Basta ipocrisie con l'Islam degli estremisti
di Shaykh Abdul Hadi Palazzi
Quando il
ministro Pisanu decise di includere nella Consulta islamica Mohammed
Nour Dachan, il presidente di una organizzazione estremista che
fa l’apologia del terrorismo suicida, dichiarammo senza mezzi
termini che si trattava di una scelta sbagliata ed aberrante,
tale da rappresentare un indebito cedimento nei confronti del
fondamentalismo militante. Le vicende recenti confermano che
purtroppo non si trattava di una scelta isolata, ma che è anzi lo stesso
presidente del Consiglio a ritenere che la maniera adeguata di far
fronte alla violenza fondamentalista consista nel cedere ai diktat di
chi vuole imporre il suo punto di vista con la violenza.
In seguito alla vittoria di Hamas nelle elezioni palestinesi, i
militanti dei “fratelli musulmani” e dei regimi che li sostengono hanno
iniziato a paventare il rischio che l’Unione Europea potesse decidere
di tagliare i fondi all’Autorità Palestinese, ormai controllata
da un’entità terroristica. Per scongiurare ciò, sono ricorsi ad un
espediente mirato a dimostrare che l’intera Europa è sottoposta ad un
ricatto fondamentalista da cui non può ormai più sottrarsi.
Si sono prese a pretesto alcune vignette satiriche danesi
(pubblicate mesi orsono, e ripubblicate da un periodico
egiziano nella più assoluta indifferenza) e si è lanciata un
campagna di boicottaggio nei confronti della Danimarca, poi si è
iniziato a pretendere che i governi occidentali censurassero la stampa,
impedendo la pubblicazione di quanto fosse sgradito ai fondamentalisti.
Ne sono seguiti incidenti con decine di morti, assalti a consolati ed
ambasciate, e finanche l’imposizione di una taglia sui cartoonist danesi
da parte di un ministro dello Stato indiano dell’Uttar Pradesh. Alcuni
quotidiani italiani – fra cui "L'opinione" – hanno giustamente ritenuto
che la stampa libera non poteva in alcun modo cedere a tale ricatto,
ed hanno pubblicato le vignette incriminate. Il ministro Calderoli
ha poi voluto dimostrare come si trattasse udi una battaglia di
libertà che coinvolgeva non solo la stampa, ma anche e
soprattutto il governo, ed ha quindi annunciato la sua decisione di
indossare una maglietta contenente la riproduzione delle vignette.
Proprio nel giorno in cui un gruppo di facinorosi libici assaltavano
l’Ambasciata italiana a Bengasi, Berlusconi – invece di schierarsi al
fianco di Calderoli per difendere la libertà d’espressione – gli
intimava di rassegnare le dimissioni, al fine di mostrare che il
governo italiano non è intenzionato ad “urtare la suscettibilità dei
musulmani”. Ora che le vignette danesi offendano i sentimenti
religiosi dei musulmani è un dato di fatto, ma è anche un dato di
fatto che le leggi sulla libertà d’espressione includano la libertà
di satira. Sarebbe il caso di ricordare a Berlusconi che libertà
d’espressione significa libertà di dire, di scrivere o di disegnare
anche ciò che può risultare offensivo per terzi. Molti periodici
occidentali fanno della satira sulla politica e sulla religione, e
ovviamente il dileggio della religione offende i sentimenti dei
credenti. Questo stessi credenti hanno tutto il diritto di offendersi
e di spiegare pubblicamente le ragioni per cui si sentono offesi, ma
non hanno in alcun modo il diritto di imporre a terzi una censura
derivante dalle loro convinzioni. Si può discutere sul cattivo gusto
delle vignette, ma va ribadito a chiare lettere che la libertà
d’espressione implica anche il diritto a pubblicare vignette di cattivo
gusto. Nei paesi islamici la stampa pubblica regolarmente vignette di
pessimo gusto nei confronti dei cristiani o degli ebrei, e nessun
paese occidentale si sente per questo legittimato ad attuare boicottaggi
nei confronti di quei paesi, o ad organizzare manifestazioni in cui le
ambasciate di quei paesi vengano assaltare.
Nel momento in cui regimi tirannici e dittatoriali cavalcano la
vicenda delle vignette al fine di imporre all’Occidente una sorta di
censura dall’esterno e di restringere gli spazi di libertà
dell’Occidente, difendere la libertà di espressione e la libertà di
satira diventa un dovere cui non dovrebbero sottrarsi né la
libera stampa, né i rappresentanti delle istituzioni democratiche.
In una circostanza del genere, che quelle vignette offendano i personali
sentimenti religiosi dello scrivente passa decisamente in secondo piano:
dopo i boicottaggi, gli assalti alle ambasciate e persino l’imposizione
di taglie sui disegnatori, la pubblicazione di quelle vignette
diventa una imprescindibile scelta di libertà, una risposta
dovuta a quegli oscurantisti che vorrebbero imporre la loro
censura con la violenza. Siccome poi gli organizzazioni dei tumulti
anti-occidentali pretendevano addirittura che fossero i governi
dell’Occidente ad attuare la censura nei confronti della stampa, era
necessario che la risposta alla violenza degli intolleranti echeggiasse
– chiara e forte – come proveniente non solo dai giornalisti,
ma ancor più dai rappresentanti delle istituzioni. Calderoni ha
voluto dire agli Italiani “non c’è solo la stampa, ma anche il governo a
difendere il vostro diritto alla libertà d’espressione”. Purtroppo è
stato smentito.
Invece di sostenerlo, Berlusconi ha chiesto a Calderoli di dimettersi,
dando così implicitamente ragione a quei forsennati che assaltano le
nostre ambasciate e i nostri consolati, e dimostrando così di
tenere in ben poca considerazione quelle libertà di cui tanto ama
riempirsi la bocca nei comizi. Le dimissioni di Calderoli purtroppo
dimostrano che la violenza paga, che i governi occidentali sono ormai
supini ed imbelli di fronte all’espansione del fondamentalismo militante.
Abbiamo mandato i nostri soldati in Iraq per espandere la democrazia
nel mondo islamico, e poi attuiamo delle scelte che consentono
invece a regimi non democratici di restringere gli spazi di democrazia
in Occidente. Se sono governi barbarico-feudali come quello
dell’Arabia Saudita, o neonazisti come quelli della Siria e dell’Iran, o
il regime del “terrorista-pentito” Gheddafi a poter determinare quale
maglietta può indossare un ministro della Repubblica Italiana, oggi
siano tutti meno liberi. E se questo è il modo in cui Berlusconi
difende le nostre libertà, viene davvero da chiedersi cosa di peggio
potrà fare un eventuale governo Prodi.