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Sabato, 4 febbraio 2006
 

Consulta islamica vietata agli amici di Hamas
di Shaykh Abdul Hadi Palazzi
 

Quando, nel febbraio 2004, il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu aveva lanciato la proposta della creazione di una Consulta islamica, l’intento formalmente dichiarato era stato quella di dar vita ad un organismo che potesse dar voce ai musulmani moderati ed isolare gli estremisti che dall’Italia fiancheggiano il terrorismo. In base a questi presupposti, molti di noi musulmani moderati avevano guardato con favore all’iniziativa, e pensato che - in una situazione in cui gli estremisti hanno a disposizione ingenti risorse finanziari e controllano la maggioranza delle moschee che esistono in Italia - il governo era almeno intenzionato a venirci incontro, a proteggere noi e i nostri figli dalla propaganda estremista, a dare ascolto a quella maggioranza silenziosa di musulmani che l’estremismo wahhabita non solo non lo condivide, ma lo subisce considerandolo una seria minaccia. La dichiarazione del ministro in base alla quale “della Consulta avrebbero fatto parte soltanto cittadini italiani moderati” era, per tutti noi, fonte di speranza: finalmente – pensavamo – il governo italiano comprende che – per combattere l’estremismo – ha bisogno della collaborazione di quei musulmani moderati che sono le prime vittime dell’estremismo stesso.

Dopo una lunga gestazione, il progetto della Consulta si è alfine concretizzato il 30 novembre scorso, e per i musulmani moderati si trattato di un vera doccia fredda. Il vice direttore del Corriere della sera, Magdi Allam, che tanto si era impegnato nel dar voce all’Islam moderato e nel denunciare il pericolo dell’estremismo, non era stato nominato membro della Consulta. Al suo posto, vi era invece Mohamed Nour Dachan, il presidente dell’Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia (Ucoii), cioè dell’interfaccia italiana dei “fratelli musulmani”, la principale fra le organizzazioni estremiste presenti in Italia, le cui posizioni implicano, fra l’altro, l’aperto fiancheggiamento del terrorismo palestinese e iracheno.

Di fronte ad uno sviluppo del genere, fra i musulmani moderati prevalevano delusione e sconforto. Chi diceva “Pisanu ci ha pugnalato alle spalle”, chi lo accusava di “averci preso in giro” e chi, più prosaicamente, si limitava a constatare che – con la nomina di Dachan – il proposito di “dar voce ai moderati per isolare gli estremisti” aveva invece prodotto il risultato opposto: istituzionalizzare gli estremisti e marginalizzare i moderati.

Le recenti vicende connesse alla vittoria di Hamas nelle elezioni palestinesi confermano quanto quelle critiche fossero fondate, e quanto la nomina nella Consulta non abbia nemmeno indotto gli estremisti dell’Ucoii a moderare se non altro il loro atteggiamento esteriore, ma li abbia anzi convinti che l’estremismo paga e che può essere manifestato in pubblico senza alcun problema. La cronaca di questi ultimi giorni ci conferma infatti che Dachan ha infatti telefonato a Ramallah ai suoi compari di Hamas per “congratularsi della vittoria”, mentre il suo segretario Roberto “Hamza” Piccardo ha addirittura dichiarato all’agenzia AKI che L’UCOII prova “grande soddisfazione per la vittoria di Hamas”.

Il ministro Pisanu non dovrebbe certo ignorare che – secondo le leggi dello Stato italiano e dell’Unione Europea – Hamas è a tutti gli effetti un’organizzazione terroristica, e dovrebbe riflettere su quanto abnorme sia la circostanza in base alla quale un personaggio come Dachan – che dichiara apertamente il suo sostegno per un’organizzazione terroristica – venga chiamato a far parte di un organo consultivo del governo italiano. Le elezioni sono ormai alle porte, e Pisanu ha oggi un’occasione per ridare fiducia ai musulmani moderati e in generale agli elettori della Casa delle Libertà: revochi senza indugio la nomina di Dachan e torni a sottoporre l’Ucoii, i suoi militanti e le loro attività finanziarie a stretto monitoraggio, dimostrando così che chi esprime posizioni di sostegno del terrorismo non può al contempo essere un “consulente del governo”. E’ una richiesta che i musulmani moderati gli rivolgono nell’interesse generale dell’Italia, e nella certezza che i cedimenti e i compromessi nei confronti del terrorismo e di chi lo fiancheggia non possono che essere controproducenti
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Shaykh Abdul Hadi Palazzi
Segretario, Assemblea Musulmana d'Italia
http://www.amislam.com
maulana@amislam.com

 


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