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Mercoledì, 23 agosto 2006
 

Scritte antisemite sulla sinagoga e prediche jihadiste in moschea
Siena è diventata la patria del nuovo integralismo islamico

di Dimitri Buffa
 

Non erano bastate le scritte antisemite sulla storica Sinagoga di Siena cancellate in fretta e furia dall’amministrazione comunale per non turbare la vigilia del Palio. Ora sono le moschee intorno a Siena a essere diventate terreno di predicazione jihadista. In compenso a Torino e Bologna è iniziata la pericolosissima penetrazione propagandistica armata delle formazioni dei terroristi salafiti maghrebini. Lo scorso venerdì sera chissà se qualcuno ha per caso avvisato la Digos e il Sismi della “khutba” (predica) tenuta da tale Tahar alle 13 di quello stesso giorno in cui si invitavano i veri musulmani a prepararsi all’imminente fine del mondo con parole probabilmente in codice che potevano anche essere dei segnali di preparazione di qualche evento luttuoso in Europa. Inutile precisare che a Siena lo stesso Montepaschi e la provincia finanziano a scatola chiusa il centro islamico cui fanno capo le due moschee di Colle Val d’Elsa e di Poggibonsi. Poi però le autorità cittadine e di polizia sembrano disinteressarsi di cosa accada all’ombra del minareto. E venerdì 18 qualcosa di molto grave sembra essere accaduto come confermano le segnalazioni mandate in giro da elementi responsabili e moderati di quelle stesse comunità islamiche toscane. L’imam ufficiale è in vacanza e in questi giorni lo sta sostituendo questo non meglio identificato Tahar che a Poggibonsi ha fatto una stranissima predica in cui invitava “i veri uomini dell’Islam” a “tenersi pronti” per “l’ultimo giorno”. Il tutto argomentando sul fatto che ormai le comunità islamiche nei paesi arabi e in Europa sono per lo più composte da “uomini donna”, cioè persone che non vogliono combattere la jihad. “Basta vedere quello che sta accadendo in Libano”, è stato il sibillino esempio. Ma questi richiami all’ “ultimo giorno”, cioè alla fine del mondo, e al fatto che nell’islam tutti i veri uomini sarebbero diventati donnicciole, a qualcuno ha fatto drizzare le antenne: c’era forse qualche riferimento alla storiaccia di Hina e del suo padre assassino? O molto più semplicemente si è trattato di un messaggio in codice per la preparazione di un qualche attentato? Difficile dirlo, di certo in Italia la penetrazione di gruppi para terroristici come quello maghrebino “Al adl ua al ihsan”, “giustizia e carità”, a Torino e quello “Taghlib” di matrice pakistana a Bologna non devono essere passati inosservati a chi di dovere. Che fa questa gente per conquistare all’islamofascismo guerrigliero i potenziali adepti? Semplicemente mette mano al portafoglio e paga piccoli prestiti, la scuola dei figli, l’automobile a tanti sprovveduti immigrati. Cui in un secondo momento chiede qualcosa in cambio, come fa la mafia nel sud. E spesso si limita a chiedere in cambio la semplice adesione a un modello di vita non integrato e a utopie violente e rivoluzionarie che si stanno focalizzando soprattutto in Marocco per le future elezioni del 2007. Quelli di “giustizia e carità” fanno infatti capo a una setta fondamentalista di un certo sceicco Yassin e di sua figlia che vivono ben monitorati dalla polizia locale in Marocco e che puntano a ripetere l’exploit di Hamas nei Territori palestinesi e dei Fratelli musulmani in Egitto. Ma questa gente mentre a Rabat, Casablanca o Il Cairo è costretta vivere con due piedi in una scarpa per non finire imprigionata, da noi la fa da padrone e detta legge pure nelle comunità degli immigrati di fede islamica. Per cui il paradosso è che tanti di loro che prima di emigrare non obbligavano moglie e sorelle a portare il velo ora che sono in Italia invece lo fanno. E altri ancora sono emigrati per riproporre qui da noi quella poligamia che in tutto il Nord Africa è stata abolita da anni e viene punita con il carcere. Magari si fanno anche passare per perseguitati politici con la complicità delle amministrazioni comunali rosse come quella senese. Insomma, l’Italia è un paese che sta diventando terreno di coltura per il terrorismo islamico mentre troppe comunità si rinchiudono nell’ambiguità e nel vittimismo di cui sono maestri i signori dell’Ucoii. Che poi sono la filiale italiana dei Fratelli musulmani. Guarda caso.
 


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