11
settembre: appello per le due Simone
di Shaykh Abdul Hadi Palazzi*
Subito dopo l'attacco terrorismo dell'11 settembre i Musulmani
moderati dell'AMI erano solerti a solidarizzare - senza sì e senza
ma - con gli Stati Uniti, con Israele, con l'Italia e con tutti i
paesi democratici sottoposti all'attacco del terrorismo integralista
e a schierarsi al fianco della Coalizione antiterrorismo costituita
dal presidente Bush. Un anno dopo, l'11 settembre del 2002, eravamo
con gli amici Radicali davanti alla Moschea di Roma, per condannare
il terrorismo sventolando le bandiere con la Mezzaluna, quelle a
Stelle e Strisce e quelle con la Stella di David.
A tre anni di
distanza da quella tragica offensiva del terrorismo contro la
democrazia oggi, 11 settembre 2004, i musulmani moderati
dell'Assemblea Musulmana d'Italia sono ancora qui a lanciare -
dalle pagine de "L'opinione" - un appello per la liberazione di due
cittadine italiane, Simona Torretta e Simona Pari, rapite da
terroristi per ricattare l'Italia ed indebolire il suo impegno a
favore del consolidamento della democrazia in Iraq.
La distanza che ci separa dalle due Simone da un punto di vista
religioso, etico, politico, civile, è incolmabile. I musulmani
moderati dell'AMI sono al fianco delle forze della Coalizione, con
chi ha liberato il popolo iracheno da una dittatura barbarica come
quella di Saddam Hussein, e con chi vuole continuare ad impegnarsi
per sconfiggere il terrorismo ed estendere la democrazia al mondo
islamico. Le Simone hanno per anni militato dall'altra parte della
barricata, al fianco di chi solidarizza con la presunta "resistenza
irachena" (raccogliendo 10 euro), con chi chiama "mercenari" le
nostre forze armate, con chi vorrebbe che ci ritirassimo davanti ai
terroristi come ha fatto la Spagna. Pure, per ragioni umane,
religiose ed umanitarie, siamo qui a dire ai rapitori: se è rimasto
in voi un briciolo di umanità rilasciatele senza condizioni,
arrendetevi al legittimo governo iracheno e pentitevi dei vostri
crimini.
Nonostante le profonde divergenze con le due militanti italiane, non
neghiamo che la sprovvedutezza e l'ideologismo possano convivere con
una enorme dose di buona fede, con un anelito, seppure distorto, a
voler costruire per l'umanità futura un mondo migliore. Ci auguriamo
anzi che l'esperienza serva d'insegnamento per loro e per tanti
altri ragazzi avvelenati da ideologie estremiste autodistruttive,
per tutti quei militanti d'area no global che oggi si chiedono:
"Perché anche a noi?". Serva a coloro che sino a ieri si illudevano,
pensando "i terroristi non ci toccheranno; sanno che siamo contro
l'America e contro l'Occidente".
Al governo italiano lanciamo invece un altro appello: chiediamo che
sia al più presto nominata una Commissione parlamentare d'inchiesta
su "un ponte per…", su Emergency, sulle "Donne in Nero" e su altre
consimili organizzazioni che indottrinano i ragazzi e le ragazzine
senso estremista ed anti-italiano, per poi mandarli allo sbaraglio
in teatri d'operazioni militari, e che per giunta lo fanno con fondi
delle amministrazioni locali. Che la nostra storia contemporanea non
conosca altri Baldoni e altre Simore. Non lo possiamo permettere.
*Shaykh Abdul Hadi Palazzi
segretario dell'AMdI, Assemblea Musulmana d'Italia
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