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Venerdì, 10 Settembre 2004

spacerL’Islam italiano e l’11 settembre
di Shaykh Abdul Hadi Palazzi*



Come i lettori de "L'opinione" ricorderanno, l'11 settembre 2002, in occasione del primo anniversario dell'attacco terroristico contro le Torri Gemelle del World Trade Center di New York, i musulmani moderati d'Italia e i Radicali Italiani hanno ribadito la loro condanna del terrorismo wahhabita e la loro solidarietà con le sue vittime con una manifestazione svoltasi davanti alla Moschea di Monte Antenne a Roma. All'epoca ciò provocò non solo la prevedibile reazione negativa dei militanti integralisti dei "fratelli musulmani", attivi in Italia con il nome di Unione delle Comunità ed Organizzazioni islamiche in Italia (Ucoii), ma anche quella dei responsabili della Sezione Italiana della Lega Mondiale Musulmana (Lmm), l'organizzazione ufficiale saudita avente sede presso la Moschea. I dirigenti della Lmm chiesero anzi al ministro dell'Interno Pisanu di vietare la manifestazione per motivi d'ordine pubblico, affinché non potesse essere letta come un atto di accusa per le corresponsabilità saudite. A due anni di distanza, sembrava imminente un mutamento di rotta che poi all'atto pratico è sfumato.

Stando a quanto pubblicato dal "Corriere della sera" il primo settembre 2004, il responsabile della Lmm, Mario Scialoja non solo non condannava più l'idea di celebrare l'11 settembre con una manifestazione antiterrorismo davanti alla Moschea di Roma, ma anzi se ne impossessava, annunciando per l'11 settembre 2004 una serie di iniziative di presunti musulmani moderati contro il terrorismo da svolgersi a Roma, Milano, Reggio Emilia ed Ancona. Il giorno successivo, il "Corriere" forniva ulteriori dettagli sull'iniziativa, pubblicando un presunto "manifesto dell'Islam moderato" avente lo stesso Scialoja come primo firmatario. I firmatari di fatto si autocandidavano a divenire referenti istituzionali e parte integrante della Consulta per l'Islam moderato proposta dal ministro Pisanu.

Poteva dunque sembrare che - a due anni di distanza dalla prima manifestazione davanti alla Moschea di Roma, e a tre anni dall'11 settembre - i dirigenti della Lmm si fossero adeguati all'orientamento dell'Assemblea Musulmana d'Italia (Ami) per quanto attiene alla necessità che i musulmani moderati condannino il terrorismo senza sì e senza ma, e si schierino in maniera esplicita al fianco di quei governi democratici che sono impegnati nella lotta contro il terrorismo. Il "manifesto" contiene senz'altro degli elementi pregevoli, come la solidarietà priva di distinguo nei confronti delle vittime del terrorismo "siano essi americani, europei o arabi, oppure ebrei, cristiani o musulmani". Non si menzionano in modo esplicito né le vittime asiatiche, né quelle israeliane, ma comunque si marca una netta distinzione rispetto alle posizioni ufficiali ed estremiste dell'Ucoii (condanna formale degli atti di terrorismo compiuti in territorio occidentale, ma solidarietà militante tanto col terrorismo palestinese che con quello iracheno). Vi si parla -f orse con una certa ambiguità - di profonda partecipazione "all'impegno internazionale volto a contrastare la guerra del terrore che ha avuto proprio nell'11 settembre 2001 il suo momento di maggior impatto umano", e non - in modo più lineare - di sostegno alla coalizione internazionale impegnata nella guerra contro il terrorismo. I passi avanti nei contenuti sono comunque notevoli. Eppure il documento è stato trasmesso direttamente al "Corriere" senza nemmeno richiedere l'adesione di quei musulmani moderati dell'Ami che contro il terrorismo avevano già manifestato davanti alla Moschea nel 2002. Il 2 settembre, nel giorno stesso in cui il "Corriere" pubblicava il "manifesto", alcuni dei suoi firmatari, fra cui lo stesso Scialoja, e il suo segretario Omar Camiletti, intervistati da "Libero" lanciavano un improvviso contrordine: "Siamo stati fraintesi. Non ci sarà nessuna manifestazione davanti alla Moschea". Scialoja precisava "Andremo solo alla manifestazione in Campidoglio", organizzata dalla Comunità di S. Egidio con la partecipazione del leader di Hamas Abdullah Kabakebji. Qual è la ragione per cui dapprima si è evitato di coinvolgere i musulmani moderati dell'Ami, e infine si è abbandonato del tutto il progetto di corteo contro il terrorismo? Molti dei non addetti ai lavori ce lo hanno chiesto, e ci sembra opportuno chiarirlo pubblicamente.

Come è noto, L'Ami è - assieme alla Lmm di Scialoja e alla Coreis di Yahya Pallavicini - una delle tre organizzazioni che hanno aderito al "patto con l'Islam moderato" proposto da Pisanu e rigettato dall'Ucoii. La Lmm ha però già in passato tentato di presentare alle Istituzioni un progetto di "consiglio islamico" - smascherato dall'allora sottosegretario all'Interno Taormina - nel quale avevano una parte egemone i militanti dei "fratelli musulmani" attivi nell'Ucoii. Oggi di fatto col "manifesto" Scialoja ritenta - sempre per conto dei Sauditi - la stessa operazione di istituzionalizzazione dei "fratelli musulmani", ma non più assieme all'Ucoii (ormai saldamente schierata coi no global e con gli "anti-imperialisti"), ma coi Giovani Musulmani Italiani (Gmi), l'organizzazione giovanile della sètta estremista, quella cui aderisce la nuova generazione delle famiglie dei dirigenti esuli dalla Siria e di quelle palestinesi di Hamas, ben più disposti dei loro padri a mascherare il loro credo con dichiarazioni di facciata. A differenza della Lmm, l'Ami non è disponibile a partecipate ad iniziative che coinvolgano a qualsiasi titolo esponenti dei "fratelli musulmani" o di Hamas, e ha ribadito questa sua contrarietà nelle debite sedi istituzionali, tanto più che sia l'Ucoii che i Gmi risultano dipendere, per i loro canali di finanziamento, da quel Nada Management Trust di Lugano che il Dipartimento di Giustizia Usa considera il principale referente finanziario di al-Qa'idah per l'Europa. E' questa la ragione per cui la nostra adesione al "manifesto" non è stata chiesta. Sapevano che l'Ami non avrebbe mai apposto la sua firma al fianco di quella di Khaled Chaouki. Poi però i "fratelli musulmani" della vecchia guardia, per bocca del presidente dell'Ucoii, Nour Dachan, hanno ritenuto che i giovani militanti si fossero spinti troppo oltre nel "giocare ai moderati", e ha sconfessato il loro accordo con Scialoja. Così la manifestazione pseudo-moderata prevista per l'11 settembre è andata in fumo.

* Shaykh Abdul Hadi Palazzi è segretario dell'AMdI,
Assemblea Musulmana d'Italia
http://www.amislam.com 
mailto:info@amislam.com


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