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“Espellere l’Ucoii dalla Consulta islamica? Meglio che se ne occupi la magistratura” di Dimitri Buffa Yassine Belkassem, vicepresidente della Comunità marocchina in Italia, così come l’agguerrita presidente Souad Sbai, ha idee ben chiare a proposito di integrazione, estremismo e istigazione all’odio. E non ha peli sulla lingua nel puntare l’indice contro l’Ucoii, la sua doppiezza e le sue pretese egemoniche, spesso alimentate dall’imprudenza, per non dire peggio, delle giunte di sinistra delle tante regioni rosse che sempre più spesso li invitano come gli unici rappresentanti delle comunità islamiche in Italia. Di questo e di molto altro si parlerà il 28 alla riunione straordinaria della Consulta islamica voluta dal ministro dell’Interno Giuliano Amato. Che farete lunedì prossimo insieme con il ministro Amato? Cheiederemo al minsitro di prendere atto della situazione e metteremo l’Ucoii con le spalle al muro. Nour Dachan e l’Ucoii hanno ormai mostrato all’Italia il loro vero volto, che non è quello dei rappresentanti ufficiali dei cittadini di fede islamica, come cercano di far credere a tutti i sindaci che li invitano in buona fede a manifestazioni interreligiose, compresi quelli di Val d’Elsa e di Poggibonsi, loro invece rappresentano l’inaccettabile pensiero dei Fratelli musulmani, che appunto prevede il non riconoscimento del diritto dello stato di Israele ad esistere. Ciò detto, valuteremo come comunità marocchina in Italia se denunciarli alla magistratura per l’enorme danno di immagine che ci hanno procurato con l’inserzione a pagamento sul Quotidiano nazionale, ma non crediamo che espellerli dalla Consulta islamica serva a granché dato che poi da questa cosa trarrebbero il vantaggio di dichiararsi vittime. Non crede sia venuto il momento di chiedere la loro espulsione dalla Consulta islamica? E’ un’arma a doppio taglio. Poi direbbero ai loro iscritti che questa è la prova della discriminazione contro i veri islamici in Italia. Si atteggerebbero a vittime. In casi come questi molto meglio rivolgersi alla magistratura ordinaria, penale o civile. Ed è quello che anche la comunità marocchina sta valutando di fare. Questo diremo lunedì prossimo ad Amato alla riunione di questa consulta islamica. Denuncerete alla magistratura Dachan e l’Ucoii? Dobbiamo valutare se esistono gli estremi. Certo a noi che siamo stranieri di fede islamica, moderati, che si vogliono integrare e rispettare le leggi italiane, queste tensioni continue alimentate da queste inaccettabili provocazioni provocano solo danni. Danni sul posto di lavoro anche. Si immagini come mi può guardare dopo avere letto i giornali dell’altro giorno il mio vicino di casa se per caso fa l’equazione che io e Dachan la pensiamo alla stessa maniera. Noi non ne possiamo più di questa gente che si arroga il diritto di parlare a nome dell’Islam e che sì e no in Italia rappresenterà sei sette mila persone, fanatiche come loro. Sono gli imam dell’Ucoii quelli che fanno mettere il velo alle immigrate che vengono dai propri paesi senza averlo mai prima indossato? C’è anche questo problema. Un vero e proprio paradosso, persone che emigrano per trovare nuove speranze di vita, magari per non subire l’oppressione di regimi autoritari o teocratici e che vengono qui e trovano qualche predicatore estremista che le costringe a ritrovare la stessa oppressione che avevano lasciato alle spalle. In tutta l’area del Maghreb poi le donne non sono neanche costrette a portare il velo e emigrano solo per trovare lavoro. Poi arrivano qui e ti trovano un Nour Dachan, siriano che vive quei da 40 anni senza mai essersi integrato, o un neofita convertito come Piccardo, che scrive inaccettabili commenti del Corano, e che li obbligano agendo sui loro sensi di colpa, a mettersi quel velo che non avevano mai indossato in tutta la loro vita. L’Italia può continuare a tollerare questo? Perché allora le giunte locali di sinistra continuano a prediligere l’Ucoii come interlocutore? Credo che molto sia dovuto al fatto che Piccardo era un militante della sinistra antagonista prima di convertirsi all’Islam e mantiene tutta quella rete di rapporti istituzionali e non che gli permette di accreditarsi ovunque insieme all’Ucoii come colui che rappresenta un’organizzazione che a sua volta sarebbe quella a cui fanno capo la maggior parte dei cittadini stranieri di fede islamica in Italia. Ma questo non è vero. In Italia le moschee non sono frequentate da 900 mila persone ma forse da 30 mila o 40 mila. Di queste ultime, l’Ucoii non arriva a rappresentare più del 10 per cento. Che conclusioni si traggono da parte vostra dopo questo spiacevole episodio?
Un’organizzazione che parla a nome di 3 o 4 mila persone non può
accreditarsi a nome di tutti gli islamici d’Italia recando loro enormi
danni di immagine per iniziative come quella dell’inserzione a
pagamento sul Quotidiano nazionale dove Israele viene paragonato ai
nazisti e dove vengono diffusi anche dati se non falsi tutti da
verificare (esempio: a Jenin non sono morte 500 palestinesi, ma 57
persone in tutto, di cui 23 soldati israeliani, in una battaglia durata
due giorni, ndr). Delle millanterie dell’Ucoii sicuramente si
parlerà lunedì prossimo alla Consulta islamica e speriamo che anche
alle amministrazioni comunali di sinistra di Colle Val d’Elsa e di
Poggibonsi arrivi l’eco di queste nostre proteste. |
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