Scritte antisemite sulla sinagoga e prediche jihadiste in moschea Siena
è diventata la patria del nuovo integralismo islamico
di Dimitri Buffa
Non erano bastate le scritte antisemite sulla storica Sinagoga di
Siena cancellate in fretta e furia dall’amministrazione comunale per
non turbare la vigilia del Palio. Ora sono le moschee intorno a Siena
a essere diventate terreno di predicazione jihadista. In compenso
a Torino e Bologna è iniziata la pericolosissima penetrazione
propagandistica armata delle formazioni dei terroristi salafiti
maghrebini. Lo scorso venerdì sera chissà se qualcuno ha per caso
avvisato la Digos e il Sismi della “khutba” (predica) tenuta da tale
Tahar alle 13 di quello stesso giorno in cui si invitavano i veri
musulmani a prepararsi all’imminente fine del mondo con parole
probabilmente in codice che potevano anche essere dei segnali di
preparazione di qualche evento luttuoso in Europa. Inutile precisare
che a Siena lo stesso Montepaschi e la provincia finanziano a scatola
chiusa il centro islamico cui fanno capo le due moschee di Colle Val
d’Elsa e di Poggibonsi. Poi però le autorità cittadine e di polizia
sembrano disinteressarsi di cosa accada all’ombra del minareto. E
venerdì 18 qualcosa di molto grave sembra essere accaduto come
confermano le segnalazioni mandate in giro da elementi responsabili e
moderati di quelle stesse comunità islamiche toscane. L’imam ufficiale è
in vacanza e in questi giorni lo sta sostituendo questo non meglio
identificato Tahar che a Poggibonsi ha fatto una stranissima
predica in cui invitava “i veri uomini dell’Islam” a “tenersi pronti”
per “l’ultimo giorno”. Il tutto argomentando sul fatto che ormai le
comunità islamiche nei paesi arabi e in Europa sono per lo più composte
da “uomini donna”, cioè persone che non vogliono combattere la jihad.
“Basta vedere quello che sta accadendo in Libano”, è stato il sibillino
esempio. Ma questi richiami all’ “ultimo giorno”, cioè alla fine del
mondo, e al fatto che nell’islam tutti i veri uomini sarebbero diventati
donnicciole, a qualcuno ha fatto drizzare le antenne: c’era forse
qualche riferimento alla storiaccia di Hina e del suo padre assassino?
O molto più semplicemente si è trattato di un messaggio in codice per
la preparazione di un qualche attentato? Difficile dirlo, di certo
in Italia la penetrazione di gruppi para terroristici come quello
maghrebino “Al adl ua al ihsan”, “giustizia e carità”, a Torino e
quello “Taghlib” di matrice pakistana a Bologna non devono essere
passati inosservati a chi di dovere. Che fa questa gente per conquistare
all’islamofascismo guerrigliero i potenziali adepti?
Semplicemente mette mano al portafoglio e paga piccoli prestiti, la
scuola dei figli, l’automobile a tanti sprovveduti immigrati. Cui
in un secondo momento chiede qualcosa in cambio, come fa la mafia nel
sud. E spesso si limita a chiedere in cambio la semplice adesione a
un modello di vita non integrato e a utopie violente e rivoluzionarie
che si stanno focalizzando soprattutto in Marocco per le future elezioni
del 2007. Quelli di “giustizia e carità” fanno infatti capo a una setta
fondamentalista di un certo sceicco Yassin e di sua figlia che vivono
ben monitorati dalla polizia locale in Marocco e che puntano a
ripetere l’exploit di Hamas nei Territori palestinesi e dei Fratelli
musulmani in Egitto. Ma questa gente mentre a Rabat, Casablanca o Il
Cairo è costretta vivere con due piedi in una scarpa per non finire
imprigionata, da noi la fa da padrone e detta legge pure nelle
comunità degli immigrati di fede islamica. Per cui il paradosso è
che tanti di loro che prima di emigrare non obbligavano moglie e sorelle
a portare il velo ora che sono in Italia invece lo fanno. E altri ancora
sono emigrati per riproporre qui da noi quella poligamia che in tutto il
Nord Africa è stata abolita da anni e viene punita con il carcere.
Magari si fanno anche passare per perseguitati politici con la
complicità delle amministrazioni comunali rosse come quella senese.
Insomma, l’Italia è un paese che sta diventando terreno di coltura
per il terrorismo islamico mentre troppe comunità si rinchiudono
nell’ambiguità e nel vittimismo di cui sono maestri i signori dell’Ucoii.
Che poi sono la filiale italiana dei Fratelli musulmani. Guarda
caso.