Martedì 29 ottobre 2002 - anno XXXVII, numero 256


Allerta sul tandem Ghrewati-Piccardo: «investimenti sensibili in Italia dietro il paravento dell'UCOII».


Khartum, ottobre 1994. Da sinistra: la guardia del corpo Adel (furente perché lo hanno fotografato insieme a Ghrewati), il segretario dell'UCOII Piccardo, il contabile dei fratelli musulmani Ahmad al-Beick (seminascosto) e il finanziere fondamentalista Ghrewati a colloquio col dittatore sudanese Omar al-Bashir.

«rete di controllo sull'approvvigionamento delle acque potabili».

Mercoledì 30 ottobre 2002 - Anzitutto, p. 3

Ex ufficiale del Sismi conferma le rivelazioni di Libero: c'è una sinergia tra estremisti

«SI', IL RISCHIO DI INFILTRAZIONI E' ALTO»

«Anche l'Italia nel mirino. L'obiettivo è l'asse fra Bush, Blair e Berlusconi»

di Dimitri Buffa


ROMA - Massimo Pizza è un generale dei carabinieri ed è stato un alto ufficiale del Sismi ai tempi dell'ammiraglio Fulvio Martini. Oggi monitora, assieme al suo collega, il colonnello Antonio d'Andrea, l'infiltrazione nell'occidente della rete di al-Qaida per conto delle Nazioni Unite in stretto coordinamento con il comando di Enduring Freedom a Tampa. Ha accettato di rispondere a alcune domande sui contenuti del dossier "Capua" pubblicato da "Libero".

«Quel dossier contiene elementi veri ed era ben noto», ammette Pizza «e rappresenta un'inquietante sinergia fra tre estremismi di diversa origine ideologica, ma accomunati dal rigetto violento dei valori su cui si fonda la democrazia occidentale. Che i candidati alla militanza antagonista siano marxisti, neonazisti o wahhabiti, per i burattinai dell'insurrezionalismo è del tutto secondario. L'importante è che siano antioccidentali e antidemocratici per ideologia. È il principio della pacifica coesistenza fra popoli, etnie e religioni ad essere messo drasticamente in discussione, mediante il ricorso ad una strategia non convenzionale basata su azioni suicide. Sarebbe ingenuo pretendere che simili sviluppi teorici colgano l'intelligence internazionale impreparata, e che le uniche informazioni in materia siano quelle che giungono in Italia da Israele».

D: Il rapporto dell'Institute for Counter Terrorism è quindi confermato da fonti analoghe?

«Ciò che gli esperti dell'intelligence israeliana segnalano è noto anche alle agenzie d'Oltreoceano, come lo sono i nomi di Nada, Himmat e Ghrewati, di Piccardo, di Mutti, di Martinez, dell'editore di al Jazirah.it e della amministratrice del sito Al-Awda-Italia. L'empasse della sinistra istituzionale in Italia concede spazi di manovra al movimento no global, e l'opportunità di radicalizzare lo scontro non può che far gola a chi ha già colpito a New York, a Bali, e recentemente a Mosca. In seno all'Unione Europea, il presidente Berlusconi ha schierato l'Italia come paese più vicino agli Usa e all'Inghilterra nel sostegno all'alleanza antiterrorismo, ed assieme al primo ministro israeliano Sharon ha da subito sostenuto la determinazione di Putin nel debellare la rete cecena del terrorismo manovrato dagli uomini di al-Qaida».

D: Ma c'è pericolo per il nostro paese?

«È normale che i fondamentalisti wahhabiti vogliano oggi far pagare un prezzo anche all'Italia, specie dopo che a Genova si è visto che la posizione di un ministro dell'Interno non è inattaccabile. È questa una delle ragioni per cui la Defence Intelligence Agency (Dia) ha chiesto al ministro della Difesa Martino di innalzare il livello di allerta sul pericolo terrorismo in Italia da moderato a rilevante».

D: Quindi tanto dagli Usa che da Israele giungono segnali univoci al Viminale?

«L'Italia continua ad essere nel novero dei possibili obiettivi dei terroristi, e la mobilitazione dell'ala dura dei no global a Firenze non farà che indicare come possibili obiettivi le basi Nato in territorio italiano, viste come simboli eccellenti di quel che già chiamano "l'asse Bush-Blair-Berlusconi". Se fossero state debitamente valutate, le risorse dell'intelligence russa parlavano di una strategia di al-Qaida già sperimentata negli anni precedenti l'11 settembre. Solo che in Cecenia si aveva di mira la trasformazione di bande di contrabbandieri in sequestratori di ostaggi e in terroristi suicidi».

D: E in Italia?

«In Italia l'estremismo wahhabita agisce mediante i fratelli musulmani con investimenti finanziari, con l'import-export, e con il tentativo di creare una rete di controllo sul sistema di approvvigionamento delle acque potabili. Di questo gli esperti dell'intelligence internazionale seguitano con solerzia ad informare i loro colleghi italiani».

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Le dichiarazioni di guerra di un gruppo protagonista degli scontri al G8 del 2001:
I monumenti? No, distruggeremo i simboli USA

COLLETTA DEI NO GLOBAL PER DEVASTARE FIRENZE

Trenta euro a testa.
Quelli che Genova guidarono l'assalto al blindato dell'Arma promettono:
sarà come un anno fa. O peggio

«Entreremo nella base Usa di Camp Darby: cacceremo la Nato dall'Italia».

di Cristiana Lodi e Roberto Fiorentini

CREMONA - Al G8 di Genova li abbiamo visti in azione. Quel venerdì del 20 luglio 2001, uno dei tanti devastatori della città moriva in piazza Alimonda, intanto gli altri del gruppo attaccavano un plotone di carabinieri. Erano del battaglione Tuscania. È stato uno degli degli scontri più violenti nei giorni del vertice dei Potenti della Terra. Sempre loro: "i manifestanti pacifisti", mandarono a fuoco un blindato. Dentro si erano rifugiati sei o sette militari, per scampare al linciaggio. Un caporale di 21 anni, alla guida del mezzo ha perso un occhio colpito da un pacco esplosivo. Oggi i protagonisti di questi episodi si dichiarano pronti ad «attaccare Firenze», per il Social forum europeo del 9 novembre.

Sono i componenti del Centro Sociale "Gastone Dordoni" di Cremona. Una cinquantina fra ragazzi e ragazze minorenni, ben inseriti nel network dell'Antagonismo nazionale e guidati da Mario Bini, già indagato per i fatti di Genova, oltre che per precedenti attacchi a poliziotti e carabinieri. Restauratore di mobili antichi e una vita nel movimento dell'Autonomia, il leader degli "Antagonisti" cremonesi ha già un piano in testa. Da un chiodo conficcato nel muro, sotto le scritte: «Viva la Palestina, America vaffa..., Non siamo servi di Berlusconi», sfila i ritagli dei giornali che riportano i disastri di Genova, «mi hanno contestato di tutto», commenta, e spiega cosa accadrà a Firenze dal 6 al 9 novembre. «Qui sono più ospitali, non ci sarà la linea rossa da devastare come a Genova. Il nostro dissenso non è contro la città e le sue opere d'arte. Noi lotteremo contro tutto ciò che rappresenta la massificazione e della guerra. Non c'è dialogo fra noi e la cultura neoliberista. Essa va cancellata a partire dalla sue strutture: banche, negozi, McDonald's...». Tradotto: «Difenderemo il patrimonio artistico dal saccheggio e i monumenti che vuole vendere Berlusconi. Ma sia chiaro: nessun rispetto per gli istituti di credito e i centri di cultura massificata. Siamo antagonisti, ci comporteremo in quanto tali». Un esempio? Assicura il capo: «Il momento più importante sarà davanti alla base U.S. Army di Camp Darby fra Tirrenia e Marina di Pisa. La presenza americana è responsabile della guerra. Davanti alla base americana ci sarà un presidio fisso, a partire da mercoledì 6 novembre. E il 9 - se opportuno - per fermare gli americani entreremo all'interno dell'impianto militare. Lo scopo è bloccare l'attività di questa base, punto d'appoggio di tutte le azioni statunitensi nei Balcani, poi in Iraq e quindi in Afghanistan». Scatteranno meccanismi difensivi. Il ministro della Difesa Antonio Martino, ha detto che il comando americano di stanza ad Aviano ha già deciso di elevare il livello di pericolo terrorismo per l'Italia da «moderato» a « rilevante».

D: pensate di farla franca?

«Sappiamo che sono pronti a sparare, ma noi non abbiamo paura e andremo fino in fondo. Ci stiamo organizzando».

D: Vero che i soldi per il viaggio -a voi e ai più assidui militanti dei centri sociali - li darà Rifondazione comunista?

«Macché. Ogni iscritto al Centro Sociale sborserà circa 30 euro per contribuire alle spese delle iniziative di lotta. Non ci sono soldi che provengono dai partiti: né per il trasporto, né per l'alloggio. È in corso, da parte di tutti i centri sociali d'Italia, una maxi raccolta di fondi per sostenere anche le spese di chi non può permettersi di arrivare con i propri mezzi fino a Firenze. È già tutto pronto per confluire in città. In una riunione a Milano, con gli altri del Bulk, abbiamo deciso i particolari».

Mario Bini, dopo il lavoro nel laboratorio di mobili antichi, riunisce una quarantina di iscritti al Gastone Dordoni, intitolato a un partigiano gappista morto "suicida" nel dopoguerra. Tutti "arruolati" per Firenze, pronti a unirsi agli altri 250mila che scenderanno per le vie della città. In queste sere, al D.s.a. Dordoni di via Mantova -Foro Boario, si sono visti visti anche gli iscritti di altri due centri, quali il Pedro di Padova e il Leoncavallo di Milano. Contatti sono in corso anche con esponenti dell'Autonomia di Torino, Imperia, Genova e Napoli. Per tutti il moto: «Firenze come Genova».

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Reclutati dal prof

E PER I LICEALI LEZIONI DI GUERRIGLIA

Nel mirino della Digos un prof che arruolava ragazzi a scuola.
Non alla periferia di Gaza ma in un liceo di Crema.


CREMONA - [r.f.] Il centro sociale Gastone Dordoni, quattro stanzone ricavate nella stalla dell'ex mercato bovino di Cremona, è stato al centro di una serie di indagini della Digos. L'andirivieni di studenti di un liceo-bene di Crema (cittadina a quaranta chilometri dal capoluogo) nella sede con le bandiere rosse issate; gli inni alla Palestina e le scritte in arabo contro l'America, ha insospettito i poliziotti. I risultati delle indagini, intercettazioni telefoniche e controlli a scuola, hanno stupito perfino gli agenti: i ragazzi al Gastone Dordoni «andavano a lezione di guerriglia urbana». Obiettivo: imparare la tecnica per fare irruzione e occupare gli edifici abbandonati in città e nei dintorni. Il centro come piccolo «campo di addestramento» per coordinare, secondo gli stessi vertici storici del movimento "Antagonista", «le operazioni di assalto sul territorio». I liceali, una volta istruiti, hanno occupato una ex fabbrica alle porte di Crema. Poi ribattezzata "Centro Stalingrado".

La polizia di Crema, nonostante l'irruzione improvvisa, ha faticato a entrare nei capannoni senza fare feriti. Nell'elenco dei ragazzi segnalati c'erano soltanto minorenni, in maggioranza figli di professionisti esponenti della vita politica della città. Gli agenti hanno scoperto anche che i ragazzi venivano "reclutati" da un insegnante. Il sistema di "arruolamento" direttamente in aula: prima, dopo e anche durante le lezioni. Il prof apparteneva ad un gruppo politico vicino agli "Antagonisti" del Centro Sociale cremonese.

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Anzitutto, p. 3

Gli Usa: Italia nel mirino

MARTINO CONFERMA L'ALLARME


FIRENZE - Italia nel mirino dei terroristi. A lanciare l'allarme è il ministro della Difesa, Antonio Martino secondo il quale è attendibile l'allerta lanciato dalla Dia (Defence Intelligence Agency) americana, che ha innalzato il pericolo terrorismo in Italia da moderato a rilevante. Lo ha affermato lo stesso Martino durante la trasmissione "Porta a Porta". «Queste decisioni», ha detto Martino facendo riferimento all'innalzamento del grado d'allerta «in genere non sono burocratiche ma basate su elementi di fatto, su informazioni solide e fonti attendibili». «So che c'è anche qualche preoccupazione per quanto riguarda la base vicino a Firenze», ha concluso il ministro.

E proprio contro la base Usa toscana di Camp Darby i giottini hanno annunciato che faranno la prima manifestazione del Social Forum. Ma il prefetto della città toscana Paolo Padoin per ora getta acqua sul fuoco. Al termine del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica il prefetto ha precisato che «al momento non ci sono i presupposti per credere che nel corteo del 6 novembre a Camp Darby ci possano essere infiltrazioni di gruppi intenzionati a fomentare disordini».

La protesta contro le odiate basi Usa e Nato è stata promossa da vari movimenti proprio per la giornata di apertura dell'Europa social forum di Firenze. Ma secondo il prefetto di Pisa la situazione è sotto controllo: «Sono previste cinquemila persone e le forze dell'ordine che gestiscono la sicurezza interna della base hanno predisposto ogni intervento utile». Speriamo bene. In ogni caso, ha spiegato Padoin «quando conosceremo l'esatta entità dei partecipanti se ce ne sarà bisogno chiederemo rinforzi».

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Un rapporto dei servizi segreti svela infiltrazioni di estremisti islamici e neonazisti tra le fila del Social Forum
A pochi giorni dalla manifestazione di Firenze arrivano nuove e inquietanti rivelazioni

NO GLOBAL ARRUOLATI NELLA GUERRA SANTA

Tra i giottini anche musulmani, nazisti e comunisti uniti dall'odio per gli Usa
Nel capoluogo toscano ci sarebbe già stato un summit di fondamentalisti

di Dimitri Buffa


ROMA - Estremisti di destra, di sinistra e del fanatismo wahhabita uniti dall'odio verso il capitalismo e l'Occidente democratico: Ecco gli opposti estremismi versione 2002. Potremmo vederli a Firenze insieme ai no global. Di cui vorrebbero spodestare l'attuale leadership Agnoletto-Casarini con una ancora più antagonista. Si chiama forse "dossier Capua" la ragione delle preoccupazioni del ministro Pisanu, un'informativa realizzata da intelligence mediorientali su input degli esperti del dipartimento "Countering Suicide Terrorism", costituito presso l'Institute for Counter Terrorism (Ict) del Centro Interdisciplinare di Herzliya, in Israele, organismo con osservatori permanenti sparsi un po' ovunque in Europa.

In questo rapporto si ipotizza che prima del 9 novembre alcuni dei protagonisti di questa singolare joint venture di estremismi nazi-comunisti e di integralismo islamico (da almeno due anni la relazione semestrale del Cesis accenna a questo rischio di fusione degli antagonismi anti-occidentali, ndr) abbiano anche deciso di vedersi per progettare le iniziative da prendere per trasformare tutta la grande kermesse fiorentina in una palestra di esibizione di sentimenti anti-americani e anti-israeliani. Per non dire antisemiti. Nella migliore delle ipotesi un remake più duro e più puro delle manifestazioni romane con ragazzotti travestiti da kamikaze.

L'indagine è stata resa possibile dall'imprudenza di alcuni partecipanti alla mailing list Al-Awda-Italia@yahoogroups.com. Centinaia di messaggi inneggianti all'anti-americanismo, conditi con altri decisamente antisemiti e i ripetuti accenni a quel che era in preparazione a Firenze hanno convinto i curatori del rapporto che ci si trovava in presenza di persone potenzialmente pericolose. E quando questa lista, da pubblica che era, è divenuta riservata, gli uomini delle intelligence occidentali hanno cominciato veramente a preoccuparsi. Hanno infatti scoperto che "al-Awda" è, a livello europeo, la struttura che coordina le relazioni dei no global, dei centri sociali e dell'area dell'estrema sinistra vetero-comunista con il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina di George Habbash.

Al-Awda Italia ha per responsabili la coppia Miguel Martinez - Susanne Scheidt. Il primo però proviene non da ranghi marxisti ma dall'estrema destra. A suo tempo ha confessato di essere stato un ex dirigente di una banda paramilitare sudamericana. In una intervista su "Famiglia Cristiana" in cui. faceva il "pentito tornato buon cattolico", dal titolo "Una setta un po' nazista". Da un paio di giorni Martinez sarebbe partito da Marsiglia (dove colabora con l'ufficio stampa del Centro per il sostegno dell'Intifada) per recarsi a Firenze, allo scopo di incontrarsi con Giovanni Scuderi, Monica Martenghi, Giovanni Del Sole e Danilo Granito, che formano la direzione del Partito Marxista-Leninista Italiano (Pmli, organo di stampa il settimanale fiorentino stampa , legato a Sendero Luminoso peruviano e al Subcomandante Marcos). Anche Danilo Granito (un altoatesimo dal cognome tedesco, che agisce sotto falso nome come responsabile del settore esteri) avrebbe un debole per l'estremismo islamico: pare che vada spesso a Teheran per l'anniversario della rivoluzione khomeinista. E il "Teheran Times" una volta gli ha persino dedicato una enorme intervista con foto, dal titolo "Un intellettuale italiano di sinistra esalta il carattere popolare e anti-imperialista della Rivoluzione iraniana".

Altro personaggio che compare in queste e mail monitorate è Roberto Hamza Piccardo, il segretario dell'Ucoii con un passato nell'estrema sinistra, che più volte ha rilasciato dichiarazioni ambigue (a volere essere buoni) sul terrorismo suicida. Eccone una:

«Le operazioni di martirio che i palestinesi compiono ora nei territori occupati per liberarsi dall'oppressione, sono il grado più alto nel Jihad, e la morte nel compiere queste operazioni è considerata la forma più alta in assoluto di martirio. Nessuno può dire che la resistenza con tutti i mezzi possibili contro l'occupazione è un fatto illegittimo. È sbagliato, altresì, il tentativo di confondere il "martirio" con il "suicidio", perché il suicida è un disperato a causa della sua vita, mentre il martirio è un atto eroico compiuto da una persona che sacrifica la sua anima sulla retta via di Dio per difendere se stessa, la patria, la comunità, la dignità, l'onore, la religione e i luoghi sacri».

Ora sembra che questi signori abbiano in programma una serie di incontri a Imperia prima e poi a Firenze in case messe a disposizione dagli aderenti di al-Awda e del Pmli. Due gli scopi dichiarati: caratterizzare le giornate di Firenze con una massiccia presa di posizione per l'Intifada e contro Israele, scalzare l'attuale leadership dei no global per sostituirla con una più dura e pura che in nome della fedeltà all'anti-occidentalismo non badi più alle differenze ideologiche tra fascisti e comunisti: tutti insieme contro l'Occidente grazie anche alla mediazione islamista.

Sentito in proposito l'unico leader islamico in Italia che non si riconosce su posizioni anti-americane, Shaykh Abdul Hadi Palazzi, segretario dell'Associazione musulmani italiani (Ami), ha dichiarato che «è sconcertante che i vetero-marxisti, i neonazisti negazionisti e i fondamentalisti wahhabiti vadano a braccetto in base al comune background antisemita e all'odio ideologico verso l'America e la democrazia occidentale. E' qualcosa che a Genova non si era ancora visto».

Speriamo di non vederlo nel raduno dei no global di Firenze.

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Ritratto del finanziere Ghrewati all'assalto dell'Occidente

L'OMEOPATA DEL FONDAMENTALISMO

Chi è il capo dei Fratelli Musulmani in Italia

di Dimitri Buffa


ROMA - Operatore finanziario d'assalto che importa in Italia turbine idrauliche e sistemi d'irrigazione prodotti in Medio Oriente, il siriano Baha Eldin Ghrewati, leader dei Fratelli Musulmani in Italia, risiede in una villa a Laigueglia di Imperia ed è iscritto all'Ordine dei medici. Si dichiara "agopuntore, psicoterapeuta ed omeopata". A Milano controlla due centri islamici, l'uno a Segrate e l'altro in via Padova, e ha uno studio medico omeopatico in via Ronchi. Altri due centri islamici li ha a Imperia e Sanremo, e ne ha altri sparsi per l'Italia, fra cui due a Roma, in via Latina e in via Taranto, per riunioni a porte chiuse fra i militanti dell'organizzazione.

Il suo connazionale Mujahid Badaoui, anch'egli uomo d'affari, presidente del Centro Islamico di S. San Giovanni, dice di lui: "Prima che fosse esiliato, in Siria lo chiamavano "al-tabib", che in arabo vuol dire medico, ma anche avvelenatore. A parte il normale giuramento di fedeltà per tutti i neofiti, pretendeva un giuramento speciale di "lealtà medica" da tutti i suoi discepoli. Per tutta la vita non avrebbero avuto altro medico curante che il loro maestro, e non avrebbero assunto altro che i farmaci da lui somministrati».

Nel libro "Islam, Italia, Chi sono e cosa pensano i musulmani che sono tra noi", Magdi Allam e Roberto Gritti hanno cura dì precisare che la carica di presidente dell'Ucoii, ricoperta dal medico siriano Mohammad Nour Dachan, è semplicemente quella di un uomo di paglia. Il capo dei fratelli musulmani in Italia è invece un altro, gli autori sanno chi è, ma si guardano bene dal dirlo. Scrivono: «Preferisce mantenere l'anonimato per il timore delle rappresaglie che potrebbero colpire i familiari nel suo paese di origine».

Ma forse il desiderio di anonimato di questo capo integralista che abita in casa nostra nasce dalle sue intime relazioni personali con ingombranti connazionali arabi quali il banchiere integralista di Lugano Youssef Nada, il finanziere Hasan Tubba'i, direttore della Banca Al Taqwa alle Bahamas, nonché da un passato fatto di viaggi d'affari in Sudan all'epoca in cui il paese era la principale sede logistica di al-Qaida.

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L'OPINIONE DELLA LIBERTA', Martedì 29 ottobre 2002

I no global si uniscono agli integralisti
per saccheggiare Firenze
 
di Dimitri Buffa

Ormai i no global di destra e di sinistra sono strettamente uniti operativamente contro l’occidente capitalista e al loro fianco si è messa la potente organizzazione internazionale dei wahhabiti. E a Firenze sembra che questa joint venture possa esordire in campo aperto. Almeno secondo il parere degli esperti delle intelligence israeliane. Che, attraverso un loro centro studi e documentazioni sul terrorismo suicida, adesso avvertono il governo italiano: a Firenze questa galassia prenderà forma in manifestazioni di tipo molto aggressivo (o violento) a favore della Palestina e contro Israele e gli Usa e la loro intenzione sarebbe quella di forzare la mano persino ai no global di Agnoletto e Casarini che dovrebbero venire emarginati a favore di una leadership ancora più “antagonista”. Cioè apertamente simpatizzante per il terrorismo integralista islamico. 

Questo rapporto da giorni sarebbe nelle mani degli esperti di intelligence italiani e anche del Viminale e sarebbe la ragione non ultima delle preoccupazioni via via manifestate in un crescendo di turbamenti da parte dello stesso ministro Pisanu. Sembra inoltre che prima del 9 novembre alcuni dei protagonisti di questa singolare joint venture di estremismi nazi-comunisti e di integralismo islamico (non è peraltro una novità che vadano d’amore e d’accordo se è vero come è vero che da almeno due anni la relazione semestrale del Cesis accenna a questo rischio di fusione degli antagonismi anti-occidentali, ndr) abbiano anche deciso di vedersi per progettare le iniziative da prendere per trasformare tutta la grande kermesse fiorentina in una palestra di esibizione di sentimenti anti-americani e anti-israeliani.

A confronto di quel che potrebbe accadere a Firenze anche le deprecate manifestazioni dei no global travestiti da kamikaze di Hamas potrebbero impallidire. Il rapporto in questione è stato reso possibile dall’imprudenza di alcuni partecipanti alla mailing list Al-Awda-Italia@yahoogroups.com, decine di messaggi inneggianti all’anti-mondialismo, condite con altri decisamente antisemiti e i ripetuti accenni a quel che era in preparazione a Firenze hanno convinto l’intelligence israeliana che non ci si trovava solo di fronte a buontemponi, ma a persone potenzialmente pericolose. Peraltro a onore del vero la lista Al Awda, organizzazione filo islamica che fa riferimento ai comunisti del partito marxista leninista italiano, è piena anche di messaggi di sconcerto “per l’iscrizione sempre più numerosa di fascistoidi”. 

“Non è che - commenta una tale Angela - se lasciamo far parlare questa gente ancora liberamente, poi qualcuno inizierà a dire: guardate questi di al-awda, che appoggiano i palestinesi perché sono o simpatizzano con i fascisti?” Fatto sta che ad un certo punto questa lista da pubblica che era diventa riservata e a quel punto gli uomini delle intelligence occidentali cominciano veramente a preoccuparsi. E così, intercettandone le e mail, scoprono che “Al-Awda” è, a livello europeo, la struttura che coordina le relazioni dei no global, dei centri sociali e dell’area dell’estrema sinistra vetero-comunista con il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina di George Habash. Al-Awda Italia ha per responsabile Miguel Martinez che però proviene non da ranghi marxisti ma dall’estrema destra ed è l’ex addestratore messicano dell’organizzazione paramilitare argentina “Nuova Acropolis”, a suo tempo finanziata da Augusto Pinochet. A suo tempo ha confessato di essere un ex dirigente della banda paramilitare sudamericana in una intervista su “Famiglia Cristiana” in cui faceva il “pentito tornato buon cattolico”, dal titolo “Una setta un po’ nazista”. 

Da un paio di giorni Martinez sarebbe partito da Marsiglia (dove lavora per l’ufficio stampa del Centro per il sostegno dell’intifadah) per recarsi a Firenze, dove ha preso un nuovo appartamento. Si è già incontrato con Giovanni S., Monica M., Giovanni D.S. e Granito (ma è un nome falso), che formano la direzione del Partito Marxista-Leninista Italiano (PMLI, organo di stampa il settimanale fiorentino “Il bolscevico”), legato a Sendero Luminoso peruviano e al Subcomandante Marcos. Granito pure avrebbe un debole per gli islamici: pare che vada tutti gli anni a Teheran per l’anniversario della rivoluzione khomeinista. E il “Teheran Times” gli ha dedicato una enorme intervista con foto, dal titolo “Un intellettuale italiano si sinistra esalta il carattere popolare e anti-imperialista della Rivoluzione iraniana”. Altro personaggio che compare in queste e mail pubbliche e Roberto Hamza Piccardo, il leader dell’Ucoii con un passato nell’estrema sinistra, che più volte ha rilasciato dichiarazioni ambigue (a volere essere buoni) sul terrorismo suicida

Nel libro “Islam, Italia, Chi sono e cosa pensano i musulmani che sono tra noi” Magdi Allam e Roberto Gritti hanno cura di precisare che la carica di presidente dell’UCOII, ricoperta dal medico siriano Mohammad Nour Dachan, è semplicemente quella di un uomo di paglia. Il capo dei fratelli musulmani in Italia è invece un altro, gli autori sanno chi è, ma si guardano bene dal dirlo. “Preferisce mantenere l’anonimato per il timore delle rappresaglie che potrebbero colpire i familiari nel suo paese di origine”, e loro si adeguano. Ma forse il desiderio di anonimato di questo capo integralista nasce dalle sue intime relazioni personali con ingombranti connazionali arabi quali il banchiere integralista di Lugano Youssef Nada (Al Barakat) e il finanziere Hasan Tubba'i, direttore della Banca Al Taqwa alle Bahamas, nonché da un passato fatto di rapporti con Hasan Turabi e di viaggi d’affari in Sudan all’epoca in cui il paese era la principale sede logistica di Al-Qaida. Insomma se Pisanu ha veramente letto questo rapporto, si capisce anche perché guardi a Firenze con la stessa preoccupazione con cui si guardava a Genova. E forse anche con qualcuna di più.

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Martedì 29 ottobre 2002

 http://www.lapadania.com/2002/ottobre/29/29102002p06a1.htm

Firenze nel mirino, rischio di violenze anti Usa
No global, marionette nelle mani di Bin Laden

di Dimitri Buffa

FIRENZE - Ci sarà da ridere (o da piangere) a Firenze il prossimo 9 novembre: ormai i no global di destra e di sinistra sono strettamente uniti operativamente contro l'occidente capitalista e al loro fianco si è messa la potente organizzazione internazionale dei wahhabiti. Cioè gli integralisti islamici che da una parte fanno capo agli amici sauditi di Bin Laden dall'altra alla potente organizzazione dei fratelli musulmani. Che ha in Italia per referente l'Ucoii, unione delle comunità islamiche italiane e il suo segretario Roberto Hamza Piccardo. A sua volta trait d'union per il nostro paese degli ingenti finanziamenti dell'uomo d'affari Baha Eldin Ghrewati, siriano importatore di turbine idrauliche con le quali vengono costruiti i nostri acquedotti, la vera mente finanziaria del fondamentalismo islamico in Italia, uomo rimasto sinora nell'ombra nelle varie indagini. I servizi israeliani, attraverso un loro centro studi e documentazioni sul terrorismo suicida, adesso avvertono il governo italiano: a Firenze questa galassia prenderà forma in manifestazioni di tipo molto aggressivo (o violento) a favore della Palestina e contro Israele e gli Usa e la loro intenzione sarebbe quella di forzare la mano persino ai no global di Agnoletto e Casarini che dovrebbero venire emarginati a favore di una leadership ancora più “antagonista”. Cioè apertamente simpatizzante per il terrorismo integralista islamico. Questo rapporto da giorni sarebbe nelle mani degli esperti di intelligence italiani e anche del Viminale e sarebbe la ragione non ultima delle preoccupazioni via via manifestate in un crescendo di turbamenti da parte dello stesso ministro Pisanu. Sembra inoltre che prima del 9 novembre alcuni dei protagonisti di questa singolare joint venture di estremismi nazi-comunisti e di integralismo islamico (non è peraltro una novità che vadano d'amore e d'accordo se è vero come è vero che da almeno due anni la relazione semestrale del Cesis accenna a questo rischio di fusione degli antagonismi anti-occidentali, ndr) abbiano anche deciso di vedersi per progettare le iniziative da prendere per trasformare tutta la grande kermesse fiorentina in una palestra di esibizione di sentimenti anti-americani e anti-israeliani (con punte di antisemitismo). A confronto di quel che potrebbe accadere a Firenze anche le deprecate manifestazioni dei no global travestiti da kamikaze di Hamas potrebbero impallidire. Il rapporto in questione è stato reso possibile dall'imprudenza di alcuni partecipanti alla mailing list Al-Awda-Italia@yahoogroups.com , decine di messaggi inneggianti all'anti-mondialismo, condite con altri decisamente antisemiti e i ripetuti accenni a quel che era in preparazione a Firenze hanno convinto l'intelligence israeliana che non ci si trovava solo di fronte a buontemponi, ma a persone potenzialmente pericolose. Peraltro a onore del vero la lista Al Awda, organizzazione filo-islamica che fa riferimento ai comunisti del partito marxista leninista italiano, è piena anche di messaggi di sconcerto «per l'iscrizione sempre più numerosa di fascistoidi». «Non è che - commenta una tale Angela - se lasciamo far parlare questa gente ancora liberamente, poi qualcuno inizierà a dire: guardate questi di al-awda, che appoggiano i palestinesi perché sono o simpatizzano con i fascisti

Fatto sta che ad un certo punto questa lista da pubblica che era diventa riservata e a quel punto gli uomini delle intelligence occidentali cominciano veramente a preoccuparsi. E così, intercettando le e mail, scoprono che “Al-Awda” è, a livello europeo, la struttura che coordina le relazioni dei no global, dei centri sociali e dell'area dell'estrema sinistra vetero-comunista con il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina di George Habash.

Al-Awda Italia ha per responsabile Miguel Martinez, che però proviene non da ranghi marxisti ma dall'estrema destra ed è l'ex addestratore messicano dell'organizzazione paramilitare argentina “Nuova Acropolis”, a suo tempo finanziata da Augusto Pinochet. A suo tempo ha confessato di essere un ex dirigente della banda paramilitare sudamericana in una intervista su “Famiglia Cristiana” in cui faceva il “pentito tornato buon cattolico”, dal titolo “Una setta un po' nazista”.

Da un paio di giorni Martinez sarebbe partito da Marsiglia (dove lavora per l'ufficio stampa del Centro per il sostegno dell'intifadah) per recarsi a Firenze, dove ha preso un nuovo appartamento. Si è già incontrato con Giovanni S., Monica M., Giovanni D. S. e Dario Granito (ma è un nome falso), che formano la direzione del Partito Marxista-Leninista Italiano (PMLI, organo di stampa il settimanale fiorentino “Il bolscevico”), legato a Sendero Luminoso peruviano e al Subcomandante Marcos. Granito (un altoatesimo dal cognome tedesco, responsabile del settore esteri) pure avrebbe un debole per gli islamici: pare che vada tutti gli anni a Teheran per l'anniversario della rivoluzione khomeinista. E il “Teheran Times” gli ha dedicato una enorme intervista con foto, dal titolo «Un intellettuale italiano si sinistra esalta il carattere popolare e anti-imperialista della Rivoluzione iraniana». Altro personaggio che compare in queste e mail pubbliche e (poi in quelle intercettate) e Roberto Hamza Piccardo, il leader dell'Ucoii con un passato nell'estrema sinistra, che più volte ha rilasciato dichiarazioni ambigue (a volere essere buoni) sul terrorismo suicida. E chi rappresenta in Italia l'Ucoii se non il braccio organizzativo locale dei fratelli musulmani? Che in Italia esista una zona grigia nei contatti fra i “fratelli musulmani” e i simpatizzanti di al-Qaida è ormai una realtà confermata da fonti vicine alla Procura di Milano. Commentando le dichiarazioni del procuratore Dambruoso su l'Avvenire del 18 ottobre, Emilio Randagio ha scritto: «A destare preoccupazione è il fatto che l'organizzazione dei fratelli musulmani, nata nel lontano 1928 in Egitto ad opera di Hassan Al-Banna, e’ molto diffusa tra le comunità islamiche presenti nel nostro paese (ma anche in tutta l'Europa) e che ad essa appartengono molti leader della UCOII, la principale organizzazione islamica in Italia, con 70 centri islamici e oltre 120 luoghi di culto».

Nel libro “Islam, Italia, Chi sono e cosa pensano i musulmani che sono tra noi” Magdi Allam e Roberto Gritti hanno cura di precisare che la carica di presidente dell'UCOII, ricoperta dal medico siriano Mohammad Nour Dachan, è semplicemente quella di un uomo di paglia. Il capo dei fratelli musulmani in Italia è invece un altro, gli autori sanno chi è, ma si guardano bene dal dirlo. «Preferisce mantenere l'anonimato per il timore delle rappresaglie che potrebbero colpire i familiari nel suo paese di origine», e loro si adeguano. Ma forse il desiderio di anonimato di questo capo integralista nasce da altro, dalle sue intime relazioni personali con ingombranti connazionali arabi quali il banchiere integralista di Lugano Youssef Nada e il finanziere Hasan Tubba'i, direttore della Banca Al Taqwa alle Bahamas, nonché da un passato fatto di rapporti con Hasan Turabi (uomo di governo sudanese leader locale dei fratelli musulmani negli anni '90) e di viaggi d'affari in Sudan all'epoca in cui il paese era la principale sede logistica di Al-Qaida. Questo operatore finanziario d'assalto che oggi importa in Italia turbine idrauliche e sistemi d'irrigazione prodotti in Medio Oriente ha invece un nome e un cognome: Baha Eldin Ghrewati, risiede in una villa a Laigueglia di Savona ed è iscritto all'Ordine dei medici. Si dichiara “agopuntore, psicoterapeuta ed omeopata”, ma non ha mai esercitato la professione. A Milano controlla due centri islamici, l'uno a Segrate e l'altro in via Padova, e ha uno “studio medico omeopatico” in via Ronchi. Altri due centri islamici li ha a Imperia e Sanremo, e ne ha altri sparsi per l'Italia, fra cui due a Roma, in via Latina e via Taranto, usati come copertura per riunioni a porte chiuse fra i militanti dell'organizzazione. Il suo connazionale Mujahid Badaoui, anch'egli uomo d'affari, vicino al governo siriano e presidente del Centro Islamico Italiano di Sesto S. Giovanni, dice di lui: «Prima che fosse esiliato, in Siria lo chiamavamo “l'avvelenatore”. A parte il normale giuramento di fedeltà per tutti i neofiti, pretendeva un giuramento speciale di “lealtà medica” da tutti i suoi discepoli. Per tutta la vita non avrebbero avuto altro medico curante che il loro maestro, e non avrebbero assunto altro che i farmaci da lui somministrati, segno d'una fedeltà a tutta prova». Per la propaganda in arabo Ghrewati si avvale del suo braccio destro Dachan, mentre per quella in italiano utilizza il sito al Jazirah.it.

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