A sessant'anni dalla Liberazione dei deportati del campo di Auschwitz, in occasione della Giornata della Memoria, l’Istituto Culturale della Comunità Islamica Italiana e l’Assemblea Musulmana d’Italia rinnovano al popolo ebraico, alle Comunità ebraiche in Italia e all’estero e allo Stato d’Israele il cordoglio e la solidarietà per un crimine efferato e cieco di sterminio ideologicamente pianificato. Le organizzazioni musulmane moderate d'Italia ribadiscono oggi il loro impegno affinché la memoria del passato serva ad impedire che un crimine orrendo venga reiterato, ancora in odio del popolo ebraico e d'Israele, dagli ideologi del fanatismo wahhabita che sono eredi e continuatori delle ideologie totalitarie del secolo scorso.
Per la prima volta nella storia, il 24 gennaio 2005 si è svolto presso il Palazzo di Vetro di New York un memoriale delle Nazioni Unite per commemorare l’Olocausto del popolo ebraico. Possiamo rallegrarci che oggi le nazioni che rifiutano di condannare e commemorare la Shoah non abbiano potere di veto come membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Quando si tratta di commemorare pubblicamente la Shoah di fronte al mondo, molti regimi però si astengono: il Palazzo di Vetro era mezzo vuoto. E questa la Tragedia di cui dobbiamo esser consapevoli nel giorno della Memoria. Possiamo attenuarla sostenendo quelle organizzazioni che chiedono che l’educazione all’odio etnico etnico, religioso, razziale o antisemita sia classificata come crimine contro l’umanità secondo la legislazione internazionale.
La reale Tragedia per chi oggi si richiama alla Memoria e che nessuno degli ambasciatori arabi, eccetto quello giordano, abbia presenziato mentre le Nazioni Unite commemoravano l’Olocausto. E che il principe Zeid Ra'ad al-Hussein, unico diplomatico arabo a partecipare al memoriale, lo abbia fatto inserendo nel suo intervento insinuazioni di propaganda anti-israeliana. La Shoah seguita ad essere oggetto di rimozione culturale in tutti i paesi arabi, mentre non lo è, e in alcuni casi non lo è mai stato, in molti dei paesi musulmani non-arabi.
Le eccezioni fra gli intellettuali, gli scrittori, i giornalisti, gli opinioni e i leader religiosi arabi esistono e sono pregevoli, ma restano tali. Se il test della “moderazione” dei paesi arabi passa attraverso la loro condanna dell’antisemitismo, l’indice è infimo oggi come lo era nel secolo ventesimo. L’epoca in cui i rappresentanti dei paesi arabi diranno circa l’Olocausto quelle parole di condanna che sono comuni in America e in Europa, è purtroppo per tutti noi ancora lontana.
Shaykh Abdul Hadi
Palazzi
Segretario dell'AMdI, Assemblea Musulmana d'Italia
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