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Martedì, 7 febbraio 2006
 

Invitati gli italiani Pallavicini e Palazzi. Si confronteranno con undici esponenti del moderatismo musulmano provenienti da vari paesi europei
Bush apre al dialogo con l'Islam,
negli Usa anche i moderati italiani

Washington ospiterà gli incontri per tutto il mese
di Leonardo A. Losito
 

Il Dipartimento di stato Usa ha invitato l'Imam Yahya Sergio Yahe Pallavicini della Coreis (comunità religiosa islamica italiana) ad essere ospite del governo americano nel mese di febbraio per parlare di integrazione sociale degli immigrati, educazione interculturale, pluralismo religioso e lotta al terrorismo islamico. Il segnale americano è chiaramente quello di un'apertura ufficiale al dialogo ed al confronto con le composite realtà di quell'Islam moderato di cui spesso si parla ma di cui non molto ancora si conosce, stante la preponderante invadenza mediatica delle cruente azioni del terrorismo fondamentalista.

Con Pallavicini saranno a Washington altri undici esponenti del moderatismo musulmano, internazionale aperti al dialogo ed al confronto civile, provenienti da Austria, Bosnia, Germania, Inghilterra, Grecia, Irlanda, Serbia, Svezia e Turchia. In realtà l'invito formale rivolto a Pallavicini non costituisce un episodio isolato dell'attenzione americana per il moderatismo musulmano italiano: in ambito più specificatamente accademico, ben nota è anche l'attività didattico-seminariale e le conferenze in diversi prestigiosi atenei Usa dello sceicco Maulana Palazzi dell'Assemblea Musulmana d'Italia. Palazzi è infatti da sempre sensibile alle ragioni storiche di Israele, come a quelle degli americani in guerra contro Bin Laden ed i suoi seguaci ispirantisi all'estremismo integralista delle sette wahhabite: gli stessi, per intenderci, che già dal 1998 avevano diramato un appello ai musulmani di uccidere ebrei, americani e loro sostenitori in ogni parte del globo. Come pure è noto che per le sue idee di condanna coraggiosamente espresse contro il terrorismo, il giornalista e scrittore Magdi Allam vive e gira da tempo sotto scorta.

Se questo è un lato della medaglia, quello che ci induce a ben sperare almeno per il futuro, va però anche detto non altrettanto confortante è il quadro più recentemente emerso da molte altre realtà della presenza radicale islamica in Italia. Che se non deve indurci al pessimismo, nemmeno può farci pensare che tutto stia procedendo per il meglio. I fatti sono in parte noti. Già nel 2003 i nostri investigatori sequestrarono una video-registrazione di Al Qaeda in cui si predicava la conquista islamica di Roma e del mondo con la forza, prim'ancora che con la parola. Le risposte delle forze dell'ordine non sono certo mancate, ma è evidente che la situazione resta critica e il momento di abbassare la guardia è ancora lontano.

Ancora a giugno del 2003 veniva rimosso dalla sua carica l'Imam Abdel-Samie Mahmoud Ibrahim Moussa, della grande moschea di Roma, per aver osannato i terroristi kamikaze votati all'annientamento degli ebrei e dell'Occidente infedele.

Un altro predicatore di odio in moschea neutralizzato dalle nostre autorità è l'Imam Mamour Fall di Carmagnola, celebre per aver invocato nuovi attacchi terroristici contro i militari italiani in Iraq e in Afghanistan. Mentre invece a Firenze, l'Imam Mohammad Rafik dal 1998 al 2001 aveva potuto raccogliere finanziamenti per i mujahidin, e l'Imam Mahamri Rashid venne arrestato poco prima che giovani arabi da lui reclutati partissero per missioni suicide in Yemen ed in Siria. Probabilmente per i più è però la moschea di viale Jenner a Milano che rimarrà l'emblema insuperato di un luogo dove la predicazione musulmana si combinava con attività meno spirituali come il reclutamento di terroristi, la produzione di documenti falsi, i traffici illegali di valuta ed il rifugio offerto a terroristi internazionali ricercati dalle Polizie di Austria, Germania e Turchia.

Tutto questo solo per dire che i predicatori musulmani di pace, tolleranza e rispetto interreligioso vanno sempre e dovunque non solo incoraggiati e sostenuti, ma additali come esempio di un Islam moderato che non ha nulla a che fare con chi, come l'Imam di Cremona, progettava di far saltare la locale cattedrale cristiana e il duomo di Milano. E men che meno con quei, purtroppo ancora numerosi nel nostro Paese, fanatici dell'islamismo intollerante che non esitano a servirsi di associazioni sportive, circoli di preghiera, organizzazioni assistenziali e di beneficenza per adescare giovani musulmani (spesso appena 12/13nni), per nutrirli di odio ideologico contro l'Occidente e lo stesso Paese che li ospita, in attesa di farne dei combattenti di un falso Islam votati al suicidio ed allo sterminio di innocenti.

 


 

 

 

 

 

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