In questo giornale nessuno
è affetto da quella che il premier turco Tayyp Erdogan chiamò
“Islamofobia” durante un prezioso comizio tenuto ad Antiochia
alla fine di settembre del 2005 come discorso di apertura di una
poco nota ma importante conferenza interreligiosa tra rabbini ebrei,
imam musulmani e primati cristiani provenienti da tutta Europa e dal
Medio Oriente. Chi scrive si fa un vanto di essere un allievo di
arabo nella Grande Moschea di Roma dove oltre alla lingua in cinque
anni ha appreso anche il rispetto per l’altro che contraddistingue
la cultura islamica, non seconda a nessuna di quelle della
civiltà occidentale e orientale. Ciò
detto, “L’opinione”, come altri giornali europei prima di essa ( il
danese Jillands Posten per primo e poi, in Francia, France Soir e,
in Germania, Die Welt ) ha ritenuto opportuno irridere il
politically correct, anzi “islamically”, in Italia e in Europa, e il
fanatismo nel resto del mondo, ripubblicando una a una, alcune di
queste dodici vignette che poi sembrano quelle del “ tenero Giacomo”
della Settimana enigmistica. Infatti sembrano più bonarie che
sfottenti. Ma tant’è.
Ovviamente come tutti in questo periodo ci siamo chiesti se valeva
la pena di fare della cosa una questione di principio. La vergognosa
notizia della giornata di ieri, il licenziamento del direttore di
“France Soir” da parte del suo editore franco-egiziano, ci ha però
convinti a vincere le residue resistenze a imitare l’iniziativa dei
colleghi di oltre alpe. Sapere d’altronde che sempre ieri il governo
iraniano ha convocato l'ambasciatore austriaco, nella veste di
rappresentante del paese europeo che detiene il semestre di
presidenza di turno dell'Unione europea, per presentargli una
protesta formale in seguito alla pubblicazione delle caricature di
Maometto in Danimarca e in altri paesi europei ci ha ulteriormente
rassicurato circa la bontà della nostra battaglia.
In pratica non si vuole provocare nessuno, ma
aiutare i tanti musulmani laici e liberali, che pure esistono, a
venire allo scoperto come sinora hanno fatto solo Magdi
Allam e Abdul Hadi Palazzi, editorialista manco a
farlo apposta de L’opinione. Se i cristiani avessero usato il
metro dell’ambasciata dell’Iran o dell’esecutivo di Hamas appena
insediato a Gaza e in Cisgiordania ( o se dovesse tarare la propria
suscettibilità su come fanno finta di pensarla anche i terroristi di
Al Fatah che in realtà cercano di fare concorrenza alla stessa Hamas
in quella terra che attende la fine della guerra incivile tra
palestinesi per diventare Palestina) a quest’ora, tanto per fare un
esempio, il popolare Bonolis avrebbe fatto come minimo la fine di
Salman Rushdie dovendosi nascondere da fanatici integralisti
cattolici che mal avrebbero digerito la pubblicità del caffè Lavazza
con il Padre Eterno raffigurato come testimonial o con San Pietro
che scherza con Bonolis.
Non parliamo di intere opere in versi satirico scollacciate e
ferocemente anti cattoliche e anti cristiane che già da secoli
girano in edicola e in libreria. Ha ragione proprio il direttore di
France Soir: non c’è il diritto di fare una fatwa violenta o di
morte contro chi non la pensa come te né si può sopprimere il
diritto alla bestemmia. Sarà di cattivo gusto ma non si può
istigare a uccidere l’infedele per punizione. Non esiste la
legittima difesa religiosa. E questo devono capirlo tutti,
anche i musulmani. Raffigurare Maometto con il turbante a forma
di bomba è ironia bonaria da bambini della terza elementare.
Un’altra vignetta in cui si vedono su una nuvola tutti i maggiori
profeti e le divinità del monoteismo che esortano sempre Muhammad a
non arrabbiarsi perché loro è da anni che sono stati “satirizzati”
non sembra giusta causa di licenziamento. Infine, ultimo esempio, la
vignetta in cui si vede Maometto che dice a uno dei tanti kamikaze
saliti in paradiso che “non ci sono più vergini” e quindi di
smetterla di farsi saltare in aria, sembra solo una battuta di
cattivo gusto che fa ridere amaro. E per la quale casomai
dovrebbero incazzarsi le vittime del terrorismo, a partire da quelle
israeliane e americane, piuttosto che i diplomatici degli stati
canaglia come l’Iran o i capi militari di Hamas che tutto sommato
quelle morti, direttamente o indirettamente, le provocano. Puro
buon senso, nulla di più.
Chi scrive non ha mai condiviso l’estremismo di alcune tesi
della pur grande Oriana Fallaci (che poi ha tutto il diritto
di pensarla così e di scriverlo senza essere insultata) la quale è
profondamente convinta che il problema con l’Islam sia nel manico. E
che sostiene che il libro sacro di quella religione, il Corano, sia
da paragonare al Mein Kampf di Hitler. Però è innegabile che i
profeti del fanatismo islamico nel mondo, ma anche in Europa (per
non parlare dell’Italia dove ci bastano e ci avanzano l’Ucoii,
Adel Smith e qualche imam di Carmagnola sparso qua e
la per la penisola), si comportino nelle proprie predicazioni anti
ebraiche e anti mondialiste né più né meno come i nazisti di 60 anni
orsono. Se uno legge un libro di testo di scuola elementare in
Egitto, in Siria, in Arabia Saudita, nei Territori palestinesi, in
Giordania si rende conto di questo assunto. E anche se legge le
note di Hamza Piccardo al Corano da lui tradotto, ma non dall’arabo.
La storia che si impara nei paesi arabi è pura propaganda anti
semita e anti occidentale, la geografia è negazionismo allo stato
puro. A cominciare dal nome di Israele sulla carta geografica,
simbolo di quel riconoscimento del diritto a esistere che non c’è
mai stato veramente. Come ogni religione, l’Islam ha oggi problemi
di rapporti con la modernità. Ma anche etici e politici. Chi scrive
pensa che gli ulema di tutto il mondo arabo e islamico meglio
farebbero ad occuparsi del perché non esiste una sola democrazia
in quei posti o del perché le donne siano così poco
rispettate nella società o del perché alcuni interessati capi
popolo travestiti da guide spirituali abbiano negli ultimi venti
anni portato tanta morte e infelicità in primis ai propri fedeli.
Oggi qualcuno ha cominciato a capirlo tutto ciò e nella stessa
Arabia Saudita esistono corsi di rieducazione all’Islam e contro il
terrorismo tenuti da ulema che deprogrammano le teste dei terroristi
pentiti di Al Qaeda. Così come la tv di stato manda in onda gli
sfoghi e le confessioni di tanti poveri fessi figli di papà
arruolati per la jihad in Iraq e ingannati dai loro stessi
indottrinatori che in taluni casi li hanno mandati a farsi saltare
in aria a loro insaputa e contro la loro stessa volontà. La satira
in fondo umanizza anche le disgrazie come il terrorismo islamico e
come tale ben venga se può sdrammatizzare uno scontro di civiltà che
si ha un bel dire di non volerlo quando poi ogni giorno lo si
provoca con comportamenti infami come quello di lanciare un fatwa
contro chi fa banale umorismo. E vergogna, mille volte vergogna,
a quei partiti che per puro tornaconto elettorale candidano gli
estremisti islamici dell’Ucoii (i Fratelli Musulmani in Italia)
sotto le proprie bandiere, come sembra volere fare Oliviero
Diliberto con il noto Hamza Piccardo. Questi
atteggiamenti anti sistema o antagonisti che dir si voglia che si
intende premiare per farsi propaganda tra i no global e gli
arrabbiati terzomondisti non fanno onore a chi li incoraggia ma
neanche a coloro che vengono incoraggiati. Forse un giorno anche
questi estremisti di destra e di sinistra convertiti all’Islam anti
sistema si renderanno conto che accettando queste candidature altro
non faranno che andare a rimpolpare la categoria dello spirito che
già tanto ha dato nel passato e che corrisponde al nome degli
“utili idioti”. Che eufemisticamente vengono anche definiti
“indipendenti di sinistra”.