Invitati gli italiani Pallavicini e Palazzi. Si confronteranno con
undici esponenti del moderatismo musulmano provenienti da vari paesi
europei
Bush apre al dialogo con l'Islam, negli Usa anche i moderati
italiani
Washington ospiterà gli incontri per tutto il mese
di Leonardo A. Losito
Il Dipartimento di stato
Usa ha invitato l'Imam Yahya Sergio Yahe Pallavicini
della Coreis (comunità religiosa islamica italiana) ad essere ospite
del governo americano nel mese di febbraio per parlare di
integrazione sociale degli immigrati, educazione interculturale,
pluralismo religioso e lotta al terrorismo islamico. Il segnale
americano è chiaramente quello di un'apertura ufficiale al
dialogo ed al confronto con le composite realtà di quell'Islam
moderato di cui spesso si parla ma di cui non molto ancora si
conosce, stante la preponderante invadenza mediatica delle
cruente azioni del terrorismo fondamentalista.
Con Pallavicini saranno a Washington altri undici esponenti del
moderatismo musulmano, internazionale aperti al dialogo ed al
confronto civile, provenienti da Austria, Bosnia, Germania,
Inghilterra, Grecia, Irlanda, Serbia, Svezia e Turchia. In realtà
l'invito formale rivolto a Pallavicini non costituisce un
episodio isolato dell'attenzione americana per il moderatismo
musulmano italiano: in ambito più specificatamente accademico,
ben nota è anche l'attività didattico-seminariale e le conferenze in
diversi prestigiosi atenei Usa dello sceicco Maulana Palazzi
dell'Assemblea Musulmana d'Italia. Palazzi è infatti da sempre sensibile alle
ragioni storiche di Israele, come a quelle degli americani in guerra
contro Bin Laden ed i suoi seguaci ispirantisi all'estremismo
integralista delle sette wahhabite: gli stessi, per
intenderci, che già dal 1998 avevano diramato un appello ai
musulmani di uccidere ebrei, americani e loro sostenitori in ogni
parte del globo. Come pure è noto che per le sue idee di condanna
coraggiosamente espresse contro il terrorismo, il giornalista e
scrittore Magdi Allam vive e gira da tempo sotto scorta.
Se questo è un lato della medaglia, quello che ci induce a ben
sperare almeno per il futuro, va però anche detto non altrettanto
confortante è il quadro più recentemente emerso da molte altre
realtà della presenza radicale islamica in Italia. Che se non deve
indurci al pessimismo, nemmeno può farci pensare che tutto stia
procedendo per il meglio. I fatti sono in parte noti. Già nel 2003 i
nostri investigatori sequestrarono una video-registrazione di Al
Qaeda in cui si predicava la conquista islamica di Roma e del mondo
con la forza, prim'ancora che con la parola. Le risposte delle forze
dell'ordine non sono certo mancate, ma è evidente che la situazione
resta critica e il momento di abbassare la guardia è ancora lontano.
Ancora a giugno del 2003 veniva rimosso dalla sua carica l'Imam
Abdel-Samie Mahmoud Ibrahim Moussa, della grande moschea di
Roma, per aver osannato i terroristi kamikaze votati
all'annientamento degli ebrei e dell'Occidente infedele.
Un altro predicatore di odio in moschea neutralizzato dalle nostre
autorità è l'Imam Mamour Fall di Carmagnola, celebre per aver
invocato nuovi attacchi terroristici contro i militari italiani in
Iraq e in Afghanistan. Mentre invece a Firenze, l'Imam Mohammad
Rafik dal 1998 al 2001 aveva potuto raccogliere finanziamenti per i
mujahidin, e l'Imam Mahamri Rashid venne arrestato poco prima che
giovani arabi da lui reclutati partissero per missioni suicide in
Yemen ed in Siria. Probabilmente per i più è però la moschea di
viale Jenner a Milano che rimarrà l'emblema insuperato di un luogo
dove la predicazione musulmana si combinava con attività meno
spirituali come il reclutamento di terroristi, la produzione di
documenti falsi, i traffici illegali di valuta ed il rifugio offerto
a terroristi internazionali ricercati dalle Polizie di Austria,
Germania e Turchia.
Tutto questo solo per dire che i predicatori musulmani di pace,
tolleranza e rispetto interreligioso vanno sempre e dovunque non
solo incoraggiati e sostenuti, ma additali come esempio di un
Islam moderato che non ha nulla a che fare con chi, come l'Imam di
Cremona, progettava di far saltare la locale cattedrale cristiana e
il duomo di Milano. E men che meno con quei, purtroppo ancora
numerosi nel nostro Paese, fanatici dell'islamismo intollerante che
non esitano a servirsi di associazioni sportive, circoli di
preghiera, organizzazioni assistenziali e di beneficenza per
adescare giovani musulmani (spesso appena 12/13nni), per nutrirli di
odio ideologico contro l'Occidente e lo stesso Paese che li ospita,
in attesa di farne dei combattenti di un falso Islam votati al
suicidio ed allo sterminio di innocenti.