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Mercoledì, 6 dicembre 2006
 

In piazza contro Prodi
di
Shaykh Abdul Hadi Palazzi


Il 2 dicembre ho avuto il piacere e l’onore di rappresentare l’Assemblea Musulmana d’Italia nella più grande manifestazione politica degli ultimi vent’anni: tre cortei partiti da tre diverse piazze di Roma e diretti a Piazza S. Giovanni, circa due milioni di italiani uniti dalla protesta contro il governo Prodi e la maggioranza che lo sostiene. “No al governo delle tasse e delle falsità”, diceva la slogan dei promotori, cui i musulmani moderati hanno aggiunto “No al governo degli amici dell’Ucoii e degli Hezbollah”. Gli amici di Riformatori Liberali, fra cui Marco Taradash e Benedetto Della Vedova, erano anche loro fra i partecipanti, e a fianco del Tricolore e delle bandiere di partito coloro salmone, hanno voluto innalzare anche la bandiera a Stelle e Strisce e quella con la Stella di David, quasi a voler tangibilmente dimostrare come la difesa della democrazia liberale sia imprescindibilmente connessa al sostegno e all’amicizia nei confronti degli Stati Uniti e d’Israele. Mentre i tre cortei sfilavano ordinatamente, i romani potevano ben valutare la differenza fra le manifestazioni civili del centro-destra e le tristi sfilate cui purtroppo ci ha abituati certa sinistra.

Giovani ed anziani, professionisti, impegnati, disoccupati e lavoratori dipendenti sfilavano fianco a fianco, ordinatamente e senza nessuna provocazione, senza volti coperti dai passamontagna e senza bandiere da bruciare. Era semmai l’ironia a prevalere, con un asino travestito da Prodi e con cartelli che chiedevano “Berlusconi santo subito”, mentre in cielo volteggiava un elicottero con lo striscione “Silvio ci manchi!”. Con buona pace di quanti sostenevano che il risultano delle ultime elezioni politiche avesse rappresentato “la fine del berlusconismo”, era invece la voglia di vedere Berlusconi di nuovo a Palazzo Chigi ad animare i desideri dei partecipanti.

Essendomi collocato nelle posizioni di testa del primo corteo, quello partito da Piazza della Repubblica, verso le 17 sono riuscito ad entrare in Piazza S. Giovanni, mentre altri l’hanno trovata già gremita, ed hanno dovuto partecipare disponendosi nelle strade e nei viali adiacenti. Prima dell’inizio del comizio, sul palco si è esibita una band che ha cantato alcune fra le più note canzoni italiane. Il tentativo di eseguire un brano di Celentano è stato – come prevedibile – sommerso da una marea di fischi, mentre il “Vincerò” della Turandot di Puccini è stato intonato in coro dalla piazza, divenendo quasi l’inno ufficioso della manifestazione.

Alle 17:30, nonostante i cortei fossero ancora in movimento, la manifestazione ha avuto inizio col discorso di Silvio Berlusconi. Fra gli applausi dai presenti, il leader dell’opposizione ha ribadito come – in sei soli mesi di governo – la sinistra abbia introdotto ben 67 nuove tasse, ed ha fatto rilevare come la tendenza a criminalizzare gli elettori come “potenziali evasori” non possa che essere il frutto di una cultura illiberale e radicata nel totalitarismo. Di fronte a coloro che seguitano a vedere in lui l’unico possibile leader dell’opposizione, Berlusconi non si è addentrato in discussioni programmatiche, ma ha ribadito la richiesta di ricontare le schede delle ultime elezioni, proprio al fine di vagliare se brogli vi siano stati e da parte di chi. Fini ha ribadito come non esistano oggi due opposizioni, e come invece la Casa della Libertà seguiti a vedere in Berlusconi il suo unico leader naturale. Ha poi ceduto la parola ad Umberto Bossi che – pur molto provato nel fisico e con evidenti difficoltà di parola – ha chiesto al presidente Napolitano di rimandare gli elettori alle urne, e ha invitato Berlusconi a “tenere duro” e a non abbandonare la lotta contro una maggioranza parlamentare che ormai risulta palesemente invisa anche a molti di coloro che sei mesi fa l’hanno votata. Al termine della serata i partecipanti apparivano rassicurati e soddisfatti, certi di aver dato voce alla loro protesta civile contro quello che ormai si palese ogni giorno di più come il peggior governo nella storia della Repubblica, un governo l’oppressione fiscale si associa ad una politica estera dissennata e destinata a distruggere il prestigio internazionale dell’Italia.

 

Shaykh Abdul Hadi Palazzi
Segretario, Assemblea Musulmana d'Italia
http://www.amislam.com
maulana@amislam.com

 


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