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Martedì, 21 febbraio 2006
 

Basta ipocrisie con l'Islam degli estremisti
di Shaykh Abdul Hadi Palazzi
 

Quando il ministro Pisanu decise di includere nella Consulta islamica Mohammed Nour Dachan, il presidente di una organizzazione estremista che fa l’apologia del terrorismo suicida, dichiarammo senza mezzi termini che si trattava di una scelta sbagliata ed aberrante, tale da rappresentare un indebito cedimento nei confronti del fondamentalismo militante. Le vicende recenti confermano che purtroppo non si trattava di una scelta isolata, ma che è anzi lo stesso presidente del Consiglio a ritenere che la maniera adeguata di far fronte alla violenza fondamentalista consista nel cedere ai diktat di chi vuole imporre il suo punto di vista con la violenza.

In seguito alla vittoria di Hamas nelle elezioni palestinesi, i militanti dei “fratelli musulmani” e dei regimi che li sostengono hanno iniziato a paventare il rischio che l’Unione Europea potesse decidere di tagliare i fondi all’Autorità Palestinese, ormai controllata da un’entità terroristica. Per scongiurare ciò, sono ricorsi ad un espediente mirato a dimostrare che l’intera Europa è sottoposta ad un ricatto fondamentalista da cui non può ormai più sottrarsi. Si sono prese a pretesto alcune vignette satiriche danesi (pubblicate mesi orsono, e ripubblicate da un periodico egiziano nella più assoluta indifferenza) e si è lanciata un campagna di boicottaggio nei confronti della Danimarca, poi si è iniziato a pretendere che i governi occidentali censurassero la stampa, impedendo la pubblicazione di quanto fosse sgradito ai fondamentalisti. Ne sono seguiti incidenti con decine di morti, assalti a consolati ed ambasciate, e finanche l’imposizione di una taglia sui cartoonist danesi da parte di un ministro dello Stato indiano dell’Uttar Pradesh. Alcuni quotidiani italiani – fra cui "L'opinione" – hanno giustamente ritenuto che la stampa libera non poteva in alcun modo cedere a tale ricatto, ed hanno pubblicato le vignette incriminate. Il ministro Calderoli ha poi voluto dimostrare come si trattasse udi una battaglia di libertà che coinvolgeva non solo la stampa, ma anche e soprattutto il governo, ed ha quindi annunciato la sua decisione di indossare una maglietta contenente la riproduzione delle vignette.

Proprio nel giorno in cui un gruppo di facinorosi libici assaltavano l’Ambasciata italiana a Bengasi, Berlusconi – invece di schierarsi al fianco di Calderoli per difendere la libertà d’espressione – gli intimava di rassegnare le dimissioni, al fine di mostrare che il governo italiano non è intenzionato ad “urtare la suscettibilità dei musulmani”. Ora che le vignette danesi offendano i sentimenti religiosi dei musulmani è un dato di fatto, ma è anche un dato di fatto che le leggi sulla libertà d’espressione includano la libertà di satira. Sarebbe il caso di ricordare a Berlusconi che libertà d’espressione significa libertà di dire, di scrivere o di disegnare anche ciò che può risultare offensivo per terzi. Molti periodici occidentali fanno della satira sulla politica e sulla religione, e ovviamente il dileggio della religione offende i sentimenti dei credenti. Questo stessi credenti hanno tutto il diritto di offendersi e di spiegare pubblicamente le ragioni per cui si sentono offesi, ma non hanno in alcun modo il diritto di imporre a terzi una censura derivante dalle loro convinzioni. Si può discutere sul cattivo gusto delle vignette, ma va ribadito a chiare lettere che la libertà d’espressione implica anche il diritto a pubblicare vignette di cattivo gusto. Nei paesi islamici la stampa pubblica regolarmente vignette di pessimo gusto nei confronti dei cristiani o degli ebrei, e nessun paese occidentale si sente per questo legittimato ad attuare boicottaggi nei confronti di quei paesi, o ad organizzare manifestazioni in cui le ambasciate di quei paesi vengano assaltare.

Nel momento in cui regimi tirannici e dittatoriali cavalcano la vicenda delle vignette al fine di imporre all’Occidente una sorta di censura dall’esterno e di restringere gli spazi di libertà dell’Occidente, difendere la libertà di espressione e la libertà di satira diventa un dovere cui non dovrebbero sottrarsi né la libera stampa, né i rappresentanti delle istituzioni democratiche. In una circostanza del genere, che quelle vignette offendano i personali sentimenti religiosi dello scrivente passa decisamente in secondo piano: dopo i boicottaggi, gli assalti alle ambasciate e persino l’imposizione di taglie sui disegnatori, la pubblicazione di quelle vignette diventa una imprescindibile scelta di libertà, una risposta dovuta a quegli oscurantisti che vorrebbero imporre la loro censura con la violenza. Siccome poi gli organizzazioni dei tumulti anti-occidentali pretendevano addirittura che fossero i governi dell’Occidente ad attuare la censura nei confronti della stampa, era necessario che la risposta alla violenza degli intolleranti echeggiasse – chiara e forte – come proveniente non solo dai giornalisti, ma ancor più dai rappresentanti delle istituzioni. Calderoni ha voluto dire agli Italiani “non c’è solo la stampa, ma anche il governo a difendere il vostro diritto alla libertà d’espressione”. Purtroppo è stato smentito.

Invece di sostenerlo, Berlusconi ha chiesto a Calderoli di dimettersi, dando così implicitamente ragione a quei forsennati che assaltano le nostre ambasciate e i nostri consolati, e dimostrando così di tenere in ben poca considerazione quelle libertà di cui tanto ama riempirsi la bocca nei comizi. Le dimissioni di Calderoli purtroppo dimostrano che la violenza paga, che i governi occidentali sono ormai supini ed imbelli di fronte all’espansione del fondamentalismo militante. Abbiamo mandato i nostri soldati in Iraq per espandere la democrazia nel mondo islamico, e poi attuiamo delle scelte che consentono invece a regimi non democratici di restringere gli spazi di democrazia in Occidente. Se sono governi barbarico-feudali come quello dell’Arabia Saudita, o neonazisti come quelli della Siria e dell’Iran, o il regime del “terrorista-pentito” Gheddafi a poter determinare quale maglietta può indossare un ministro della Repubblica Italiana, oggi siano tutti meno liberi. E se questo è il modo in cui Berlusconi difende le nostre libertà, viene davvero da chiedersi cosa di peggio potrà fare un eventuale governo Prodi
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Shaykh Abdul Hadi Palazzi
Segretario, Assemblea Musulmana d'Italia
http://www.amislam.com
maulana@amislam.com

 


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