I sauditi commissariano la Moschea di Roma per paura dell’Ucoii e dei
Fratelli Mussulmani
Avere aderito alla linea di Magdi Allam non ha portato fortuna all’ex
ambasciatore d’Italia a Ryad
di Dimitri Buffa
“L'ambasciatore Mario Scialoja lascia la direzione dell'Ufficio di Roma
della Lega Musulmana Mondiale. Il sostituto, il cui nome non è ancora
stato comunicato, è un musulmano non italiano e si insedierà con molta
probabilità alla fine dell'estate. Scialoja, che compirà domani (29
luglio, ndr) 76 anni, aveva dato le dimissioni già due anni fa, ma il
segretario generale della Lega Musulmana aveva vincolato la richiesta al
reperimento di un sostituto. Ora che il nuovo direttore è stato
individuato, le dimissioni di Scialoja diventano effettive. Scialoja, ex
ambasciatore d'Italia in Arabia Saudita, era direttore dell'Ufficio di
Roma dal 1998. Ora rimane comunque membro del Comitato centrale della
Lega.” Con queste scarne parole lo scorso 28 luglio l’Ansa ha dato una
notizia che quasi nessun giornale ha dato con rilievo. Eppure l’Ufficio
di Roma della Lega Mussulmana mondiale è fondamentale per la linea, fino
a oggi più che moderata, dell’Islam ufficiale in Italia. E infatti la
Moschea di Roma è l’unica in Europa che non si sia mai segnalata negli
ultimi dieci anni per episodi di ambiguità o di anti semitismo, come
invece purtroppo è accaduto in molti altri paesi della Ue. Fa eccezione,
forse, solo la predica jihadista dell’imam egiziano che
precedette quello morto recentemente e che fu cacciato dopo un
articolo di Magdi Allam su “Repubblica” che rivelò urbi et orbi
l’affronto.
All’epoca Pisanu prese il telefono e chiamo prima Mubarak in Egitto
perché parlasse con gli imam di Al Azhar e poi i suoi referenti a Ryad
(che poi sono quelli che insieme all’ambasciata del Marocco danno i
fondi per pagare tutto l’ambaradan, mentre di solito all’Imam provvede
proprio l’Egitto) minacciando di fatto di toglier in 48 ore lo status di
ente religioso riconosciuto alla Moschea della capitale, che, pochi lo
sanno, è l’unica istituzione islamica in Italia ad averlo. Detto fatto,
l’Imam fu sostituito e ritornò il povero Sheweta, morto da qualche mese,
che poi era quello che pregò insieme agli ebrei in Sinagoga anche per
l’11 settembre. Pare che a sostituire Scialoja, ex ambasciatore d’Italia
a Ryad, sarà chiamato un direttore saudita, cosa che per la Moschea
romana, almeno per l’ala legata alla famosa Rabita, potrebbe suonare
come una sorta di commissariamento. Naturalmente questo non
significa di certo che da domani in poi ci sarà a Roma un ritorno
all’integralismo islamico. Tutt’altro. Il segretario mondiale della
“rabita” (o lega che dir si voglia) Al Turki, solo l’anno scorso venne
in Italia e fece una conferenza stampa dove condannò il jihadismo armato
non solo di Bin Laden ma anche di Hamas e dei fratelli mussulmani. E
alcune fonti vicine alla Lega mussulmana mondiale parlano di una sorta
di “dimissionamento forzato” di Scialoja, il quale avendo chiesto
ben due anni prima (parole sue all’Ansa e all’Adn Kronos international)
di potersene andare, era stato messo in frigo in vista della prima
occasione utile.
Che non sarebbe stata determinata tanto dal reperimento di un valido e
magari più islamically correct sostituto, che se ne potevano trovare
tanti quanti granelli nella sabbia, nell’ottica sempre della ortodossia
sunnita, quanto dalle proteste della sedicente Anti defamation league,
una creatura dell’ex europarlamentare del Pci Dacia Valent,
recentemente convertitasi all’Islam, in seguito ad alcune dichiarazioni
dello stesso Scialoja durante la presentazione del libro di Magdi Allam
(“Io amo l’Italia, ma gli italiani la amano?”) nelle quali si chiedeva
in pratica che il nuovo ministro dell’Interno mettesse fuori legge
l’Ucoii o quantomeno ne rimuovesse la sua rappresentanza in seno
alla Consulta islamica. I Fratelli mussulmani di certo
contano in Italia, dove si fanno chiamare Ucoii, e nel resto
d’Europa e del medio oriente , dove invece si fanno chiamare con tanti
nomi compreso quello di Hamas.
Di certo anche l’Ucoii ha protestato contro una posizione ufficiale del
più grande organismo musulmano presente in Italia, con sede all’interno
della stessa Moschea di Monte Antenne (per non lasciare dubbio sul
proprio ruolo) , sicuramente indigeribile per chi rappresenta gli
interessi dei Fratelli mussulmani in Italia. E siccome i fratelli
mussulmani significano le masse dei diseredati che nei paesi arabi
qualunque capataz è capace di sollevare contro i regimi in carica, con
un pretesto o con un altro ( e di questi tempi i “pretesti” non
mancano), poiché lo stesso Scialoja aveva chiesto di andare in pensione
già da due anni, qualcuno a Ryad, per prudenza, opportunismo o chissà
cosa altro ancora, deve avere deciso che il periodo estivo doveva essere
quello migliore per fare passare l’avvicendamento alla chetichella.
E questo dimostra anche che potere hanno i fautori della visione
integralista e estremista dell’Islam anche all’interno del nostro paese.