Amato e l’Islam moderato senza rappresentanza di
Arturo
Diaconale
Ha perfettamente ragione Giuliano Amato quando afferma che
l’Islam moderato non solo esiste ma è addirittura largamente presente
tra di noi. Questo Islam è formato dalle centinaia di migliaia di
uomini e donne di religione musulmana che sono immigrate nel nostro
paese, che non hanno ancora la cittadinanza italiana ma aspirano ad
averla, che rispettano ed intendono continuare a rispettare le
nostre leggi senza pretendere di imporre quelle estranee ed
incompatibili con lo stato di diritto. E che, soprattutto, pur
difendendo e volendo mantenere la loro identità religiosa ed etnica,
non vogliono offendere, contestare e cancellare l’identità della
nazione che li ha accolti. Il ragionamento del Ministro degli
Interni, quindi, non fa una grinza. Anche perché l’esistenza reale di
questo Islam moderato è facilmente verificabile. Non tanto dalla
classe politica e dirigente, ma dalla stessa società civile nazionale
che nella stragrande maggioranza dei casi convive pacificamente con
la stragrande maggioranza degli immigrati di religione musulmana.
Ma anche il ragionamento di Giuliano Amato ha un punto di debolezza.
Ed è quello costituito dalla circostanza che mentre il grande Islam
moderato esistente nel nostro paese non è aggregato in gruppi in
grado di rappresentarlo completamente ed adeguatamente, le
minoranze fondamentaliste sono fin troppo rappresentate. E svolgono
di fatto il ruolo di forze egemoni e trainanti dell’intera galassia
musulmana presente nel nostro paese. Se la considerazione del
Ministro degli Interni sull’esistenza dell’Islam moderato servisse a
renderlo più forte, il punto di debolezza del suo ragionamento
sarebbe automaticamente azzerato. Il rafforzamento dei rappresentanti
dei musulmani moderati spezzerebbe l’egemonia di quelli fondamentalisti.
E provocherebbe l’irruzione salutare del pluralismo all’interno di una
realtà che invece si presenta all’esterno in maniera sostanzialmente
monolitica. Purtroppo, invece, le considerazioni del responsabile del
Viminale non producono questo effetto. Per la semplice ragione che sono
precedute e seguite da comportamenti pratici non ispirati alla necessità
di favorire la dialettica democratica e pluralista tra i musulmani
d’Italia ma all’esigenza di non perdere mai di vista i rapporti di
forza nazionali ed internazionali. Un esempio valga per tutti.
Quando si accetta l’Ucoii come interlocutore principale non si
rafforza l’Islam moderato ma si compie l’operazione inversa. Magari
lo si fa per non avere problemi con l’organizzazione dei Fratelli
Musulmani presente in tutti i paesi arabi. O per non urtare la
suscettibilità di qualche paese islamico che non applica la regola della
reciprocità al proprio interno ma pretende di imporre le proprie
convinzioni religiose e culturali all’esterno. Ma il risultato è lo
stesso. L’Islam moderato viene marginalizzato, quello estremista
rinforzato. Nei tempi brevi questa politica non produce risultati
negativi tangibili. Nei tempi lunghi provoca il disastri.