I Ds e la sinistra antagonista dilibertiana
imbestialiti per la verità sui predicatori dell’odio Santoro sotto processo per la puntata sull’Islam
L’ultima notizia è che l’anchorman è finito nel mirino del blog di Dacia Valent, come chiunque si sia occupato di terrorismo islamico
di
Dimitri
Buffa
Le verità sull’Islam dei predicatori d’odio, le telecamere
nascoste nelle moschee di Torino dove si predica la jihad, gli sdegni
della giornalista Maria Grazia Mazzola di fronte all’ambiguità anche un
po’ cialtronesca di certi imam che predicano odio e celebrano matrimoni
poligamici, stanno provocando una serie di effetti collaterali non
desiderati alla trasmissione Annozero e al suo conduttore
Michele
Santoro. Che già dallo scorso fine settimana si è ritrovato imputato di
un vero e proprio processo politico imbastito dalla sinistra Ds
torinese, città del segretario Piero Fassino, e da quella antagonista
dilibertiana e rifondarola che hanno fatto del dialogo con gli
estremisti islamici un perno della propria politica estera e interna.
Ora la nuova notizia è che Santoro è finito nel mirino della Anti
defamation league di Dacia Valent. Che così dipinge il passato
studentesco di “Michele, chi?”, noto anchorman televisivo, nel suo
volgarissimo blog: “Pare gli avessero promesso chissà che. Quando scoprì
che non ne avrebbe beneficato, ecco, credo che sia stato proprio quello
il momento in cui nacque il Michele Santoro che conosciamo oggi: quello
in grado di avvincere una platea televisiva per ore e metterla nel culo
ai compagni ed alla gente perbene. Non per cattiveria, ma perché è nella
sua natura di nullità giocherellona.
“Si racconta che, quello storico giorno, parlò per circa tre ore (una
specie di Fidel Castro del cazzo, va detto) in un’aula magna zeppa di
junkies che si riunivano per ascoltarlo, un po' come oggi, per spiegare
quanto il pompino (che nessuna si era peritata di elargirgli) fosse una
bieca e malefica espressione di servilismo al capitale nonché una
decadente pratica borghese.”
L’accusa politica è di avere condotto una trasmissione alla stessa
maniera in cui avrebbe potuto farlo uno come Magdi Allam. Il quale,
benché islamico non è estremista e anzi riconosce pure Israele e quindi
viene immediatamente bollato come traditore della causa terzomondista.
E quando una trasmissione come quella di Santoro, faro del girotondismo
senza se e senza ma, devia dal seminato politically correct sono
dolori.
Infatti diventa l’uomo che morde il cane. La Valent sostiene anche di
avere sentito per telefono Marco Travaglio e che questi si sarebbe
dissociato dalla trasmissione. Per Santoro essere finito nel
violentissimo blog della signora in questione è circostanza in più che
lo accomuna a Magdi Allam e a tutti quelli che prima di lui avevano
osato occuparsi del terrorismo islamico e dei suoi fiancheggiatori. Che
siano essi immigrati, italiani convertiti o
comunisti terzomondisti.
Ovviamente come ogni processo comunista che si rispetti la parte del
leone la fanno le calunnie mascherate da accuse. E a farsi interprete di
queste istanze invero molto discutibili negli scorsi giorni sono stati
soprattutto i quotidiani “La Stampa” e “L’Unità”, che hanno dato tanto,
troppo, spazio all’autodifesa degli imam che adesso, dopo la messa in
onda della trasmissione giovedì scorso, qualcuno come Alfredo Mantovano
ha chiesto di rimandare a casa propria in Marocco.
La giornalista Maria Grazia Mazzola e la presidentessa delle comunità
marocchine in Italia, Souad Sbai, sono state le più bersagliate nella
rabbiosa reazione degli integralisti alla trasmissione di giovedì. La
Mazzola è stata neanche tanto velatamente accusata di averceli messi lei
i volantini che inneggiavano ad Al Qaeda in una delle due moschee
torinesi visitate, quella di Porta Palazzo. E ha dovuto staccare il
cellulare per evitare insulti e minacce. La Sbai invece è stata accusata
di avere strumentalizzato la trasmissione mettendo in cattiva luce suoi
potenziali concorrenti elettorali alle consultazioni che ci saranno in
Marocco fra qualche mese. Più precisamente nella sezione che avrebbe
dovuto riguardare i rappresentanti delle comunità marocchine all’estero.
Ma l’interessata, letteralmente furente per quelle che definisce
“calunnie interessate della sinistra”, respinge al mittente i sospetti e
precisa: “figuriamoci se come scrive su “La stampa” la signora Maria
Teresa Martinengo io potrei mai presentarmi in un partito di sinistra
alle elezioni in Marocco.. e poi c’è un dettaglio che forse la
giornalista ignora, e cioè che proprio su mia insistenza in Marocco
quella speciale sezione elettorale per i rappresentanti delle comunità
marocchine all’estero non si svolgerà più. E questo sa perché? Perchè io
per prima ho paventato la presenza di troppi amici dei terroristi nelle
liste dei paesi europei dove si svolgerebbero queste consultazioni,
quindi meglio non farne nulla”. E quindi l’interesse privato cadrebbe.
Per la cronaca la vox populi dice che la giornalista de “La stampa”
sarebbe la moglie di un iraniano non propriamente noto per le proprie
idee politiche moderate. Un fatto comunque è facilmente deducibile, dopo
queste reazioni un po’ stizzite al reportage di “Annozero”: i principali
portavoce di questo estremismo islamico, coloro che li giustificano in
nome del multiculturalismo e attaccano chi osa denunciare le cose come
stanno, sono tutti comunisti o sedicenti ex tali.