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Il Pellegrinaggio a Mecca
e l'oppressione del regine saudita

 

Il seguente messaggio contiene alcune domande posteci da un corrispondente dell'Istituto. Dal momento che riteniamo che esse possano interessare altri ricercatori, abbiamo ritenuto opportuno pubblicare il testo delle domande e le relative risposte.

D: Ho visitato il vostro sito e lo trovo molto interessante.

R: La ringraziamo del suo apprezzamento. Effettivamente, per varie ragioni, abbiamo sviluppato il ns. sito in inglese molto più di quello in italiano. Insha Allah, nei prossimi mesi abbiamo intenzione di pubblicare nuove pagine italiane.

D: Ho letto diversi articoli sui siti islamici italiani e vorrei rivolgervi delle domande.
Volevo sapere quali sono le differenze tra Sunni e Shia?

R: La domanda è ovviamente molto complessa, e rispondere in dettaglio richiederebbe la stesura di un lungo articolo. Per Sunniti, o Ahlu-s-Sunnah, (cioè Gente della Sunnah), si intende il gruppo di coloro che si attengono al Corano ed alla Tradizione (è questo il significato di Sunnah) del Profeta Muhammad, cioè di coloro che professano la dottrina islamica così come è stata rivelata, senza aggiunte, omissioni o innovazioni eretiche. I Sunniti sono sempre stati la maggioranza. Il contrario di Ahlu-s-Sunnah è ahlu-l-bid'ah, cioè gente dell'innovazione, espressione che designa l'insieme di quelle sette che hanno mescolato alla dottrina islamica originaria altre concezioni filosofiche. Gli Sciiti sono la più consistente fra le sette dell'innovazione, e sono divisi in vari gruppi: duodecimani, settimani, ismailiti, aghakhanidi, ecc. Il gruppo più numeroso è quello dei duodecimani: si tratta della religione ufficiale del regime iraniano.

Durante il primo secolo dell'Islam sorsero due partiti politici, gli Ummayadi e gli Sciiti. La loro contrapposizione era relativa alla scelta del leader più appropriato, ma dal punto di vista religioso entrambi professavano la dottrina sunnita. La setta sciita (che non va confusa con il partito sciita), nata successivamente, professa una dottrina che una mescolanza di Islam, Ebraismo e Zoroastrismo. Gli sciiti duodecimani odiano molti fra i Musulmani della prima generazione, come pure le mogli del Profeta (sall-Allahu 'alayhi wa sallam), e ritengono che quest'ultimo abbia nominato 'Ali come suo successore (ma di ciò non vi è alcuna documentazione storica). Pretendono che il loro credo risalga ad 'Ali, pregano tre volte al giorno invece che cinque, ritengono lecite alcune forme di prostituzione, e in memoria della morte dell'Imam Husseyn si flagellano sino a sanguinare, e si tagliano le carni con coltelli e lamette. Quest'ultima pratica barbarica rende il loro culto particolarmente inviso ai Sunniti.

Ovviamente, secondo i Sunniti, L'Imam 'Ali era anch'egli un sunnita, e non ha nulla a che vedere con le dottrine che gli Sciiti gli hanno attribuito, così come Gesù ('alayhi-s-salam) non ha colpa alcuna delle dottrine che i Cristiani hanno formulato a suo riguardo.

D: Inoltre ho letto che esiste una profezia che afferma che l'Italia abbraccerà l'Islam per trovare sicurezza e ordine (L'ho letto su http://www.ummah.net/oasi/SOS.htm).

R: Ho letto le pagine del sito cui Lei fa riferimento, e non posso che manifestare il mio pieno disappunto per i suoi contenuti deliranti. Esistono, purtroppo, alcuni soggetti fanatici che non comprendono come l'Islam sia una fede sublime, tollerante e moderata, e lo "revisionano" in base ai loro evidenti problemi psicologici, pretendendo di trasformarlo in una ideologia politica estremista e totalitaria. Divengono - nella loro fantasia - "Musulmani" così come si diventa militanti dell'estrema destra o dell'estrema sinistra, e confondono il jihad, cioè la lotta contro le impure passioni dell'anima, con l'addestramento alla guerriglia e al terrorismo. Questa gente è lontana dall'Islam quanto il cielo lo è dalla terra, e contribuisce in modo determinante ad allontanare i ricercatori dalla conoscenza del vero Islam. Che Allah ci protegga da coloro che diffondono questa mostruosa caricatura della Sua religione.

L'hadith cui si fa riferimento nel sito (e che evidentemente queste persone citano per sentito dire, senza conoscerne il testo arabo) dice "In verità Qustantiniyyah verrà aperta col takbir".

I problemi di interpretazione sono molteplici. Nell'arabo parlato al tempo del Profeta (sall-Allahu 'alayhi wa sallam) Qustantiniyyah può significare sia "Roma" che "Costantinopoli". "Verrà aperta" può significare sia "verrà conquistata" che "verrà aperta alla diffusione dell'Islam". Il takbir significa la recitazione della formula Allahu Akbar. Dal momento che Costantinopoli è stata conquistata militarmente, molti commentatori ritengono che l'hadith si riferisca Roma, e che significhi che in Roma l'Islam si diffonderà in modo pacifico, con la predicazione e non con la conquista militare. Ciò non significa che tutti i Romani diventeranno Musulmani, ma che in Roma sarà possibile insegnare l'Islam in modo pacifico, esattamente come stiamo facendo, e come non sarebbe stato possibile fare nei secoli precedenti. Ovviamente, anche accettando quest'ultima interpretazione, si parla sempre e soltanto di Roma, e non dell'Italia intera. Certa gente ama però far dire al hadith quel che meglio crede. Possa Allah guarirli dal loro fanatismo e condurli alla retta via.

D: L'ultima domanda che vorrei rivolgerle nasce dal vostro articolo sul culto Wahabita.
Ma, una volta occupata la Mecca, come poterono coloro che non accettarono le loro direttive compiere il pellegrinaggio e rispettare il 5° pilastro dell'Islam? E se accadesse ancora oggi?

R: Il quinto pilastro ha - nel Corano e nel hadith - una precisa condizione mina-l-istata'a = "per coloro che ne hanno la possibilità". Quando (e fintantoché) non si ha la possibilità, il pellegrinaggio non è obbligatorio. Se non si possiede denaro sufficiente a compiere il viaggio non si è soggetti all'obbligo, se andando al pellegrinaggio si dovesse lasciare la propria famiglia in ristrettezze economiche non si è soggetti all'obbligo, se si teme che andando al pellegrinaggio si metta a repentaglio la propria vita, la propria sicurezza o i propri beni non si è soggetti all'obbligo.

Per diversi anni i wahhabiti proibirono ai non-wahhabiti di recarsi al pellegrinaggio. Vennero poi sconfitti da Muhammad Ali, e la Mecca tornò in mano ai Musulmani. Successivamente, i wahhabiti la rioccuparono con l'aiuto degli Inglesi. La loro dottrina era sempre la stessa, ma il modo di applicarla si era fatto più "diplomatico". Da allora, e sino al giorno d'oggi, i Musulmani sono di nuovo ammessi al pellegrinaggio, ma costretti ad evitare tutte quelle pratiche che, pur se ammesse dall'Islam, sono contrarie al wahhabismo. Esiste una speciale polizia wahhabita che controlla l'applicazione dei precetti wahhabiti nei luoghi santi. Molti pellegrini che provengono da paesi in cui il wahhabismo non è mai esistito spesso vengono picchiati a sangue, bastonati ed anche uccisi dai barbari poliziotti sauditi, e spesso non ne capiscono nemmeno la ragione. A Mecca non si può celebrare la preghiera congregazionale secondo la giurisprudenza sunnita, non si possono toccare i muri della Ka'bah per trarne benedizione, non si può visitare la casa in cui è nato il Profeta (sall-Allahu 'alayhi wa sallam): i wahhabiti l'hanno distrutta. A Medina la visita alla tomba del Profeta (sall-Allahu 'alayhi wa sallam) è soggetta a restrizioni ancora più gravi. I Musulmani credono che il Profeta sia vivo nella tomba, e che visitare la sua tomba sia come incontrarlo da vivo. Una volta di fronte alla tomba, sono spontaneamente indotti a parlare al Profeta , a fargli domande, a chiedergli di pregare e di intercedere per loro. I wahhabiti, al contrario, hanno una concezione materialistica della morte, e credono che il Profeta nella tomba non sia più l'Inviato di Allah, ma soltanto un cadavere. Secondo il loro delirante punto di vista, i Sunniti che visitano il Profeta e fanno le cose di cui sopra commettono idolatria. Chi vuole intrattenersi in intimo colloquio col Profeta deve farlo di nascosto, senza farsi vedere dai poliziotti. Questi sono soltanto alcune delle violazioni della libertà religiosa dei Musulmani compiute dall'infame ed ultracorrotto regime saudita. Ovviamente però, l'Arabia Saudita è un paese ricco e potente, e le associazioni internazionali che trattano di diritti umani evitano accuratamente di parlare di tutto ciò.

E' questa la ragione per cui gli Ulema sunniti chiedono in modo speciale ai pellegrini di pregare per la liberazione dei luoghi santi, affinché Mecca e Medina siano liberate dall'occupazione saudita, e tornino nuovamente in mano ai Musulmani, ed affinché la pratica dell'Islam nelle due Città Sante non sia più soggetta a queste terribili restrizioni.

Con i migliori saluti,


Shaykh Prof. Abdul Hadi Palazzi

Direttore, Istituto Culturale della Comunità Islamica Italiana
Segretario Generale, Assemblea Musulmana d'Italia
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