Dice Allah l'Altissimo nel Glorioso Corano: "Chi è più empio di colui che inventa menzogna circa Allah o rigetta i Suoi segni?
In verità i malfattori non prospereranno" (al-An'am, 21)

 

Una buona notizia che i Musulmani moderati attendevano da troppo tempo:
venerdì 30 novembre 2007

Ucoii: rinvio a giudizio
per istigazione all'odio razziale

 

Per il reato di istigazione all'odio razziale la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di Roberto Piccardo, portavoce dell'UCOII (unione della comunita' e organizzazioni islamiche in Italia), Mohamed Nour Dachan, presidente della stessa organizzazione, Marco Morelli, portavoce dell'associazione islamica "Imam Mahdi" e Damiano Di Palma, editore della casa editrice "Al Hikkma". Il Procuratore Aggiunto, Maria Cordova, ha formulato la sua richiesta per alcune pubblicazioni sul sito internet www.islam-online.it e sui giornali del gruppo "Quotidiano Nazionale" con l'inserzione a pagamento "Ieri stragi naziste, oggi stragi israeliane", del 19 agosto 2006. L'inchiesta era partita dalla denuncia presentata dai parlamentari di  Lucio Malan e Giorgio Stracquadanio.


Il Giornale


venerdì 30 novembre 2007

Istigazione all'odio razziale
il pm: "Processo all'Ucoii"

 

Roma - Istigazione all’odio razziale. La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio dei vertici dell’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia. Il presidente dell’Ucoii Mohamed Nour Dachan, Roberto Piccardo, Marco Morelli (portavoce associazione Imam Mahdi) e Damiano Di Palma (editore casa editrice Al Hikma), devono rispondere a diverso titolo di aver incitato, via internet e stampa, a commettere violenze per motivi e religiosi. In particolare Piccardo deve rispondere di alcune pubblicazioni sul sito internet www.islam-online.it . Le contestazioni a carico di Nour Dachan sono dovute alla diffusione di "idee fondate sull’odio razziale e religioso", facendo pubblicare sul "Quotidiano Nazionale", l’inserzione a pagamento "Ieri stragi naziste, oggi stragi israeliane", apparsa il 19 agosto 2006. In particolare si accusa sul web un messaggio nel quale si affermava che "quello che sta succedendo a Gaza è il tentativo di distruggere l’umanità positiva che si estrinseca per moltitudini di uomini e donne nella menzione nel nome di Dio". Piccardo, inoltre, scriveva nel messaggio sul sito Internet di "blasfemità della guerra che trova la sua massima espressione nei bombardamenti terroristici". E poi facendo riferimento a Israele scriveva: "Sappiamo che Dio odia gli aggressione e che la sola reazione da Lui accettata è quella proporzionata all’offesa subita. Nonostante la paranoia israeliana non riusciamo a vedere alcuna proporzione. Ed è questo il segno di una escalation criminale di uno stato nato nella pulizia etnica, cresciuto e consolidato nella violenza e nell’ingiustizia". La procura contesta a Piccardo anche un altro messaggio pubblicato nel luglio 2006 nel quale il portavoce dell’Ucoii parlando di Israele dice che "questo Stato sta disseminando di stragi e rovine il vicino Oriente, anzi il mondo intero". L’inchiesta era scaturita da una denuncia dei parlamentari di Forza Italia, Lucio Malan e Giorgio Stracquadanio. L’iscrizione di Piccardo e Dachan era stata decisa dopo la consultazione delle fonti e in particolare le sentenze della Corte di cassazione in materia di istigazione all’odio razziale. La procura aveva identificato, tramite la Digos, come uno degli ispiratori del messaggio Dachan.

 


mercoledì 9 febbraio 2007

Indagati Piccardo e Dachan (Ucoii)
«HANNO INCITATO ALLA VIOLENZA RAZZIALE»

 

Prove: Documenti pubblicati su un sito Web e una pagina di pubblicità
in cui si comparano gli israeliani ai nazisti

di Maria Antonietta Calabrò

 

 

ROMA - Roberto Piccardo, portavoce dell'Ucoii (Unione della comunità e organizzazioni islamiche in Italia), è indagato dalla procura di Roma perché, con alcune pubblicazioni sul sito internet www.islam-online.it, "incitava a commettere violenze e atti di provocazione alla violenza per motivi razziali e religiosi". Insieme al portavoce è stato indagato anche il presidente Mohamed Nour Dachan. A carico di quest'ultimo l'ipotesi di reato è di aver diffuso "idee fondate sull'odio razziale e religioso" facendo pubblicare sul Quotidiano Nazionale, l'inserzione a pagamento "Ieri stragi naziste, oggi stragi israeliane", apparsa il 19 agosto 2006.

L'inchiesta della procura di Roma era scaturita da una denuncia dei parlamentari di Forza Italia, Lucio Malan e Giorgio Stracquadanio. L'iscrizione di Piccardo e Dachan è stata decisa dopo la consultazione delle fonti e in particolare le sentenze della Corte di cassazione in materia di istigazione all'odio razziale. Nell'inserzione a pagamento fatta il 19 agosto scorso su alcuni quotidiani del gruppo Riffeser, l'Unione delle comunità islamiche italiane (Ucoii) metteva sullo stesso piano le stragi naziste compiute in Italia con gli eccidi compiuti dagli israeliani anche in Libano.

La procura aveva identificato, tramite la Digos, come uno degli ispiratori del messaggio Mohamed Dachan, presidente dell'Ucoii. Secondo quanto si è appreso secondo la procura vi sarebbe il cosiddetto 'dolo specifico', ossia la precisa finalità di istigazione all'odio razziale, nell'inserzione a pagamento nel caso di specie contro gli ebrei. Nella pagina a pagamento si affermava tra l'altro "stragi naziste oggi stragi israeliane". E ancora: "Marzabotto uguale Gaza uguale Fosse Ardeatine uguale Libano".

 

 

La stampa USA denuncia l'alleanza fra neofascisti, no global e wahhabiti dell'UCOII.
Lorenzo Vidino e Andrea Morigi descrivono il Campo Anti-imperialista su National Review

 

mercoledì 21 aprile 2004

GLI ALLEGRI CAMPEGGIATORI ANTI-IMPERIALISTI
L'improbabile alleanza fra i nemici dell'America

di Lorenzo Vidino e Andrea Morigi
traduzione italiana di Shaykh Abdul Hadi Palazzi

 

 

Mentre esistono molti europei che sono dichiaratamente contrari alla guerra in Iraq, è dimostrato che alcuni di loro hanno passato il segno, impegnandosi attivamente a sostenere la resistenza contro le forze armate americane. Infatti in Europa estremisti fascisti e comunisti hanno formato un'insolita coalizione, il cui scopo consiste nel fiancheggiare moralmente e finanziariamente i gruppi terroristici iracheni, ed in particolare l'Alleanza Patriottica Irachena (API), un gruppo che compie attentati contro gli Americani e i loro alleati.

L'API è un gruppuscolo formato principalmente da dissidenti comunisti iracheni che vivono in esilio in Europa. Era virtualmente sconosciuta sino al giorno in cui il suo leader, Abdul Jabbar Kubaisi, si è recato a Baghdad per incontrare alcuni importanti dignitari del regime iracheno. Stando a quel che sostengono i membri dell'API, Saddam avrebbe promesso loro di attuare riforme democratiche e Kubaisi - a suo dire spinto dal suo amore per l'Iraq - avrebbe deciso di schierarsi a fianco dell'ex dittatore iracheno contro l'invasione americana. Nel febbraio 2003 l'Alleanza ha tenuto a Parigi una conferenza nel corso della quale i suoi delegati si sono impegnati a "fronteggiare l'aggressione imperialista americana."

Quando è scoppiata la guerra, Kubaisi è tornato in Iraq, ma ha lasciato il suo vice, Awni al Kalemji, a fare propaganda per l'API in Europa. Dopo essere stato arrestato dalle autorità danesi con l'accusa di avere arruolato in Danimarca alcuni iracheni che sono andati a combattere con i fedayn di Saddam (accusa dalla quale è poi stato assolto), Kalemji ha cercato il sostegno di quegli europei che sono visceralmente contrari alla guerra, cioè di quei militanti dell'estrema sinistra che nutrono un odio profondo per gli Stati Uniti e per Israele. Alla fine dell'estate Kalemji è stato invitato a partecipare al Campo Anti-imperialista, una conferenza di tre giorni svoltasi ad Assisi, durante la quale militanti di organizzazioni estremiste e terroristiche hanno dato sfogo alla più becera retorica anti-americana e anti-capitalista.

L'intelligence italiana si è però accorta da subito che alla conferenza aveva deciso di aderire un consistente gruppo di militanti dell'estrema destra: la portata del loro odio per l'America li aveva indotti a porre in secondo piano le loro divergenze con la sinistra. La lista dei partecipanti sembra un vero e proprio un libro nero dell'estremismo. Vi sono noti membri di organizzazioni fanatiche dell'estrema destra, quelle che sostengono tesi revisioniste sull'Olocausto e pensano che tutto il male del mondo sia frutto della "congiura sionista". Il loro leader è il professor Franco Cardini, noto per aver dichiarato che gli ultimi video di Bin Laden sono un falso dalla CIA per diffondere sentimenti anti-islamici. Altro famoso partecipante è p. Benjamin, un prete francese che per anni ha lottato contro l'embargo in Iraq e che - proprio prima della guerra, nel febbraio 2003 - ha organizzato la visita in Vaticano dell'ex vice ministro degli Esteri iracheno Tariq Aziz. Il quotidiano iracheno Al Mada ha inoltre rivelato che p. Benjamin era uno di quegli occidentali che ricevevano finanziamenti dal regime iracheno, un'accusa che il prete francese continua a respingere. All'iniziativa ha aderito anche l'UCOII, un'organizzazione islamica italiana i cui responsabili fanno aperta propaganda a favore dei terroristi suicidi che operano in Israele.

Del pari molto attivi nell'iniziativa sono Susanne Scheidt e Miguel Martinez, responsabili del sito Web del gruppo estremista filo-palestinese al Awda, organizzazione legata al gruppo terrorista palestinese denominato Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. La Scheidt è una comunista tedesca, mentre Martinez è un messicano che milita nell'estrema destra, che mantiene ambigui contatti con gruppi estremisti cattolici e musulmani, e che in passato ha confessato di aver addestrato miliziani argentini in Messico per conto dell'ex dittatore cileno Augusto Pinochet. I due rappresentano la quintessenza di questa nuova alleanza fra opposti estremismi. Al Awda, che dichiara apertamente di volere "la distruzione dello Stato d'Israele fondato sull'apartheid", sta tentando di fare dell'anti-americanismo e dell'odio per Israele il fondamento di un'alleanza fra estremisti dalle provenienze più disparate.

I responsabili del Campo Anti-imperialista hanno deciso di raccogliere fondi per l'API, ed hanno iniziato con una donazione simbolica di dieci euro da ogni partecipante. Visto il successo dell'iniziativa, in Italia è stato aperto un conto bancario cui si possono fare donazioni mediante un numero verde. I promotori dell'iniziativa hanno poi creato un sito Web che è linkato a diverse organizzazioni europee d'estrema sinistra. Mentre i leader del gruppo risiedono in Italia, altri militanti sono attivi a sostegno dell'API in almeno due paesi. In Austria coloro che hanno donato fondi per la causa sono stati un centinaio, e alcuni militanti locali si sono recati a Baghdad coi membri dell'API per fare da scudi umani prima dell'inizio della guerra. In Germania alcuni studenti hanno eretto stand nei centri storici di diverse città al fine di procedere alla raccolta di fondi.

I fiancheggiatori europei dell'API nemmeno tentano di negare la raccolta fondi per un'organizzazione che commette atti di terrorismo contro le forze della Coalizione. Moreno Pasquinelli, uno dei leader del gruppo, lo ha apertamente ribadito in un'intervista con la stampa italiana. Pasquinelli, arrestato in Italia il primo aprile nell'ambito di una operazione internazionale di polizia contro il gruppo terrorista marxista turco DHKP-C, ha detto: "Non è affar nostro sapere in che modo useranno i fondi. Posso stampare giornali o comprare armi. Per noi è lo stesso."

A leggere le interviste di Kalemji su alcuni siti Web, sembra però che il gruppo preferisca acquistare armi. Dopo aver auspicato che la guerra in Iraq finisca come la "guerra di liberazione in Vietnam," Kalemji ha dichiarato che l'API ha centinaia di uomini armati che combattono in Iraq contro tutte le forze occidentali che hanno aderito alla Coalizione guidata dall'America e "contro chiunque collabori con loro." Kalemji insiste nel ribadire che le azioni del suo gruppo non sono atti di terrorismo, che le azioni dell'API costituiscono una forma legittima di resistenza e che il gruppo non attacca i civili. Nondimeno, stando a fonti vicine al Pentagono che intendono mantenere l'anonimato, l'intelligence militare americana monitora da vicino le attività dell'API in Iraq.

In dicembre Kalemji è stato ricevuto come un eroe durante un raduno organizzato a Roma dal campo Anti-imperialista e molto pubblicizzato. Si è poi recato in altri paesi europei per incontrare sostenitori e per ricevere donazioni. Sebbene secondo la legge tedesca e italiana le attività dell'API costituiscano raccolta di fondi a favore di un'organizzazione terroristica estera, le autorità della Germania e dell'Italia ancora non hanno preso i provvedimenti del caso. In conseguenza di ciò, il 14 febbraio l'API ha potuto organizzare un altro raduno nelle piazze di Milano. Fondi per attaccare "l'arrogante invasore americano" continuano ancora ad essere raccolti sotto lo sguardo vigile delle autorità italiane.

Lorenzo Vidino è un analista dell'Investigative Project. Andrea Morigi è un giornalista di Libero.

 

Martinez, la Scheidt, Cardini e l'Ucoii di Piccardo
fra i fiancheggiatori dei terroristi che uccidono militari e civili italiani
Attesa una relazione in Commissione Parlamentare del presidente del Copaco

 

martedì 1 giugno 2004

Italiani in Al Qaeda, ecco le prove

Anti-imperialisti, amici dei guerriglieri iracheni e sigle come l'Ucoii:
confermati i collegamenti con i terroristi che hanno ucciso
Quattrocchi, i nostri soldati e lo chef napoletano


di Andrea Morigi
 

MILANO - Non più un fronte costituito esclusivamente da arabi o musulmani. Al Qaeda può contare ormai sui militanti di una rete parallela che vede la guerra contro gli occidentali in Iraq come il punto più avanzato delle lotte antisioniste e antimperialiste. Una certezza per il ministro per l'attuazione del programma, Claudio Scajola, che ieri dichiarava: "Appare in maniera evidente che questo terrorismo fa politica, è informato sulla politica dei Paesi europei, e quindi sicuramente ha dei collegamenti", confermando le ipotesi dei nostri servizi segreti, che attribuirebbero a cittadini italiani una partecipazione attiva nella resistenza irachena e nell'uccisione di connazionali. Tra gli europei contrari alla guerra in Iraq, dunque, alcuni si impegnano attivamente per sostenere la resistenza contro le forze armate americane. Fino a pochi mesi fa si trattava di un'insolita coalizione europea di estremisti, che fiancheggiano moralmente e finanziariamente i gruppi terroristici. E, stando a fonti vicine al Pentagono, che intendono mantenere l'anonimato, l'intelligence militare americana ne monitora da vicino le attività. Ma prima di arrivare a coincidere, le strategie del terrorismo internazionale hanno intrapreso una lunga marcia per la rivoluzione. Finché due elementi fondamentali si sono saldati. Il primo è la fatwa dell'11 febbraio 2002, con la quale Osama Bin Laden decreta la non incompatibilità tra il jihad e i movimenti socialisti, aprendo così anche possibilità di carriera per gli "infedeli". Il 3 dicembre 2003 esce la risoluzione strategica "Jihad in Iraq, speranze e pericoli". Passa quasi un anno, poi la risposta arriva, dall'India. A Bombay, in parallelo con il Global Social Forum, tra il 17 e il 20 gennaio 2004. Sono quelli la data e il luogo di nascita del Mumbai Resistance, che individua la "resistenza" irachena come punto d'incontro di tutto l'antiamericanismo violento. L'aggancio compiuto. Nel mirino degli investigatori, intanto, rimangono alcuni nomi italiani di spicco. Ma ormai è caccia aperta ai personaggi che stanno dietro le quinte, essenziali per ricostruire da chi siano state pronunciate le frasi in italiano registrate nei filmati dell'attacco contro i nostri soldati a Nassiriya, e capire chi comprendesse la nostra lingua durante la videoregistrazione del messaggio dei tre ostaggi delle Brigate Verdi, dopo l'assassinio di Fabrizio Quattrocchi. E poi, il linguaggio aggressivo rivolto contro Silvio Berlusconi nelle rivendicazioni dell'omicidio di Quattrocchi ("ritardato mentale") e di Antonio Amato ("sciocco") sembra avere la medesima radice. Un primo fronte di indagini tocca i sostenitori dell'Alleanza Patriottica Irachena (Api), un gruppo che compie attentati contro gli americani e i loro alleati. I suoi militanti sono principalmente dissidenti comunisti iracheni in esilio in Europa, il cui leader, Abdul Jabbar Kubaisy, dopo aver incontrato Saddam Hussein a Bagdad, nel febbraio 2003 impegna l'Alleanza a "fronteggiare l'aggressione imperialista americana". Quando scoppia la guerra, Kubaisy torna in Iraq, ma lascia il suo vice, Awni al Kalemji, a fare propaganda per l'Api in Europa. Arrestato e poi scagionato dalle autorità danesi per l'arruolamento in Danimarca di alcuni iracheni che sono andati a combattere con i fedayn di Saddam, Kalemji cerca il sostegno degli europei visceralmente contrari alla guerra. Lo trova tra i militanti dell'estrema sinistra. Nell'estate 2003, Kalemji partecipa al Campo Antimperialista di Assisi, poi è ospite di alcuni circoli dell'Arci.

L'intelligence italiana si accorge però che all'iniziativa aderisce in un primo momento anche un gruppo eterogeneo. Ne fanno parte tra gli altri Susanne Scheidt, Miguel Martinez e Franco Cardini, insigne medievista secondo il quale gli ultimi video di Bin Laden sono un falso della Cia per diffondere sentimenti anti-islamici. Per finire con padre Jean-Marie Benjamin, il prete cattolico francese che - proprio prima della guerra, nel febbraio 2003 - ha organizzato la visita in Vaticano dell'ex viceministro degli Esteri iracheno Tareq Aziz. Il quotidiano iracheno Al Mada ha inoltre rivelato che il sacerdote era tra gli occidentali che ricevevano finanziamenti dal regime iracheno, un'accusa che il prete francese continua a respingere. All'iniziativa aderiscono infine anche membri dell'Ucoii, la maggiore organizzazione islamica italiana, che però sulla questione registra una spaccatura al vertice. I responsabili del Campo Antimperialista raccolgono fondi per l'Api, chiedendo dieci euro a ogni partecipante e aprendo un conto bancario in Italia per le donazioni. Mentre i leader del gruppo risiedono in Italia, altri militanti sono attivi in Austria e in Germania. I fiancheggiatori europei dell'Api nemmeno tentano di negare la raccolta fondi per un'organizzazione che commette atti di terrorismo contro le forze della Coalizione. Moreno Pasquinelli, uno dei leader del gruppo, arrestato a Perugia il primo aprile nell'ambito di una operazione internazionale di polizia contro il gruppo terrorista marxista turco DHKP-C, lo ha apertamente ribadito in un'intervista: "Non è affar nostro sapere in che modo useranno i fondi. Possono stampare giornali o comprare armi. Per noi è lo stesso". A leggere le interviste di Kalemji, sembra però che il gruppo preferisca acquistare armi. Dopo aver auspicato che la guerra in Iraq finisca come la "guerra di liberazione in Vietnam", Kalemji ha dichiarato che l'Api ha centinaia di uomini armati che combattono in Iraq contro le forze occidentali che hanno aderito alla Coalizione guidata dall'America e "contro chiunque collabori con loro". Nel dicembre scorso Kalemji è ricevuto come un eroe durante un raduno organizzato a Roma dal Campo anti-imperialista. Poi viaggia in altri Paesi europei per incontrare sostenitori e ricevere donazioni. Sebbene secondo la legge tedesca e italiana le attività dell'Api costituiscano raccolta di fondi a favore di un'organizzazione terroristica estera, le nostre autorità e quelle di Berlino non hanno ancora preso i provvedimenti del caso. Così hanno permesso che il 14 febbraio l'Api organizzasse un altro raduno nelle piazze di Milano. Sotto lo sguardo vigile delle autorità italiane, continua ancora la raccolta di fondi per attaccare "l'arrogante invasore americano".

Sulla questione sarà sentito il capo degli 007 militari. Il presidente del Copaco, il comitato parlamentare di controllo sui servizi di informazione e sicurezza, Enzo Bianco ha disposto per i prossimi giorni un'audizione del direttore del Sismi, il servizio segreto militare, generale Niccolò Pollari. La decisione è stata presa proprio per sentire l'opinione del capo dei nostri 007 impegnati in Iraq sulla possibile partecipazione attiva di elementi italiani al fianco della sedicente resistenza irachena, partecipazione che sembrerebbe tra l'altro confermata da un video (trasmesso anche dal Tg5) in cui si ode una voce italiana durante l'attacco subito dal nostro contingente militare a Nassiriya. "L'audizione - spiega lo stesso Bianco - è stata disposta allo scopo di fare piena luce in ogni suo aspetto sulla vicenda, nella sede istituzionalmente corretta per informare con la dovuta tempestività e precisione il Parlamento, in modo tale da garantire la dovuta riservatezza che la vicenda richiede". Il presidente del Copaco precisa anche che "in nessuna informativa del Sismi si è finora fatto cenno a un'ipotesi del genere", tra l'altro rilanciata recentemente anche dal giornalista Magdi Allam sulla prima pagina del Corriere della Sera.

 

Continuano le inchieste della stampa libera sull'alleanza rosso-verde-bruna
per la propaganda dell'odio antiebraico ed antiamericano in Italia.

 

Dopo le rivelazioni di Dimitri Buffa dell'ottobre 2002 inizia il monitoraggio
dei propagandisti antisemiti Susanne Scheidt e Miguel Martinez:

il vice direttore del Corriere della Sera, Magdi Allam,
denuncia il ruolo del gruppo neo-nazista al-Awda Italia
e quello dell'Ucoii dell'ex autonomo Roberto Piccardo
nella propaganda di odio contro Americani ed Ebrei
;

il direttore de Il Foglio, Giuliano Ferrara,
chiarisce il ruolo dell'addestratore Martinez, di Franco Cardini e di Claudio Mutti.




martedì 2 dicembre 2003

Rossi e neri

Il 13 dicembre manifestazione per la “resistenza” irachena

di Giuliano Ferrara

 

Roma. Se la “resistenza” irachena chiama, non è il momento di fare gli schizzinosi. Rispondono così, a chi li accusa di essersi mescolati con esponenti della destra estrema e negazionista, i promotori della manifestazione del prossimo 13 dicembre in sostegno del “popolo iracheno che resiste”. Scadenza che si sta trasformando nel laboratorio di un’alleanza solo apparentemente insolita, ma che altri segnali indicano come emergente. La corrispondenza d’amorosi sensi antiamericani che schiera sulla stessa trincea esponenti della destra estrema e altermondialisti oltranzisti è la stessa che, in tutti i paesi europei, sta sperimentando anche altre spericolate convergenze. Come quelle che alimentano il nuovo antisemitismo denunciato dal rapporto dell’Osservatorio su razzismo e xenofobia dell’Unione europea, prima commissionato e poi nascosto, le cui conclusioni sono trapelate nei giorni scorsi.

Il prossimo 13 dicembre, così, vedremo uniti nella lotta contro l’America, attore diabolico nel conflitto mediorientale e minaccia permanente alla pace mondiale, gli ultras trotziksti del Campo antimperialista ed editori di estrema destra come Claudio Mutti, islamisti come Isabella Camera d’Afflitto ed ex lepenisti convertiti al “comunitarismo” come Maurizio Neri, storici conservatori come Franco Cardini e marxisti ortodossi come il filosofo Domenico Losurdo, Mara Malavenda, pasionaria dei Cobas, e Luigi Tedeschi, direttore della rivista di destra estrema Italicum, Angelo Del Boca, storico del colonialismo italiano e Roberto Hamza Piccardo, dell’Unione delle comunità islamiche d’Italia (che ha aderito a titolo personale, dopo che la sua associazione ha fatto un passo indietro).

La composita compagnia auspica “la sconfitta degli occupanti angloamericani”, vista come “una vittoria per tutti coloro che nel mondo lottano per la democrazia, l’autodeterminazione e la libertà dei popoli che non vogliono essere sottoposti al giogo imperiale”. Le critiche di chi ha bocciato l’iniziativa, denunciando le relazioni pericolose alla sua base (lo hanno fatto, tra gli altri, Liberazione e il Manifesto) non turbano i promotori: “L’appello sta circolando in rete in modo massiccio. Cosa dovremmo fare, chiedere la storia politica di ogni firmatario? Accoglieremo a braccia aperte tutti quelli che vogliono unirsi a noi per sostenere la causa della liberazione dell’Iraq dagli occupanti, anche coloro che fino a l’altro ieri fossero stati dalla parte sbagliata. Così come tanti ex-compagni si sono messi al servizio della borghesia, è ammissibile, anzi auspicabile, che avvenga il processo inverso, soprattutto tra i giovani proletari che oggi militano tra le file dell’estrema destra fascista e razzista”, scrivono i responsabili del Campo antimperialista. Sono loro il motore dell’iniziativa del 13 dicembre. Si autodefiniscono “rete internazionale che raggruppa più di cento movimenti di liberazione, partiti rivoluzionari e associazioni di lavoratori e di oppressi”. Sono loro che hanno lanciato la campagna di raccolta di fondi “10 euro per la resistenza irachena” (il portavoce, Moreno Pasquinelli, ribadisce che “non è affar nostro sapere come li utilizzeranno. Potranno stampare giornali o comprare armi, per noi va bene”).

La storia del Campo arriva da lontano, e l’intreccio iniziale con il movimento pacifista ha determinato la scelta di Assisi come sede, anche se non ha impedito che l’Associazione culturale di Hezbollah fosse invitata permanente e gradita. A sua cura erano, nel 2000, la sessione plenaria dedicata a “Islam e nuovo ordine mondiale” e il forum sulla “resistenza libanese contro il sionismo”. Quest’anno, naturalmente, il Campo si è occupato del “popolo iracheno che resiste”. Star dell’edizione sono stati Jehad Hussein, “un feddayn che ha partecipato alla difesa di Baghdad”, Awni Al Kalemji, definito “primo rappresentante all’estero della resistenza”, e il messicano Miguel Guillermo Martinez, ex miliziano e addestratore di gruppi paramilitari di estrema destra sudamericana, collaboratore dei negazionisti di Al-Awda Italia. Oltre al solito padre Jean-Marie Benjamin, capofila di quelli che pensano che in Iraq si stava meglio quando si stava peggio. Il sacerdote francese, che vive ad Assisi, assai poco francescanamente ha spiegato l’attacco alla sede Onu di Baghdad: “Il Consiglio di sicurezza non ha trovato il coraggio di pronunciare una sola parola di condanna per le menzogne relative alle armi di distruzione di massa e l’aggressione militare contro uno dei paesi membri fondatori delle Nazioni unite. Infine, l’accettazione del governo provvisorio di Baghdad… è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”.

Genuina ispirazione antifascista?

Negli ultimi giorni, incalzati anche dalle perplessità di numerosi compagni, i padrini della manifestazione hanno reagito ribadendo la loro genuina ispirazione antifascista. Probabilmente non hanno letto cosa ne pensa uno dei firmatari dell’appello, il già citato Claudio Mutti. Parmense, animatore delle Edizioni del Veltro, convertito all’islamismo e studioso di tradizioni popolari, Mutti proviene dal vivaio di Jeune Europe, formazione della destra “comunitarista” fondata negli anni 60 dal belga Jean Thiriart, ex combattente delle Waffen-SS. In un articolo pubblicato sul sito gerarchia.it, Mutti spiega che considerare antifascismo e antimperialismo come termini conciliabili è né più né meno che una manifestazione di ottusità: “Espressioni come queste hanno preso a circolare di recente, dopo che qualcuno ha lanciato l’idea di organizzare, a sostegno dell’Iraq, una manifestazione senza pregiudiziali ideologiche”. E’ noto, scrive Mutti, che “la ‘Resistenza’ antifascista è stata un movimento collaborazionista al servizio dell’invasore angloamericano, un movimento che ha contribuito a consegnare l’Italia al capitalismo imperialista”. Del resto, osserva, “l’azione partigiana degli antifascisti” è stata “appoggiata e finanziata dagli imperialisti occidentali”. E conclude: “Grazie a Dio, ben presto il Maresciallo Stalin li avrebbe costretti, questi ‘uomini che si proclamano rivoluzionari’, a rinnegare la loro fiducia nell’‘Inghilterra plutocratica’ e nell’‘America trustistica’. Ma quelli, tra i loro figli e nipoti, che oggi salgono in cattedra a impartire lezioni di antimperialismo, a esigere credenziali e a imporre pregiudiziali, a respingere sdegnati ogni ipotesi di fronte comune coi neofascisti veri o presunti, farebbero bene a studiare la storia della loro famiglia e a rifletterci sopra. E almeno ci risparmino l’ottusa insensatezza dell’imperialismo antifascista”. Buona manifestazione a tutti.

 

Il Cardini furioso

I video di bin Laden li fa la Cia per alimentare l’antislamismo”,
parola di storico accreditato


Dalla Premessa, pagina XI: “Un’analisi prosopografica dei consiglieri di Bush…conduce all’affiorare di un gigantesco ‘comitato d’affari’ che tende all’egemonia del mondo”. I neocon? “Avventuristi” (pag. 16). L’11 settembre? “L’espediente di una provocazione esterna, sfruttando il quale distogliere l’attenzione dalla crisi economica interna, è capitato al momento opportuno” (pag. 33). L’intervento in Afghanistan? “Si sta organizzando in Afghanistan sotto l’attenta regia delle multinazionali del petrolio autorizzate dal governo americano la Pacchia infinita degli oleodotti, dei metadonodotti e delle commesse internazionali” (pag. 55). La nuova dottrina di sicurezza dell’Amministrazione Usa? “Una sorta di faustismo liberaldemocratico americanista: improbabile connubio tra John Wayne, Capitan America e il dottor Faust” (pag. 67). La democrazia in Iraq? “Sicuro pretesto per continuare a presidiare l’area irachena così come, per oltre un decennio, gli Usa hanno presidiato il Golfo” (pag. 84), perché “naturalmente, gli americani non se ne andranno, sono lì per ricostruire, per gestire il petrolio, per controllare il territorio. Mentre è cominciato il tormentone, Saddam era un criminale, ne ha fatte di tutte, finalmente non c’è più…” (pag. 95). La fede neocon? “Per quanto ciò possa apparire paradossale, è proprio la vicinanza a Israele e alle posizioni sioniste che ha procurato a settori neocon la simpatia di quei gruppi fondamentalisti cristiani americani che dovrebbero essere a loro più lontani” (pag 115). Il paradosso si comprende nella pagina successiva: “L’antislamismo, che senza dubbio appartiene alla sfera degli equivoci politico religiosi, spinge a simpatizzare con chi ha mosso guerra in meno di un biennio a un capo terrorista e a un dittatore mussulmani”, “il maldestro e probabilmente apocrifo messaggio pervenuto ai media tra il febbraio e il marzo 2003 attraverso la solita videocassetta nella quale Osama incitava i ‘veri credenti’ al combattimento contro i crociati e gli ebrei” è “arrivato a corroborare la tesi della Casa Bianca”, tanto “da far pensare a un falso dei servizi americani”. Francamente, non si comprende perché evocare l’ombra della mite studiosa di Giordano Bruno, Frances Yates, e del grande Honoré d’Urfé che con la sua Astrea fondò all’inizio del Seicento il preziosismo. Questo “Astrea e i Titani”, fatica del professor Franco Cardini e da cui le citazioni, spiega perché il 13 dicembre il professore marcerà per la “resistenza” irachena.

 

 

Roberto Piccardo, portavoce di Hamas per l'Italia,
diffonde proclami che
esaltano il terrorismo suicida

 



martedì 23 marzo 2004

PROCLAMI IN ITALIA DEGLI AMICI DI YASSIN

Come l'Ucoii di Piccardo esalta il terrorismo di Hamas


Il ramo italiano dei "fratelli musulmani" svolge attiva propaganda
e raccogliere donazioni a favore di quello palestinese che utilizza i  kamikaze


di Magdi Allam

 

Il 25 maggio 2002, verso le 23, squillò il cellulare di Ibrahim Salem Abayat. Era uno dei tre palestinesi esiliati in Italia a seguito dell'accordo con Israele per lo sgombero della Chiesa della Natività di Betlemme. Ci trovavamo nella residenza romana di Nemer Hammad, da un ventennio l'ambasciatore di Yasser Arafat nel nostro Paese. Per rispondere Abayat ritenne opportuno appartarsi e appena finito si limitò a dirci: "Era Khaled Mashaal". Ovvero il capo dell'Ufficio politico di Hamas. Una telefonata, protrattasi circa cinque minuti, che chiarì il ruolo di rilievo che Abayat ricopre in seno al principale movimento integralista islamico palestinese. Successivamente, nonostante il divieto ufficiale pattuito con le autorità italiane, Abayat tenne interessanti contatti con esponenti di Hamas in Italia. Che non sfuggirono ai nostri servizi segreti. E che ieri sono stati riesaminati con accuratezza. L'attività di arruolamento di Hamas è emersa senza ombra di dubbio da un video, diffuso l'8 marzo scorso, in cui compaiono i primi due kamikaze islamici britannici di origine pachistana che il 30 aprile 2003 si fecero esplodere in un caffè di Tel Aviv, provocando la morte di tre israeliani e il ferimento di altri cinquantacinque. Per la prima volta si sente un testamento in inglese dei due aspiranti kamikaze: "Vogliamo offrire la nostra vita per il bene di Allah e per vendicarci degli ebrei e dei crociati". Grazie alla loro diretta testimonianza si è saputo che Omar Khan Sharif, 27 anni e padre di due figli, e Asif Hanif, 22 anni, erano stati indottrinati, arruolati e inviati sul luogo del "martirio" da Hamas. Un lavaggio del cervello consumatosi nelle moschee di Londra e di Derby.

Ebbene le indagini svolte dai nostri servizi segreti hanno evidenziato che anche da alcune moschee italiane, principalmente dislocate in Lombardia, sono partiti dei mujahiddin e dei shahid che recentemente si sono fatti esplodere in Iraq. Così come non può essere sottovalutato il fatto che la gran parte dei circa 400 luoghi di culto islamici presenti sul nostro territorio fanno riferimento all'Ucoii (Unione delle comunità e delle organizzazioni islamiche in Italia), una sigla legata alla potente rete internazionale dei Fratelli Musulmani. Il cui leader spirituale, Mohammed Mahdi Akef, ieri in Egitto ha promesso di vendicare l'assassinio dello sceicco Yassin colpendo gli interessi israeliani e americani. Perché di fatto Hamas è la punta di diamante nella struttura militante e rivoluzionaria dei Fratelli Musulmani.

Hamza Roberto Piccardo, segretario nazionale dell'Ucoii, è il più noto e focoso difensore dell'ideologia e della strategia di Hamas in Italia. Nel 2002 Piccardo fece l'apologia del terrorismo suicida firmando sul sito www.aljazirah.it un documento dei Fratelli Musulmani egiziani in cui si legge: "Le operazioni di martirio che i palestinesi compiono ora nei territori occupati per liberarsi dall'oppressione, sono il grado più alto nel Jihad, e la morte nel compiere queste operazioni è considerata la forma più alta in assoluto di martirio. Il martirio è un atto eroico compiuto da una persona che sacrifica la sua anima sulla retta via di Dio per difendere se stessa, la patria, la comunità la dignità l'onore, la religione e i luoghi sacri". Ma è nel finale che compare il passaggio ancor più significativo per le sue implicazioni concrete e operative: "Non si possono lasciare da soli i palestinesi perché la questione palestinese è di ogni musulmano. Il Jihad è diventato, da questo momento, un obbligo divino applicabile a tutta la comunità. Il Jihad con l'anima, con il denaro, con le parole, con la diffusione della verità ciascuno secondo le proprie capacità e possibilità. Si tratta di una vera e propria fatwa, un responso giuridico islamico, che Piccardo a nome dell'Ucoii ha sottoscritto. Una fatwa che intima anche ai musulmani in Italia di partecipare al Jihad contro "l'entità sionista, razzista, colonialista", uccidendo indiscriminatamente gli israeliani perché "tutti coloro che usurpano la terra, violano la dignità, profanano i luoghi sacri sono considerati combattenti a prescindere dagli abiti che portano".

Quanto l'Ucoii sia considerata importante nella strategia della rete integralista mondiale, lo si  è visto lo scorso 5 gennaio a Rimini, dove tenne il suo ventitreesimo convegno. Vi presero parte Abu Jarra Sultani, vice-presidente del Parlamento algerino, e Mohammed Mursi, capogruppo dei Fratelli Musulmani al Parlamento egiziano.

Ma non sono solo le moschee, in qualche modo legate all'Ucoii, a preoccupare le nostre forze di sicurezza dopo l'assassinio dello sceicco Yassin. Sotto i riflettori c'è l'ampia rete di intesa ideologica e collaborazione fattiva che accomuna gli integralisti islamici a forze di estrema sinistra e di estrema destra in Italia. Basta leggere i nomi dei membri del Consiglio permanente dei sedicenti "Comitati per la resistenza del popolo iracheno", costituiti negli scorsi mesi. Al fianco di Piccardo compaiono Aldo Bernardini, Jean Marie Benjamin, Luigi Cortesi, Roberto Costanzo Preve, Roberto Massari, Leonardo Mazzei, Claudio Moffa, Moreno Pasquinelli e Giuseppe Pelazza. Così come basta rifarsi alle testimonianze rese da Piccardo nell'intervento dal titolo "L'islam e la lotta contro gli imperialismi", il 26 febbraio 2003 a Firenze, nel corso del "Convegno teorico su imperialismo, guerra e lotta di classe" organizzato dal Campo Antimperialista. A esso partecipò Abd al-Jabbar al-Kubaysi, il leader dell'Alleanza nazionale irachena che promuove gli attentati contro gli americani e i "collaborazionisti" a Al Falluja. Questa rete del radicalismo globalizzato ciò che maggiormente spaventa.

 

 

al-Awda Italia: il negazionismo antisemita di Israel Shamir
riproposto in Italia dalla coppia Scheidt-Martinez

 



lunedì 13 ottobre 2003

«L’Occidente per noi è un nemico»

Così gli estremisti ora si alleano


Il rischio di un fronte comune tra integralisti religiosi e gruppi di neofascisti e di ultrasinistra
Sottoscrizioni per la resistenza irachena, campi di indottrinamento e manifesti pro kamikaze


di Magdi Allam

 

ROMA - Chiamiamole pure esercitazioni congiunte degli estremisti delle varie provenienze: schegge di comunisti, fascisti, no global, animalisti, cattolici scismatici, islamici. Uniti dal collante dell’ostilità, dell’odio e della violenza: antiebraismo, antiamericanismo, antisistema, antiglobalizzazione. Alcuni devoti persino a nuovi miti contemporanei: i kamikaze islamici, Osama Bin Laden, gli irriducibili della lotta armata. Tra essi anche i credenti in un sistema di valori radicali: l’esaltazione del sacrificio estremo della vita, lo scontro frontale costi quel che costi, la guerra ad oltranza come fine a se stessa. Potremmo essere alle prove generali dell’esordio di una Internazionale degli estremisti globalizzati. Che hanno abbattuto il loro Muro, accantonato le divergenze ideologiche, suonato le sirene dell’allarme generale, serrato le fila degli intellettuali, militanti e combattenti. Sottomettendosi a una unica priorità: sconfiggere insieme il nemico comune. Ebbene tutto ciò ci riguarda assai da vicino. Perché è proprio qui in Italia che si sta sperimentando l'inaudito sodalizio tra le varie anime della galassia degli estremisti contrari a tutto e a tutti.

Scena prima. Per la prima volta, negli scorsi giorni, è stata lanciata una campagna di sottoscrizione a favore dei combattenti antiamericani in Iraq. Lo slogan recita: «Dieci euro a testa per la resistenza irachena». L’iniziativa è del Campo Antimperialista. Con questa motivazione: «Tanti, tantissimi, comprendono che la resistenza irachena contro gli occupanti imperialisti è giusta e legittima. La Resistenza è ai suoi primi passi, è nella fase delicata, embrionale, in cui deve raggiungere una più ampia massa critica e unirsi in un fronte unito, creare un comando generale. In questo contesto è più che mai importante l’appoggio internazionale».

Il Campo Antimperialista aveva organizzato dal 31 agosto al 6 settembre scorso ad Assisi un raduno di militanti radicali convenuti dall’Italia e dall’estero. I relatori erano sia di estrema sinistra sia di estrema destra, sia laici sia integralisti islamici. Tra loro c’erano Moreno Pasquinelli, Miguel Martinez, Hamza Roberto Piccardo, Carlo Corbucci. Quest’ultimo, un convertito all’islam, avvocato, lo scorso mese ha dato alle stampe un libro dal titolo «Il terrorismo islamico in Italia, Realtà e finzione». Vi si teorizza il sodalizio tra gli islamici e i no global.

Scena seconda. Dopo l’attacco «selettivo» israeliano dello scorso 6 settembre, da cui si è salvato il leader spirituale del movimento islamico palestinese Hamas, la Comunità politica di Avanguardia (estrema destra) ha fatto affiggere sui muri di diverse città un manifesto dal titolo «Lunga vita allo sceicco Ahmed Yassin, Lunga vita a Hamas». Sempre in caratteri grandi vi si legge: «Israele non capisce il linguaggio del dialogo, ma solo quello della guerra e del sangue». Segue una apologia e esaltazione dei kamikaze islamici: «Il nostro abbraccio fraterno a chi offre la sua vita in combattimenti impari di fronte a un nemico infinitamente superiore militarmente, ma totalmente inferiore sul piano morale. Per il loro generoso ed eroico sacrificio il nostro affetto e rispetto eterno».

L’apparizione di questo manifesto ha coinciso con l’avvio di alcuni incontri tra i militanti dell'estrema destra e dell'estrema sinistra, riservati formalmente a questioni ecologiche e animaliste.

A conferma del flirt tra gli opposti estremismi, Leonardo Fonte, il fondatore della Comunità politica di Avanguardia, in una sua recente dichiarazione pubblica ha espresso «ammirazione e solidarietà a Nadia Lioce per la coerenza politica dimostrata».

Scena terza. Entriamo nel forum promosso da Al Awda (Il ritorno), gestito da Susanne Scheidt. Anche qui si confrontano personalità che fanno riferimento a estremismi diversi. Vi si ritrovano gli stessi nomi del Campo Antimperialista. Il sito si presenta così: «Al Awda si fa portavoce del diritto dei palestinesi di ritornare nella loro patria e di rientrare pienamente in possesso delle loro proprietà confiscate e distrutte». E’ quel «pienamente» il passaggio cruciale. Per la Scheidt significa sostanzialmente la negazione del diritto di Israele all’esistenza, perché a suo avviso tutta la Palestina mandataria dovrebbe andare ai palestinesi. Israele, afferma la Scheidt «è solo l’appendice della grande potenza americana spinta dentro il Medio Oriente per destrutturare il mondo arabo».

Scena quarta. Fervono i preparativi per la preparazione di una manifestazione a Roma il 6 dicembre a favore della resistenza irachena. In un appello si legge: «La battaglia che si svolge in Iraq ha un’importanza storica. Se gli occupanti angloamericani saranno cacciati, se il popolo iracheno riuscirà a liberarsi di loro, le pretese imperiali e imperialiste nordamericane, l’idea di trasformare il mondo intero nel loro orto di casa, subiranno un colpo fatale. La sconfitta degli occupanti angloamericani sarebbe dunque una vittoria per tutti coloro che nel mondo lottano per la democrazia, l’autodeterminazione e la libertà dei popoli che non vogliono essere sottoposti al giogo imperiale».

Ora è chiaro che gli estremisti di tutti i colori concordano sull'opportunità di creare un fronte comune per sconfiggere gli americani in Iraq. Di grande interesse il dibattito che si sta sviluppando tra i militanti nella rete. Sul sito del Campo Antimperialista uno di loro protesta: "Perché per colpire meglio la destra ve la portate al campo e gli fate fare le conferenze? Perché dare spazio a chi propone un'adesione al manifesto Fiamma Tricolore in vista delle prossime elezioni europee 2004 come Enrico Galoppini? Perché dare spazio a Miguel Martinez che pubblica sulla rivista Orion di Maurizio Murelli estremista di destra. Sicuri di voler colpire la destra? Ci state collaborando con la destra!".

Replica Galoppini, responsabile del sito Al Jazirah.net e delle Edizioni all'Insegna del Veltro: "Mi permetto di osservare che insistendo troppo con la similitudine con la resistenza al fascismo, si rischia di tenere lontane molte persone che non si sentono «di sinistra». Tutti d'accordo sul fatto che se uno non si sente «di sinistra», non è detto che 1) si senta «di destra» o, peggio, 2) sia un mostro a sette teste. Molti avvertono come non più dilazionabile un impegno fattivo contro il pericolo n. 1 del nostro tempo. E, considerato che il pericolo n. 1 ha legioni di lacchè e di indifferenti («di sinistra», «di destra» e «di centro») che portano acqua al suo mulino, non mi pare il caso di giocarsi potenziali aderenti e simpatizzanti non "di sinistra" per due o tre riferimenti a fascismo e nazionalsocialismo".

Anche all’interno del forum di Al Awda, Claudio Tullii, che gestisce il sito «Materiali resistenti», difende la linea di apertura ai fascisti. Replicando a Fulvio Grimaldi, giornalista ex Rai, presidente del Comitato internazionale di difesa di Slobodan Milosevic, afferma: «Già da tempo anche qui si è fatto un serio discorso sul superamento della dicotomia destra-sinistra. Io personalmente provengo dalla sinistra estremissima ma non mi sento di sputacchiare a priori contro chi, da destra (non quella di Alemanno o Fini) fa un discorso che collima con il mio al 98 per cento... Io non sono un integralista come te caro Grimaldi... Io considero uomini anche quelli che tu chiami topi di fogna... e anche il buon Hitler... non aveva tutti i torti...».

Sottoscrizioni a favore della resistenza irachena, campi di indottrinamento ideologico, manifesti inneggianti ai kamikaze islamici, dibattiti accesi nei forum sulla rete. E’ qui che sta prendendo corpo la nuova realtà del sodalizio tattico tra i vari estremisti del nostro Paese. Dove si forgia un nuovo tipo di militante che ha una sola priorità: colpire l’America e Israele. Per ora siamo alle convergenze politiche. Ma il pericolo di degenerazioni non va sottovalutato.
 


L'anziana leader odiatrice degli ebrei Scheidt e il suo socio Martinez
si affannano invano a "smentire"
ciò di cui esiste prova documentale certa

E' UN ULTERIORE PASSO FALSO?

Libero e La Padania lo avevano già denunciato nel 2002:

 

mercoledì 30 ottobre 2002

Un rapporto dei servizi segreti svela infiltrazioni di estremisti islamici e neonazisti tra le fila del Social Forum
A pochi giorni dalla manifestazione di Firenze arrivano nuove e inquietanti rivelazion
i


No global arruolati nella guerra santa

Tra i giottini anche musulmani, nazisti e comunisti uniti dall'odio per gli Usa
Nel capoluogo toscano ci sarebbe già stato un
summit di fondamentalisti

di Dimitri Buffa

 

ROMA - Estremisti di destra, di sinistra e del fanatismo wahhabita uniti dall'odio verso il capitalismo e l'occidente democratico: Ecco gli opposti, estremismi versione 2002. Potremmo vederli a Firenze insieme ai no global. Di cui vorrebbero spodestare l'attuale leadership Agnoletto-Casarini con una ancora più antagonista. Si chiama forse "dossier Capua" la ragione delle preoccupazioni  del ministro Pisanu, un'informativa realizzata da intelligence mediorientali su input degli esperti del dipartimento "Countering Suicide Terrorism", costituito presso l'Institute for Counter Terrorism (Ict) del Centro Interdisciplinare di Herzliya, in Israele, organismo con osservatori permanenti sparsi un po' ovunque in Europa.

In questo rapporto si ipotizza che prima del 9 novembre alcuni dei protagonisti di questa singolare joint venture di estremismi nazi-comunisti e di integralismo islamico (da almeno due anni la relazione semestrale del Cesis accenna a questo rischio di fusione degli antagonismi anti-occidentali, ndr) abbiano anche deciso di vedersi per progettare le iniziative da prendere per trasformare tutta la grande kermesse fiorentina in una palestra di esibizione di sentimenti anti-americani e anti-israeliani. Per non dire antisemiti. Nella migliore delle ipotesi un remake più duro e più puro delle manifestazioni romane con ragazzotti travestiti da kamikaze.

L'indagine è stata resa possibile dall'imprudenza di alcuni partecipanti alla mailing list Al-Awda-Italia@yahoogroups.com. Centinaia di messaggi inneggianti all'anti-americanismo, conditi con altri decisamente antisemiti e i ripetuti accenni a quel che era in preparazione a Firenze hanno convinto i curatori del rapporto che ci si trovava in presenza di persone potenzialmente pericolose. E quando questa lista, da pubblica che era, è divenuta riservata, gli uomini delle intelligence occidentali hanno cominciato veramente a preoccuparsi. Hanno infatti scoperto che "al-Awda" è, a livello europeo, la struttura che coordina le relazioni dei no global, dei centri sociali e dell'area dell'estrema sinistra vetero-comunista con il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina di George Habbash.

Al-Awda Italia ha per responsabili la coppia Miguel Martinez - Susanne Scheidt. Il primo però proviene non da ranghi marxisti ma dall'estrema destra. A suo tempo ha confessato di essere stato un ex dirigente di una banda paramilitare sudamericana. In una intervista su "Famiglia Cristiana" in cui. faceva il "pentito tornato buon cattolico", dal titolo "Una setta un po' nazista".

Da un paio di giorni Martinez sarebbe partito da Marsiglia (dove lavora per l'ufficio stampa del Centro per il sostegno dell'Intifada) per recarsi a Firenze, allo scopo di incontrarsi con Giovanni Scuderi, Monica Martenghi, Giovanni Del Sole e Danilo Granito, che formano la direzione del Partito Marxista-Leninista Italiano (Pmli, organo di stampa il settimanale fiorentino "Il bolscevico", legato a Sendero Luminoso peruviano e al Subcomandante Marcos). Anche Danilo Granito (un altoatesimo dal cognome tedesco, responsabile del settore esteri) avrebbe un debole per l'estremismo islamico: pare che vada tutti gli anni a Teheran per l'anniversario della rivoluzione khomeinista. E il "Teheran Times" una volta gli ha persino dedicato una enorme intervista con foto, dal titolo "Un intellettuale italiano di sinistra esalta il carattere popolare e anti-imperialista della Rivoluzione iraniana".

Altro personaggio che compare in queste e mail monitorate è Roberto Hamza Piccardo, il segretario dell'Ucoii con un passato nell'estrema sinistra, che più volte ha rilasciato dichiarazioni ambigue (a volere essere buoni) sul terrorismo suicida. Eccone una:

«Le operazioni di martirio che i palestinesi compiono ora nei territori occupati per liberarsi dall'oppressione, sono il grado più alto nel Jihad, e la morte nel compiere queste operazioni è considerata la forma più alta in assoluto di martirio. Nessuno può dire che la resistenza con tutti i mezzi possibili contro l'occupazione è un fatto illegittimo. È sbagliato, altresì, il tentativo di confondere il "martirio" con il "suicidio", perché il suicida è un disperato a causa della sua vita, mentre il martirio è un atto eroico compiuto da una persona che sacrifica la sua anima sulla retta via di Dio per difendere se stessa, la patria, la comunità, la dignità, l'onore, la religione e i luoghi sacri».

Ora sembra che questi signori abbiano in programma una serie di incontri a Imperia prima e poi a Firenze in case messe a disposizione dagli aderenti di al-Awda e del Pmli. Due gli scopi dichiarati: caratterizzare le giornate di Firenze con una massiccia presa di posizione per l'Intifada e contro Israele, scalzare l'attuale leadership dei no global per sostituirla con una più dura e pura che in nome della fedeltà all'anti-occidentalismo non badi più alle differenze ideologiche tra fascisti e comunisti: tutti insieme contro l'Occidente grazie anche alla mediazione islamista.

Sentito in proposito l'unico leader islamico in Italia che non si riconosce su posizioni anti-americane, Shaykh Abdul Hadi Palazzi, segretario dell'Associazione musulmani italiani (Ami), ha dichiarato che «è sconcertante che i vetero-marxisti, i neonazisti negazionisti e i fondamentalisti wahhabiti vadano a braccetto in base al comune background antisemita e all'odio ideologico verso l'America e la democrazia occidentale. E' qualcosa che a Genova non si era ancora visto».

Speriamo di non vederlo nel raduno dei no global di Firenze.

 

martedì 29 ottobre 2002

Firenze nel mirino, rischio di violenze anti Usa
Marionette nelle mani di Bin Laden

di Dimitri Buffa

Khartum, ottobre 1994. Da sinistra: la guardia del corpo Adel (furente perché l'hanno fotografato insieme a Ghrewati), il segretario dell'UCOII Piccardo, il contabile dei fratelli musulmani Ahmad al-Beick (seminascosto) e il finanziere fondamentalista Ghrewati a colloquio col dittatore sudanese Omar al-Bashir.

FIRENZE - Ci sarà da ridere (o da piangere) a Firenze il prossimo 9 novembre: ormai i no global di destra e di sinistra sono strettamente uniti operativamente contro l'occidente capitalista e al loro fianco si è messa la potente organizzazione internazionale dei wahabiti. Cioè gli integralisti islamici che da una parte fanno capo agli amici sauditi di Bin Laden dall'altra alla potente organizzazione dei fratelli musulmani. Che ha in Italia per referente l'Ucoii, unione delle comunità islamiche italiane e il suo segretario Roberto Hamza Piccardo. A sua volta trait d'union per il nostro paese degli ingenti finanziamenti dell'uomo d'affari Baha Eldin Ghrewati, siriano importatore di turbine idrauliche con le quali vengono costruiti i nostri acquedotti, la vera mente finanziaria del fondamentalismo islamico in Italia, uomo rimasto sinora nell'ombra nelle varie indagini. I servizi israeliani, attraverso un loro centro studi e documentazioni sul terrorismo suicida, adesso avvertono il governo italiano: a Firenze questa galassia prenderà forma in manifestazioni di tipo molto aggressivo (o violento) a favore della Palestina e contro Israele e gli Usa e la loro intenzione sarebbe quella di forzare la mano persino ai no global di Agnoletto e Casarini che dovrebbero venire emarginati a favore di una leadership ancora più “antagonista”. Cioè apertamente simpatizzante per il terrorismo islamista. Questo rapporto da giorni sarebbe nelle mani degli esperti di intelligence italiani e anche del Viminale e sarebbe la ragione non ultima delle preoccupazioni via via manifestate in un crescendo di turbamenti da parte dello stesso ministro Pisanu. Sembra inoltre che prima del 9 novembre alcuni dei protagonisti di questa singolare joint venture di estremismi nazi - comunisti e di integralismo islamico (non è peraltro una novità che vadano d'amore e d'accordo se è vero come è vero che da almeno due anni la relazione semestrale del Cesis accenna a questo rischio di fusione degli antagonismi anti occidentali, ndr) abbiano anche deciso di vedersi per progettare le iniziative da prendere per trasformare tutta la grande kermesse fiorentina in una palestra di esibizione di sentimenti anti americani e anti israeliani (con punte di anti semitismo). A confronto di quel che potrebbe accadere a Firenze anche le deprecate manifestazioni dei no global travestiti da kamikaze di Hamas potrebbero impallidire. Il rapporto in questione è stato reso possibile dall'imprudenza di alcuni partecipanti alla mailing list Al-Awda-Italia@yahoogroups.com. decine di messaggi inneggianti all'anti mondialismo, condite con altri decisamente anti semiti e i ripetuti accenni a quel che era in preparazione a Firenze hanno convinto l'intelligence israeliana che non ci si trovava solo di fronte a buontemponi, ma a persone potenzialmente pericolose.

Peraltro a onore del vero la lista Al Awda, organizzazione filo islamista che fa riferimento ai comunisti del partito marxista leninista italiano, è piena anche di messaggi di sconcerto «per l'iscrizione sempre più numerosa di fascistoidi».

 «Non è che - commenta una tale Angela - se lasciamo far parlare questa gente ancora liberamente, poi qualcuno inizierà a dire: guardate questi di al-awda, che appoggiano i palestinesi perché sono o simpatizzano con i fascisti?»

Fatto sta che ad un certo punto questa lista da pubblica che era diventa riservata e a quel punto gli uomini delle intelligence occidentali cominciano veramente a preoccuparsi. E così, intercettando le e mail, scoprono che “Al-Awda” è, a livello europeo, la struttura che coordina le relazioni dei no global, dei centri sociali e dell'area dell'estrema sinistra vetero-comunista con il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina di George Habash.

Al-Awda Italia ha per responsabile Miguel Martinez, che però proviene non da ranghi marxisti ma dall'estrema destra ed è l'ex addestratore messicano dell'organizzazione paramilitare argentina “Nuova Acropolis”, a suo tempo finanziata da Augusto Pinochet. A suo tempo ha confessato di essere un ex dirigente della banda paramilitare sudamericana in una intervista su “Famiglia Cristiana” in cui faceva il “pentito tornato buon cattolico”, dal titolo “Una setta un po' nazista”.

Da un paio di giorni Martinez sarebbe partito da Marsiglia (dove lavora per l'ufficio stampa del Centro per il sostegno dell'intifadah) per recarsi a Firenze, dove ha preso un nuovo appartamento. Si è già incontrato con Giovanni Scuderi, Monica Martenghi, Giovanni Del Sole e Dario Granito (ma è un nome falso), che formano la direzione del Partito Marxista-Leninista Italiano (PMLI, organo di stampa il settimanale fiorentino “Il bolscevico”), legato a Sendero Luminoso peruviano e al Subcomandante Marcos. G. (un altoatesimo dal cognome tedesco, responsabile del settore esteri) pure avrebbe un debole per gli islamici: pare che vada quasi tutti gli anni a Teheran per l'anniversario della rivoluzione khomeinista. E il “Teheran Times” gli ha dedicato una enorme intervista con foto, dal titolo tipo «Un intellettuale italiano si sinistra esalta il carattere popolare e anti-imperialista della Rivoluzione iraniana». Altro personaggio che compare in queste e mail pubbliche e (poi in quelle intercettate) e Roberto Hamza Piccardo, il leader dell'Ucoii con un passato nell'estrema sinistra, che più volte ha rilasciato dichiarazioni ambigue (a volere essere buoni) sul terrorismo suicida. E chi rappresenta in Italia l'Ucoii se non il braccio organizzativo locale dei fratelli musulmani? Che in Italia esista una zona grigia nei contatti fra i “fratelli musulmani” e i simpatizzanti di al-Qaida è ormai una realtà confermata da fonti vicine alla Procura di Milano.

Commentando le dichiarazioni del procuratore Dambruoso su l'Avvenire del 18 ottobre, Emilio Randagio ha scritto: «A destare preoccupazione è il fatto che l'organizzazione dei fratelli musulmani, nata nel lontano 1928 in Egitto ad opera di Hassan Al-Banna, e’ molto diffusa tra le comunità islamiche presenti nel nostro paese (ma anche in tutta l'Europa) e che ad essa appartengono molti leader della UCOII, la principale organizzazione islamica in Italia, con 70 centri islamici e oltre 120 luoghi di culto».

Nel libro “Islam, Italia, Chi sono e cosa pensano i musulmani che sono tra noi” Magdi Allam e Roberto Gritti hanno cura di precisare che la carica di presidente dell'UCOII, ricoperta dal medico siriano Mohammad Nour Dachan, è semplicemente quella di un uomo di paglia. Il capo dei fratelli musulmani in Italia è invece un altro, gli autori sanno chi è, ma si guardano bene dal dirlo. «Preferisce mantenere l'anonimato per il timore delle rappresaglie che potrebbero colpire i familiari nel suo paese di origine», e loro si adeguano. Ma forse il desiderio di anonimato di questo capo integralista nasce da altro, dalle sue intime relazioni personali con ingombranti connazionali arabi quali il banchiere integralista siriano di Lugano, Youssef Nada, e il finanziere siriano Hasan Tubba'i, direttore della Banca Al Taqwa alle Bahamas, nonché da un passato fatto di rapporti con Hasan Turabi (uomo di governo sudanese leader locale dei fratelli musulmani negli anni '90) e di viaggi d'affari in Sudan all'epoca in cui il paese era la principale sede logistica di Al-Qaida. Questo operatore finanziario d'assalto che oggi importa in Italia turbine idrauliche e sistemi d'irrigazione prodotti in Medio Oriente ha invece un nome e un cognome: Baha Eldin Ghrewati, risiede in una villa a Laigueglia di Savona ed è iscritto all'Ordine dei medici. Si dichiara “agopuntore, psicoterapeuta ed omeopata”, ma non ha mai esercitato la professione. A Milano controlla due centri islamici, l'uno a Segrate e l'altro in via Padova, e ha uno “studio medico omeopatico” in via Ronchi. Altri due centri islamici li ha a Imperia e Sanremo, e ne ha altri sparsi per l'Italia, fra cui due uffici a Roma, in via Matera e via delle Quattro Fontane, usati come copertura per riunioni a porte chiuse fra i militanti dell'organizzazione. Il suo connazionale Mujahid Badaoui, anch'egli uomo d'affari, vicino al governo siriano e presidente del Centro Islamico Italiano di Sesto S. Giovanni, dice di lui: «Prima che fosse esiliato, in Siria lo chiamavamo “l'avvelenatore”. A parte il normale giuramento di fedeltà per tutti i neofiti, pretendeva un giuramento speciale di “lealtà medica” da tutti i suoi discepoli. Per tutta la vita non avrebbero avuto altro medico curante che il loro maestro, e non avrebbero assunto altro che i farmaci da lui somministrati, segno d'una fedeltà a tutta prova». Per la propaganda in arabo Ghrewati si avvale del suo braccio destro Dachan, mentre per quella in italiano utilizza il sito al Jazirah.it.

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