L’Islam
italiano e l’11 settembre
di Shaykh Abdul Hadi Palazzi*
Come i lettori de "L'opinione" ricorderanno, l'11 settembre 2002, in
occasione del primo anniversario dell'attacco terroristico contro le
Torri Gemelle del World Trade Center di New York, i musulmani
moderati d'Italia e i Radicali Italiani hanno ribadito la loro
condanna del terrorismo wahhabita e la loro solidarietà con le sue
vittime con una manifestazione svoltasi davanti alla Moschea di
Monte Antenne a Roma. All'epoca ciò provocò non solo la prevedibile
reazione negativa dei militanti integralisti dei "fratelli
musulmani", attivi in Italia con il nome di Unione delle Comunità ed
Organizzazioni islamiche in Italia (Ucoii), ma anche quella dei
responsabili della Sezione Italiana della Lega Mondiale Musulmana (Lmm),
l'organizzazione ufficiale saudita avente sede presso la Moschea. I
dirigenti della Lmm chiesero anzi al ministro dell'Interno Pisanu di
vietare la manifestazione per motivi d'ordine pubblico, affinché non
potesse essere letta come un atto di accusa per le corresponsabilità
saudite. A due anni di distanza, sembrava imminente un mutamento di
rotta che poi all'atto pratico è sfumato.
Stando a quanto pubblicato dal "Corriere della sera" il primo
settembre 2004, il responsabile della Lmm, Mario Scialoja non solo
non condannava più l'idea di celebrare l'11 settembre con una
manifestazione antiterrorismo davanti alla Moschea di Roma, ma anzi
se ne impossessava, annunciando per l'11 settembre 2004 una serie di
iniziative di presunti musulmani moderati contro il terrorismo da
svolgersi a Roma, Milano, Reggio Emilia ed Ancona. Il giorno
successivo, il "Corriere" forniva ulteriori dettagli
sull'iniziativa, pubblicando un presunto "manifesto dell'Islam
moderato" avente lo stesso Scialoja come primo firmatario. I
firmatari di fatto si autocandidavano a divenire referenti
istituzionali e parte integrante della Consulta per l'Islam moderato
proposta dal ministro Pisanu.
Poteva dunque sembrare che - a due anni di distanza dalla prima
manifestazione davanti alla Moschea di Roma, e a tre anni dall'11
settembre - i dirigenti della Lmm si fossero adeguati
all'orientamento dell'Assemblea Musulmana d'Italia (Ami) per
quanto attiene alla necessità che i musulmani moderati condannino il
terrorismo senza sì e senza ma, e si schierino in maniera esplicita
al fianco di quei governi democratici che sono impegnati nella lotta
contro il terrorismo. Il "manifesto" contiene senz'altro degli
elementi pregevoli, come la solidarietà priva di distinguo nei
confronti delle vittime del terrorismo "siano essi americani,
europei o arabi, oppure ebrei, cristiani o musulmani". Non si
menzionano in modo esplicito né le vittime asiatiche, né quelle
israeliane, ma comunque si marca una netta distinzione rispetto alle
posizioni ufficiali ed estremiste dell'Ucoii (condanna formale degli
atti di terrorismo compiuti in territorio occidentale, ma
solidarietà militante tanto col terrorismo palestinese che con
quello iracheno). Vi si parla -f orse con una certa ambiguità - di
profonda partecipazione "all'impegno internazionale volto a
contrastare la guerra del terrore che ha avuto proprio nell'11
settembre 2001 il suo momento di maggior impatto umano", e non - in
modo più lineare - di sostegno alla coalizione internazionale
impegnata nella guerra contro il terrorismo. I passi avanti nei
contenuti sono comunque notevoli. Eppure il documento è stato
trasmesso direttamente al "Corriere" senza nemmeno richiedere
l'adesione di quei musulmani moderati dell'Ami che contro il
terrorismo avevano già manifestato davanti alla Moschea nel 2002. Il
2 settembre, nel giorno stesso in cui il "Corriere" pubblicava il
"manifesto", alcuni dei suoi firmatari, fra cui lo stesso Scialoja,
e il suo segretario Omar Camiletti, intervistati da "Libero"
lanciavano un improvviso contrordine: "Siamo stati fraintesi. Non ci
sarà nessuna manifestazione davanti alla Moschea". Scialoja
precisava "Andremo solo alla manifestazione in Campidoglio",
organizzata dalla Comunità di S. Egidio con la partecipazione del
leader di Hamas Abdullah Kabakebji. Qual è la ragione per cui
dapprima si è evitato di coinvolgere i musulmani moderati dell'Ami,
e infine si è abbandonato del tutto il progetto di corteo contro il
terrorismo? Molti dei non addetti ai lavori ce lo hanno chiesto, e
ci sembra opportuno chiarirlo pubblicamente.
Come è noto, L'Ami è - assieme alla Lmm di Scialoja e alla Coreis di
Yahya Pallavicini - una delle tre organizzazioni che hanno aderito
al "patto con l'Islam moderato" proposto da Pisanu e rigettato dall'Ucoii.
La Lmm ha però già in passato tentato di presentare alle Istituzioni
un progetto di "consiglio islamico" - smascherato dall'allora
sottosegretario all'Interno Taormina - nel quale avevano una parte
egemone i militanti dei "fratelli musulmani" attivi nell'Ucoii. Oggi
di fatto col "manifesto" Scialoja ritenta - sempre per conto dei
Sauditi - la stessa operazione di istituzionalizzazione dei
"fratelli musulmani", ma non più assieme all'Ucoii (ormai saldamente
schierata coi no global e con gli "anti-imperialisti"), ma coi
Giovani Musulmani Italiani (Gmi), l'organizzazione giovanile della
sètta estremista, quella cui aderisce la nuova generazione delle
famiglie dei dirigenti esuli dalla Siria e di quelle palestinesi di
Hamas, ben più disposti dei loro padri a mascherare il loro credo
con dichiarazioni di facciata. A differenza della Lmm, l'Ami non è
disponibile a partecipate ad iniziative che coinvolgano a qualsiasi
titolo esponenti dei "fratelli musulmani" o di Hamas, e ha ribadito
questa sua contrarietà nelle debite sedi istituzionali, tanto più
che sia l'Ucoii che i Gmi risultano dipendere, per i loro canali di
finanziamento, da quel Nada Management Trust di Lugano che il
Dipartimento di Giustizia Usa considera il principale referente
finanziario di al-Qa'idah per l'Europa. E' questa la ragione per cui
la nostra adesione al "manifesto" non è stata chiesta. Sapevano che
l'Ami non avrebbe mai apposto la sua firma al fianco di quella di
Khaled Chaouki. Poi però i "fratelli musulmani" della vecchia
guardia, per bocca del presidente dell'Ucoii, Nour Dachan, hanno
ritenuto che i giovani militanti si fossero spinti troppo oltre nel
"giocare ai moderati", e ha sconfessato il loro accordo con Scialoja.
Così la manifestazione pseudo-moderata prevista per l'11 settembre è
andata in fumo.