Consulta
islamica vietata agli amici di Hamas
di Shaykh Abdul Hadi Palazzi
Quando, nel
febbraio 2004, il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu aveva lanciato
la proposta della creazione di una Consulta islamica, l’intento
formalmente dichiarato era stato quella di dar vita ad un organismo che
potesse dar voce ai musulmani moderati ed isolare gli estremisti
che dall’Italia fiancheggiano il terrorismo. In base a questi
presupposti, molti di noi musulmani moderati avevano guardato con
favore all’iniziativa, e pensato che - in una situazione in cui gli
estremisti hanno a disposizione ingenti risorse finanziari e
controllano la maggioranza delle moschee che esistono in Italia - il
governo era almeno intenzionato a venirci incontro, a proteggere noi
e i nostri figli dalla propaganda estremista, a dare ascolto a
quella maggioranza silenziosa di musulmani che l’estremismo
wahhabita non solo non lo condivide, ma lo subisce considerandolo una
seria minaccia. La dichiarazione del ministro in base alla quale
“della Consulta avrebbero fatto parte soltanto cittadini italiani
moderati” era, per tutti noi, fonte di speranza: finalmente –
pensavamo – il governo italiano comprende che – per combattere
l’estremismo – ha bisogno della collaborazione di quei musulmani
moderati che sono le prime vittime dell’estremismo stesso.
Dopo una lunga gestazione, il progetto della Consulta si è alfine
concretizzato il 30 novembre scorso, e per i musulmani moderati si
trattato di un vera doccia fredda. Il vice direttore del Corriere
della sera, Magdi Allam, che tanto si era impegnato nel dar voce
all’Islam moderato e nel denunciare il pericolo dell’estremismo, non
era stato nominato membro della Consulta. Al suo posto, vi era
invece Mohamed Nour Dachan, il presidente dell’Unione delle
Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia (Ucoii), cioè
dell’interfaccia italiana dei “fratelli musulmani”, la principale fra
le organizzazioni estremiste presenti in Italia, le cui posizioni
implicano, fra l’altro, l’aperto fiancheggiamento del terrorismo
palestinese e iracheno.
Di fronte ad uno sviluppo del genere, fra i musulmani moderati
prevalevano delusione e sconforto. Chi diceva “Pisanu ci ha
pugnalato alle spalle”, chi lo accusava di “averci preso in giro”
e chi, più prosaicamente, si limitava a constatare che – con la nomina
di Dachan – il proposito di “dar voce ai moderati per isolare gli
estremisti” aveva invece prodotto il risultato opposto:
istituzionalizzare gli estremisti e marginalizzare i moderati.
Le recenti vicende connesse alla vittoria di Hamas nelle elezioni
palestinesi confermano quanto quelle critiche fossero fondate, e quanto
la nomina nella Consulta non abbia nemmeno indotto gli estremisti dell’Ucoii
a moderare se non altro il loro atteggiamento esteriore, ma li abbia
anzi convinti che l’estremismo paga e che può essere manifestato
in pubblico senza alcun problema. La cronaca di questi ultimi giorni ci
conferma infatti che Dachan ha infatti telefonato a Ramallah ai suoi
compari di Hamas per “congratularsi della vittoria”, mentre il suo
segretario Roberto “Hamza” Piccardo ha addirittura dichiarato
all’agenzia AKI che L’UCOII prova “grande soddisfazione per la
vittoria di Hamas”.
Il ministro Pisanu non dovrebbe certo ignorare che – secondo le leggi
dello Stato italiano e dell’Unione Europea – Hamas è a tutti gli
effetti un’organizzazione terroristica, e dovrebbe riflettere su
quanto abnorme sia la circostanza in base alla quale un
personaggio come Dachan – che dichiara apertamente il suo sostegno per
un’organizzazione terroristica – venga chiamato a far parte di un organo
consultivo del governo italiano. Le elezioni sono ormai alle porte,
e Pisanu ha oggi un’occasione per ridare fiducia ai musulmani
moderati e in generale agli elettori della Casa delle Libertà:
revochi senza indugio la nomina di Dachan e torni a sottoporre l’Ucoii,
i suoi militanti e le loro attività finanziarie a stretto
monitoraggio, dimostrando così che chi esprime posizioni di
sostegno del terrorismo non può al contempo essere un “consulente del
governo”. E’ una richiesta che i musulmani moderati gli rivolgono
nell’interesse generale dell’Italia, e nella certezza che i
cedimenti e i compromessi nei confronti del terrorismo e di chi lo
fiancheggia non possono che essere controproducenti.