrei con la Bibbia?) e che non credono che il mondo vada convertito e riportato al medioevo a forza di jihad e che convivono da sempre insieme a tutti noi.

Posso farti due fulgidi esempi: lo shaykh Abdul Hadi Palazzi, riconosciuto amico di Israele e della politica di Sharon, spesso invitato in America a fare lezioni sulla tolleranza e l'amore reciproci proprio dalle locali comunità ebraiche, e l'attuale Imam della moschea di Roma Abdulwahab Hussein Gomaa che un paio di venerdì orsono ha rifiutato di officiare una funzione per celebrare la morte dello sceicco terrorista Ahmed Yassin diffidando anche altri esagitati estremisti dal farlo. Sono solo due degli innumerevoli esempi che si possono fare e che mi consentono di aggiungermi all'appello del comune amico Angelo Pezzana che già domenica dalle colonne di "libero" ti esortava a non fare di tutto l'Islam un fascio.

Potrei aggiungere almeno il nome di altri due riconosciuti intellettuali arabi che vivono in Italia, Ouassini e Bechir, che ho avuto la fortuna di conoscere per la loro moderazione e il loro equilibrio e che se ci parli in privato e in pubblico non hanno difficoltà a riconoscere che il vero problema sta nei regimi dispotici del mondo arabo che utilizzano la religione come instrumentum regni. Sappi inoltre che i più pericolosi, almeno in Italia, non sono soltanto i vari imam di Gallarate e quelli che complottano con il terrorismo mediorientale e con al Qaeda, ma i convertiti nostrani tutti venuti dall'estremismo fascista o comunista, spesso dalla lotta armata.

Come per il segretario di quel finto arabo di un Adel Smith, che ogni tanto gioca a insultare il crocifisso in diretta tv, visto che Bruno Vespa spesso lo invita per motivi di audience, dimenticandosi quanto questo essere umano, scozzese italianizzato, tutto sia tranne che rappresentante di una qualsivoglia comunità islamica in Italia. In altre parole, di scemi del villaggio e di violenti nel variegato panorama dell'estremismo politico e religioso all'italiana ce ne sono a bizzeffe, ma non confondiamo il sacro con il profano. E soprattutto evitiamo di dare loro un proscenio solo perché le liti in tv fanno cassetta. L'Islam come religione merita lo stesso rispetto di tutte le altre e non è proprio il caso, per eccesso colposo di legittima difesa, passare dalla parte del torto dei nostalgici della battaglia di Lepanto.

Dimitri Buffa
buffa@opinione.it

 

spacer