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Venerdì, 13  ottobre 2006
 

Amato e l’Islam moderato
senza rappresentanza

di
Arturo Diaconale


Ha perfettamente ragione Giuliano Amato quando afferma che l’Islam moderato non solo esiste ma è addirittura largamente presente tra di noi. Questo Islam è formato dalle centinaia di migliaia di uomini e donne di religione musulmana che sono immigrate nel nostro paese, che non hanno ancora la cittadinanza italiana ma aspirano ad averla, che rispettano ed intendono continuare a rispettare le nostre leggi senza pretendere di imporre quelle estranee ed incompatibili con lo stato di diritto. E che, soprattutto, pur difendendo e volendo mantenere la loro identità religiosa ed etnica, non vogliono offendere, contestare e cancellare l’identità della nazione che li ha accolti. Il ragionamento del Ministro degli Interni, quindi, non fa una grinza. Anche perché l’esistenza reale di questo Islam moderato è facilmente verificabile. Non tanto dalla classe politica e dirigente, ma dalla stessa società civile nazionale che nella stragrande maggioranza dei casi convive pacificamente con la stragrande maggioranza degli immigrati di religione musulmana.

Ma anche il ragionamento di Giuliano Amato ha un punto di debolezza. Ed è quello costituito dalla circostanza che mentre il grande Islam moderato esistente nel nostro paese non è aggregato in gruppi in grado di rappresentarlo completamente ed adeguatamente, le minoranze fondamentaliste sono fin troppo rappresentate. E svolgono di fatto il ruolo di forze egemoni e trainanti dell’intera galassia musulmana presente nel nostro paese. Se la considerazione del Ministro degli Interni sull’esistenza dell’Islam moderato servisse a renderlo più forte, il punto di debolezza del suo ragionamento sarebbe automaticamente azzerato. Il rafforzamento dei rappresentanti dei musulmani moderati spezzerebbe l’egemonia di quelli fondamentalisti. E provocherebbe l’irruzione salutare del pluralismo all’interno di una realtà che invece si presenta all’esterno in maniera sostanzialmente monolitica. Purtroppo, invece, le considerazioni del responsabile del Viminale non producono questo effetto. Per la semplice ragione che sono precedute e seguite da comportamenti pratici non ispirati alla necessità di favorire la dialettica democratica e pluralista tra i musulmani d’Italia ma all’esigenza di non perdere mai di vista i rapporti di forza nazionali ed internazionali. Un esempio valga per tutti.

Quando si accetta l’Ucoii come interlocutore principale non si rafforza l’Islam moderato ma si compie l’operazione inversa. Magari lo si fa per non avere problemi con l’organizzazione dei Fratelli Musulmani presente in tutti i paesi arabi. O per non urtare la suscettibilità di qualche paese islamico che non applica la regola della reciprocità al proprio interno ma pretende di imporre le proprie convinzioni religiose e culturali all’esterno. Ma il risultato è lo stesso. L’Islam moderato viene marginalizzato, quello estremista rinforzato. Nei tempi brevi questa politica non produce risultati negativi tangibili. Nei tempi lunghi provoca il disastri.