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Giovedì, 12  ottobre 2006
 

Ora rischia la pena di morte
con l’accusa di spionaggio e sedizione

Il giornalista del Bangladesh
Salah Uddin Choudhury,
pestato perché filo israeliano
da squadristi di governo

di
Shaykh Abdul Hadi Palazzi


Esiste un paese in cui due leader di un partito di governo radunino una sessantina di facinorosi armati, e assieme a questi ultimi prendano d’assalto la redazione di uno dei principali periodici d’opposizione, feriscano il direttore responsabile, lo derubino di quanto ha in tasca, svuotino la cassa e devastino la sede? Esiste un paese in cui il direttore si reca poi dalla polizia, e invece quest’ultima si rifiuta di accogliere la sua denuncia per violenza privata, furto e danneggiamenti, e anzi lo biasima per essersi presentato in commissariato con gli abiti in disordine? Questo paese purtroppo esiste e si chiama Bangladesh. E, secondo quanto narrato dal protagonista della vicenda, il giornalista bengalese Salah Uddin Shoaib Choudhury, direttore del tabloid settimanale “Blitz International”, il 5 ottobre scorso, la redazione del periodico da lui diretto è stata devastata da una plebaglia guidata da Helal Khan e Babul Ahmed, dirigenti di primo piano del “dipartimento culturale” del Bangladesh Nationalist Party (Bnp). Il giorno dopo, un altro dirigente di quel partito, Ruhul Amin, ha chiamato Choudhury al telefono, intimandogli di firmare una dichiarazione di rinuncia a presentare denuncia contro i dirigenti del Bnp, minacciandolo di gravi ritorsioni in caso si fosse rifiutato di obbedire. Choudhury però, non si è lasciato in alcun modo intimidire: ha pubblicato un numero speciale di Blitz in cui i metodi squadristi del Bnp vengono apertamente denunciati, e ha chiesto ai media occidentali di contribuire a far conoscere il suo caso.

Ma qual è la ragione per cui i leader di un partito di governo del Bangladesh infieriscono in modo tanto barbarico contro un giornalista? Ciò avviene in quanto Choudhury è un musulmano moderato, sostenitore del dialogo interreligioso, avversario dichiarato dei gruppi fondamentalisti cui ha dedicato numerose inchieste, e fautore dell’amicizia ebraico-islamica e dell’instaurazione di normali rapporti diplomatici fra Israele e il Bangladesh.

Se sostenere tesi di questo genere è già pericoloso in Italia (come dimostra il caso di Magdi Allam, costretto a vivere sotto scorta a causa delle minacce dell’Ucoii), lo è ancor più sotto un regime come quello del Bangladesh, teoricamente laico e socialisteggiante, ma in pratica fortemente condizionato dalla presenza di gruppi fondamentalisti che – come dimostrato proprio da Choudhury – si avvalgono di cospicui finanziamenti sauditi. Il Bangladesh non ha ovviamente rapporti diplomatici con Israele, e questa circostanza è già bastata al regime per incarcerare Choudhury per ben diciassette mesi.

Il 29 novembre 2003, mentre Choudhury si accingeva a partire per Israele al fine di partecipare a un convegno di studi, è stato bloccato all’aeroporto di Dacca dalla polizia e tenuto in carcere in base a una ridicola accusa di “spionaggio”. Un collega e amico israeliano di Choudhury, il Dr. Richard Benkin, ha mobilitato a riguardo l’opinione pubblica e i media americani, e ha convinto due parlamentari statunitensi a far pressione sul governo del Bangladesh affinché Choudhury venisse rilasciato. La liberazione di Choudhury dal carcere non ha però affatto significato la fine della persecuzione nei suoi confronti. Il 7 luglio scorso la redazione di “Blitz International” aveva già subito un attentato terroristico, e ora le autorità di Dacca, invece di proteggerne l’incolumità e il diritto ad esercitare la sua professione, hanno incriminato Choudhury per “sedizione”, un’accusa che il codice penale del Bangladesh considera passibile di pena capitale. Per questa ragione, riteniamo essenziale che anche la stampa italiana si occupi del suo caso, e che l’opinione pubblica si mobiliti per salvarlo. Chiediamo dunque ai nostri lettori di contattare l’Ambasciata del Bangladesh a Roma via telefono (068083595), fax (068084853) o e-mail info@bangladeshembassyitaly.com, chiedendo garanzie per la vita di Choudhury e la cancellazione di tutte le accuse ai suoi danni. Facciamo sapere che i nostri occhi sono puntati sul Bangladesh e sulla sua persecuzione della stampa libera. Salvare la vita di Salah Uddin Shoaib Choudhury può dipendere anche da noi.

 

Shaykh Abdul Hadi Palazzi
Segretario, Assemblea Musulmana d'Italia
http://www.amislam.com
maulana@amislam.com

 


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