Quella
frattura nella sinistra tra moderati e disobbedienti
di Ruggiero Capone
Rosa Russo Jervolino,
Sergio Cofferati (detto il Cinese), Massimo Cacciari, Riccardo Illy
(presidente della Regione Friuli-Venezia-Giulia), Valter Veltroni, sono
solo alcuni dei nomi di sindaci ed amministratori italiani che
avevano iniziato il loro mandato con grandi aperture al mondo della
disobbedienza civile, dei no-global, dei centri sociali dell'ultra
sinistra. In molte giunte e consigli è stato persino introdotto il
rappresentante dei centri sociali (a Roma è stato regolarmente
eletto tra le fila di Rifondazione Comunista). "Non vorrei che il
consigliere dei centri sociali, o di chi pianifica il disordine -
spiega lo sceicco Abdul Hadi Palazzi (segretario dell'Assemblea
musulmana d'Italia e direttore dell'Istituto culturale della
comunità islamica) venga parificato, men che mai paragonato, a
quello degli stranieri: gli extracomunitari, che lavorano e
contribuiscono redditualmente, si sentirebbero semplicemente offesi
se fossero paragonati a chi pianifica i disordini di piazza e le
occupazioni. Spiace che certe forze politiche operino questa
confusione."
Sta di fatto che questa confusione, comoda fino a qualche tempo fa
alla maggior parte dei sindaci di sinistra, ora non garba più a
Cofferati ed a Cacciari, ad Illy ed a Veltroni: la napoletana
Jervolino non ci ha pensato due volte a troncare la linea di fiducia
che aveva aperto ai rappresentanti partenopei della disobbedienza.
Ed a pochi mesi dalle elezioni politiche la frattura tra
l'elettorato di Rifondazione Comunista e quello dei moderati Ds e
Margherita si chiama "legalità nelle grandi città": una motto che
non piace a chi fino a ieri era stato riconosciuto come
"interlocutore preferenziale tra le amministrazioni locali e la
galassia disobbediente". Al rappresentante della disobbedienza le
munifiche municipalità hanno offerto, in cambio dei voti marchiati
Rifondazione Comunista, consulenze ed occhi ben chiusi sulle
occupazioni di fabbricati e (caso più grave e partenopeo) silenzio
ed omertà sui furti consumati in danno di aziende municipalizzate di
trasporto e nettezza urbana: non è poi tanto un mistero che nei
magazzini più reconditi delle aziende comunali napoletane c'era
merce non in uso, e siccome la proprietà è un furto (almeno per i
no-global), alcuni disobbedienti hanno emulato Robin Hood, e donato
o rivenduto la mercanzia "per alleviare le sofferenze degli esclusi"
(motivazione apparsa anche sulla rete internet che fa capo ai
centri-sociali). "E' colpa di Sfonda la Porta - dice una esponente
napoletane dell'area disobbediente - necessita fare i necessari
distinguo tra le diverse politiche d'occupazione". Sta di fatto che
lo stato dell'arte delle occupazioni nel 2005, e nella sola Napoli,
parla di 7000 immobili colpiti da esproprio proletario ed
occupazione. Nelle altre città i numeri si discostano di poco ed il
sindaco di Bologna, Sergio Cofferati (storico segretario della Cgil),
ha deciso di pianificare lo sgombero delle aree occupate, creando di
fatto un muro di ghiaccio con i suoi alleati Rifondazione, Verdi e
Comunisti Italiani (tre forze in dialogo clientelare con i giovani
attivisti della disobbedienza). Non da meno il Sindaco di Venezia,
Massimo Cacciari, che hu chiuso tutti i rubinetti pubblici alle
iniziative dei centri sociali veneziani, attirandosi l'odio di
Rifondazione che ha subito stigmatizzato "Cacciari è stato eletto
con i voti di Forza Italia".
Bologna l'intollerante
"Dopo l'attacco ai privilegi dei rumeni ed al monopolio dei
lavavetri ora tocca ai centri sociali", a parlare è il responsabile
del "gruppo disobbedienti del Tpo" (teatro polivalente occupato di
Bologna): è stato lui il primo a rispondere alla linea dura di
Cofferati.
"Cofferati sta facendo quello che Berlusconi ci aveva solo promesso
- dice la signora Vanda (ha 70 è bolognese ed abita nei pressi del
centro sociale) - sta mandando messi comunali e commissari
prefettizi a chiedere bollette d'acqua, luce e contratti d'affitto
ai centri sociali, e quando non hanno le carte in regola li fa
sgomberare dai vigili: sono contenta!". "Abbiamo chiesto loro di
mostrarci le carte - spiega un ufficiale dei vigili di Bologna -
oltre a non averle proprio, oggi si scopre che i responsabili dei
centri sociali sono dei veri e propri fantasmi: nessuno li conosce e
nessuno sa dove risiedano. Quindi le eventuali notifiche per
violazioni non possiamo recapitarle a nessuno. L'unica cosa
fattibile è sgomberare i fabbricati".
E la terra inizia a tremare sotto i piedi anche dello storico
"Livello 57": capannone nella periferica zona artigianale di Bologna
colpito da disdetta di convenzione comunale. "Ci sono numerose
irregolarità - continua il vigile - il 57 era un centro sociale, poi
s'è trasformato, senza un iter burocratico commerciale, in bar e
sala concerti: l'ordinanza di cessata convenzione era nella cose".
"Anzi, se la struttura resterà occupata illegalmente sarà avvisata
la magistratura - ha chiarito Virginio Merola (assessore bolognese
all'Urbanistica); del resto, dopo sei mesi di trattativa, il Livello
57 ha rifiutato la proposta del Comune di spostare la sede in
un'altra zona della città".
Dopo le prime visitine dei commissari, mandati da Cofferati, sono
iniziati i tafferugli. E dopo le fatidiche parole "o i centri
sociali stanno alle nostre regole o dovranno sgombrare", il pacco
bomba ha raggiunto la scrivania del Cinese. "Non abbiamo più
intenzione - ha risposto perentorio Merola -di pagare casa e
discoteca e garantire una rendita a queste persone che ci ripagano
con episodi di degrado". E dopo il pacco dono, l'ordinanza di
sgombero ha colpito l'intera disobbedienza bolognese: Link, Tpo,
Covo, Cacao e tutti gli spazi occupati.
Il nemico Veltroni
"Niente animali in piazza", con questo divieto notificato (a firma
del questore Nicola Cavaliere) ai disobbedienti romani che volevano
portare una mucca e altre bestie per continuare a scaricare letame
sotto casa di Berlusconi, è iniziata più d'un anno fa la guerra del
sindaco di Roma (Valter Veltroni) ai centri sociali capitolini. "E'
stato Veltroni a farci inquisire", commenta un giovane del centro
Forte Prenestino. Sta di fatto che il pm romano Cipolla, che indaga
su Action (agenzia comunitaria diritti), ha raccolto grazie alla
sinistra moderata del Campidoglio le numerose prove a carico dei
responsabili dei centri sociali. "Dieci occupazioni in quattordici
mesi - dice un diessino - sono troppe, questi disobbedienti vanno
fermati". Prc, Cobas, Cub ed una miriade di sigle sono oggi
dichiaratamente contro Veltroni. D'Erme (consigliere comunale dei
centri sociali eletto con Prc) ha così dichiarato guerra al suo
sindaco: "il mio programma èquello dei movimenti sociali e non coincide con quello della
giunta".
Rosa Russo Jervolino
Tutto è iniziato nel 2001, dopo l'incontro tra il sindaco di Napoli
(Rosa Russo Iervolino) ed i giovani del movimento no-global. A
Palazzo San Giacomo. Francesco Caruso, portavoce napoletano del
movimento disobbediente) ha detto che "il luogo è simbolo del
governo e quindi di mandanti ed esecutori della morte di Carlo
Giuliani": la Jervolino s'è alzata e, per rispetto al Prefetto, ha
levato le tende. Intanto poche settimane fa, in pieno 2005, molti
esponenti napoletani moderati hanno iniziato a chiedersi chi possa
aver dato ad un gruppo di disobbedienti una mappa comunale degli
edifici napoletani in disuso.
Illy lo sfrattatore
Dopo diciassette anni, il centro sociale autogestito friulano di via
Volturno è pronto a chiudere e traslocare. Questa è la decisione di
Riccardo Illy, e perché la Regione è proprietaria dei terreni dove
sorge la palazzina che, dal 30 maggio del 1987, è occupata dai
rappresentanti di quel variegato mondo formato da punk, anarchici ed
esponenti della sinistra disobbediente. Il prefetto di Udine,
Camillo Andreana, non s'è fatto ripetere due volte la cosa, ed ha
subito notificato (prima in maniera morbida) lo sgombero.
Rifondazione comunista ha chiarito che "certa sinistra non
garantisce i diritti dei disobbedienti".