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Dice Allah l'Altissimo nel Glorioso Corano: "Chi è più empio di colui che
inventa menzogna circa Allah o rigetta i Suoi segni?
In verità i malfattori
non prospereranno" (al-An'am, 21)
Una buona notizia che i Musulmani moderati attendevano da troppo tempo:
venerdì
30 novembre 2007
Ucoii: rinvio a
giudizio
per istigazione all'odio razziale
Per il reato di istigazione all'odio razziale la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di Roberto Piccardo, portavoce dell'UCOII (unione della comunita' e organizzazioni islamiche in Italia), Mohamed Nour Dachan, presidente della stessa organizzazione, Marco Morelli, portavoce dell'associazione islamica "Imam Mahdi" e Damiano Di Palma, editore della casa editrice "Al Hikkma". Il Procuratore Aggiunto, Maria Cordova, ha formulato la sua richiesta per alcune pubblicazioni sul sito internet www.islam-online.it e sui giornali del gruppo "Quotidiano Nazionale" con l'inserzione a pagamento "Ieri stragi naziste, oggi stragi israeliane", del 19 agosto 2006. L'inchiesta era partita dalla denuncia presentata dai parlamentari di Lucio Malan e Giorgio Stracquadanio.
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venerdì
30 novembre 2007
Istigazione
all'odio razziale
il pm:
"Processo all'Ucoii"
Roma - Istigazione all’odio razziale. La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio dei vertici dell’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia. Il presidente dell’Ucoii Mohamed Nour Dachan, Roberto Piccardo, Marco Morelli (portavoce associazione Imam Mahdi) e Damiano Di Palma (editore casa editrice Al Hikma), devono rispondere a diverso titolo di aver incitato, via internet e stampa, a commettere violenze per motivi e religiosi. In particolare Piccardo deve rispondere di alcune pubblicazioni sul sito internet www.islam-online.it . Le contestazioni a carico di Nour Dachan sono dovute alla diffusione di "idee fondate sull’odio razziale e religioso", facendo pubblicare sul "Quotidiano Nazionale", l’inserzione a pagamento "Ieri stragi naziste, oggi stragi israeliane", apparsa il 19 agosto 2006. In particolare si accusa sul web un messaggio nel quale si affermava che "quello che sta succedendo a Gaza è il tentativo di distruggere l’umanità positiva che si estrinseca per moltitudini di uomini e donne nella menzione nel nome di Dio". Piccardo, inoltre, scriveva nel messaggio sul sito Internet di "blasfemità della guerra che trova la sua massima espressione nei bombardamenti terroristici". E poi facendo riferimento a Israele scriveva: "Sappiamo che Dio odia gli aggressione e che la sola reazione da Lui accettata è quella proporzionata all’offesa subita. Nonostante la paranoia israeliana non riusciamo a vedere alcuna proporzione. Ed è questo il segno di una escalation criminale di uno stato nato nella pulizia etnica, cresciuto e consolidato nella violenza e nell’ingiustizia". La procura contesta a Piccardo anche un altro messaggio pubblicato nel luglio 2006 nel quale il portavoce dell’Ucoii parlando di Israele dice che "questo Stato sta disseminando di stragi e rovine il vicino Oriente, anzi il mondo intero". L’inchiesta era scaturita da una denuncia dei parlamentari di Forza Italia, Lucio Malan e Giorgio Stracquadanio. L’iscrizione di Piccardo e Dachan era stata decisa dopo la consultazione delle fonti e in particolare le sentenze della Corte di cassazione in materia di istigazione all’odio razziale. La procura aveva identificato, tramite la Digos, come uno degli ispiratori del messaggio Dachan.

mercoledì
9 febbraio 2007
Indagati Piccardo e Dachan
(Ucoii)
«HANNO INCITATO ALLA VIOLENZA RAZZIALE»
di Maria Antonietta Calabrò
ROMA - Roberto Piccardo,
portavoce dell'Ucoii (Unione della comunità e organizzazioni islamiche in
Italia), è indagato dalla procura di Roma perché, con alcune pubblicazioni sul
sito internet www.islam-online.it,
"incitava a commettere violenze e atti di
provocazione alla violenza per motivi razziali e religiosi". Insieme al
portavoce è stato indagato anche il presidente Mohamed Nour Dachan. A carico di
quest'ultimo l'ipotesi di reato è di aver diffuso "idee fondate sull'odio
razziale e religioso" facendo pubblicare sul Quotidiano Nazionale, l'inserzione
a pagamento "Ieri stragi naziste, oggi stragi israeliane", apparsa il 19 agosto
2006.
L'inchiesta della procura di Roma era scaturita da una denuncia dei parlamentari
di Forza Italia, Lucio Malan e Giorgio Stracquadanio. L'iscrizione di Piccardo e Dachan è stata decisa
dopo la consultazione delle fonti e in particolare le
sentenze della Corte di cassazione in materia di istigazione all'odio razziale.
Nell'inserzione a pagamento fatta il 19 agosto scorso su alcuni quotidiani del
gruppo Riffeser, l'Unione delle comunità islamiche italiane (Ucoii) metteva
sullo stesso piano le stragi naziste compiute in Italia con gli eccidi compiuti
dagli israeliani anche in Libano.
La procura aveva identificato, tramite la Digos, come uno degli ispiratori del
messaggio Mohamed Dachan, presidente dell'Ucoii. Secondo quanto si è appreso
secondo la procura vi sarebbe il cosiddetto 'dolo specifico', ossia
la precisa
finalità di istigazione all'odio razziale, nell'inserzione a pagamento nel caso
di specie contro gli ebrei. Nella pagina a pagamento si affermava tra l'altro
"stragi naziste oggi stragi israeliane". E ancora:
"Marzabotto uguale Gaza
uguale Fosse Ardeatine uguale Libano".
La stampa USA denuncia
l'alleanza fra neofascisti, no global e
wahhabiti dell'UCOII.
Lorenzo Vidino e Andrea
Morigi descrivono il Campo Anti-imperialista su
National Review
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mercoledì 21 aprile 2004 di Lorenzo Vidino e Andrea Morigi
Mentre esistono molti europei che sono dichiaratamente contrari alla
guerra in Iraq, è dimostrato che alcuni di loro hanno passato il segno,
impegnandosi attivamente a sostenere la resistenza contro le forze armate
americane. Infatti in Europa estremisti fascisti e comunisti hanno
formato un'insolita coalizione, il cui scopo consiste nel fiancheggiare
moralmente e finanziariamente i gruppi terroristici iracheni, ed in
particolare l'Alleanza Patriottica Irachena (API), un gruppo che compie
attentati contro gli Americani e i loro alleati. |
Martinez, la
Scheidt, Cardini e l'Ucoii di
Piccardo
fra i fiancheggiatori dei terroristi che uccidono militari e civili
italiani
Attesa una relazione in Commissione Parlamentare del presidente del
Copaco
|
martedì 1 giugno 2004 MILANO - Non più un fronte costituito esclusivamente da arabi o
musulmani. Al Qaeda può contare ormai sui militanti di una rete
parallela che vede la guerra contro gli occidentali in Iraq come il
punto più avanzato delle lotte
antisioniste e antimperialiste. Una certezza per il ministro per
l'attuazione del programma, Claudio Scajola, che ieri dichiarava:
"Appare in maniera evidente che questo terrorismo fa politica,
è informato sulla politica dei Paesi europei, e quindi sicuramente ha
dei collegamenti", confermando le ipotesi dei nostri servizi
segreti, che attribuirebbero a cittadini italiani una partecipazione
attiva nella resistenza irachena e nell'uccisione di connazionali.
Tra gli europei contrari alla guerra in Iraq, dunque, alcuni si
impegnano attivamente per sostenere la resistenza contro le forze
armate americane. Fino a pochi mesi fa si trattava di un'insolita
coalizione europea di estremisti, che fiancheggiano moralmente e
finanziariamente i gruppi terroristici. E, stando a fonti vicine al
Pentagono, che intendono mantenere l'anonimato, l'intelligence
militare americana ne monitora da vicino le attività. Ma prima di
arrivare a coincidere, le strategie del terrorismo internazionale
hanno intrapreso una lunga marcia per la rivoluzione. Finché due
elementi fondamentali si sono saldati. Il primo è la fatwa dell'11
febbraio 2002, con la quale Osama Bin Laden decreta la non
incompatibilità tra il jihad e i movimenti socialisti, aprendo
così anche possibilità di carriera per gli "infedeli". Il 3 dicembre
2003 esce la risoluzione strategica "Jihad in Iraq, speranze e
pericoli". Passa quasi un anno, poi la risposta arriva, dall'India.
A Bombay, in parallelo con il Global Social Forum, tra il 17 e il 20
gennaio 2004. Sono quelli la data e il luogo di nascita del Mumbai
Resistance, che individua la "resistenza" irachena come punto
d'incontro di tutto l'antiamericanismo violento. L'aggancio
compiuto. Nel mirino degli investigatori, intanto, rimangono alcuni
nomi italiani di spicco. Ma ormai è caccia aperta ai personaggi che
stanno dietro le quinte, essenziali per ricostruire da chi siano
state pronunciate le frasi in italiano registrate nei filmati
dell'attacco contro i nostri soldati a Nassiriya, e capire chi
comprendesse la nostra lingua durante la videoregistrazione del
messaggio dei tre ostaggi delle Brigate Verdi, dopo l'assassinio di
Fabrizio Quattrocchi. E poi, il linguaggio aggressivo rivolto contro
Silvio Berlusconi nelle rivendicazioni dell'omicidio di Quattrocchi
("ritardato mentale") e di Antonio Amato ("sciocco") sembra avere la
medesima radice. Un primo fronte di indagini tocca i sostenitori
dell'Alleanza Patriottica Irachena (Api), un gruppo che compie
attentati contro gli americani e i loro alleati. I suoi militanti
sono principalmente dissidenti comunisti iracheni in esilio in
Europa, il cui leader, Abdul Jabbar Kubaisy, dopo aver incontrato
Saddam Hussein a Bagdad, nel febbraio 2003 impegna l'Alleanza a
"fronteggiare l'aggressione imperialista americana". Quando scoppia
la guerra, Kubaisy torna in Iraq, ma lascia il suo vice, Awni al
Kalemji, a fare propaganda per l'Api in Europa. Arrestato e poi
scagionato dalle autorità danesi per l'arruolamento in Danimarca di
alcuni iracheni che sono andati a combattere con i fedayn di Saddam,
Kalemji cerca il sostegno degli europei visceralmente contrari alla
guerra. Lo trova tra i militanti dell'estrema sinistra. Nell'estate
2003, Kalemji partecipa al Campo Antimperialista di Assisi, poi
è ospite di alcuni circoli dell'Arci. |
Continuano le inchieste
della stampa libera sull'alleanza rosso-verde-bruna
per la propaganda dell'odio antiebraico ed antiamericano in
Italia.
Dopo le rivelazioni di Dimitri
Buffa dell'ottobre 2002 inizia il monitoraggio
dei propagandisti antisemiti Susanne Scheidt e Miguel
Martinez:
il vice direttore del Corriere
della Sera, Magdi Allam,
denuncia il ruolo del gruppo neo-nazista al-Awda Italia
e quello dell'Ucoii dell'ex autonomo
Roberto Piccardo
nella
propaganda di odio contro Americani ed Ebrei;
il direttore de Il Foglio, Giuliano Ferrara,
chiarisce il ruolo dell'addestratore Martinez,
di Franco Cardini e di Claudio Mutti.
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Rossi e neri
Roma. Se la “resistenza” irachena chiama, non è il momento di fare gli schizzinosi. Rispondono così, a chi li accusa di essersi mescolati con esponenti della destra estrema e negazionista, i promotori della manifestazione del prossimo 13 dicembre in sostegno del “popolo iracheno che resiste”. Scadenza che si sta trasformando nel laboratorio di un’alleanza solo apparentemente insolita, ma che altri segnali indicano come emergente. La corrispondenza d’amorosi sensi antiamericani che schiera sulla stessa trincea esponenti della destra estrema e altermondialisti oltranzisti è la stessa che, in tutti i paesi europei, sta sperimentando anche altre spericolate convergenze. Come quelle che alimentano il nuovo antisemitismo denunciato dal rapporto dell’Osservatorio su razzismo e xenofobia dell’Unione europea, prima commissionato e poi nascosto, le cui conclusioni sono trapelate nei giorni scorsi. Il prossimo 13 dicembre, così, vedremo uniti nella lotta contro l’America, attore diabolico nel conflitto mediorientale e minaccia permanente alla pace mondiale, gli ultras trotziksti del Campo antimperialista ed editori di estrema destra come Claudio Mutti, islamisti come Isabella Camera d’Afflitto ed ex lepenisti convertiti al “comunitarismo” come Maurizio Neri, storici conservatori come Franco Cardini e marxisti ortodossi come il filosofo Domenico Losurdo, Mara Malavenda, pasionaria dei Cobas, e Luigi Tedeschi, direttore della rivista di destra estrema Italicum, Angelo Del Boca, storico del colonialismo italiano e Roberto Hamza Piccardo, dell’Unione delle comunità islamiche d’Italia (che ha aderito a titolo personale, dopo che la sua associazione ha fatto un passo indietro). La composita compagnia auspica “la sconfitta degli occupanti angloamericani”, vista come “una vittoria per tutti coloro che nel mondo lottano per la democrazia, l’autodeterminazione e la libertà dei popoli che non vogliono essere sottoposti al giogo imperiale”. Le critiche di chi ha bocciato l’iniziativa, denunciando le relazioni pericolose alla sua base (lo hanno fatto, tra gli altri, Liberazione e il Manifesto) non turbano i promotori: “L’appello sta circolando in rete in modo massiccio. Cosa dovremmo fare, chiedere la storia politica di ogni firmatario? Accoglieremo a braccia aperte tutti quelli che vogliono unirsi a noi per sostenere la causa della liberazione dell’Iraq dagli occupanti, anche coloro che fino a l’altro ieri fossero stati dalla parte sbagliata. Così come tanti ex-compagni si sono messi al servizio della borghesia, è ammissibile, anzi auspicabile, che avvenga il processo inverso, soprattutto tra i giovani proletari che oggi militano tra le file dell’estrema destra fascista e razzista”, scrivono i responsabili del Campo antimperialista. Sono loro il motore dell’iniziativa del 13 dicembre. Si autodefiniscono “rete internazionale che raggruppa più di cento movimenti di liberazione, partiti rivoluzionari e associazioni di lavoratori e di oppressi”. Sono loro che hanno lanciato la campagna di raccolta di fondi “10 euro per la resistenza irachena” (il portavoce, Moreno Pasquinelli, ribadisce che “non è affar nostro sapere come li utilizzeranno. Potranno stampare giornali o comprare armi, per noi va bene”). La storia del Campo arriva da lontano, e l’intreccio iniziale con il movimento pacifista ha determinato la scelta di Assisi come sede, anche se non ha impedito che l’Associazione culturale di Hezbollah fosse invitata permanente e gradita. A sua cura erano, nel 2000, la sessione plenaria dedicata a “Islam e nuovo ordine mondiale” e il forum sulla “resistenza libanese contro il sionismo”. Quest’anno, naturalmente, il Campo si è occupato del “popolo iracheno che resiste”. Star dell’edizione sono stati Jehad Hussein, “un feddayn che ha partecipato alla difesa di Baghdad”, Awni Al Kalemji, definito “primo rappresentante all’estero della resistenza”, e il messicano Miguel Guillermo Martinez, ex miliziano e addestratore di gruppi paramilitari di estrema destra sudamericana, collaboratore dei negazionisti di Al-Awda Italia. Oltre al solito padre Jean-Marie Benjamin, capofila di quelli che pensano che in Iraq si stava meglio quando si stava peggio. Il sacerdote francese, che vive ad Assisi, assai poco francescanamente ha spiegato l’attacco alla sede Onu di Baghdad: “Il Consiglio di sicurezza non ha trovato il coraggio di pronunciare una sola parola di condanna per le menzogne relative alle armi di distruzione di massa e l’aggressione militare contro uno dei paesi membri fondatori delle Nazioni unite. Infine, l’accettazione del governo provvisorio di Baghdad… è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”. Genuina ispirazione antifascista? Negli ultimi giorni, incalzati anche dalle perplessità di numerosi compagni, i padrini della manifestazione hanno reagito ribadendo la loro genuina ispirazione antifascista. Probabilmente non hanno letto cosa ne pensa uno dei firmatari dell’appello, il già citato Claudio Mutti. Parmense, animatore delle Edizioni del Veltro, convertito all’islamismo e studioso di tradizioni popolari, Mutti proviene dal vivaio di Jeune Europe, formazione della destra “comunitarista” fondata negli anni 60 dal belga Jean Thiriart, ex combattente delle Waffen-SS. In un articolo pubblicato sul sito gerarchia.it, Mutti spiega che considerare antifascismo e antimperialismo come termini conciliabili è né più né meno che una manifestazione di ottusità: “Espressioni come queste hanno preso a circolare di recente, dopo che qualcuno ha lanciato l’idea di organizzare, a sostegno dell’Iraq, una manifestazione senza pregiudiziali ideologiche”. E’ noto, scrive Mutti, che “la ‘Resistenza’ antifascista è stata un movimento collaborazionista al servizio dell’invasore angloamericano, un movimento che ha contribuito a consegnare l’Italia al capitalismo imperialista”. Del resto, osserva, “l’azione partigiana degli antifascisti” è stata “appoggiata e finanziata dagli imperialisti occidentali”. E conclude: “Grazie a Dio, ben presto il Maresciallo Stalin li avrebbe costretti, questi ‘uomini che si proclamano rivoluzionari’, a rinnegare la loro fiducia nell’‘Inghilterra plutocratica’ e nell’‘America trustistica’. Ma quelli, tra i loro figli e nipoti, che oggi salgono in cattedra a impartire lezioni di antimperialismo, a esigere credenziali e a imporre pregiudiziali, a respingere sdegnati ogni ipotesi di fronte comune coi neofascisti veri o presunti, farebbero bene a studiare la storia della loro famiglia e a rifletterci sopra. E almeno ci risparmino l’ottusa insensatezza dell’imperialismo antifascista”. Buona manifestazione a tutti.
Il Cardini furioso Dalla Premessa, pagina XI: “Un’analisi prosopografica dei consiglieri di Bush…conduce all’affiorare di un gigantesco ‘comitato d’affari’ che tende all’egemonia del mondo”. I neocon? “Avventuristi” (pag. 16). L’11 settembre? “L’espediente di una provocazione esterna, sfruttando il quale distogliere l’attenzione dalla crisi economica interna, è capitato al momento opportuno” (pag. 33). L’intervento in Afghanistan? “Si sta organizzando in Afghanistan sotto l’attenta regia delle multinazionali del petrolio autorizzate dal governo americano la Pacchia infinita degli oleodotti, dei metadonodotti e delle commesse internazionali” (pag. 55). La nuova dottrina di sicurezza dell’Amministrazione Usa? “Una sorta di faustismo liberaldemocratico americanista: improbabile connubio tra John Wayne, Capitan America e il dottor Faust” (pag. 67). La democrazia in Iraq? “Sicuro pretesto per continuare a presidiare l’area irachena così come, per oltre un decennio, gli Usa hanno presidiato il Golfo” (pag. 84), perché “naturalmente, gli americani non se ne andranno, sono lì per ricostruire, per gestire il petrolio, per controllare il territorio. Mentre è cominciato il tormentone, Saddam era un criminale, ne ha fatte di tutte, finalmente non c’è più…” (pag. 95). La fede neocon? “Per quanto ciò possa apparire paradossale, è proprio la vicinanza a Israele e alle posizioni sioniste che ha procurato a settori neocon la simpatia di quei gruppi fondamentalisti cristiani americani che dovrebbero essere a loro più lontani” (pag 115). Il paradosso si comprende nella pagina successiva: “L’antislamismo, che senza dubbio appartiene alla sfera degli equivoci politico religiosi, spinge a simpatizzare con chi ha mosso guerra in meno di un biennio a un capo terrorista e a un dittatore mussulmani”, “il maldestro e probabilmente apocrifo messaggio pervenuto ai media tra il febbraio e il marzo 2003 attraverso la solita videocassetta nella quale Osama incitava i ‘veri credenti’ al combattimento contro i crociati e gli ebrei” è “arrivato a corroborare la tesi della Casa Bianca”, tanto “da far pensare a un falso dei servizi americani”. Francamente, non si comprende perché evocare l’ombra della mite studiosa di Giordano Bruno, Frances Yates, e del grande Honoré d’Urfé che con la sua Astrea fondò all’inizio del Seicento il preziosismo. Questo “Astrea e i Titani”, fatica del professor Franco Cardini e da cui le citazioni, spiega perché il 13 dicembre il professore marcerà per la “resistenza” irachena.
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Roberto
Piccardo, portavoce di Hamas
per l'Italia,
diffonde proclami che
esaltano il terrorismo suicida
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PROCLAMI IN ITALIA DEGLI AMICI DI YASSIN
Il 25 maggio 2002, verso le 23, squillò il cellulare di Ibrahim Salem Abayat. Era
uno dei tre palestinesi esiliati in Italia a seguito dell'accordo con Israele
per lo sgombero della Chiesa della Natività di Betlemme. Ci trovavamo nella
residenza romana di Nemer Hammad, da un ventennio l'ambasciatore di Yasser
Arafat nel nostro Paese. Per rispondere Abayat ritenne opportuno appartarsi e
appena finito si limitò a dirci: "Era Khaled Mashaal". Ovvero il capo
dell'Ufficio politico di Hamas. Una telefonata, protrattasi circa cinque minuti,
che chiarì il ruolo di rilievo che Abayat ricopre in seno al principale movimento
integralista islamico palestinese. Successivamente, nonostante il divieto
ufficiale pattuito con le autorità italiane, Abayat tenne interessanti contatti
con esponenti di Hamas in Italia. Che non sfuggirono ai nostri servizi segreti.
E che ieri sono stati riesaminati con accuratezza. L'attività di arruolamento di Hamas
è emersa senza ombra di dubbio da un video, diffuso l'8 marzo scorso, in
cui compaiono i primi due kamikaze islamici britannici di origine pachistana che
il 30 aprile 2003 si fecero esplodere in un caffè di Tel Aviv, provocando la
morte di tre israeliani e il ferimento di altri cinquantacinque. Per la prima
volta si sente un testamento in inglese dei due aspiranti kamikaze: "Vogliamo
offrire la nostra vita per il bene di Allah e per vendicarci degli ebrei e dei
crociati". Grazie alla loro diretta testimonianza si è saputo che Omar Khan Sharif, 27 anni e padre di due figli, e
Asif Hanif, 22 anni, erano stati
indottrinati, arruolati e inviati sul luogo del "martirio" da Hamas. Un
lavaggio
del cervello consumatosi nelle moschee di Londra e di Derby.
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al-Awda Italia: il negazionismo antisemita
di Israel Shamir
riproposto in
Italia dalla coppia Scheidt-Martinez
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«L’Occidente per noi è un nemico»
ROMA - Chiamiamole pure esercitazioni congiunte degli estremisti delle varie
provenienze: schegge di comunisti, fascisti, no global, animalisti, cattolici
scismatici, islamici. Uniti dal collante dell’ostilità, dell’odio e della
violenza: antiebraismo, antiamericanismo, antisistema, antiglobalizzazione.
Alcuni devoti persino a nuovi miti contemporanei: i kamikaze islamici, Osama Bin
Laden, gli irriducibili della lotta armata. Tra essi anche i credenti in un
sistema di valori radicali: l’esaltazione del sacrificio estremo della vita, lo
scontro frontale costi quel che costi, la guerra ad oltranza come fine a se
stessa. Potremmo essere alle prove generali dell’esordio di una Internazionale
degli estremisti globalizzati. Che hanno abbattuto il loro Muro, accantonato le
divergenze ideologiche, suonato le sirene dell’allarme generale, serrato le fila
degli intellettuali, militanti e combattenti. Sottomettendosi a una unica
priorità: sconfiggere insieme il nemico comune. Ebbene tutto ciò ci riguarda
assai da vicino. Perché è proprio qui in Italia che si sta sperimentando
l'inaudito sodalizio tra le varie anime della galassia degli estremisti contrari
a tutto e a tutti.
L’apparizione di questo manifesto ha coinciso con l’avvio di alcuni incontri tra
i militanti dell'estrema destra e dell'estrema sinistra, riservati formalmente a
questioni ecologiche e animaliste. |
L'anziana leader
odiatrice degli ebrei Scheidt e il suo socio
Martinez
si affannano invano a "smentire"
ciò di cui esiste prova documentale certa
E' UN ULTERIORE PASSO FALSO?
Libero e La Padania lo avevano già denunciato nel 2002:
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mercoledì 30 ottobre 2002
Un rapporto dei servizi segreti svela infiltrazioni di estremisti islamici e
neonazisti tra le fila del Social Forum Nel capoluogo toscano ci sarebbe già stato un summit di fondamentalisti di Dimitri Buffa
ROMA - Estremisti di destra, di sinistra e del fanatismo
wahhabita uniti dall'odio verso il capitalismo e l'occidente
democratico: Ecco gli opposti, estremismi versione 2002. Potremmo vederli a
Firenze insieme ai no global. Di cui vorrebbero spodestare l'attuale
leadership Agnoletto-Casarini con una ancora più antagonista. Si
chiama forse "dossier Capua" la ragione delle preoccupazioni del
ministro Pisanu, un'informativa realizzata da intelligence mediorientali su
input degli esperti del dipartimento "Countering Suicide Terrorism",
costituito presso l'Institute for Counter Terrorism (Ict) del Centro
Interdisciplinare di Herzliya, in Israele, organismo con osservatori permanenti
sparsi un po' ovunque in Europa.
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martedì 29 ottobre 2002 |
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Firenze nel mirino, rischio di violenze anti Usa
Marionette nelle mani di Bin Laden di Dimitri Buffa |
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Khartum, ottobre 1994. Da sinistra: la guardia del corpo Adel (furente perché l'hanno fotografato insieme a Ghrewati), il segretario dell'UCOII Piccardo, il contabile dei fratelli musulmani Ahmad al-Beick (seminascosto) e il finanziere fondamentalista Ghrewati a colloquio col dittatore sudanese Omar al-Bashir. FIRENZE - Ci sarà da ridere (o da piangere) a Firenze il prossimo 9 novembre: ormai i no global di destra e di sinistra sono strettamente uniti operativamente contro l'occidente capitalista e al loro fianco si è messa la potente organizzazione internazionale dei wahabiti. Cioè gli integralisti islamici che da una parte fanno capo agli amici sauditi di Bin Laden dall'altra alla potente organizzazione dei fratelli musulmani. Che ha in Italia per referente l'Ucoii, unione delle comunità islamiche italiane e il suo segretario Roberto Hamza Piccardo. A sua volta trait d'union per il nostro paese degli ingenti finanziamenti dell'uomo d'affari Baha Eldin Ghrewati, siriano importatore di turbine idrauliche con le quali vengono costruiti i nostri acquedotti, la vera mente finanziaria del fondamentalismo islamico in Italia, uomo rimasto sinora nell'ombra nelle varie indagini. I servizi israeliani, attraverso un loro centro studi e documentazioni sul terrorismo suicida, adesso avvertono il governo italiano: a Firenze questa galassia prenderà forma in manifestazioni di tipo molto aggressivo (o violento) a favore della Palestina e contro Israele e gli Usa e la loro intenzione sarebbe quella di forzare la mano persino ai no global di Agnoletto e Casarini che dovrebbero venire emarginati a favore di una leadership ancora più “antagonista”. Cioè apertamente simpatizzante per il terrorismo islamista. Questo rapporto da giorni sarebbe nelle mani degli esperti di intelligence italiani e anche del Viminale e sarebbe la ragione non ultima delle preoccupazioni via via manifestate in un crescendo di turbamenti da parte dello stesso ministro Pisanu. Sembra inoltre che prima del 9 novembre alcuni dei protagonisti di questa singolare joint venture di estremismi nazi - comunisti e di integralismo islamico (non è peraltro una novità che vadano d'amore e d'accordo se è vero come è vero che da almeno due anni la relazione semestrale del Cesis accenna a questo rischio di fusione degli antagonismi anti occidentali, ndr) abbiano anche deciso di vedersi per progettare le iniziative da prendere per trasformare tutta la grande kermesse fiorentina in una palestra di esibizione di sentimenti anti americani e anti israeliani (con punte di anti semitismo). A confronto di quel che potrebbe accadere a Firenze anche le deprecate manifestazioni dei no global travestiti da kamikaze di Hamas potrebbero impallidire. Il rapporto in questione è stato reso possibile dall'imprudenza di alcuni partecipanti alla mailing list Al-Awda-Italia@yahoogroups.com. decine di messaggi inneggianti all'anti mondialismo, condite con altri decisamente anti semiti e i ripetuti accenni a quel che era in preparazione a Firenze hanno convinto l'intelligence israeliana che non ci si trovava solo di fronte a buontemponi, ma a persone potenzialmente pericolose. Peraltro a onore del vero la lista Al Awda, organizzazione filo islamista che fa riferimento ai comunisti del partito marxista leninista italiano, è piena anche di messaggi di sconcerto «per l'iscrizione sempre più numerosa di fascistoidi». «Non è che - commenta una tale Angela - se lasciamo far parlare questa gente ancora liberamente, poi qualcuno inizierà a dire: guardate questi di al-awda, che appoggiano i palestinesi perché sono o simpatizzano con i fascisti?» Fatto sta che ad un certo punto questa lista da pubblica che era diventa riservata e a quel punto gli uomini delle intelligence occidentali cominciano veramente a preoccuparsi. E così, intercettando le e mail, scoprono che “Al-Awda” è, a livello europeo, la struttura che coordina le relazioni dei no global, dei centri sociali e dell'area dell'estrema sinistra vetero-comunista con il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina di George Habash. Al-Awda Italia ha per responsabile Miguel Martinez, che però proviene non da ranghi marxisti ma dall'estrema destra ed è l'ex addestratore messicano dell'organizzazione paramilitare argentina “Nuova Acropolis”, a suo tempo finanziata da Augusto Pinochet. A suo tempo ha confessato di essere un ex dirigente della banda paramilitare sudamericana in una intervista su “Famiglia Cristiana” in cui faceva il “pentito tornato buon cattolico”, dal titolo “Una setta un po' nazista”. Da un paio di giorni Martinez sarebbe partito da Marsiglia (dove lavora per l'ufficio stampa del Centro per il sostegno dell'intifadah) per recarsi a Firenze, dove ha preso un nuovo appartamento. Si è già incontrato con Giovanni Scuderi, Monica Martenghi, Giovanni Del Sole e Dario Granito (ma è un nome falso), che formano la direzione del Partito Marxista-Leninista Italiano (PMLI, organo di stampa il settimanale fiorentino “Il bolscevico”), legato a Sendero Luminoso peruviano e al Subcomandante Marcos. G. (un altoatesimo dal cognome tedesco, responsabile del settore esteri) pure avrebbe un debole per gli islamici: pare che vada quasi tutti gli anni a Teheran per l'anniversario della rivoluzione khomeinista. E il “Teheran Times” gli ha dedicato una enorme intervista con foto, dal titolo tipo «Un intellettuale italiano si sinistra esalta il carattere popolare e anti-imperialista della Rivoluzione iraniana». Altro personaggio che compare in queste e mail pubbliche e (poi in quelle intercettate) e Roberto Hamza Piccardo, il leader dell'Ucoii con un passato nell'estrema sinistra, che più volte ha rilasciato dichiarazioni ambigue (a volere essere buoni) sul terrorismo suicida. E chi rappresenta in Italia l'Ucoii se non il braccio organizzativo locale dei fratelli musulmani? Che in Italia esista una zona grigia nei contatti fra i “fratelli musulmani” e i simpatizzanti di al-Qaida è ormai una realtà confermata da fonti vicine alla Procura di Milano. Commentando le dichiarazioni del procuratore Dambruoso su l'Avvenire del 18 ottobre, Emilio Randagio ha scritto: «A destare preoccupazione è il fatto che l'organizzazione dei fratelli musulmani, nata nel lontano 1928 in Egitto ad opera di Hassan Al-Banna, e’ molto diffusa tra le comunità islamiche presenti nel nostro paese (ma anche in tutta l'Europa) e che ad essa appartengono molti leader della UCOII, la principale organizzazione islamica in Italia, con 70 centri islamici e oltre 120 luoghi di culto». Nel libro “Islam, Italia, Chi sono e cosa pensano i musulmani che sono tra noi” Magdi Allam e Roberto Gritti hanno cura di precisare che la carica di presidente dell'UCOII, ricoperta dal medico siriano Mohammad Nour Dachan, è semplicemente quella di un uomo di paglia. Il capo dei fratelli musulmani in Italia è invece un altro, gli autori sanno chi è, ma si guardano bene dal dirlo. «Preferisce mantenere l'anonimato per il timore delle rappresaglie che potrebbero colpire i familiari nel suo paese di origine», e loro si adeguano. Ma forse il desiderio di anonimato di questo capo integralista nasce da altro, dalle sue intime relazioni personali con ingombranti connazionali arabi quali il banchiere integralista siriano di Lugano, Youssef Nada, e il finanziere siriano Hasan Tubba'i, direttore della Banca Al Taqwa alle Bahamas, nonché da un passato fatto di rapporti con Hasan Turabi (uomo di governo sudanese leader locale dei fratelli musulmani negli anni '90) e di viaggi d'affari in Sudan all'epoca in cui il paese era la principale sede logistica di Al-Qaida. Questo operatore finanziario d'assalto che oggi importa in Italia turbine idrauliche e sistemi d'irrigazione prodotti in Medio Oriente ha invece un nome e un cognome: Baha Eldin Ghrewati, risiede in una villa a Laigueglia di Savona ed è iscritto all'Ordine dei medici. Si dichiara “agopuntore, psicoterapeuta ed omeopata”, ma non ha mai esercitato la professione. A Milano controlla due centri islamici, l'uno a Segrate e l'altro in via Padova, e ha uno “studio medico omeopatico” in via Ronchi. Altri due centri islamici li ha a Imperia e Sanremo, e ne ha altri sparsi per l'Italia, fra cui due uffici a Roma, in via Matera e via delle Quattro Fontane, usati come copertura per riunioni a porte chiuse fra i militanti dell'organizzazione. Il suo connazionale Mujahid Badaoui, anch'egli uomo d'affari, vicino al governo siriano e presidente del Centro Islamico Italiano di Sesto S. Giovanni, dice di lui: «Prima che fosse esiliato, in Siria lo chiamavamo “l'avvelenatore”. A parte il normale giuramento di fedeltà per tutti i neofiti, pretendeva un giuramento speciale di “lealtà medica” da tutti i suoi discepoli. Per tutta la vita non avrebbero avuto altro medico curante che il loro maestro, e non avrebbero assunto altro che i farmaci da lui somministrati, segno d'una fedeltà a tutta prova». Per la propaganda in arabo Ghrewati si avvale del suo braccio destro Dachan, mentre per quella in italiano utilizza il sito al Jazirah.it. |
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