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Shaykh Abdul Hadi Palazzi è quel tipo di musulmano
che ognuno vorrebbe avere per vicino di casa. Italiano, ha sempre tenuto
posizioni politiche filo occidentali, a favore di America e Israele,
contro ogni terrorismo a cominciare da quello palestinese, che sfrutta
un popolo in cerca di un equilibrio nazionale, per finire con quello
appena più recente che fa riferimento al jihadismo di Al Qa'ida. Palazzi,
segretario dell'Assemblea musulmana d'Italia, di nonni materni siriani,
conosce bene l'arabo avendo studiato in Egitto teologia islamica
all'università del Cairo, al-Azhar, ed è in grado di raccontare alla
Padania quale sia stato il retroscena che ormai undici anni or sono
portò la casa editrice Newton Compton a pubblicare una versione
commentata del Corano completamente in chiave anti-semita e
anti-occidentale. Si tratta del Corano promosso e propagandato dall'Ucoii,
organizzazione che fa riferimento al movimento Jihadista dei Fratelli
Musulmani che in Italia ha per segretario un ex estremista di sinistra,
Roberto Hamza Piccardo, mentre nei territori sottoposti all'Autorità
nazionale palestinese i fratelli musulmani si chiamano direttamente Hamas. L'Ucoii è una delle organizzazioni che vorrebbe essere
riconosciuta dallo Stato italiano come interlocutore religioso,
soppiantando i musulmani moderati che fanno invece riferimento per lo
più alla grande Moschea di Roma (unico ente di culto islamico
riconosciuto come ente morale in Italia).
Palazzi, può raccontarci come Piccardo tradusse e commentò il Corano
edito dalla Newton Compton che ha provocato cosi tante polemiche dopo
che Carlo Panella nell'ultimo libro pubblicato (L'antisemitismo islamico
da Maometto a Bin Laden), ha sottolineato alcuni passaggi che
documentano un'impressionante visione antisemita dell'Islam?
«È noto a chiunque lo conosca che Piccardo stesso non ha alcuna
dimestichezza con la lingua araba, e che in quella lingua non è in grado
di sostenere neppure una conversazione di livello elementare. In che
modo ha dunque potuto pubblicare una "traduzione interpretativa del
Corano", testo che ovviamente richiede una conoscenza estesa della
grammatica e della morfologia dell'arabo? Pensiamo sia il caso di
narrare quanto a riguardo è ben noto negli ambienti islamici italiani,
ma non lo è affatto al di fuori di essi. Verso la metà degli anni '80,
Piccardo contattò alcuni musulmani dotati di buona conoscenza della
lingua araba, dicendo loro che aveva trovato un "committente" in grado
di finanziare la traduzione e la pubblicazione di un'edizione del
Corano».
Mi sta dicendo che non è farina del suo sacco?
«La traduzione nuda e cruda sicuramente no. Era stato all'epoca infatti
necessario formare una equipe di traduttori, e ciascuno dei candidati
doveva fornire un saggio delle sue capacità traducendo dietro compenso
una determinata sezione del testo».
Chi commissionò l'opera?
«Su richiesta dei candididati-traduttori, tra cui il sottoscritto,
Piccardo precisò che il "committente" altri non era che il banchiere
Youssef Nada, allora direttore della Banca Al Taqwa, poi ridenominata
Nada Management Trust. Dopo l'11 settembre divenne di dominio pubblico
che Nada stesso era il curatore degli interessi bancari dei Fratelli
Musulmani in Europa, e che il Nada Management Trust era - a quanto
affermali Dipartimento di Giustizia USA - "il principale referente
finanziario di Al Qa'ida in Europa". Ma all'epoca non lo si sapeva».
Poi che cosa è successo?
«Dopo aver ottenuto dai traduttori gli estratti richiesti, Piccardo
iniziò a raccontare che Nada aveva cambiato idea, che non era più
intenzionato a finanziare la traduzione, e che l'intero progetto si era
arenato. Alcuni di essi restarono dunque davvero sorpresi quando, l'anno
dopo, partecipando ad un convegno islamico svoltosi a Davos, in
Svizzera, si sentirono chiedere da Hasan Tubba'i, direttore della sede
della Banca Al Taqwa alle Bahamas e braccio destro di Nada, "perché la
traduzione del Corano non è ancora stata ultimata?". Secondo Tubba'i
infatti, la banca Al Taqwa aveva già saldato a Piccardo l'intero
ammontare della pubblicazione, incluso il compenso per i traduttori.
Evidentemente, all'insaputa dei traduttori stessi, Piccardo quel
compenso lo aveva fatto sparire».
Come andò a finire?
«Dopo qualche anno Piccardo si limitò o tirare fuori dal cassetto gli
elaborati dei traduttori, compirlo il lavoro ritraducendo le parti
mancanti da una traduzione francese e consegnò il tutto all'editore,
pubblicando a suo nome il frutto del lavoro altrui. Cioè spiega fra
l'altro come in quell'edizione rimaneggiata lo stile di alcuni capitoli
(Sure) sia completamente diverso da quelli di altri».
Ma Piccardo ha in parte ritrattato il proprio commento.
«A leggere quanto riportato dal Corriere della sera e confermato nel
forum online di Magdi Allam, Piccardo, già noto alla cronaca per i suoi
proclami apologeti del terrorismo suicida, avrebbe deciso di rivedere il
contenuto dichiaratamente antisemita delle note che costellano la sua
"traduzione interpretativa del Corano" e di cancellare quei brani
secondo i quali gli ebrei sarebbero "portatori di una pratica
antispirituale e antitradizionale che usa la religione per scopi di
potere", lasciando però al loro posto quelli che invece affermano che
"nella loro prassi commerciale gli ebrei consideravano, e tuttora
considerano, del tutto leciti l'inganno e la truffa". Rispetto agli anni
'90, Piccardo pretende dunque di aver abiurato il suo antisemitismo
becero e viscerale, e di essere diventato una persona rispettabile».
Non è cosi?
«Credere a un mutamento del genere è ben difficile, soprattutto se si
guarda a quel che Piccardo stesso ha fatto non in quel periodo, ma in
epoca molto recente. Il proclama in cui Piccardo tesse l'apologia dei
terroristi suicidi di Hamas, pubblicato sul sito www.aljazirah.it,
risale non agli anni '90 ma al 2002; la sua adesione al "Campo
antimperialista", l'organizzazione antisemita che raccoglie "dieci euro
a testa" a favore dei terroristi iracheni, risale addirittura al
dicembre 2003. È poi sintomatico che, volendo proclamare la sua presunta
"abiura dell'antisemitismo", Piccardo scelga di farlo mediante una
lettera aperta a Franco Cardini, uno storico proveniente dall'estrema
destra rautiana, fra l'altro anche lui aderente al famigerato "Campo
antimperialista" e indicato dalla rivista statunitense National Review
Online come il leader ideologico di quel gruppo di "allegri
campeggiatori" che propone un'alleanza fra estremisti di destra,
no-global e militanti del fondamentalismo wahhabita in funzione
antiamericana ed antisraeliana, allo scopo di "fiancheggiare moralmente
e finanziariamente i gruppi terroristici iracheni". Diciamo che io non
mi fido del ravvedimento dei dirigenti dell'Ucoii».
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