Magdi Allam è un egiziano trapiantato in
Italia quando aveva meno di 20 anni. Un giornalista e un
intellettuale che ha avuto una chance all’inizio degli anni ’80 di
venire a studiare in un paese dove esiste quella libertà che non è
mai esistita in Egitto. Di quel bellissimo paese distrutto dalle
folli ideologie pan-arabiste di un despota, per altri versi laico e
quasi illuminato come era Gamal Nasser, Allam ci ha parlato in
bellissime pagine del suo ultimo libro “Vincere la paura”. Quelle
stesse ideologie, e altre che sono state partorite da cattivi
maestri dell’Islam, come Sayyd Qutb, capo politico militare dei
fratelli musulmani giustiziato proprio da Nasser nel 1966, oggi
inquinano il mondo islamico e sono alla radice del terrorismo.
L’Egitto deve la propria arretratezza e una povertà, che negli
anni ’50 che Magdi Allam racconta nel suo ultimo libro sarebbe
apparso difficile immaginare, alla testardaggine con cui un
dittatore megalomane mobilitò un intero popolo nel falso obiettivo
di annientare lo stato d’Israele.
In realtà dopo la guerra dei Sei giorni nel 1967 e dopo la
successiva “riperdita” nel 1973 nel conflitto ribattezzato “di Yom
Kippur” (le armate egiziane, siriane e giordane attaccarono nel
giorno sacro degli ebrei) fu l’Egitto ad autodistruggersi. E da
allora non si è più risollevato. La radice del male oscuro dei paesi
arabi è tutta lì e il successivo diffondersi del fanatismo religioso
fu una diretta conseguenza di quegli errori. Al pan arabismo si è
sostituito un ancora più velleitario pan islamismo. Che i governi
autocratici che prima facevano riferimento al blocco dei paesi del
patto di Varsavia dovettero subire e confinare nelle moschee. Oggi
quell’Islam deformato dall’ideologia e dal fanatismo ce lo abbiamo
in casa. E questo ce lo dice, a volte un po’ inascoltato dalle
istituzioni, Magdi Allam. E fa spesso l’esempio dell’Ucoii,
ovverosia la filiazione italiana di quegli stessi fratelli musulmani
che così tanto male e dolore hanno fatto per l’Islam e nei paesi
islamici. L’Italia oggi ospita molti profughi di quella setta
ricercati in Siria e in Egitto.
E alcuni di loro sono ai vertici proprio dell’Ucoii. Per cui a
molti è apparsa sospetta e un po’ opportunistica “la fatwa” lanciata
qualche giorno fa proprio da questa organizzazione settaria che ha
invitato i propri adepti a denunciare chi prepara atti terroristici.
Di tutto ciò L’opinione ha voluto parlarne proprio con Magdi
Allam. Esperto riconosciuto del mondo islamico. Un giornalista che
ha dato tanto all’Italia in termini di consapevolezza di queste
situazioni. Dopo avere tanto ricevuto quando giovanissimo venne qui
da noi a completare i propri studi.
Lui è il prototipo di quel musulmano moderato che tutti si
ostinano a cercare e nessuno sembra trovare. E questo perché è
diventato un cittadino modello come ogni laico o religioso che vive
in Italia dovrebbe sforzarsi di essere. Oggi in molti si ostinano a
non guardare in faccia la realtà in nome del politically correct che
mina anche le nostre istituzioni culturali come le università, oltre
a quelle politiche per ragioni elettorali. La presenza e la
testimonianza del lavoro di Magdi Allam rappresenta ogni giorno una
sfida per questa ipocrisia.
Che pensa della fatwa antiterrorismo dell’Ucoii?
Non va bene, noi siamo in uno stato di diritto in cui ci deve
essere una unica legge, quella dello stato per l’appunto, e le fatwe
non devono esistere. E nemmeno va bene che siano gli imam a dire di
denunciare Bin Laden. Deve esistere un’unica fonte per la legge e la
sicurezza.
Non devono esistere dei cittadini che prendono iniziative su quel
piano: sia per dire denunciate i terroristi e sia per quella ancora
peggiore di istituire delle ronde, come hanno fatto a Cremona,
contro presunti terroristi o estremisti islamici. Non andava bene
quando iniziative simili erano promosse dalla Lega Nord, vanno
ancora meno bene, vanno peggio, quando sono promosse da sigle che
immaginano di parlare a nome di comunità religiose. I musulmani sono
cittadini italiani o stranieri residenti in Italia che al pari di
tutti quelli che vivono in questo paese devono attenersi alle stesse
leggi e affidarsi alle stesse istituzioni.
Dico no dunque alla giustizia fai da te e no all’incitamento sia del
terrorismo sia della delazione. Noi dobbiamo affermare una cultura
della legalità. Non una cultura dei ghetti comunitari con leggi
proprie e propri referenti.
Nel merito l’Ucoii è credibile quando chiede ai suoi adepti di
denunciare i sospetti terroristi?
E’ giusto che lo stato inviti tutti i cittadini, musulmani e non,
a fare il proprio dovere denunciando criminali e terroristi.
Però non deve essere l’Ucoii a dirlo perché non potrà mai essere
un interlocutore sul piano della sicurezza o della legislazione.
Detto ciò l’Ucoii non è in alcun modo credibile perché è
un’organizzazione che legittima il terrorismo suicida che massacra
gli israeliani o quello che massacra gli americani e gli occidentali
in Iraq e ha giustificato la strage di militari italiani a Nassyria
con un comunicato che io ho riportato pressochè integrale nel mio
libro “Vincere la paura”. In esso tra l’altro hanno affermato
che gli italiani in Iraq non ci devono stare e che se ne devono
immediatamente tornare a casa. Questa è stata la loro presa di
posizione.
Se due più due fa quattro questa Ucoii potrebbe anche essere
messa fuori legge?
Io credo che un’iniziativa del genere debba essere attentamente
vagliata dalle competenti autorità italiane. Certo non deve
essere più tollerata la presenza sul suolo italiano di uomini e di
movimenti che sono l’emanazione di movimenti integralisti islamici
internazionali che sono dei veicoli per affermare degli interessi
internazionali. Parlo dei Fratelli musulmani e degli wahabiti.
Non è più il tempo dei sofismi e delle ambiguità.
Cioè?
Va promosso un islam italiano in cui le moschee siano
esclusivamente luoghi di culto. Né più e né meno. Nelle moschee non
si deve fare più politica, nelle moschee non si deve fare più
ideologia, nelle moschee non si deve più indottrinare, nelle mosche
non si deve più arruolare la gente. Perché questo è il primo passo
perché siano riscattati alla legalità i luoghi di culto islamici .E
ciò va fatto nell’interesse di tutti gli italiani, islamici e non.
Quindi l’iniziativa di Pisanu di promuovere una consulta
islamica potrebbe apparire prematura?
Diciamo che ha un senso se attiva un processo di affermazione di
una rappresentanza musulmana che rifletta in modo congruo la realtà
sul terreno.
Cioè?
Cioè una realtà in cui il 95% dei musulmani non frequenta le
moschee, così come deve riflettere l’orientamento dello stato a
un’integrazione effettiva dei musulmani.
Vale a dire?
Significa due cose: devono rispettare in modo assoluto le leggi
dello stato, devono condividere i valori fondanti della società
italiana e in particolare la sacralità della vita di tutti. Non è
più ammissibile che ci sia ancora qualcuno che si presta a
denunciare il terrorismo quando colpisce Londra o Sharm el Shaikh,
ma lo esalta quando colpisce Gerusalemme o Baghdad. Con questo
doppio binario etico nella valutazione del terrorismo non si va da
nessuna parte e quindi non deve essere tollerato. Ancora peggio
non è ammissibile che ci sia qualcuno in Italia che sia
esplicitamente a favore del terrorismo suicida.