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Venerdì, 3 febbraio 2006
 

Non è la satira che offende l’Islam ma il politically correct e il terrorismo
di Dimitri Buffa
 

In questo giornale nessuno è affetto da quella che il premier turco Tayyp Erdogan chiamò “Islamofobia” durante un prezioso comizio tenuto ad Antiochia alla fine di settembre del 2005 come discorso di apertura di una poco nota ma importante conferenza interreligiosa tra rabbini ebrei, imam musulmani e primati cristiani provenienti da tutta Europa e dal Medio Oriente. Chi scrive si fa un vanto di essere un allievo di arabo nella Grande Moschea di Roma dove oltre alla lingua in cinque anni ha appreso anche il rispetto per l’altro che contraddistingue la cultura islamica, non seconda a nessuna di quelle della civiltà occidentale e orientale. Ciò detto, “L’opinione”, come altri giornali europei prima di essa ( il danese Jillands Posten per primo e poi, in Francia, France Soir e, in Germania, Die Welt ) ha ritenuto opportuno irridere il politically correct, anzi “islamically”, in Italia e in Europa, e il fanatismo nel resto del mondo, ripubblicando una a una, alcune di queste dodici vignette che poi sembrano quelle del “ tenero Giacomo” della Settimana enigmistica. Infatti sembrano più bonarie che sfottenti. Ma tant’è.

Ovviamente come tutti in questo periodo ci siamo chiesti se valeva la pena di fare della cosa una questione di principio. La vergognosa notizia della giornata di ieri, il licenziamento del direttore di “France Soir” da parte del suo editore franco-egiziano, ci ha però convinti a vincere le residue resistenze a imitare l’iniziativa dei colleghi di oltre alpe. Sapere d’altronde che sempre ieri il governo iraniano ha convocato l'ambasciatore austriaco, nella veste di rappresentante del paese europeo che detiene il semestre di presidenza di turno dell'Unione europea, per presentargli una protesta formale in seguito alla pubblicazione delle caricature di Maometto in Danimarca e in altri paesi europei ci ha ulteriormente rassicurato circa la bontà della nostra battaglia.

In pratica non si vuole provocare nessuno, ma aiutare i tanti musulmani laici e liberali, che pure esistono, a venire allo scoperto come sinora hanno fatto solo Magdi Allam e Abdul Hadi Palazzi, editorialista manco a farlo apposta de L’opinione. Se i cristiani avessero usato il metro dell’ambasciata dell’Iran o dell’esecutivo di Hamas appena insediato a Gaza e in Cisgiordania ( o se dovesse tarare la propria suscettibilità su come fanno finta di pensarla anche i terroristi di Al Fatah che in realtà cercano di fare concorrenza alla stessa Hamas in quella terra che attende la fine della guerra incivile tra palestinesi per diventare Palestina) a quest’ora, tanto per fare un esempio, il popolare Bonolis avrebbe fatto come minimo la fine di Salman Rushdie dovendosi nascondere da fanatici integralisti cattolici che mal avrebbero digerito la pubblicità del caffè Lavazza con il Padre Eterno raffigurato come testimonial o con San Pietro che scherza con Bonolis.

Non parliamo di intere opere in versi satirico scollacciate e ferocemente anti cattoliche e anti cristiane che già da secoli girano in edicola e in libreria. Ha ragione proprio il direttore di France Soir: non c’è il diritto di fare una fatwa violenta o di morte contro chi non la pensa come te né si può sopprimere il diritto alla bestemmia. Sarà di cattivo gusto ma non si può istigare a uccidere l’infedele per punizione. Non esiste la legittima difesa religiosa. E questo devono capirlo tutti, anche i musulmani. Raffigurare Maometto con il turbante a forma di bomba è ironia bonaria da bambini della terza elementare. Un’altra vignetta in cui si vedono su una nuvola tutti i maggiori profeti e le divinità del monoteismo che esortano sempre Muhammad a non arrabbiarsi perché loro è da anni che sono stati “satirizzati” non sembra giusta causa di licenziamento. Infine, ultimo esempio, la vignetta in cui si vede Maometto che dice a uno dei tanti kamikaze saliti in paradiso che “non ci sono più vergini” e quindi di smetterla di farsi saltare in aria, sembra solo una battuta di cattivo gusto che fa ridere amaro. E per la quale casomai dovrebbero incazzarsi le vittime del terrorismo, a partire da quelle israeliane e americane, piuttosto che i diplomatici degli stati canaglia come l’Iran o i capi militari di Hamas che tutto sommato quelle morti, direttamente o indirettamente, le provocano. Puro buon senso, nulla di più.

Chi scrive non ha mai condiviso l’estremismo di alcune tesi della pur grande Oriana Fallaci (che poi ha tutto il diritto di pensarla così e di scriverlo senza essere insultata) la quale è profondamente convinta che il problema con l’Islam sia nel manico. E che sostiene che il libro sacro di quella religione, il Corano, sia da paragonare al Mein Kampf di Hitler. Però è innegabile che i profeti del fanatismo islamico nel mondo, ma anche in Europa (per non parlare dell’Italia dove ci bastano e ci avanzano l’Ucoii, Adel Smith e qualche imam di Carmagnola sparso qua e la per la penisola), si comportino nelle proprie predicazioni anti ebraiche e anti mondialiste né più né meno come i nazisti di 60 anni orsono. Se uno legge un libro di testo di scuola elementare in Egitto, in Siria, in Arabia Saudita, nei Territori palestinesi, in Giordania si rende conto di questo assunto. E anche se legge le note di Hamza Piccardo al Corano da lui tradotto, ma non dall’arabo. La storia che si impara nei paesi arabi è pura propaganda anti semita e anti occidentale, la geografia è negazionismo allo stato puro. A cominciare dal nome di Israele sulla carta geografica, simbolo di quel riconoscimento del diritto a esistere che non c’è mai stato veramente. Come ogni religione, l’Islam ha oggi problemi di rapporti con la modernità. Ma anche etici e politici. Chi scrive pensa che gli ulema di tutto il mondo arabo e islamico meglio farebbero ad occuparsi del perché non esiste una sola democrazia in quei posti o del perché le donne siano così poco rispettate nella società o del perché alcuni interessati capi popolo travestiti da guide spirituali abbiano negli ultimi venti anni portato tanta morte e infelicità in primis ai propri fedeli.

Oggi qualcuno ha cominciato a capirlo tutto ciò e nella stessa Arabia Saudita esistono corsi di rieducazione all’Islam e contro il terrorismo tenuti da ulema che deprogrammano le teste dei terroristi pentiti di Al Qaeda. Così come la tv di stato manda in onda gli sfoghi e le confessioni di tanti poveri fessi figli di papà arruolati per la jihad in Iraq e ingannati dai loro stessi indottrinatori che in taluni casi li hanno mandati a farsi saltare in aria a loro insaputa e contro la loro stessa volontà. La satira in fondo umanizza anche le disgrazie come il terrorismo islamico e come tale ben venga se può sdrammatizzare uno scontro di civiltà che si ha un bel dire di non volerlo quando poi ogni giorno lo si provoca con comportamenti infami come quello di lanciare un fatwa contro chi fa banale umorismo. E vergogna, mille volte vergogna, a quei partiti che per puro tornaconto elettorale candidano gli estremisti islamici dell’Ucoii (i Fratelli Musulmani in Italia) sotto le proprie bandiere, come sembra volere fare Oliviero Diliberto con il noto Hamza Piccardo. Questi atteggiamenti anti sistema o antagonisti che dir si voglia che si intende premiare per farsi propaganda tra i no global e gli arrabbiati terzomondisti non fanno onore a chi li incoraggia ma neanche a coloro che vengono incoraggiati. Forse un giorno anche questi estremisti di destra e di sinistra convertiti all’Islam anti sistema si renderanno conto che accettando queste candidature altro non faranno che andare a rimpolpare la categoria dello spirito che già tanto ha dato nel passato e che corrisponde al nome degli “utili idioti”. Che eufemisticamente vengono anche definiti “indipendenti di sinistra”.

 

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