Ora rischia la pena di morte con l’accusa di spionaggio e sedizione
Il giornalista del Bangladesh Salah Uddin Choudhury, pestato perché filo
israeliano da squadristi di governo di
Shaykh Abdul Hadi Palazzi
Esiste un paese in cui due leader di un partito di governo
radunino una sessantina di facinorosi armati, e assieme a questi ultimi
prendano d’assalto la redazione di uno dei principali periodici
d’opposizione, feriscano il direttore responsabile, lo derubino
di quanto ha in tasca, svuotino la cassa e devastino la sede? Esiste
un paese in cui il direttore si reca poi dalla polizia, e invece
quest’ultima si rifiuta di accogliere la sua denuncia per
violenza privata, furto e danneggiamenti, e anzi lo biasima per
essersi presentato in commissariato con gli abiti in disordine?
Questo paese purtroppo esiste e si chiama Bangladesh. E, secondo
quanto narrato dal protagonista della vicenda, il giornalista bengalese
Salah Uddin Shoaib Choudhury, direttore del tabloid settimanale
“Blitz International”, il 5 ottobre scorso, la redazione del
periodico da lui diretto è stata devastata da una plebaglia
guidata da Helal Khan e Babul Ahmed, dirigenti di primo
piano del “dipartimento culturale” del Bangladesh Nationalist Party (Bnp).
Il giorno dopo, un altro dirigente di quel partito, Ruhul Amin,
ha chiamato Choudhury al telefono, intimandogli di firmare una
dichiarazione di rinuncia a presentare denuncia contro i dirigenti del
Bnp, minacciandolo di gravi ritorsioni in caso si fosse rifiutato
di obbedire. Choudhury però, non si è lasciato in alcun modo intimidire:
ha pubblicato un numero speciale di Blitz in cui i metodi squadristi
del Bnp vengono apertamente denunciati, e ha chiesto ai media
occidentali di contribuire a far conoscere il suo caso.
Ma qual è la ragione per cui i leader di un partito di
governo del Bangladesh infieriscono in modo tanto barbarico
contro un giornalista? Ciò avviene in quanto Choudhury è un musulmano
moderato, sostenitore del dialogo interreligioso, avversario dichiarato
dei gruppi fondamentalisti cui ha dedicato numerose inchieste, e
fautore dell’amicizia ebraico-islamica e dell’instaurazione di normali
rapporti diplomatici fra Israele e il Bangladesh.
Se sostenere tesi di questo genere è già pericoloso in Italia
(come dimostra il caso di Magdi Allam, costretto a vivere sotto
scorta a causa delle minacce dell’Ucoii), lo è ancor più sotto un
regime come quello del Bangladesh, teoricamente laico e
socialisteggiante, ma in pratica fortemente condizionato dalla
presenza di gruppi fondamentalisti che – come dimostrato proprio da
Choudhury – si avvalgono di cospicui finanziamenti sauditi. Il
Bangladesh non ha ovviamente rapporti diplomatici con Israele, e questa
circostanza è già bastata al regime per incarcerare Choudhury per ben
diciassette mesi.
Il 29 novembre 2003, mentre Choudhury si accingeva a partire
per Israele al fine di partecipare a un convegno di studi, è stato
bloccato all’aeroporto di Dacca dalla polizia e tenuto in carcere in
base a una ridicola accusa di “spionaggio”. Un collega e amico
israeliano di Choudhury, il Dr. Richard Benkin, ha mobilitato a
riguardo l’opinione pubblica e i media americani, e ha convinto due
parlamentari statunitensi a far pressione sul governo del Bangladesh
affinché Choudhury venisse rilasciato. La liberazione di Choudhury dal
carcere non ha però affatto significato la fine della persecuzione
nei suoi confronti. Il 7 luglio scorso la redazione di “Blitz
International” aveva già subito un attentato terroristico, e ora le
autorità di Dacca, invece di proteggerne l’incolumità e il diritto ad
esercitare la sua professione, hanno incriminato Choudhury per
“sedizione”, un’accusa che il codice penale del Bangladesh considera
passibile di pena capitale. Per questa ragione, riteniamo
essenziale che anche la stampa italiana si occupi del suo caso, e che
l’opinione pubblica si mobiliti per salvarlo. Chiediamo dunque ai nostri
lettori di contattare l’Ambasciata del Bangladesh a Roma via
telefono (068083595), fax (068084853) o e-mail
info@bangladeshembassyitaly.com, chiedendo garanzie per la vita
di Choudhury e la cancellazione di tutte le accuse ai suoi danni.
Facciamo sapere che i nostri occhi sono puntati sul Bangladesh e
sulla sua persecuzione della stampa libera. Salvare la vita di
Salah Uddin Shoaib Choudhury può dipendere anche da noi.