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Venerdì, 23 settembre 2005
 

L’estremismo islamico a Como
mette Magdi Allam nel mirino

di Dimitri Buffa
 

In attesa dell’evoluzione democratica dell’Islam nel mondo arabo e non, da tempo in Italia si registra un’involuzione squadristica dei sedicenti rappresentanti delle comunità musulmane nostrane. Bisogna sapere che l’islam non ammette preti, cioè mediatori tra l’uomo e Dio, cioè Allah, che poi è una parola che vuol dire semplicemente Dio, e quindi questi auto referenti imam del caciocavallo, che ogni due per tre qualcuno ci propina in tv a parlare a nome dell’immaginaria comunità islamica di Como piuttosto che di Torino, altro non sono che degli impostori. Nella migliore delle ipotesi. Non a caso l’unico imam di una certa serietà presente in Italia, quello della Moschea di Roma, nominato dall’Egitto, dal Marocco e dall’Arabia Saudita, si guarda bene dall’andare a incontri pubblici o peggio in onda auto promuovendo la propria carica come se rappresentasse tutta la comunità islamica romana. Semmai di un imam si può dire che è la guida della preghiera e che è autorizzato a tenere la “khutba”, una specie di sermone che, per capirsi, assomiglia alla predica del prete a messa la domenica. Punto.

Invece sabato 17 settembre il sedicente imam della comunità islamica di Como, tale Sawfat El Sisi, spalleggiato da una decina di energumeni barbuti, ha fatto irruzione in un teatro tenda dove Magdi Allam stava presentando il suo ottimo libro “Vincere la paura”, che poi è un forte appello a tutti i cittadini di fede musulmana di ribellarsi ai regimi tirannici che li opprimono nel mondo arabo e soprattutto a non farsi fagocitare dalla multinazionale di Osama Bin Laden. Il lettore si chiederà il perché di questa sceneggiata, a questo punto. La risposta è semplice: il molto democratico autonominato imam della comunità comasca dice che Allam non è degno dell’Islam e che scredita i musulmani semplicemente perché racconta la verità. Davanti alla gente incredula questo signor El Sisi ha detto di chiamarsi anche lui Allam di cognome ma di esserselo voluto cambiare per non essere confuso con il vicedirettore del “Corriere della sera”. Sono seguite scene pietose con esclamazioni tipo “tu hai fatto male all’Islam e te ne devi andare”.

E alla fine, invece, il coraggioso Magdi (non deve essere bello vivere con sei angioletti di scorta a causa dell’ostilità ingenerata da gentaglia come questo imam e dalle minacce di Hamas, unite alle calunnie sparsegli intorno dallo stato maggiore dell’Ucoii) ha reagito come dovrebbe fare ogni buon musulmano, e anche cristiano, in Italia di fronte a questa gente violenta, dando dell’impostore all’energumeno barbuto. Perché nessuno di questi signori, immigrati o italiani convertiti, può veramente parlare a nome dell’Islam. E se lo fanno è solo perché, nell’ignoranza generale, hanno fatto della propria presunta fede islamica una remunerata professione. Non a caso ambirebbero all’8 per mille così poi i soldi, miliardi, se li spartirebbero queste associazioni, come l’Ucoii, che nella migliore delle ipotesi li userebbero per arricchimento personale. Ben sapendo che nella peggiore potrebbero finanziare la rete dei fratelli musulmani europei. Per non dire peggio. E che sia questo il bersaglio grosso a cui questi “professionisti dell’estremismo islamico” puntano è facile capirlo leggendo i passi della incredibile lettera che il convertito italiano, il sardo Roberto Piccardo, che si fa chiamare “hamza”, ha osato scrivere a Ciampi per lamentarsi di presunte discriminazioni che in Italia patirebbero i cittadini di fede musulmana.

Bel personaggio questo Piccardo, con un passato nell’estrema sinistra degli anni ’70 e che oggi rilascia interviste in cui si giustificano i kamikaze suicidi in Israele e in Iraq e nega allo stato ebraico il diritto di esistere. A gente come questa vogliamo dare l’8 per mille? Altro che consulta islamica, Pisanu farebbe bene invece a infiltrare carabinieri in borghese e poliziotti in ciascuna delle 160 moschee “fai da te” dell’Ucoii. E visto che c’è, farebbe bene forse a tenere d’occhio anche a questi irresponsabili e spesso imbecilli buonisti che fanno da sponda ai pericolosi estremisti da cui spesso vengono gli “home made kamikaze” di cui lo stesso Allam ha parlato in un altro fondamentale libro. Cattolici di base, Cobas, religiosi cristiani e accademici delle varie università orientali del Bel Paese da tempo giocano con il fuoco invitando ai loro convegni questi impostori e dando loro una dignità istituzionale e religiosa che in realtà non hanno. E’ tempo per i buoni cittadini italiani e stranieri che vivono in Italia, di qualunque fede essi siano, di dire semplicemente una parola, ma di ripeterla almeno tre volte: basta, basta, basta.

 

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